VALENTINA PITZALIS: LA FINE DEL TEMPO DELLE MASCHERE, LA VERITÀ E’ VICINA

Le maschere rivelano. Non nascondono. Le maschere rivelano il vostro desiderio, la vostra passione, i vostri più profondi e segreti desideri.
(Chloe Thurlow)

 

Quando questa mattina  il corpo di Manuel Piredda è stato prelevato dalla bara che lo aveva custodito per sette anni, quando è entrato nella TAC, quando è stato disteso sul tavolo ed esaminato accuratamente dai Periti del Giudice, dai Consulenti delle parti…

Ecco, quello è stato il momento. L’inizio della fine.

LA FINE DEL TEMPO DELLE BUGIE E DELLE INVENZIONI.

L’indagine certo, è coperta dal segreto istruttorio. Quel segreto che Valentina Pitzalis ha voluto rispettare fino ad oggi. Che ha rispettato la Procura, come era suo dovere fare.  E che invece qualcuno ha pensato bene di considerarlo come un vincolo ‘superabile’ fin dall’inizio di questa inchiesta, quando venne resa pubblica l’apertura della stessa, le accuse a Valentina Pitzalis,  scegliendo un momento in cui lei fosse esposta al massimo dell’attenzione, al Festival del Cinema di Venezia, dove era presente per promuovere al mondo un documentario sulla violenza di genere…

L’indagine dicevamo, e anche l’incidente probatorio sul corpo di Manuel, è coperto da segreto istruttorio. E quindi poco si può dire su quanto emerso, se non il senso generale dell’esame ( in attesa di quei test specifici che richiederanno più tempo ).  E cioè che anche questo passaggio non può che essere valutato in termini positivi da Valentina Pitzalis.

Questo esame, che avrebbe dovuto essere ‘la regina di tutte le prove’ per sbugiardarla, per dimostrare che lei aveva mentito, per dimostrare che lei era un’assassina.

E invece…

E invece è accaduto che questa lunga indagine della Procura di Cagliari, indagine che io ho sempre giudicato inutile perché già la prima indagine aveva accertato la dinamica dei fatti decretando che Manuel Piredda aveva dato fuoco a Valentina Pitzalis, lentamente è andata a vagliare tutti i presunti angoli bui di questa drammatica storia. Per portarvi la luce.

Non che fosse necessario, dico io, per stabilire quanto accaduto. Ma certamente spero che sia stato utile per porre fine alle mille versioni alternative al racconto della Vittima.

Lo dico perché per quanto mi risulta, per quanto mi è stato possibile sapere, questa indagine che è partita da una denuncia della famiglia Piredda, è andata a mano a mano a verificare tutte quelle chiacchiere che abbiamo letto in questi anni, tutte le teorie, tutte le pseudo verità che sono state presentate come fatti certi e provanti le menzogne della Vittima. Tutti i teoremi di futuri libri da pubblicare e già preannunciati in pompa magna.

E  a mano e a mano a mano che l’indagine ha percorso questo sentiero, seguendo le indicazioni che in primis ha presentato Roberta Mamusa nella sua denuncia, quello che è accaduto è che queste pseudo verità sembrano essersi dimostrate ciò che erano.  E cioè fragili fantasie.

Non mi risulta ad oggi, sia stata trovata una sola conferma alla ridda di accuse. 

Mentre invece su quella stessa strada, anche grazie alla collaborazione attiva della Pitzalis, al lavoro dei suoi legali e dei suoi consulenti, sono state trovate le prove che nessuno aveva mai richiesto a lei – all’epoca dei fatti – quando l’inchiesta si chiuse perché vennero ritenuti sufficienti gli elementi raccolti.  Prove che hanno arricchito la conoscenza dei fatti, il contesto in cui sono maturati, e gli eventi della tragica notte di Bacu Abis.

Così sono entrati a far parte delle indagini i precedenti penali di Manuel Piredda – a partire dalla persecuzione della sua fidanzatina del liceo – , i suoi provati e conclamati problemi psichici, i suoi problemi con stupefacenti e farmaci…

Sono entrati a far parte dell’inchiesta i suoi messaggi e le sue telefonate a Valentina Pitzalis, di quella sera e dei mesi precedenti. Quelli che raccontano con chiarezza la sua disperata ricerca di lei, la sua volontà di riaverla al suo fianco, il suo amore ( malato ) per lei. E infine il suo ultimo inganno per attirarla a Bacu Abis la notte della tragedia. E tanto altro ancora.

Ad ogni passo questa indagine si è mossa verso la verità. Ad ogni passo ha smascherato una bugia. Ha tolto una delle tante maschere indossate da chi voleva costruire una verità alternativa con il solo fine di distruggere Valentina Pitzalis e vendicarsi. Sfogare il proprio odio su di lei.

Maschere che sono scivolate via, una dietro l’altra, rivelando il solo fine di tutta questa vicenda: non certo la ricerca della Giustizia. Quella si attende in silenzio, forti delle proprie convinzioni, idee, prove… fino a quando non la si ottiene. E a quel punto si parla. E se è il caso si grida anche tutta la propria rabbia e indignazione.

In silenzio come sta facendo Valentina Pitzalis ( in attesa di gridare alle fine, sia ben chiaro) , che dopo le prime dichiarazioni di sconcerto rispetto al fatto di vedersi accusata di omicidio, si è fermata e ha atteso. E ha accettato tutto il percorso di questa indagine. Subendo in silenzio il dolore di sapere di aver detto la verità, di averla vista già riconosciuta da una decisione di un giudice, di sapere cosa le era accaduto e chi le aveva dato fuoco e di vedersi invece gettata in pasto alla pubblica opinione come una possibile assassina.

Ha subito di vedere la donna che da anni la perseguita, che lei ha denunciato più volte, già condannata per aver dichiarato il falso, rinviata a giudizio per diffamazione, dichiarare pubblicamente che lei era un’assassina.

Ha visto i legali e i consulenti della famiglia Piredda dichiarare che lei non poteva più presentarsi come vittima ( sebbene un dispositivo di un Giudice  ancora in vigore lo sancisca), che non doveva più essere scelta dalla Polizia o da chiunque altro  come testimonial , che non doveva più entrare nelle scuole per le campagne contro la violenza di genere, il bullismo e il cyber-bullismo… ha visto tutta questo insieme di versioni di parte, opinioni, teoremi venduti sui media come verità, senza che nessuno si sia nemmeno preso la briga di verificarle o di chiedere anche a lei, la Vittima.

 

HA SUBITO UNA CAMPAGNA DI PERSECUZIONE, DIFFAMAZIONE E INTIMIDAZIONE . DI DISTRUZIONE. DI ODIO

Quelli che erano davvero i desideri, le passioni nascosti dietro le maschere del dolore e della ricerca della verità.

 

E a ulteriore prova di tutto ciò, di come l’odio e il desiderio di vendetta abbiano guidato tutta questa campagna persecutoria, ci sono state tutte le azioni mirate a colpire questo blog – Nera e Dintorni – colpevole di aver raccontato la verità e smascherato le bugie, così come sono stati perseguitati tutti coloro che si sono apertamente schierati con Valentina Pitzalis come Selvaggia Lucarelli o Roberta Bruzzone, cosi’ come sono stati perseguitati gli ex amministratori o iscritti al gruppo Verità e giustizia per Manuel, colpevoli di aver ‘tradito’ una volta capito di essere stati presi in giro per anni.

Una lunga lista di nemici perseguitati per un anno che non hanno nulla a che vedere con le indagini. Una campagna di odio, una campagna diffamatoria scesa a livelli infimi ( oh, si, ve li racconterò tutti alla fine ) che non può essere mascherata dietro la ‘ricerca di verità e giustizia ‘, perché nessuna di queste persone ha qualcosa a che vedere con le indagini o i fatti di Bacu Abis.

Si è trattato soltanto di una bieca campagna di odio. Di vendetta.

Cosi’ come solo odio e vendetta hanno guidato le azioni contro Giusy Laganà e la Onlus Fare per Bene, che sostiene Valentina PItzalis. Sostiene lei come decine di altre donne. Che è impegnata tutto l’anno contro la violenza di genere, il bullismo e il cyber bullismo e che si è vista attaccata, denigrata, accusata di speculazioni e quant’altro. Tutto con il solo fine di boicottare chi la sostiene, gli sponsor per le sue iniziative.

Ovviamente in un’irresponsabile campagna che non ha tenuto conto che se mai fosse riuscita a diminuire una sola donazione, non avrebbe danneggiato Valentina Pitzalis, ma tutte le altre persone per cui combatte la Onlus. Tutte le iniziative attraverso le quali cerca di portare nelle scuole una cultura di rispetto, amore, tolleranza. Perché questi ragazzi di oggi non siano i mostri o le vittime domani.

Senza dimenticare le risorse economiche che la Onlus ha dovuto concentrare sulla difesa legale di Valentina Pitzalis, anziché destinarle a progetti costruttivi.

Ma l’odio e la ricerca di vendetta sono ciechi. Non importa quanto male si fa. Non importa quante vittime si trascinino in questo gioco al massacro.

L’UNICA COSA CHE IMPORTA SONO LA VENDETTA E L’ODIO.

 

Una ricerca di vendetta che ovviamente abbiamo pagato noi di tasca nostra. Perché per seguire questi vaneggiamenti la Procura di Cagliari ha predisposto interrogatori, esami, test, consulenze, perizie… migliaia e migliaia di euro.

E quando sarà possibile raccontarvi sulla base di cosa questa macchina si è messa in moto, vi chiederete: e ora, chi paga?

E la risposta c’e’ già: pagheremo noi.

Non pagherà chi ha denunciato ( che si dichiara nullatenente ) .

Non pagheranno i consulenti che hanno firmato le relazioni divenute le presunte prove tecniche che hanno costretto la Procura ad aprire un’indagine.

Non pagheranno i giornalisti che hanno attribuito a quei vaneggiamenti una presunta fondatezza, senza nemmeno verificare se si trattava di fantasie o fatti concreti.

Non pagherà chi ha pensato di costruirsi una carriera ricca di fama e notorietà speculando sulla pelle ustionata di Valentina Pitzalis.

 

Non pagherà nessuno di loro. Pagheremo noi. Pagheremo noi la ricerca di vendetta di una donna.

 

 

Ma il giorno dell’autopsia  è stato ancora una volta il giorno di Manuel. Del suo corpo che ha raccontato.

Lo avevano già fatto le sue parole. Negli sms a Valentina. Nelle sue dichiarazioni a medici e psicologi riportate negli atti dei processi. Persino le sue brutali parole contro la sua prima vittima, la sua fidanzatina perseguitata.  Persino i documenti che ancora oggi, ad indagine aperta, non è possibile rendere pubblici, ma che presto lo saranno.

Manuel non ha mai mentito in questa vicenda, Ha sempre raccontato la verità. Su ciò che era. Sui suoi drammi interiori. Sulle sue debolezze. Sui suoi problemi.  Su ciò che ha fatto.

Manuel non ha mai accusato Valentina. Al contrario, ha sempre testimoniato che lei ha detto la verità.

Lo ha fatto prima e lo ha fatto oggi.

Smentendo tutto ciò che altri hanno immaginato. Ipotizzato. Inventato. Nascosto.

“Manuel non era un mostro, ma aveva i mostri nel cervello” ha sempre detto Valentina.

 

LA VERITÀ E’ VICINA, E PRESTO POTREMO RACCONTARLA.  E L’AUTOPSIA E’ STATA UN PASSO IN AVANTI PER RAGGIUNGERLA. PER SMENTIRE E DISTRUGGERE TUTTE LE BUGIE E LE RICOSTRUZIONI FANTASTICHE E FANTASIOSE SPACCIATE PER SUPPOSIZIONI SCIENTIFICHE.

 

 

RACCONTERÒ TUTTO QUANTO ACCADUTO IN QUESTO ANNO, PRESTO. TUTTO.

QUANTO ACCADUTO NELLE INDAGINI, QUANTO ACCADUTO IN TRIBUNALE, QUANTO ACCADUTO SUI GIORNALI E SUI SOCIAL NETWORK. RACCONTERÒ TUTTO  L’ORRORE DI QUESTA PERSECUZIONE DI QUESTA MACCHINA DELL’ODIO.

QUANDO L’INCHIESTA SARA’ CHIUSA DEFINITIVAMENTE RACCONTERÒ’ TUTTO.

E  A VOI CHE SIETE STATI COMPLICI DI TUTTO QUESTO, CHE VI SIETE FATTI SCAGLIARE DA UNA DONNA COME PROIETTILI AVVELENATI D’ODIO CONTRO UNA VITTIMA, VERRO’ A CERCARVI MORALMENTE UNO PER UNO.

PRIMA ANCORA CHE LE DENUNCE DEPOSITATE SPINGANO LE AUTORITÀ  A VENIRVI A CERCARE.

 

PER ORA MI LIMITO A RACCONTARVI CHE MANUEL NON LO HA UCCISO NESSUNO. FISICAMENTE.

SUL PERCHÉ LUI ABBIA CERCATO DI UCCIDERE. SUL PERCHÉ LUI SIA MORTO IN QUEL MODO. SUL PERCHÉ SI SIA RIDOTTO COSI’.

CHIEDETE A CHI LO HA CRESCIUTO.

CHIEDETE A CHI VI HA MENTITO NON RACCONTANDOVI CHI ERA MANUEL VERAMENTE.

CHIEDETE A CHI VIA HA SPINTO AD ODIARE VALENTINA PITZALIS.

 

A PRESTO.