BUONINCONTI, L’ASSASSINO…

La Corte di Cassazione ieri ha rigettato il ricorso presentato dei legali di Michele Buoninconti, e quindi da oggi, per la Giustizia italiana, è lui l’assassino di Elena Ceste.

Questo e’ il punto, di una ‘sentenza’ che, come tutti i dispositivi, va rispettata. Anche quando non si e’ concordi. E ancora di più se si tratta di una decisione di una Corte che rappresenta il gradino più alto del nostro sistema giudiziario. Rappresenta la Verità giudiziaria.

Devo ammettere che i tempi lunghi della camera di consiglio mi avevano fatto sperare – è noto che io ritenga questo processo da rifare – che la Suprema Corte avesse il coraggio di rinviare tutto in appello. Di rifare un processo alla ricerca di una verità che a mio modo di vedere non è mai stata accertata al di là di ogni ragionevole dubbio. Così non è stato, e mi dispiace perché nel nostro Paese il processo indiziario da tempo ha preso quella che considero una deriva pericolosa, dove si giunge a condanne importanti sulla base di ipotesi accusatorie non sufficientemente dimostrate.

E’ una deriva pericolosa per i diritti del cittadino. Di questo resto fortemente convinto, al di là del caso specifico di Buoninconti.

Quando ieri l’avvocato Enrico Scolari si è rivolto ai giudici, ha chiesto loro di ragionare guardando anche ai figli di Elena Ceste, che hanno tragicamente perso la madre e hanno visto il padre accusato di averla uccisa.

” Un giorno loro vorranno capire, conoscere, comprendere se davvero il padre è responsabile del delitto , di aver ucciso la loro mamma e di aver loro inferto tanto dolore. Per farlo leggeranno le pagine di questa vicenda giudiziaria, ed è giusto che lì possano trovare certezze, in un senso o nell’altro. Che vi trovino la verità. Una certezza processuale che resta per certi versi indimostrata .”

Credo che le parole di Scolari siano state importanti per capire il senso di questo ricorso. Non veniva richiesto di dichiarare l’innocenza di un uomo. Veniva semplicemente chiesto che si verificassero degli indizi che non sono certi, veniva chiesto di fare un’indagine più approfondita e poi giudicare nuovamente. Anche la colpevolezza, nel caso.

E ancora una volta la Giustizia ha risposto di no.

Cosi’ un uomo dovrà scontare 30 anni di carcere con l’accusa terribile di aver ucciso la moglie e la madre dei suoi figli sulla base di una sentenza che a livello probatorio ha poco e nulla, e che a livello indiziario è viziata da deduzioni e consulenze gravate da possibili errori. Di questo io resto convinto.

Ho sempre detto di non sapere se Michele Buoninconti abbia ucciso o meno Elena Ceste. Di non essere convinto della sua innocenza come della sua colpevolezza. Ma di essere fermamente convinto che il processo non abbia chiarito in modo convincente cosa sia realmente accaduto.

Ieri la Cassazione ha detto che invece non vi è necessità di chiarire nulla, smentendo – credo – altre sentenze di cassazione  in cui si espresse spiegando che nel processo indiziario occorre comunque che ci si avvicini il più possibile alla  verità dando consistenza agli indizi, chiamati a colmare il vuoto dell’assenza di prove.

Ma queste sono considerazioni personali che lasciano il tempo che trovano, rispetto all’autorevolezza della Corte.

Ieri a manifestare gli stessi dubbi, oltre ai legali, in Cassazione era presente una buona rappresentanza dei Consulenti della difesa, dalla Dott.ssa Di Maggio all’ingegner Paolo Reale. Un fatto non scontato. Hanno voluto metterci la faccia fino in fondo, e non per denaro, questo posso dirvelo per certo conoscendo l’etica di questi professionisti, ma perché sinceramente convinti di aver fatto una battaglia civile, perché quell’uomo potesse avere un processo giusto. Indipendentemente dalla sua colpevolezza o dalla sua innocenza.

Credo che questo debba dare la misura di quanto accaduto ieri. Per me un’occasione persa per la Giustizia di tornare a rendersi credibile. Non dico per la vasta opinione pubblica che si è lasciata convincere a priori della colpevolezza di Buoninconti senza nemmeno sapere quali fossero realmente gli elementi contro di lui, e certo non per quanti – pur avendo letto le carte – sono stati sinceramente soddisfatti dalle indagini. Lo dico per quanti come me – più di quanti si immagini – hanno condiviso i dubbi su questo lungo iter giudiziario.

Il caso Buoninconti – diciamo questo a latere – è poi la dimostrazione evidente di come il Rito Abbreviato debba essere escluso per i reati che prevedono l’ergastolo, per quei reati gravi che dovrebbero comportare pene severe – il massimo della pena – quando siano stati accertati in via definitiva,  ma che dovrebbero proprio per questo essere accertati con sicurezza. Quello che è mancato nel processo Buoninconti.

Questo, salvo colpi di scena imprevedibili oggi, è dunque l’ultimo post su questa vicenda. Che si chiude qui, almeno per quanto riguarda la sua cronaca.

Buoninconti sconterà la sua pena. Solo la sua coscienza sa se giustamente o meno.