PAMELA MASTROPIETRO: LE INDAGINI CHIUSE E LA VERITÀ ANCORA DA ACCERTARE

La Procura di Macerata ieri ha notificato a Innocent Oseghale la chiusura delle indagini a suo carico in merito alla morte di Pamela Matropietro.

Vi ricordate i riti vudù? Vi ricordate il cuore di Pamela estratto e mangiato ?  Vi ricordate la mafia nigeriana? Vi ricordate la tratta delle bianche? Vi ricordate il branco di extracomunitari che ha stuprato la ragazzina bianca?

Beh, se vi ricordate tutto questo, tutto quello che e’ stato scritto e detto su questa vicenda è bene che vi sforziate di dimenticarlo, di accettare che tutto questo ha fatto parte esclusivamente di una campagna mediatica razzista, xenofoba e politica.

PERCHÉ NULLA DI TUTTO CIO’ E’ VERO.

NULLA DI TUTTO QUESTO FA PARTE DEL FASCICOLO DI INDAGINI A CARICO DELL’UNICO UOMO ACCUSATO OGGI DI AVER UCCISO LA POVERA PAMELA: INNOCENT OSEGHALE.

E a dirlo e’ proprio l’atto di conclusione delle indagini, cui farà presto seguito una richiesta di rinvio a giudizio per il pusher nigeriano accusato di omicidio volontario, aggravato dallo stupro ( quantomeno per la minorata difesa di Pamela ) , per vilipendio  e occultamento di cadavere.

Tutti capi d’accusa che dovranno prima passare il vaglio di un Giudice per il rinvio a giudizio, e poi di un processo.

E attendiamoci altre possibili variazioni nelle imputazioni nei confronti di Innocent Oseghale, perché alcune delle accuse che gli vengono mosse sono ancora tutte da dimostrare pienamente, in particolare quella della violenza sessuale ( che un Gip ha già respinto per due volte ), e persino quella di omicidio volontario, inteso come accoltellamento della ragazza.

E Lucky Desmond e Awelima Lucky? Che fine hanno fatto gli altri due indagati sbattuti in prima pagina come membri del branco di stupratori assassini?

A quanto pare, per quei reati, sono totalmente innocenti.

Verranno processati si, con ogni probabilità, ma per la sola attività di spaccio, l’unico reato ad oggi riconducibile a loro.

Del resto fin dall’inizio di questa inchiesta, e lo avevamo detto con forza qui su Nera e Dintorni, gli elementi emersi dalle indagini contro di loro erano apparsi deboli, anzi, talvolta contraddittori rispetto alle accuse, ovvero più elementi a discarico che a carico degli indagati. E a dirlo erano proprio gli atti dell’inchiesta, le varie decisioni dei Gip che hanno quasi regolarmente respinto le forzature della Procura. Raramente mi è capitato di vedere respinte cosi’ tante volte  le richieste della Procura come in questo caso.

E a nulla è valso alimentare nell’opinione pubblica l’idea di un loro coinvolgimento tramite la diffusione di intercettazioni in carcere dove i due parlavano tra loro di possibili terribili precedenti compiuti in Nigeria, della stupidità di Oseghale che non si era mangiato Pamela, delle telefonate di quest’ultimo per inviatarli a uno stupro di gruppo…

Che fossero smargiassate, vanterie o verità riportate, si è trattato comunque di eventi riportati , commenti e valutazioni a posteriori. Mai di prove di un loro coinvolgimento nella tragica morte di Pamela. L’unica ombra che rimane è quella di un possibile coinvolgimento di Lucky Desmond nelle operazioni di pulizie della casa avvenute il giorno dopo il delitto, e seguite a quella già fatte subito dopo l’omicidio. Una partecipazione che potrebbe essere confermata dalla testimonianza dei negozianti che vendettero il 31 gennaio la candeggina ai due e dalle celle telefoniche.

Per il resto?

Per il resto non vi e’ nulla a loro carico. Tanto che le accuse di omicidio sono state cancellate.

Non vi sono loro tracce sulla tracce sulla scena del crimine. Non un’impronta. Non una traccia genetica. Nulla.  Né vi sono tracce genetiche di Pamela sui loro vestiti o effetti personali e si tenga conto che gli investigatori sono riusciti a recuperare anche dei capi di vestiario di cui Awelima Lucky si era liberato prima di lasciare Macerata alla volta di Milano per l’ipotetica fuga verso la Svizzera, capi regalati ad amici o buttati nella spazzatura. Recuperati ed analizzati dai Ris.

Niente, nessuna traccia li ricollega al delitto.

E’ possibile che abbiano partecipato a uno stupro di gruppo, a un omicidio e a un sezionamento di un cadavere senza lasciare nemmeno una traccia dietro di loro ( mentre ve ne sono in abbondanza di Oseghale ) ? Senza sporcarsi ?

Ovviamente no.

E a smentire un loro coinvolgimento nel delitto e’ stata anche l’analisi delle celle telefoniche, quella più approfondita svolta dai consulenti della Procura, dopo che proprio il Gip che aveva avallato il loro arresto iniziale, aveva evidenziato come la frequenza delle telefonate e le interconnessioni tra loro ( Oseghale/Awelima/Desmond ) rendeva quantomeno dubbia un’azione di gruppo.

Ora la nuova consulenza cancella di fatto ogni dubbio.

DESMOND LUCKY AGGANCIA UNA CELLA COMPATIBILE CON LA CASA DI VIA SPALATO DUE VOLTE IL 30 GENNAIO. LA PRIMA VOLTA ALLE 11.47 PER CIRCA TRE MINUTI. LA SECONDA VOLTA ALLE 14.07 PER CIRCA DUE MINUTI.

DECISAMENTE UN TROPPO POCO PER VEDERLO COINVOLTO NEL DELITTO.

AWELIMA LUCKY AGGANCIA INVECE UNA CELLA COMPATIBILE CON LA CASA NEL POMERIGGIO, ATTORNO ALLE 15.56, PER UN PERIODO MASSIMO DI  20/30 MINUTI.

ANCHE NEL SUO CASO E’ DIFFICILE IMMAGINARE CHE ABBIA PARTECIPATO AI FATTI DI QUEL GIORNO, ALLONTANANDOSI POI PER LASCIARE NEI GUAI QUELLO CHE – SECONDO L’INDAGINE DELLA PROCURA SULLE LORO ATTIVITÀ DI SPACCIO – ERA IL SUO CAPO.

TENENDO POI CONTO CHE SI TRATTA PER ENTRAMBI DI AGGANCI CON UNA CELLA COMPATIBILE CON LA CASA, MA NON SOLO CON ESSA. SI TRATTA CIOÈ DI CELLE CHE COPRONO ZONE PIÙ VASTE DI TERRITORIO, COMPATIBILI ANCHE CON ALTRI LUOGHI COLLEGABILI ALLA VITA DEI DUE NIGERIANI. E NON ESISTE ALCUNA TESTIMONIANZA O ALCUNA ALTRA PROVA CHE LI COLLOCHI CON CERTEZZA IN VIA SPALATO, RENDENDO LA ‘COMPATIBILITÀ ‘ DELLA CELLA UN ELEMENTO DI PROVA CERTO.

E UNA COSA POI CONTA PIÙ DI TUTTE: NON VI E’ MAI UN MOMENTO IN CUI TUTTI I TRE GLI UOMINI SI TROVANO INSIEME CONTEMPORANEAMENTE IN QUELLA CASA.

INSOMMA , IL REQUISITO MINIMO PER UN’AGGRESSIONE DI GRUPPO A SFONDO SESSUALE.

 

Chi invece in quella casa rimane quasi tutto il periodo in cui si sono svolti i fatti è il solo Innocent Oseghale. E a lui riconducono tutti gli elementi di prova.

  • Da lui , nella sua zona abituale di spaccio, si reca quella mattina Pamela alla ricerca di una dose.
  • Con lui si reca al supermercato per fare la spesa.
  • E’ lui che la attende fuori dalla farmacia mentre lei vi entra per comprarsi una siringa.
  • E’ con lui che entra nella palazzina di via Spalato.
  • E’ con lui che consuma un rapporto sessuale, come stabilito dai Ris.
  • E’ con il materiale genetico di Oseghale che si mischia il Dna di Pamela in quella casa su diversi elementi raccolti, come una sigaretta fumata insieme o consumata da uno dei due dopo, come minimo,  un bacio.
  • E’ di Pamela il sangue ritrovato sui vestiti di Oseghale, fin sull’etichetta interna ai suoi jeans.
  • E’ di Pamela il sangue rilevato in casa di Oseghale, sul pavimento e calpestato da quest’ultimo, tanto da lasciare le proprie impronte plantari  attorno al punto di morte della ragazza.
  • E’ di Pamela il sangue ritrovato sui coltelli da cucina ritrovato in casa di Oseghale utilizzati per lo smembramento del suo corpo.
  • Ed è lui, inutile ricordarlo, a chiuderla in due trolley, caricarla su un taxi  per poi abbandonare i suoi miseri resti a bordo strada.

TUTTO DEI TERRIBILI FATTI ACCADUTI IL 30 GENNAIO IN VIA SPALATO 124 A MACERATA RICONDUCE SOLO A INNOCENT OSEGHALE E PAMELA MASTROPIETRO.

Ma cosa e’ accaduto vera,mente quel giorno in quella casa?

Difficile ad oggi dare una risposta certa. La Procura è convinta che si sia trattato di omicidio. Convinta di questo soprattutto dai risultati istologici legati all’autopsia, ovvero quelli che dicono che due ferite di armi da taglio a punta hanno lesionato il fegato della ragazza quando lei era ancora in vita. Si tratterebbe secondo le ipotesi dell’accusa di due coltellate.

E’ davvero cosi’?

Dovremo aspettare il processo per capirlo, ma non credo che questa sia l’unica lettura possibile di quanto accaduto quel giorno. Dubbi che mi sento di dire sono stati condivisi in queste settimane anche dai giudici che hanno respinto l’ipotesi accusatoria di stupro a carico di Oseghale.

Il problema della violenza sessuale resta infatti centrale per capire con certezza come sia morta Pamela e quanto sia accaduto .

L’ipotesi di omicidio infatti richiede necessariamente un movente. Per quale ragione Innocent avrebbe dovuto uccidere Pamela?

La procura insiste sulla violenza sessuale fin dall’inizio dell’inchiesta, quando ancora indicava nel branco di nigeriani i responsabili di tutto. E nonostante gli enunciati del Procuratore in merito al fatto che un magistrato non deve innamorarsi delle proprie ipotesi accusatorie, sembra non voler abbandonare questa lettura dei fatti, nonostante il contesto delle prove – lo hanno detto i giudici, non  solo io – porti a ritenere che Pamela abbia passato il proprio tempo in quella casa in un contesto amichevole.

Pamela, questo e’ bene ribadirlo, perché troppo spesso questa ragazza finisce solo sullo sfondo di questa vicenda giudiziaria, e la vittima di questa storia, comunque siano andate le cose. Vittima forse dei propri problemi e delle proprie dipendenze- Vittima forse della brutalità di Oseghale. Vittima forse del caso. Ma certamente vittima.

Detto questo i Giudici non hanno potuto ignorare che questa giovane, a causa della propria dipendenza dalla droga, dei propri problemi psicologici  ( alla fine emersi e ammessi anche dalla famiglia ), delle circostanze legate alla sua fuga dalla comunità, dall’uso di psicofarmaci anche dopo la fuga, ha dimostrato nelle sue ultime 48 ore di vita di essere disposta a contrattare la propria intimità in cambio di denaro e ospitalità.  Lo ha fatto con almeno due persone, forse tre visto un profilo genetico mai identificato e isolato su Pamela , prima di incontrare Oseghale.

Non vi è alcun giudizio morale su tutto questo. E’ la semplice constatazione dei comportamenti di Pamela in quelle ore.

Detto questo, è altrettanto ovvio che Pamela potrebbe essere stata disponibile coi partner precedenti e aver rifiutato proprio Oseghale, spingendolo alla violenza. Nessuno può escluderlo a priori.

Giustamente però i giudici hanno considerato l’ipotesi dello stupro remota e non provata.

Pamela si sarebbe ribellata allo spacciatore che aveva seguito di propria volontà a casa e che aveva – se non altro, volendo escludere una spontanea disponibilità – il potere ricattatorio di scambiare una dose con una sua accondiscendenza. Ipotesi questa decisamente più credibile di quella dello stupro ( del quale peraltro non sono state riscontrate tracce fisiche )

Non a caso la Procura sembra aver introdotto la tesi che lo stupro si sia concretizzato per la minorata difesa della ragazza.  Che cioè Pamela fosse già drogata quando è stato consumato il rapporto sessuale con Oseghale.

Un fatto questo difficilmente dimostrabile, e oggettivamente anche poco spiegabile. Perché Oseghale avrebbe dovuto abusare di lei una volta drogata e non prima?

Lo stupro insomma sembra più che altro necessario alla Procura per giustificare l’omicidio, le coltellate, così come il colpo alla tempia emerso dall’autopsia. Perché lo stupro fornirebbe un movente; Oseghale avendo abusato di Pamela, voleva eliminarla come testimone e accusatrice, oppure si sarebbe fatto prendere da una scellerata violenza omicida durante la ribellione della ragazza.

Ovviamente, la disponibilità della giovane a un rapporto con lui, renderebbe del tutto inspiegabile  le due coltellate, tranne che voler accusare Oseghale di comportamenti patologici violenti che ad oggi non sono entrati nell’inchiesta.

 

MA ESISTE UNA LETTURA ALTERNATIVA DEGLI STESSI FATTI?

Io credo di si, senza voler determinare con certezza quale dei due scenari sia quello reale.

Può essere che Oseghale – che pure ha mentito più volte agli inquirenti – non abbia mentito nell’unica cosa che è rimasta costante in tutte le sue versioni: quella cioè che Pamela si fosse sentita male dopo essersi iniettata la dose di eroina.

Ha persino raccontato di una sua caduta battendo la testa. E del malore di Pamela ha parlato anche con il quarto nigeriano coinvolto in questi indagini fin dall’inizio, l’uomo cui al telefono chiede consiglio su cosa fare perché una ragazza e’ stata male a casa sua.

I consulenti della Procura però sostengono che Pamela non sia morta per overdose, almeno stando alle tabelle standard di riferimento. Ho già spiegato in precedenza che pur non essendo un esperto clinico, trovo questa affermazione un po’ troppo categorica. Altri esperti di droghe e intossicazioni mi hanno infatti spiegato che le tabelle di riferimento generali non possono ovviamente tenere conto di diverse variabili soggettive, dalla capacità di sopportazione di ogni singolo soggetto, alla precedente astinenza, al combinato con altre sostanze.

E qui occorre tenere ben presente che sempre i consulenti della Procura hanno rilevato che nelle 24 ore precedenti la sua morte pamela aveva fatto uso di farmaci, di psicofarmaci.

Esiste quindi anche un diverso scenario legato alla morte di Pamela:  lei potrebbe realmente essere stata male dopo essersi iniettata una dose di eroina che non assumeva da mesi, e con in circolazione gli psicofarmaci assunti.  Può essere stata male e aver perso i sensi. Aver battuto la testa.

Oseghale potrebbe cioè averla data per morta, quando in realtà clinicamente morta non era.

Le famose ferite da taglio che incidono il fegato ancora vitale, potrebbero essere in realtà l’inizio del sezionamento del corpo della ragazza? E’ possibile che Oseghale dandola per morta, l’abbia uccisa iniziando a tagliare il suo corpo per far sparire ogni traccia del suo passaggio in quella casa?

Parliamo in ogni caso di uno scenario terribile e di una responsabilità gravissima di Oseghale, che non avrebbe chiamato soccorsi di fronte al malore di Pamela, e l’avrebbe poi comunque uccisa nel tentativo di disfarsi del suo corpo.

Il sezionamento del cadavere, era certamente finalizzato alla cancellazione delle prove del passaggio di Pamela e della sua morte in via Spalato, a casa di uno spacciatore già arrestato in passato e con un foglio di via alle spalle, ma non necessariamente per nascondere un delitto e uno stupro.

 

LA VERITÀ EMERGERÀ FORSE CON IL PROCESSO