ANTONIO LOGLI, LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA D’APPELLO: COME SI SVOLSERO I FATTI SECONDO I GIUDICI

Prima di leggere l’articolo, se ancora non l’avete fatto, vi prego di leggere il seguente post che spiega come e’ stata strutturata nell’insieme, l’analisi della sentenza:

per leggere l’articolo clicca qui–> LA CONDANNA IN APPELLO DI ANTONIO LOGLI: UNA PREMESSA METODOLOGICA ALLA LETTURA.

 

Una volta analizzati gli elementi indiziari, le testimonianze e vagliati gli argomenti sollevati dalla difesa di Antonio Logli, i giudici del processo di appello traggono le loro conclusioni sullo svolgimento dei fatti e sulle responsabilità dell’imputato:

 

La ricostruzione   del fatto  storico.

Analizzati  singolarmente  gli  elementi   indiziari,    e  valutatane  la  resistenza  alle  obiezioni difensive,  ne va  ora  posta  la valutazione  globale  quale  risultante dell’inferenza probatoria propria di ciascuno. Sotto  questo  profilo  si deve registrare  la  complementarietà  degli  elementi  disponibili  atti a comporre  un  quadro   d’insieme  della  responsabilità  per  il    delitto    fondato  sulla    chiara decifrabilità  del  movente. In  base a quanto anzi detto si possono  considerare  provati  con  grado di  certezza  i  seguenti fatti:

-la coppia  Logli-Ragusa versava  da tempo  in   irreversibile stato di crisi matrimoniale,  a causa della protratta   relazione  del  marito  con una giovane  dipendente dell’autoscuola,  di cui  la  vittima  aveva ormai    per  certo  cognizione,  ignorando  tuttavia  tino  ad  allora  la  vera  identità  dell’amante,  solo sospettata. Gli   interessi  economici  dei  due  coniugi    erano   strettamente    intrecciati       e     non  facilmente districabili  vista la partecipazione in forma societaria all’attività di  famiglia alla cui conduzione la Ragusa  era    principalmente  dedita;  anche  la  casa  di  abitazione  era  di  proprietà   dei  suoceri  e  la famiglia  viveva  in  stretta  prossimità  con  i  genitori  ed il  fratello  del  Logli  con i   quali  la  donna  non aveva mai legato. Mentre   la  vittima     (  come   da   numerose   testimonianze  escusse   )     aveva     anche   preso  in considerazione  l’ipotesi  della  separazione,  la  stessa  era  avversata   dal  Logli    che  ne  temeva i contraccolpi  economici   nonostante  fosse  pressato   anche   dall’amante    a   prendere   posizione  ( separazione temporanea tra i due nel mese di dicembre);

-pochi  giorni  prima  della  scomparsa   avvenuta   nella  notte  tra  venerdì  e  sabato,  cioè   il martedì precedente, avviene  un accadimento ”  La tragedia  della  caduta  dalla  scala”,  che  viene  per  certo interpretato  dalla  donna  come  la  riprova  degli  intenti   aggressivi   e omicidiari   coltivati  dal  marito nei  suoi  confronti:    nel  giro  di soli  tre  giorni,  ne parla  con  più  persone  anche,  estranee  come  il medico,   e  attribuisce  tanta   importanza  all’evento  da   richiedere   alla  teste  C. un    apposito colloquio  di persona  fissato  per il martedì  successivo.

– La notte della scomparsa la  donna  è in  tenuta  da notte,  intenta  a sbrigare   incombenze  ordinarie, pronta  ad andare a letto  ( v. testimonianza anche  della  figlia),   il  Logli è invece  in  soffitta  a parlare con  l’amante  impegnato  in    tre  successive  conversazioni telefoniche  l’ultima  delle  quali    iniziata alle ore 00, 17, si interrompe  in pochi secondi. Il  Logli quindi  non è a letto come da lui  falsamente dichiarato, è sveglio,  ha contezza  di dove  sia la moglie  e assiste  anche  alla  sua  fuga ( il  secondo  degli  indizi  primari),  avvenuta   in prossimità di questo  orario:    da  tali  fatti  si evince  con  chiarezza  che  la  donna  si è allontanata  in  tenuta  da notte sotto  l’influsso  di  un’enorme  emozione   e  paura  che  non  può  che  essere  dipesa  dalla  scoperta definiva dell’identità dell’amante con la qual il  marito (  v. tabulali  telefonici) si intratteneva.

Ad avviso  di  questa  Corte   la  Ragusa,  resa  più  sospettosa  e  guardinga  dagli   eventi  dei   giorni precedenti  aveva    cercato di  comprendere,   forse  spiando,  come  aveva  fatto    già  nella  precedente occasione,  con  chi  il   marito si intrattenesse, finendo  viceversa  con  l’essere    essa  stessa  scoperta.

In  altri  termini la  Ragusa,  allarmata, in  stato  di  allerta  ma   ansiosa di  raggiungere la  verità   fino  ad allora sfuggita, deve   essersi posta   in stato di vigilanza, spiando   le mosse  del marito e cercando di carpirne i  dialoghi,  fino ad essere  essa stessa  scoperta:   una  reciproca sorpresa in flagranza con  un istantaneo  e  terribile  faccia  a  faccia  tra  i  coniugi,  rivelatore  della  scoperta  della   reciproca raggiunta,  consapevolezza.

La sorpresa  e   il  terrore   alimentati dalla recente esperienza,  vissuta  dalla  donna  come  un tentativo di omicidio,   non  hanno   consentito ad  avviso  di  questa Corte   che  si sviluppasse tra  i  due  alcuna discussione:  non  vi  è stato alcun  alterco, alcun  litigio,    alcun  clamore, tento  è vero  che  neppure i figli   sono  stati  svegliati  o hanno  percepito alcunché.

La  Ragusa,  in preda al panico percependo il grave  pericolo per la  propria incolumità  è semplicemente   e istintivamente scappata, così  come  si trovava,  senza  mettere  niente   altro   addosso, senza  portare niente  con  sé,    e  proprio  attraverso  i campi   (  come   indicato  dalle   tracce  fiutale   dai   cani)   per   sottrarsi  alla  vista  e  al  prevedibile inseguimento  del  marito di  cui  aveva  paura.     Una fuga per  la  strada   pubblica non  sarebbe stata funzionale  a  detto  scopo,     poiché  sarebbe  stata   visibile  e  raggiungibile  e  quanto  al  chiamare  i suoceri,  si trattava di  persone che la donna sentiva  distanti,  fredde e non tutelanti.

-In concomitanza con  tale  sequenza temporale si colloca la formidabile deposizione ciel  G. , che inizialmente  e consequenzialmente  vede  il Logli  in  posizione statica  di attesa,  circa nel  luogo  dal quale secondo la direzione intrapresa dalla fuggitiva (  cani  molecolari,  e il secondo degli   indizi primari”),  la donna  avrebbe dovuto  prima o poi  sbucare dal campo.

Questa prima scena così  come  descritta  dai  testi  G. e G.A., assume il  valore  di  conferma  e di decisivo significato   indiziario:    i  testi  descrivono   una   situazione   insignificante e di per  sé   non allarmante,  anzi  neutra,   ma    probatoriamente  preziosa,   perché     strettamente    complementare  e reattiva   per tempistica e luogo    ad  eventi  che si erano   poco  prima   consumati   tra altre persone,  in altra sede e per ragioni   a loro estranee.

Il  Logli  ( v.   il  primo degli  indizi  primari)  ha consapevolezza  di  essere  stato  notato  dal teste,   che aveva  un’auto  vistosa  a  lui  nota,  per  tale  motivo   rientra  e  cambia  auto,    che  verrà  notata dalla L.  posteggiala davanti  a casa,  ( si  noti  che  il  G. rende dichiarazioni  in ordine  al    diverso modello   di    auto   molto  prima  della   L. )     in  orario  che, per  quanto  sopra   detto  trattando specificamente  di  tale  indizio,  non è affatto  incompatibile   con la  deposizione  G.,  considerando  la stretta  prossimità  dell’abitazione  e il  fatto  che l’avvistamento  successivo  del  G.  è da collocarsi  a circa venti minuti  o mezz’ora dopo.

Anche  la scena  descritta  in questa  occasione  dal G. è compiuta,  coerente  e scevra  da suggestioni calunniatorie:  il  teste  afferma  di aver  percepito  un litigio  tra   un uomo  e una donna  che stavolta non  riconosce,  afferma  che  la  donna,  pareva   venire  dai  campi  perché  si  trovava      dal  lato  del veicolo  prossimo   alla  campagna,   non  descrive  nemmeno   l’abbigliamento  della donna,  ma  solo l’auto  e il  gesto di coazione  dell’uomo a  farvela entrare con forza, vincendone  la resistenza.

Il  teste  non  descrive   l’omicidio,  ma  un  semplice  litigio,  e  tuttavia   per  quanto   anzidetto  circa l’insostenibilità dell’ allontanamento volontario e la   certezza  della  morte  della  Ragusa   per causa violenta  in prossimità della scomparsa,  la sua deposizione è decisiva.

Il Logli,  marito  che  aveva  accertato   interesse  alla  soppressione  della  moglie,   è  certamente l’ultimo ad averla vista  viva e  ad averla portata  coattivamente  via con . Dopo  averne   denunciato la   scomparsa    adducendo circostanze false notizie,   e soprattutto   cercando  di sviare le prove  del possibile   movente dell’omicidio,  una  volta  raggiunto  dall’accusa  di  omicidio   si    è astenuto  da qualunque spiegazione.     Pur tuttavia l’oggettiva  contraddittorietà della   sua condotta  ed i  contrasti con i  risultati probatori  sono  profondi  e non sanabili   e rappresentano gravi elementi  indiziari  a suo carico   da raccordare con quelli  che   conducono  alla conclusione che la scomparsa della Ragusa   è dovuta  a  causa  violenta  e prossima al suo allontanamento.

Il  fatto  che  l’imputato  eserciti  il  diritto  al  silenzio,  certifica    semplicemente     la  sua  rinuncia  a fornire     la  sua  versione, ma non  incide  sulla  assoluta assenza  di alternative letture  della  vicenda, alla luce dell’ analisi ragionata dell’intero compendio  probatorio, che non sono in alcun modo ragionevolmente praticabili   se non ricorrendo  ad ipotesi  del tutto   fantasiose,    astratte,  congetturali e  come tali  inservibili.

D’altra parte,  al di  la del  reticente atteggiamento difensivo personale, anche  la difesa tecnica   si è semplicemente  affidata   alla  parcellizzazione    delle  censure,  coltivando  pedisseque  osservazioni afferenti   ai   singoli   indizi  ma   rinunciando   a  proporne  la  ricomposizione  nell’ambito di  una globale  ricostruzione alternativa.

Certo   il  mancato  ritrovamento  del corpo   è greve  esso  pure di  significati:    impedisce di verificare con  quale  mezzo  sia  stato  cagionato  l’evento  morte  ma   non esclude  certo  che  l’omicidio  si sia realizzato ed ad  opera  dell’imputato, ed anzi  rafforza  per quanto  possibile  il  quadro  indiziario:  ed  è fin  troppo  logico  affermare   che se   la  morte fosse  dipesa  da  semplice  incidente  o cause naturali  il primo  ad avere  interesse  a  far  trovare  il  corpo  sarebbe stato  lo  stesso  imputato.

Il  delitto  non era certo   stato  programmato  per  quella  data  e  in  quella  occasione,  come   attestano  le  circostanze accertale e finanche la mancanza da parte del Logli   della   possibilità di  approntare e addurre  più adeguate e logiche  circostanze  della  scomparsa della  moglie   e   di costruire   un albi   più  solido  a suo  favore,   ma  tuttavia proprio dal  mancato ritrovamento  del  corpo  si  deve  escludere che  si sia trattalo  di dolo  d’impeto.

In qualunque  modo ne  abbia  cagionato  la  morte,  il  mancato rinvenimento del  corpo  nonostante le già illustrate massicce ricerche, e a prescindere dalla  circostanza tecnica che  non  sia stata  contestata la premeditazione, indica  chiaramente  che  l’imputato   si fosse  comunque già prefigurata nei dettagli l’evenienza  della soppressione della  moglie, significativamente  e a  ragion veduta  temuta dalla povera  Ragusa, ponendosi   e con  un certo  anticipo il  problema di  disfarsi   del cadavere,  in  modo senza  dubbio   efficiente  alla  luce  degli  eventi. 

La notte dei  fatti   invece  la  situazione  è precipitata, con  la  scoperta  da  parte  della Ragusa,    sorpresa   a sua  volta   dal  marito   e   la   immediata  resa  dei conti  culminata  nel  terrore e nella  fuga  della  donna    raggiunta e coattivamente trattenuta,   e nella sua soppressione.

Insomma  la  mancata scoperta del corpo e delle  modalità esecutive  dell’omicidio qualificano   in  modo vieppiù   negativo  la  personalità  dell’autore  e  la  sua  capacità  criminosa,  la freddezza  nell’ideazione,  la  precisione nell’esecuzione,  e  infine  l’efficacia  nella   soppressione  del corpo.

Tutto  ciò  impedisce  che  si possano  applicare attenuanti di  sorta che  si tradurrebbero in  immotivati e immotivati  sconti di pena.

In definitiva la  sentenza di  primo grado va  integralmente confermata,  anche   in punto di  pena,  a ritenersi  congrua  rispetto  al  fatto (…).

 

Queste dunque le conclusioni della corte, che ha confermato la condanna a 20 anni  di primo grado per Antonio Logli, confermando anche le stesse misure cautelari della prima sentenza.

E’ bene ribadire ancora una volta che non si tratta di una sentenza definitiva, e che la difesa di Logli guarda già alla Cassazione per ottenere l’annullamento del giudizio di secondo grado. 

Come avrete potuto leggere, anche solo in questo articolo relativo alle conclusioni, la condanna di Antonio Logli è frutto di una lettura degli elementi indiziari e delle testimonianze che consegue alla premessa che Roberta Ragusa non possa essere altro che morta, e possa essere solo stata assassinata.  Logli dunque e’ stato individuato come unico (potenziale) responsabile di quell’omicidio.

Da notarsi che queste conclusioni vengono raggiunte nel secondo giudizio, nonostante una delle due principali testimonianze contro l’uomo, sia stata riconosciuta come non ‘credibile’, accogliendo quindi le contestazione della difesa.

Resta quindi contro Logli un impianto coerente e credibile, ma fortemente indiziario, con tutti i limiti del caso (indipendentemente dalle opinioni personali di ciascuno di noi ).

Un fatto questo che potrebbe anche fornire importanti argomenti al ricorso in Cassazione da parte dei legali dell’uomo.