ANTONIO LOGLI, LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA D’APPELLO: LE TESTIMONIANZE DELLA NOTTE DELLA MORTE DI ROBERTA RAGUSA E LA LORO CREDIBILITÀ

Prima di leggere l’articolo, se ancora non l’avete fatto, vi prego di leggere il seguente post che spiega come e’ stata strutturata nell’insieme, l’analisi della sentenza:

per leggere l’articolo clicca qui–> LA CONDANNA IN APPELLO DI ANTONIO LOGLI: UNA PREMESSA METODOLOGICA ALLA LETTURA.

 

In un processo fortemente indiziario, come quello contro Antonio Logli, un peso importante hanno avuto le testimonianze dirette relative alla notte della scomparsa/morte di Roberta Ragusa, come dimostra del resto la forte critica mossa contro di esse dal collegio difensivo di Antonio Logli.

Ecco dunque come vengono valutate dai giudici del processo d’appello:

 

Si  tratta   delle   deposizioni  di  S. P.,    G. L.  e  di  sua   moglie  G. A., particolarmente contestate dall ‘appellante.

 

La testimonianza  di S.P.:

Va subito precisato che,  ad avviso  di questa  Corte  che  le censure  difensive  colgono  nel segno  con riferimento alla inattendibilità della teste P.S.. 

Certamente  non sono   tecnicamente apprezzabili  le  obiezioni  basate  sul contenuto della narrazione dei  fatti,   riportata   dalla  teste  al consulente  del  p.m.   nel corso dei colloqui  che  avrebbero  dovuto essere  tecnicamente  orientati   alla    valutazione  della  sua    capacità    testimoniale:  sotto  questo profilo  va con  decisione censurata   l’improvvida  iniziativa  del  consulente di   sentire   a sua  volta approfonditamente  la  teste  sui  fatti  oggetto   della  testimonianza,    anziché  arrestarsi  a colloqui  di carattere clinico con  inammissibili  incursioni  nel  merito della  vicenda  ed  ulteriore  inquinamento della  fonte  di  prova,  prontamente quanto impropriamente  ripresi  dalla  difesa  nel  corso  dell’atto d’appello. (… la Corte cita alcune sentenze di Cassazione di merito ).

Altri  sono  però  i profili  che  inducono ad escludere,  prima  ancora  dell’attendibilità,  la capacità della P.  a testimoniare:

Intanto occorre  tener  presente  che  la donna  presenta  dei  deficit  (…) certificati dal consulente anche  sulla base della  documentazione in atti e dall’anamnesi personale (…)  che  ne  hanno  compromesso certamente  la storia  personale e di vita, essendo  la donna bisognevole di sostegni, come pure emerso  dagli  atti.

Tali  disturbi  si colgono benissimo  dalla  lettura  del colloquio  libero  con il  perito, dal quale   emerge come   la  P. nel  parlare degli  accadimenti  della  sua vita,  non segua  degli  adeguati  piani logici  nella  narrazione,  essa  riesce  a gestire  la  quotidianità,  verosimilmente  in  quanto  routinaria, ma non riesce ad  esprimere i   ricordi con  lucidità e a  collocarli in una serie cronologica ordinata e consequenziale.   E’ dunque  ben vero che le  dichiarazioni rese di fronte alla PG  sono riportate in un verbale  che, come  da prassi,  riporta  la  versione  dei  dichiaranti   in  modo  neutro  e comprensibile, ma è da sottolineare  che  lo  stesso  P.M.  dopo  averla  sentita  personalmente,  ha avvertito  la  necessità cli sottoporla  ad esame  peritale cogliendo  la distonia  della narrazione.

Orbene,   mentre   vi  sono  elementi  che  non  escludono    la  possibilità  che  la  donna   possa  essere transitata davvero  dal luogo  la  sera dei  fatti  (  si è riscontrato che è possibile  che sia  andata davvero in  farmacia  in  quanto  sapeva quale  farmacia  era  in  servizio;    ha descritto  la  farmacista  di  turno;  è vero  che  la figlia  poteva soffrire  di  mal  di  denti,   perché  come  accertato,  sottoposta  a  intervento odontoiatrico   recente),  è sul contenuto del racconto che si addensano  gravi  dubbi.

Come  anzidetto la donna è molto  confusiva nella ricostruzione dinamica degli  eventi   secondo linee temporali   consequenziali,    con  conseguenti  gravi   possibilità  di  contaminazioni  nei  suoi   ricordi dovuti   soprattutto  alla  notevole  distanza cli  tempo   delle    dichiarazioni  e  alle  gravi  suggestioni derivanti   dalla  propagazione mediatica di  notizie  sulle  indagini.

La P. rende   le sue  prime   dichiarazioni alla P.G.  in data  23  novembre 2013    e viene ascoltata  subito  dopo   a  distanza  di  qualche  giorno   il  2  dicembre  2013 , direttamente  dal pubblico ministero.    A  distanza  dunque  di  oltre  un  anno  e  11  mesi  dalla  scomparsa  della Ragusa,  molto tempo  dopo   le  dichiarazioni  del  G. e quando  la presenza di  un   testimone era  trapelata.  Non  è vero  neppure che essa  si fosse confidata  con terzi  in  epoca  non  sospetta: i  testi  estranei  interpellati  sul  punto   precisamente  la  O. C.  e  P.i M. non confermano  tale  dato  (l’unica  ad  affermarlo,  con  riferimenti  temporali incerti,    è la  madre della donna):  la O.  C.  come  si evince dalla annotazione di servizio  6 giugno   2013 afferma di  aver  incontrato   qualche giorno   prima,  il  l  giugno   2013    la  P.,  sua ex balia,   che     le  aveva   riferito di    aver   visto     in   circostanze  imprecisate,  un   individuo incappucciato pulire  delle  macchie cli  sangue.  Il 25  novembre 2013  veniva  poi  sentito dai carabinieri  di  Pisa   l’altro  teste  di riferimento  P.  M.gestore del distributore  (…)  di Pisa  che   riferì  di  aver  appreso da   una  sua  cliente, dalla  cui  descrizione  è possibile risalire alla P., che era  stata  convocata  dalle  autorità per  la vicenda Ragusa.  Il teste  precisava che la donna, molto compiaciuta per la vicenda,  solo  la settimana prima della  convocazione, gli aveva confidato  di  aver visto  la notte  della scomparsa della  Ragusa verso  le due,  passare l’amante   di   Antonio   Logli   e   poco   dopo    quest’ultimo. Un   altro   teste   di   riferimento, l’edicolante C.  L. sentito il 26 novembre 2013  faceva  riferimento a generiche e vaghe confidenze  che  la  donna  avrebbe  rivolto  a   un  pensionato   tale  S.  S. ormai deceduto. Insomma  le  presunte  precoci confidenze a terzi,  il  cui contenuto sarebbe peraltro completamente  difforme  eia  quello  testimoniale,  sarebbero   state  rivolte  solo  in prossimità della convocazione.

Infine  il  leste  G.  ha sempre escluso  che vi fosse  alcun altra  persona  ad assistere  ai  fatti  da lui  riportati.

La  teste  è  persona   come  anzidetto  suggestionabile  e  nel  tempo  già  trascorso  vi  era  stata  una fittissima attenzione da  parte  dei  media  sul  caso,  con  conseguente  proliferazione di notizie più  o meno fondate.

Ulteriore  riprova  dello stato  confusionale  della  donna  deriva  dalla  annotazione  del 9 febbraio  2014 dei  carabinieri  di   Pisa  che  descrivono   un  grave   atto (…)  di  grave instabilità  personale,  posto in  essere nei locali  della  caserma   dalla  teste  la  quale  portatasi spontaneamente   perché  a suo  dire  perché  “voleva   togliere  la denuncia” sporta  nei  confronti  del Logli, per dichiarata paura di ritorsione dei giornalisti  che la  seguivano,  (…).

Ad avviso  cli  questa  Corte dunque  la deposizione P. non   assume connotazioni  di credibilità.

 

Le deposizioni  G. L. e G. A.:

l’origine della deposizione:

il  teste  G. non  si  presenta spontaneamente  agli  inquirenti ma  viene  da  essi  ricercato  in base  a  delle   notizie  autonomamente  attinte:  il   12  ottobre   2012    viene   sentito  R. S.   testimone   di  Geova  che  dichiarò  come    poco  dopo    la  scomparsa   della  donna, mentre  faceva un giro di  proselitismo per le  case, incontrò  un tale L. il quale  gli raccontò che  la sera  della  scomparsa  mentre  stava  passeggiando col cane via Gigli,  aveva  notato nei pressi  della  sua  abitazione  una  macchina  ferma  lungo  la strada.  L’autovettura si  trovava subito dopo  la  ferrovia  lato  via Lenin  ma rivolta  in  direzione  via Dini,  precisò  che vi erano due  persone,   una  ferma  sul  ciglio   della   strada   vicina  l’autovettura  mentre   la  seconda giungeva dei campi sul lato  opposto della  strada,  entravano   in un’auto  e si allontanarono; il teste  non  ricordava  altri  particolari   ma  ricordava  che  il  L. gli    aveva  pure  detto  che  il Logli  il  giorno   successivo   alla  scomparsa   gli  aveva  chiesto  se  avesse  notato  qualcosa  di strano,   ma  lui rispose    negativamente.

Fin  da  ora  si  può  dunque  osservare  che  il  teste, riferisce   di confidenze   molto   precoci  che si riferiscono a  fatti,  per   quanto   succinte, pienamente  collimanti  con    il  nocciolo   della  deposizione    G. costantemente  ripetuto: uscita  col  cane,  presenza  di   due  persone  che  vanno  via  in  macchina;  visita  del  Logli  il giorno dopo a casa sua.

Allo  S.  gli  inquirenti  erano  peraltro  arrivati  attraverso  le  indicazioni  ricevute da  un meccanico, tale   Q. C.  con  il  quale  il  primo,  come  poi da  lui  stesso  ammesso nel  corso  della  testimonianza,  si  era  a  sua  volta confidato.

Il G. quindi viene  cercato dagli  inquirenti sulla  base  cli informazioni assunte sulla  base  di indagini    e  non si  presenta  di  sua  iniziativa.    Va  osservato  al  riguardo    che  non  appare seriamente  significativa  la   circostanza   che   la   formalizzazione   della   deposizione   dello S. si avvenuta  non prima, ma a distanza di due  giorni  dalla  deposizione del G. come osservato dalla difesa,  non  essendovi ragioni  per   dubitare   che   gli  inquirenti,  i  cui atti  sono dotati   di   fede  privilegiata,   abbiano  mentito    sul  fatto   di    essere  risaliti  nel  corso  delle indagini  alla  persona  del G.,     attraverso  il  C. e    lo  S.,   i    quali conformi  dichiarazioni hanno reso. Il  teste  e  la  moglie G.A.  vengono  ascoltati più  volte, ed  è vero  che  i   racconti  non  sono perfettamente collimanti quanto a precisione oraria e   esatta  individuazione del  punto  in cui avrebbero notato il  veicolo.

La  difesa   nell’affermare   che   le    incongruenze   non  trovavano  spiegazione  nell’asserito timore che  i  testi  potevano nutrire verso  l’imputato,    né con  la  presunta  riluttanza ad avere contatti  con  le autorità in ragione della  sua  origine sinti  e della scarsa   fiducia   nelle  forze dell’ordine,  le ha così   raggruppate:

a) profilo  orario:  inizialmente  nei  primi  verbali il  G. aveva  parlato   delle  ore 01 , 15  di notte  e di  una  Citroen 3, poi  nel  verbale ciel 27  dicembre 2012 muta  versione sull’auto e in incidente  probatorio cambia  gli orari  anticipandoli, intorno  alle ore  00,  30;

B) lui e la  moglie avrebbero dato  delle  versioni diverse,   poi progressivamente convergenti, soprattutto  in  riferimento  ai  commenti  fatti   sull’individuazione  nel Logli del soggetto presente nell’auto  in sosta  e circa  la precisa collocazione  dell’auto.

C) il G. avrebbe mentito sulla visita del Logli la mattina successiva.

Si  tratta  di  osservazioni che  non  sono  idonee   ad  avviso   di  questa Corte   a scalfire  la  sostanziale attendibilità  dei  testimoni  dovendosi anzitutto  osservare che  l’innegabile   non  perfetta  coincidenza fra le  varie  deposizioni  del  G. e  fra   queste  e quelle  della moglie non  è maggiormente indicativa di  scarsa   genuinità    di  quanto  non   lo  sarebbe  stata una   versione  per contro  perfettamente coincidente  in  ogni  dettaglio. In  altri   termini  tutto   si  può   dire  tranne  che  si  sia  trattato  di  versioni  pianificate  a  tavolino  o concordate,  che  in questo caso  fin  dall’origine  sarebbero rimaste immutate  e  identiche   a se stesse.

Ciò  si  salda  con la  considerazione che  il  teste  G.  è stato acquisito  al  procedimento  d’imperio,sulla  scorta  delle  indagini  cli  polizia,  e  non  già  per  effetto  di  una  sua  iniziativa  in  tal  senso.

Deve allora  osservarsi che  la sua scarsa propensione alla collaborazione con l’autorità, da lui stesso indicata  quale  fattore  determinante  dell’iniziale  reticenza,  ed effettivamente  valutabile  in  relazione alle sue radici  culturali e alla precarietà  dello  stile di vita,  bene  si addice  alla  posizione  di  colui che si trovi  all’improvviso  proiettato  nell’ambito  di una vicenda  giudiziaria  di grande  risonanza  e che non comprende in tutti  i   suoi  risvolti.  Di  ciò  vi  è traccia non solo e non tanto nelle discussioni  di carattere  familiare  sull’opportunità  di affidarsi  agli  inquirenti  rendendo  una dichiarazione piena,  di cui vi è traccia nella  deposizione della moglie  e della suocera del testimone (di scarsa significatività invece  in  quanto   con  lui  non  convivente,   la  mancanza   di analoghe   indicazioni  provenienti  dalla madre del  testimone), ma  soprattutto  nelle documentate circostanze  che   hanno   accompagnato il mutamento  di atteggiamento del  testimone. Per  l’appunto si tratta di circostanze che  anticipano il verbale cli dichiarazione del 27 dicembre  2012  che   è quello segnalato  dalla difesa  come il punto di svolta, di scarsa credibilità, rispetto  alle precedenti rivelazioni.

Orbene  come  si evince  dalla  annotazione  di  polizia  giudiziaria  del 27 dicembre  2012  del  RON  di Pisa,  il  G. che  era già stato sentito  a sommarie  informazioni  testimoniali  dalla  polizia  giudiziaria in  data  10.11  ottobre del 2012,  e aveva  in tali  occasioni  sempre  reso  dichiarazioni più succinte  di quelle che avrebbe  poi assunto  in  epoca  successiva, parlando  fino ad allora   dal solo veicolo  C3, in data  2 1  dicembre 20 l 2   chiese  l’intervento  dei  Carabinieri  presso  la  sua  abitazione,  per chiedere loro  se,  in  relazione alle  notizie che   aveva  precedentemente  reso  alla  polizia  giudiziaria, avesse avuto bisogno  di munirsi di un legale.  Rassicurato sul punto riferiva di non aver altro da aggiungere.

Si tratta  di un evento  di assoluto  conforto rispetto alle ragioni  di reticenza  indicate dal medesimo testimone:  il  G.  persona  semplice  non aveva  neppure  ben compreso  fino ad allora con chiarezza qual  era la  sua veste processuale e, timoroso,   riteneva dunque cli aver bisogno  di un legale.

Solo successivamente, chiarita la sua posizione  egli telefonava il 24 dicembre  al maresciallo F. anticipandogli  che  quando  aveva  parlato  della  vicenda  della Ragusa,  aveva  omesso  di riferire  che nella  notte  fra  il  13  e  il   14  gennaio  del  2012  aveva  riconosciuto  nell’uomo  fermo  in  macchina proprio  il  Logli  e sentiva  la  necessità cli  dire la  verità.  Tutto  ciò porterà al  verbale  del 27 dicembre 2012  del  G.  e della  moglie  nel quale è contenuta  la svolta  segnalata   dalla difesa.

Ecco   che   allora   le   contraddizioni   trovano   compiuta    spiegazione   oltre   che   nella   inevitabile imprecisione  del  ricordo  di  un  evento  che,  nel  momento   in cui  era  percepito,   non   era  cli diretto interesse  né  del   teste  né di   sua moglie,   nelle  documentate  cautele  che hanno  circondalo   il  salto dalla  iniziale, e a questo  punto plausibile,   reticenza, alla piena collaborazione.

D’altra parte  è necessario rilevare che  benché  nel giudizio  abbreviato  tutte le  fonti di prova  siano utilizzabili, si debba  comunque  tener  presente  l’occasione,  il  momento  e lo  strumento  della raccolta della   prova  senza  perdere  di vista  gli obiettivi di approfondimento in  relazione  ali’ epoca  dell’atto istruttorio,  e  i   limiti   dello  strumento   di esplorazione della  fonte.    Il   G.  e  la moglie  sono  stati sentiti  più  volte  dalle  autorità  di  polizia,   in  un  crescendo   di approfondimenti  istruttori  e  con  la mutata disposizione sopra  illustrata,   il  primo  è stato anche  assunto  ad incidente probatorio  quindi con  modalità  che  hanno  garantito  il pieno  contraddittorio nell’esplorazione della  fonte cli prova,  a differenza  di  quanto   accade  nell’assunzione  dirette  da  parte  della  polizia  giudiziaria.

Nell’ambito ciel verbale  del  27  dicembre,  dunque  il G. aveva  dato  una spiegazione della ragione  per la quale inizialmente non  aveva  riferito   tutto   quanto  a sua  conoscenza, e ha fornito delle  indicazioni poi mantenute ferme  anche  in  sede di incidente  probatorio, in punto di  effettivo  riconoscimento  per  il Logli della persona ferma in auto  in posizione cli attesa,   del fatto che i   veicoli  notati  all’andata e al ritorno  fossero   diversi,   del  fatto  cli  aver  poi  visto  litigare  un  uomo  e   una donna  che  non  aveva riconosciuto  con  esattezza,  a bordo del veicolo  Citroén con il  quale si allontanavano. Va ancora  per inciso  precisato che  il Logli  non ha mai detto  che  la  donna  indossasse  un pigiama  di  colore rosa,  e che ha riferito  di  aver solo avuto  l’impressione  che venisse  dai campi perché  si trovava  da quel lato del  veicolo.   E’  da  rilevare   peraltro   che  in  sede  di  incidente  probatorio  la  difesa  non  ha  inteso ulteriormente    rivolgere  domande   al  teste   sui  dedotti   profili  di  frizione,  adottando   una   linea difensiva  legittima  ma  che  certamente  non  consente  di  ritenere irrimediabilmente  irrisolti  tali contrasti.

 

Le ragioni dell’attendibilità del G..

–    Il G. indica il suo punto  di avvistamento in una zona che ( sia pure  in modo approssimativo )  è contigua  alla  direzione  assunta  dalla  donna  attraverso i  campi   secondo  le  tracce  olfattive  seguite dai cani molecolari,    È emerso  difatti  che  i  cani  dopo  aver  raggiunto  la  ferrovia  attraverso  i   campi sono tornati  verso la  strada.   Insomma  anche  se  il  punto  non è il  medesimo (ma la  traccia  olfattiva dei cani si perse),  la direzione è la stessa e il G. lo riferì allo S. quasi in concomitanza della sparizione.

–  Estremamente  importante secondo  questa  Corte è il fatto che il  G.  abbia sostenuto  di aver,  nel tragitto  di ritorno   dalla  pizzeria  con  la  moglie,  visto  il  Logli  in  auto   da solo  in  mera  posizione  di attesa.  La  carica di verità  di tale dettaglio è assoluta proprio perché si tratta di una condotta neutra, insuscettibile  di  essere    pensata  e elaborata    in  chiave  calunniosa.  ma  al  tempo  stesso  di  estrema significatività  per come  i   fatti  si   devono  essere   dipanati:  la  Ragusa  si allontana  attraverso i   campi, e il marito  notata  la direzione e persala  di vista,  cerca   di prevenirla  collocandosi sulla strada dove dovrebbe   poi sbucare.

 

L’orario:

Va   anzitutto osservato  che  non  vi sarebbe  ragione di  pretendere  dai  testi cronometrica precisione  nell’orario  visto  che   per  loro  si  trattava di  una  serata  del  tutto  normale.

Si  è  molto sottolineata   da  parte  dell’appellante  la  divergenza nell’indicazione dell’orario  nelle  varie  sedi narrative,  ponendosi a confronto  le  diverse  versioni  e paradigmaticamente additando  le  divergenze quale  indice e  definitiva riprova  della inattendibilità dei testi.

Si  tratta   però di una critica   ingiustificata.  Va rilevato  con forza  che  la  linearità  della  condotta dei testimoni  si coglie   perché  essi non si limitano  ad essere assertivi  nel   narrare  i   fatti,  ma forniscono informazioni     ulteriori    senza  sottrarsi   alla    possibilità  di    verifiche   ma    indicando  essi  stessi elementi   e  circostanze  atte  a    consentire  cli   ricostruire  con  la  massima   precisione   possibile,   la collocazione temporale e  la  sequenza  dei  fatti    narrati.

E’un  dato  di  comune  esperienza che  il ricordo,  soprattutto  se  di   accadimenti    neutri,   emerga    con  maggiore  evidenza   e  si componga saldandosi  e concatenandosi a fatti  o situazioni concomitanti.   Questo  è avvenuto  nel caso di specie dove  al nocciolo  della  narrazione  di  quanto percepito,  quindi   per quanto interessa  alla esposizione del  dato orario in  forma  assertiva, entrambi  i  testi    hanno aggiunto   allegazione  di fatti,  circostanze ed  eventi  che  hanno  consentito  agli  inquirenti  di ricostruire  con    elevato  grado di  precisione,   il fondamento  e  la    collocazione  temporale  dei  fatti  narrati.   Il   G. riferisce  che  si  era  recato  a prendere  la  moglie al ristorante,  ed è un fatto  riscontralo  che costei  vi svolga   attività  lavorativa in orario   serale.      La  moglie   dice  di  averlo   chiamato   e  afferma   che   lo   ha  fatto   probabilmente telefonando  alla cognata,  alla quale   non   avrebbe  avuto altrimenti  motivo  di telefonare  a quell’ora, e  difatti  vi è una  telefonata  dal  cellulare  della  donna  al  fisso  della  cognata,  alle  ore 00, 18  in  epoca concomitante  all’ultima  telefonata  del  G.  all’amante.    Chiamata  che  costituisce  un  caposaldo della ricostruzione  oraria, e non vi è in ciò alcuna  stranezza,  considerando  la contiguità abitativa del nucleo  familiare allargato del  G. che alloggia  in  alcune   case mobili   all’interno  della medesima area.

La circostanza,  enfatizzata  dalla  difesa   nei motivi aggiunti,  secondo  la  quale  il  G. avrebbe taciuto del fatto  di disporre  di un proprio telefono   cellulare  e del  perché  quindi  non lo avesse  usato, appare  di  nessun  rilievo   visto  che   effettivamente   quel   telefono,  quali  che ne fossero  le  ragioni, non  risulta  essere stato  usato  quella  sera.  La   cognata  sentita  dagli  inquirenti   non smentisce  la circostanza,   ma  dice  di  non ricordare  la  chiamata  né di aver  sentito  urlare  qualcuno,  il  che  è del tutto    normale    visto che  si  trattava  per  lei  di  un giorno  qualunque   e che  solo  molto  tempo  dopo avrebbe  appreso  che  i   suoi  congiunti  erano  stati  testimoni  degli  eventi  accaduto  quella  sera.   La G.A.  adduce   un  motivo   valido   per  chiamare  la  cognata,   ossia  che  il   marito  era  dal   fratello altrimenti  non  avrebbe avuto alcun  motivo  cli chiamare  a quell’ora.

Ancora  a riprova  della  assoluta  trasparenza,   i   testi  aiutano  gli  inquirenti  nella  ricostruzione  degli orari  fornendo   ulteriori    dettagli   aperti  a  verifiche   eseguite  puntualmente  dalla  polizia  con  esiti positivi:   quanto  all’orario  in  cui  lasciò  il  ristorante la G.A. dice  che   la   sua collega   era solita segnare   gli  orari  di  fine  servizio,  come  effettivamente  poi  riscontrato  con  l’identificazione    e l’assunzione a sommarie informazioni  testimoniale  della teste   A. E.  S.  ,     sentita  il  25 apri le  del  2013    e  con    l’acquisizione  della  pagina  della  sua  agenda.   L’annotazione  riferita  alla E. era  delle  ore  00.30,  e  considerando  che    la  G.A.   finiva    un  po’  prima  perché  stava  in cucina,    l’orario  della  chiamata   delle  ore   00.18  alla  cognata    per avvertire il  marito  di venire  a prenderla  era del  tutto giustificalo e coerente.   Anche  a tal  proposito  la censura  della difesa  secondo la  quale  la  A. E.  S. aveva  anche  detto  che  l’annotazione  poteva  non  essere  precisa, non  coglie  nel  segno,   perché      la    inevitabile      approssimazione   ( non  si  trattava  certo  di  una annotazione    di  vitale interesse   per la  donna),  nulla  toglie  al   significato del  dato  inserito  nella sequenza  temporale composta da diversi  fattori,  non ultimo  il  tempo  calcolato  in circa dieci minuti per coprire  il  tragitto  casa-pizzeria  e  viceversa.  

Il  fatto  poi  che  l’avvistamento  del  Logli  avvenga sulla  via del  ritorno   dalla  pizzeria,  toglie  del tutto valore  alla congetturale affermazione  difensiva che   dubita   che   il   G. potesse   essere   partito   realmente   da   casa   sua.

Insomma   occorre necessariamente ammettere che i   testi  non si  sono affatto sottratti a verifiche  e riscontri   non si sono mai  dimostrati   autoreferenziali,  ma  si  sono  aperti   alla    più  ampia   e  doverosa   collaborazione sottoponendosi  ad ogni  possibile riscontro.

–  G. arriva   quindi al  ristorante  intorno  alle 00.30,  o poco  prima (chiamata  00.18  e ci vuole  una decina di minuti ad andare e altrettanto a tornare),  quindi  dice di aver visto sulla strada  del ritorno  il Logli  sulla  Ford, e di averlo  illuminato  con il fari,  il  che  verosimilmente sarebbe avvenuto verso le   ore 0,35- 0,40  .

Pur considerando  i  ristretti  margini  temporali  e  le  inevitabili  imprecisioni,  ciò tuttavia  non  è in  contrasto con  la  testimonianza  della  L.  e del  marito  che avevano  riferito  sia pure molto tempo  dopo,  cioè  a sit  del  18/3/2013,   di  aver  visto  la   stessa  macchina    parcheggiata presso  la  casa  del  Logli.    La  L. quanto  all’orario  (pag. l 889  faldone  4)  dice  di  aver  visto  la macchina  fra  le  00.30-40  sul tragitto  di ritorno  dal   circo   (   ed è stato  verificato  che quella  sera vi era  stato  uno  spettacolo)  affermando  che    la   notò  perché  si  trovava   posteggiata  in    posizione inconsueta   (    ciò  che  importa  è  che  la  ritenuta  anomalia  abbia  attratto   l’attenzione  della   teste piuttosto  che    verificare  se   si  trattasse  o meno  di  una consuetudine).  Il  teste  B.,  marito   della L.  afferma  invece  che  il  transito,    tenuto  conto  del  traffico,  era   avvenuto   fra  le  00.40  e 45; quindi  considerando   la  prossimità  della  zona  alla casa  del  Logli, circa  1  chilometro,  ben  vi  può essere  compatibilità  tra  i  due  fatti,  anche  perché  il  G. colloca  la  nuova  uscita  a piedi  col  cane e quindi  l’avvistamento  della coppia che  litiga  e  la presenza  della  C3,  a distanza di  20  minuti  o mezz’ora dal suo  rientro a casa.

Non è  quindi neppure  possibile  ipotizzare  che  il  G. nel riferire nel  verbale  del  27  dicembre  2012    che  le  due  auto  fossero  diverse  e che  la  prima  fosse  la  Ford, possa  essere   stato    influenzato  dalle  affermazioni  della  L.,    che  avrebbe   reso  le  sommarie informazioni  sul punto, solo molto più tardi.

Si  deve  quindi  registrare concordanza tra  le due  dichiarazioni  visto che  il  Logli  che  si trovava molto vicino  a casa,   ben avrebbe  potuto  fare  il   cambio  macchina  nel giro di brevissimo tempo.

Occorre  qui  sottolineare la  perfetta  consequenzialità  della  scena  descritta  dal  G. che  non avrebbe   mai  potuto inventare una scena  meno  compromettente in senso  oggettivo  e più coerente rispetto  alla sequenza degli accadimenti:   l’ultima  telefonata del  Logli  all’amante è delle ore 00,17;  il G.  viene chiamato dalla moglie  alle ore 00, 18, quindi  considerato  il tempo per effettuare  i I  tragitto, passa sulla via del  ritorno tra le ore 00,35 e le ore 00, 40.  Qui giunto  vede solo il  Logli, che riconosce, in auto,  in   atteggiamento cli  attesa,  nient’ altro.  Secondo  la  Corte  questo    dato   attribuisce   forte credibilità  alle testimonianze  perché   consiste  nella  descrizione  di  una scena  di  per sé neutra e non certo   calunniatoria , ma  tuttavia  perfettamente collimante con  quanto era accaduto   nel medesimo frangente  in casa  Logli,   cioè l’ultima telefonata del  Logli alla C.S.  e   la   fuga della Ragusa attraverso  i  campi  proprio in quella direzione.

Secondo   la difesa  le  visite  effettuate  all’indomani  dal  Logli  a casa  G. per  sincerarsi  di non essere  stato  riconosciuto  la  notte precedente,  non sarebbero  mai avvenute   e sarebbero frutto  d’invenzione  del  teste,   in  quanto:

a)  non  vi  sarebbe   compatibilità  con   l’orario, collocato  dal G. , alle  10.00 – 10,30 e dalla suocera  alle  I 0,00, orario  in cui l’imputato sarebbe stato  altrove;    mentre     la  G.  afferma  che  I’imputato  tornò  anche  il  pomeriggio  per parlare  con lei che la mattina era assente;

b) non sarebbe  possibile  che in quell’occasione   il Logli si  fosse presentato  dal  G. con  la   stessa  foto  della  moglie diffusa dai  media,   come riconosciuto  dal  teste,     perché     questa   era  stata   stampata   dal   computer   in   un  orario successivo, cioè dopo le  ore  13.

Anche  in  tal caso  è di tutta evidenza  che non è esigibile   dai testi una maggiore precisione sull’orario   proprio  in  considerazione che si era trattato  di  un evento al momento   per loro di scarso  interesse ,   tanto più per la R. che  nulla  sapeva  della scena  notturna;  ciò che appare  invece  rilevante   è  la  verifica  della  compatibilità     della  visita rispetto  agli  altri dati resi  disponibili dalle  indagini.

Analizzando   gli   spostamenti   dell’imputato   alla   luce   delle   deposizioni   testimoniali   più rassicuranti  e dei  pochi  dati  telefonici  disponibili,   visto  che   la  ricostruzione  è complicata dalla  circostanza   che   l’abitazione   dell’imputato   e  quella  del   teste   G.,   per  la   loro prossimità,  agganciavano entrambe   la medesima cella,  si  deve  concludere nel  senso   della piena  compatibilità della  visita  tanto  in  ora anteriore alle  10   che in ora posteriore  alle  11,30. Per  certo, come desumibile dai tabulati  e  dalla  deposizione di  M.,  dalle   10.30  alle 11.30  Logli  è   fuori  con  M,,    Quest’ultimo  riferisce  di   essere  stato  chiamato   dal Logli alle  9 al  telefono  di  casa,    telefonata nella  quale  il Logli gli  diceva che   dalle  ore  6,40  non trovava   più  la  moglie e  gli  raccontava della caduta degli  scatoloni.  Alle   10.22  Logli   lo chiama  per ricevere aiuto  nelle ricerche e rimane col  M. fino  alle  11.30  (M.  si ricorda dia aver  incrociato  la moglie, e di  averle  telefonato  alle ore  11,33)  ; per  certo   emerge  che    Logli  alle  ore    9.06  è  fuori  casa;     alle  ore  9.36   intercorre  una telefonata  tra  il  numero   fisso  di  Logli  e la palestra ( ma  solo  la  madre   afferma  che  uno degli  interlocutori era  l’imputato); alle  ore   9.53  l’imputato   chiama il padre V. sul cellulare  della Geste  (  ma a lui  in uso)   che  aggancia la  cella  di casa  ( ma  come  si vede  è la stessa  cella del  G.) ne consegue che  stando ai dati  oggettivi   dei tabulati,   tra  le  9.06  e le 9.53  il  Logli si era  spostato  raggiungendo  la cella  che  copriva  sta   casa  sua   che  la  casa  del G. . Dalle ore   9.53  alle   ore  10.05  non    ci  sono  telefonate;  alle  ore  10.05  chiama  A. S. rimanendo  agganciato alla  cella  cli  casa  sua   (   comune al  G.)  fino  alle I 0.15    poi alle  10.15  chiama il  Carabiniere C. che conosce;  infine  alle  10.22  chiama M.

Questi spostamenti   sono  approssimativamente  compatibili  con  ambedue  gli  orari di visita indicati rispettivamente dal  G. e dalla  suocera:   considerando l’identità di cella  e la prossimità  delle  abitazioni  egli  sarebbe anche potuto andare  dal  G.  tra  le  ore  9,53   e le 10.05,    lasso  di  tempo  privo  cli  chiamate,  e anche  oltre  ben  potendo  effettuare  la  chiamata alla  A. sulla  via  del  ritorno;  ma  anche la  collocazione  approssimativa alle  ore  11,30 indicata  dal  G. è compatibile:  è un dato  di  fatto  acclarato che  tornato a casa  l’imputato non  segue  le  ricerche     già  avviate  col  cane,   come   chiaramente  riferito  dal  teste   M. . Analoghe informazioni    provengono   dalla  testimonianza C.    ciel  22  aprile   2013:    il teste  si reca sul posto   e afferma   che   non c’erano  né  l’imputalo  né suo  padre  e che   il  padre tornò  verso  le  ore  12.

Importante  riscontro  alle   veridicità delle  dichiarazioni rese  dalla  teste    G.  sulla  visita del  pomeriggio  da parte  ciel   Logli:   La teste  afferma   che  prima  di  Logli,   che  si presentò  nel tardo  pomeriggio,  era  venuta  altra gente   verso  le   14  a  chiedere  notizie,  e  proprio  il  teste C. conferma cli essere  effettivamente   andato dalle parti di  casa G,  e di aver parlato  con una donna  per orientarsi sulle  ricerche. Il fatto quindi che per una parte del pomeriggio dall’analisi  dei  tabulali  era  emerso   che  la  donna   non  era  in  casa,  stante  le  indicazioni temporali  compatibili  non  inficia  la  veridicità  della  testimonianza.

E’  molto  significativo che della visita   ricevuta  a casa   il  giorno  dopo,  il  G.  ne rimase   subito colpito  tanto  che riferì  il  particolare   nella  imminenza dell’accaduto al  teste   R.  S.,    quando  per chicchessia  si sarebbe trattalo di un dato   privo di   significato indiziante, perché  solo dalle indagini  si  apprese  che nessuno  degli altri  vicini di casa era stata destinatario  di una analoga visita.  Viceversa  il   G., come  da  lui  stesso  confermato,  collegò  immediatamente   la visita alla  scena  cui  aveva  assistito  il  giorno  precedente,  tanto  da  rimanerne  colpito    riferendola allo S. .

Quanto alla foto, tanto  la R. che il G.  hanno confermato  che nel corso della visita mattutina era stata loro esibita una foto incorniciata della  donna,  che il  G. riconosceva in quella, poi maggiormente diffusa dai media , stampata dopo  le ore  13.   Non pare tuttavia a questa  Corte che l’incongruenza del teste possa essere dipesa  altro che da errore: le foto  con l’immagine della  scomparsa in primo  piano,  diffuse a profusione in epoca  successiva alla scomparsa  sono  state   diverse,  e tutte abbastanza simili  tra  loro  come  si evince  dall’album in  atti,   quindi  è ben possibile   che  il  teste   abbia  errato  nell’indicare  una foto   che  sarebbe stata  stampata successivamente;  pare  tuttavia che  dalla  vicenda  si debba  trarre  ancora  una volta un’indicazione che rafforza e non attutisce   la genuinità del  teste:   il G. ha sempre parlato  dell’esibizione di una foto  incorniciata,  dettaglio  indicato con precisione anche dalla suocera  R.:  orbene   proprio  questo  dettaglio  colora  di  verità  l’affermazione,  visto che  è  del  tutto  verosimile  che  al  momento   sia  stata  frettolosamente  prelevata   una  foto incorniciata  che poteva essere   a portata di mano, visto  che l’altra fu stampata  dopo.

 

Sull’attendibilità del G.:

La  difesa  ha  evidenziato   che   l’inattendibilità   del  G.  deriverebbe   dalle   manie  di protagonismo di  cui  il  teste  avrebbe  dato  prova,      sottoponendosi  volentieri  ad  interviste televisive  e sollecitando   altri  testi  a   fare  altrettanto, compiaciuto  di   essere  divenuto  un personaggio  mediatico.  Si tratta  di comportamenti  che  affiorano   in  un secondo  momento, rispetto  all’epoca  in  cui sono  state  rese le  testimonianze  significative  che,  nel loro  nocciolo essenziale,  sono  conformi  fra  di  loro  essendo  le    principali  divergenze  risolubili    proprio attraverso   l’indicazione  degli  elementi  oggettivi  che  lealmente  il   teste  e  la  moglie  hanno posto a disposizione  degli  inquirenti.    La iniziale  reticenza  del  G. dovuta  da un  lato  alla comprensibile  diffidenza derivante  dalla   etnia  di appartenenza.   ma soprattutto    al   timore, dopo   aver  chiacchierato con   lo  S.,   di essere  coinvolto    in  fatti di   gravità  crescente mano  a mano  che si rafforzava   l’ipotesi  dell’omicidio   visto che la   donna scomparsa non si trovava,   è invece oggettivamente documentata  dalle particolari   cautele con cui il teste si approcciò alle prime  più ampie  dichiarazioni del dicembre  2012.  Egli raggiunto nell’ottobre dagli inquirenti  evidentemente a sorpresa,  ignaro  della   propria  posizione  processuale e delle  conseguenze  delle  sue  dichiarazioni,    si  aprì    inizialmente  a  dichiarazioni  parziali, pressato  com’era dal suggerimento della moglie  di ‘ farsi i  fatti propri”,  come  attestato dalla suocera    convivente   R.  ( la   madre invece non era  convivente e quindi  è comprensibile che non fosse a conoscenza del  contrasto  tra il G.  e la moglie).

L’iniziale atteggiamento  difensivo  del teste è difatti  ben documentato anche  dalla circostanza che  egli prima  di  rendere  più ampie  dichiarazioni, si informa sulla propria  posizione e sulla necessità cli  un  avvocato,  ben  altro  quindi  che   intenti  calunniatori  o  millantatori.  Solo  dopo   le rassicurazioni con le modalità  sopra  illustrate, la deposizione  ciel G. e della moglie,  trova ampio e pieno  sfogo.

Quanto  all’ultima  deposizione  resa,  in  ordine alla presenza   delle  macchie  di  sangue,  sulla quale  si appunta maggiormente la critica  dell’ appellante,  si deve  osservare  che   questa  non interferisce  in alcun  modo  con il contenuto delle  precedenti  e non incide  sul  racconto  di ciò che i  due  testi ebbero a percepire la notte della  scomparsa.

Le presunte  macchie  sul selciato sarebbero  state notate solo due giorni  dopo,  e lo stesso  teste  difatti   afferma di non  averne parlato   poiché   al  momento   non  era  affatto  sicuro  che  ci  fosse  un  collegamento  o  che  si trattasse  realmente  di   sangue   umano,   conseguentemente  tutte   le  critiche   che   si  sono addensate  in  relazione  a  tale     racconto  sono   prive   di   interesse  con  riferimento   alla ricostruzione del fatto e alla stessa  attendibilità ciel teste.

In conclusione poi   dopo  la prova  di resistenza delle  testimonianze,   occorre  porsi   più  in generale   il  quesito ciel  perché  il  G. e  la  moglie    avrebbero  dovuto    mentire  ed  essere mossi  da  intenti  calunniosi,    tanto  più  che  essi  hanno  descritto  fatti  che  solo  ex  post avrebbero  assunto   chiaro  significato  indiziario. 

Se lo scopo fosse  stato  quello  cli  accusare  falsamente  il  Logli,  ben altro  sarebbe  stato  il contenuto della  narrazione  visto  che  la  scena  descritta  assume   valore    non  diretto,  ma indiziario  dell’omicidio. Anzi,  occorre puntualizzare  che  il  G.  ha descritto  dapprima di  aver notato  una semplice posizione   d’attesa  del   Logli,   la cui straordinaria efficacia   indiziante  è   postuma, apprezzandosi  solo  dalla  saldatura  con  i concomitanti   eventi   che   hanno   preceduto  e accompagnato   la  fuga  della donna   e  quindi   dalla  ricostruzione dei  minuti  che  l’hanno preceduta.

Ma  di  per  sé si tratta  di   una scena del tutto  priva di carica  aggressiva,   quindi spoglia di contenuto accusatorio;  la  successiva  scena  del   litigio  fra  due  persone  di cui  il teste  non  ha  precisato l’identità,  è certamente dotata  di  maggiore  carica  di  coazione   pur tuttavia  limitata a costringere  la figura femminile   ad  entrare  sul veicolo.

 Il  G.  quindi  non ha mai   rappresentato alcuna azione di immediata  valenza  lesiva,   tantomeno  omicidiaria. È solo  alla  luce  della  complessiva  ricostruzione della vicenda e della  valutazione  globale  del quadro  indiziario,    che  la  deposizione del  G,  e  di  sua    moglie  acquistano  pregnanza probatoria,   ma   si   tratta   cli   un’operazione   non   facilmente   formulabile   ex   ante,      non prevedibile negli  sviluppi,  tantomeno nel  momento in cui  la confidenza  veniva prospettata precocemente  al teste  S. .

E se pure  è vero  che il  G. abbia  potuto    indulgere  ad atti di  protagonismo, questi  sono  successivi e   esteriori  e non  intaccano  il  nucleo centrale della sua deposizione.

 

A questo punto i giudici affrontano anche le ultime obbiezioni sollevate dalla difesa, quelle relative ai cosiddetti ‘indizi primari’, come spiegato nel prossimo articolo:

–>ANTONIO LOGLI, LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA D’APPELLO: QUANDO LOGLI SI E’ TRADITO.