META DI SORRENTO: 10 PICCOLI INFAMI CHE NON INDIGNANO NESSUNO

 

10 ragazzi, tutti caucasici, anzi tutti italianissimi avrebbero stuprato ripetutamente una turista inglese.

E’ accaduto a Meta, vicino Sorrento, due anni fa. Oggi 5 di loro sono agli arresti. Un sesto è indagato a piede libero, e altri ancora sono oggetto di indagine, non identificati con certezza, ma la Polizia non esclude di arrivare alle loro identità nel proseguo delle indagini.

Si perché tra i tanti errori commessi dal branco, che si sentiva al sicuro due anni dopo lo scempio commesso, ce ne sono stati due importanti: prima non cancellare la chat “Cattive Abitudine” sulla quale avevano commentato le loro gesta nei giorni seguenti lo stupro di gruppo, postando persino le foto della vittima e il filmato delle loro gesta, poi il secondo errore è stato quello di cancellare da remoto il filmato della violenza, un tentativo maldestro di cancellare le tracce dell’abuso effettuato –  pare – dopo che i cellulari degli indagati erano già stati sequestrati. A farlo insomma potrebbe essere stato uno dei complici sfuggiti all’arresto.

Un errore quest’ultimo che potrebbe portare ora gli investigatori fino alla ‘manina’ che ha cercato di eliminare le prove della violenza.

Una brutta storia, che non ha trovato spazio su tutti i media del nostro Paese, vostro troppo nostrana, italica, nei suoi protagonisti in negativo. Una di quelle storie dove non si può fare speculazione politica.

COSI’ SE DIECI ITALIANI VENGONO ACCUSATI DI AVER STUPRATO  RIPETUTAMENTE UNA TURISTA INGLESE DOPO AVERLA DROGATA, NESSUNO SI SCONVOLGE, NESSUNO INDICE MANIFESTAZIONI E RACCOLTE FIRME. NESSUNO INFESTA I SOCIAL NETWORK DI POST SCANDALIZZATI. NESSUNO PARLA DI RITUALI DA CAMORRA CAMPANA.

Eppure è una storia atroce. Quella di due turiste inglesi, madre e figlia. Ospiti di un albergo per una vacanza. Poi una sera, quella prima della loro partenza, al bar dello stesso albergo vengono loro servite due bevande nelle quali quali era stato miscelato un cocktail di farmaci da stupro. Di quei farmaci che riducono chi li assume in uno stato di arrendevolezza e mancanza di controllo di sé che rende possibile agli orchi l’abuso senza che la vittima sia in grado di opporre resistenza.

E’ andata bene alla turista più giovane, la figlia. La bevanda e i farmaci infatti l’hanno fatta stare male. E’ corsa in bagno, ha vomitato, ha pensato a un malore dettato da qualcos’altro ed è tornata in camera a dormire.

E’ andata male, anzi malissimo invece alla madre 50enne, che poi – sembra dalle indagini e dai commenti degli stupratori – sarebbe  stata valutata come preda più allettante della figlia.

Quando la donna ha iniziato a risentire degli effetti della droga da stupro, i due baristi che l’avevano servita, hanno pensato bene di passare all’azione e l’hanno trascinata in un locale della zona piscina, dove sono iniziate le violenze. prima loro due. Poi la preda e’ stata ‘spartita’ con gli altri, gli amici,  anche loro lì a lavorare.

Almeno 10 persone ha poi ricordato la donna.

L’hanno portata da loro, in un’altra zona dell’albergo. E lì le violenze sono ricominciate. Si sono ripetute. Mentre il branco fotografava e riprendeva tutto. Saranno quelle le immagini caricate nei giorni successivi sulla chat, commentate, per esaltare il grande gesto di cui erano stati tutti partecipi.

Ed erano anche convinti di averla fatta franca dopo due anni.

Quello che non sapevano è che questa coraggiosa madre, la vittima su cui avevano infierito in dieci, era una combattente. Che fin dalle prime ore aveva cercato di ricostruire l’accaduto, di avvisare l’ambasciata prima e la polizia inglese non appena tornata in patria, facendo mettere a verbale tutto ciò che ricordava: 

«Mi sembrava di essermi staccata dal corpo e di assistere dal di fuori a quel che mi stava accadendo»

«Nella stanza del personale, dove sono stata portata sotto l’effetto della droga c’erano almeno dieci uomini nudi, tutti molto giovani. Uno di loro, mi ricordo, aveva tatuata sul collo una corona».

Quello che non sapevano e che lei era riuscita ricordare alcuni particolari importanti, come un tatuaggio di uno dei suoi stupratori, che sui suoi vestiti erano rimaste tracce dei loro Dna, cosi’ come dentro il suo corpo violato, che aveva conservato anche le tracce dei farmaci assunti con l’inganno. Che nelle foto scattate al bar dell’albergo con la figlia, erano rimasti immortalati anche i due barman che le avevano drogate.

Ci sono voluti due anni e un’incredibile lavoro della Procura di Torre Annunziata, dei laboratori della Polizia Scientifica, delle investigazioni sul campo della Polizia di Sorrento. Ma alla fine i nomi sono arrivati. E secondo la Procura ottenuti sulla base di solide prove scientifiche.

Così si è arrivati agli arresti. E ora si spera di arrivare anche agli altri nomi dei complici. Vedremo quanto reggerà l’omertà e la complicità del branco di fronte al rischio di un processo e di una condanna – si spera – pesante.  Ferma restando ovviamente la presunzione di innocenza che deve essere garantita a chiunque.

Le difese già si muovono e il percorso è sempre lo  stesso, come già accaduto per le studentesse americane a Firenze che hanno accusato due Carabinieri di stupro, quello cioè delle assicurazioni contro le violenze stipulate dalle vittime. Anche la turista inglese aveva un’assicurazione del genere, e quindi…

E quindi l’insinuazione è che se ti assicuri contro uno stupro, è perché lo cerchi per specularci.

Come dire che se ti assicura sulla morte, è perché vuoi ucciderti.

Poco importa che quel tipo di polizze sia ormai entrata a far parte dei protocolli assicurativi nei paesi a rischio.

Del resto perché pensare che il nostro Paese, dove si uccide una donna ogni due giorni,  e se ne violentano circa 4000 l’anno sia un Paese a rischio?