LA SENTENZA DI CONDANNA IN APPELLO DI ANTONIO LOGLI: LE CONTESTAZIONI DEI SUOI AVVOCATI

Prima di leggere l’articolo, se ancora non l’avete fatto, vi prego di leggere il seguente post che spiega come e’ stata strutturata nell’insieme, l’analisi della sentenza:

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La sentenza di condanna in appello di Antonio Logli riepiloga poi le contestazioni presentate dai suoi avvocati nel ricorso stesso. Le osservazioni che avrebbero dovuto dimostrare insomma l’errore della sentenza di condanna di primo grado.

 

In merito all’atteggiamento di Antonio Logli subito dopo la scomparsa della moglie:

In  merito  al  fatto  e  alla  versione   offerta  dall’imputato:   privo  di   fondamento     iI ritenuto  depistaggio  delle  indagini  da  parte  dell’imputato  consistente  nella    falsa  prospettazione della   scomparsa volontaria  della  moglie  a causa  dello  stato  confusionale  conseguito  alla   caduta accidentale;  tale  ipotesi    invero  fu  in  primo  luogo  ipotizzata  dal  comandante  della stazione  dei carabinieri   di   San   Giuliano   Terme  nella   relazione   di  servizio   del  16  gennaio   2001  dopo  aver ascoltato  non  solo  l’imputato  ma  anche  la  dottoressa  O. .   Quest’ultima    nel  corso  delle sommarie  informazioni  del  15  gennaio  2002  affermava che i sintomi  e segni  neurologici  sarebbero potuti  comparire   anche   a  distanza  di  qualche   giorno.   Egualmente   privo   di  valore  indiziante   il silenzio  inizialmente  mantenuto  dal  Logli   circa la  propria  relazione  extraconiugale,   determinalo comprensibilmente  dal  desiderio  di  proteggere  la  giovane  C. S. .  Non  sarebbero   poi  utilizzabili   le interviste  televisive  rese  dall’imputato  se non  formalmente  acquisite agli  atti.     Le conclusioni   in senso accusatorio   circa il  deterioramento della  relazione  coniugale  sarebbero  frutto  di   valutazioni parziale  del  materiale  probatorio:  il  giudice  cita  la  teste P.  B. (sit del  15  gennaio  2012) per affermare  che  comunque l’imputato  e la  vittima  conservavano ancora  intimità  sessuale,  senza considerare  che    indicazioni    di segno  contrario  provenivano   dalle  affermazioni  rese  da  C. S. ( sit  8  marzo  2012)  e dallo stesso  fratello  dell’imputato  (sit  30  aprile  2012).

 

La caduta di Roberta Ragusa e i suoi sospetti di volontarietà:

In  sentenza  viene enfatizzato  in  senso  accusatorio  l’incidente domestico  occorso ai  coniugi  in data  10  gennaio  2012. Anzitutto il  figlio  D. sentito  in  data 3 aprile  2012 esclude  che  nell ‘immediatezza  la  madre  abbia  avanzalo  recriminazioni  per  l’accaduto:  “non  era  particolarmente arrabbiata  con  mio  padre  per  la  caduta”.    Inoltre  il  giudice  è impreciso nel le  richiamare    le confidenze ricevute dalle  amiche di Roberta:   nel  riportare  le dichiarazioni rese da  C.  M.  il   l 9 agosto  2012,  omette  di  precisare  che  quest’ultima  teste  nel  riferire    che Roberta le  disse   “mi  ha quasi  ammazzato”  per aggiungere  dopo un attimo  di  pausa “non  l’ha  mica fatto di proposito”,  non  aveva accennato al significato sarcastico della  frase,  senso  invece  ricordato solo dalla  teste   P. B.  a proposito della quale  tuttavia   in  sentenza  si sarebbe   equivocato il  significato  del  riferito  sarcasmo.  Nell’agenda  che  Roberta    teneva,   non    erano   espressi   dubbi sull’effettiva causa  della  caduta:  l’espressione “tragedia della  caduta  dalla  scala”     evocativa della paura  provata,  non  era  interpretabile   in  senso  malevolo.   Roberta,  come  riportato   dalla  C.S. , era spaventata per  i   possibili gravi esiti che sarebbero  derivati   se avesse   sbattuto la testa contro  un mobile che  si  trovava nei  pressi.  Non  vi  sarebbe  dunque    prova  che  Roberta  avesse  interpretato l’accaduto come    intenzionale minaccia  del  marito alla  sua  incolumità,  tanto più  che  non  intese recarsi   neppure al pronto  soccorso.

 

I comportamenti di Logli e dubbi ad essi collegati:

Nella  condotta    mantenuta  dal  Logli  all’indomani  della  scomparsa,   non  si  scorge    traccia  del ritenuto  disinteresse  verso  la  moglie.  Egli   ha coinvolto   immediatamente  nelle  ricerche   i  propri familiari  mettendosi in  macchina   per   tentare di rintracciarla   fin  verso  le ore 9.30 quando  rientrato a  casa,  insieme  con  la  madre  contattò   telefonicamente  il  padre ( gli avvocati elencano le telefonate del logli ai parenti suoi e della moglie e ai Carabinieri a partire da quel momento fin dopo le 11.00 – ndr ).  Conseguentemente il fatto che  la  denuncia   sia    stata  formalizzata alle ore  13.22 non  assume  alcuna  rilevanza   non  essendo questa  la  prima  comunicazione  all’autorità  da parte   dal  Logli.  Mera  congettura   formulata  dalla teste   L.   è l’asserito atteggiamento distaccato e lo scetticismo  che egli avrebbe  dimostrato nei confronti   della  possibilità  di  un  rientro  a  breve  della  moglie.  L’imputato  anzi   è  apparso    molto agitato  alla  cugina  di  Roberta,   A. S.   e  al  comandante  della  polizia  municipale  di  San Giuliano Tenne,  come  descritto  nella   relazione  di servizio.

 

Le ricerche, e l’allontanamento di Logli:

La tesi  secondo   la  quale    ricerche  avviate  la  mattina   con   il  teste  M. nei due  cimiteri  cittadini fosse funzionale alla sottrazione dell’autovettura Ford Escori e del giubbotto marrone  alle  verifiche avviate  dalle  forze dell’ordine, dimostra distorta  lettura   delle  risultanze processuali.   Non   era  mai stato descritto il  guasto  all’auto come  ricorrente, poiché  il  Logli  nelle dichiarazioni del  16/1/ 2012 afferma che ciò si era verificato  una sola  volta  e   al momento di  andar via in auto non  poteva  sapere che  in  mattinata  sarebbero sopraggiunte  le  unità cinofile.   Insignificante è il  dettaglio  del  giubbotto marrone    scuro       riposto      nel   bagagliaio    dell’auto   parcheggiata   senza   essere   indossato:    I’ identificazione di tale indumento   con quello  che secondo il  G.  l’  imputato  indossava al  momento in  cui  Io ha  notato  fermo  in  auto,  è   azzardata poiché  il  G. ha   descritto    un giacchetto    di colore chiaro  (sommarie informazioni  testimoniale del 27/12/2012,  e di un giubbotto  di  colore  beige   nelle sommarie  informazioni  del 4 gennaio  2012,  e ha ripetuto   a pagina  35  dell’incidente  probatorio  di un giubbotto   marrone,   “mi  sembra  chiaro”  mentre    è indubitabile  che  I’  indumento  descritto  dal M.  fosse  invece marrone  scuro.  Il  M.  al quale  sono state  mostrate  in  data 22 aprile 2013  le foto  dei giubbotti  sequestrati a  casa Logli  a seguito  delle  dichiarazioni  del  G.,  non ne riconosce alcuno  (  Ma,  osserva fin d’ora  questa  Corte,  l’indumento  non era stato  trovato).   Non trattandosi dunque  dello  stesso  indumento  è del  tutto  casuale   e spiegabile con  la  concitazione  del  momento, che  l’indumento  non fosse  stato   indossalo,  mentre  risponde  a regole  di usuale   prudenza   l’averlo riposto  nella  bauliera dell’auto  in  panne   lasciata    incustodita  in  sosta.  Anche  a  voler  seguire  il ragionamento  del   giudice  nessun  peso  avrebbe   potuto  avere  l’allontanamento  del  veicolo  fard Escort dal  luogo  ove erano  presenti  le unità cinofile:  se si dovesse  dar  credito alle testimonianze di G.,  e P., la Ragusa  la notte dei fatti dopo  la lite  fu  fatta salire  a bordo del veicolo   C3   e non   sulla  Ford  Escort.  Il  teste  M. non  ricorda  niente  di  anomalo  a bordo  della  Ford  Escort  e comunque  il  veicolo è stato   visionato  il  14  gennaio  2012  ai suo interno  anche  dai carabinieri  come ricordato  dal Logli  nelle  sue sommarie  informazioni  testimoniali  del  16  gennaio  2012.  Il  fatto  che quest’attività  compiuta   dai  carabinieri  insieme  con  Logli  nel  pomeriggio  del   14  gennaio  non  sia stata  documentata e non sia  riportata  in  alcuna   relazione  di servizio  è omissione già  censurata  da parte  della  difesa,    con  altra   relativa all’omessa  documentazione  dell ‘intervento dei carabinieri   il successivo  16  gennaio  2012  a seguito  della  richiesta  della  teste   L.  Non  è neppure  vero  che l’imputato  avesse  voluto   tenere  nascosta   la  notizia  della  scomparsa della  moglie,  semplicemente aveva  chiesto  di attendere l’uscita  del figlio  da scuola affinché  potesse  essere  estratta  dal computer una foto da consegnare alle autorità.

 

L’orario della sveglia:

Non  avrebbe   riscontro   alcuno    l’affermazione  secondo   la  quale   il  Logli  aveva  ostentatamente preteso  di  far  costatare che  la sveglia  sul  cellulare della  moglie   era  puntata    alle  ore  6.45,  per crearsi  un  falso  dato  in  ordine  all’ora  in  cui  si  avvide   della     scomparsa,   a  tale  proposito   la testimonianza  della  L.,   collaboratrice  domestica che  da  circa due  anni  non frequentava  più assiduamente la  casa,   in  ordine  alle   diverse  abitudini di  Roberta  di  utilizzare  una  sveglia  di tipo tradizionale,  lasciando  nell’ingresso  il  telefonino,  è  priva  di   attualità,  così  come  priva  di  rilievo sarebbe  l’ulteriore  affermazione della  stessa  teste  che avrebbe  riferito   ( sit del  16  gennaio  2012)  di aver appreso  dalla  madre dell’imputato che la  mattina precedente  il  figlio  si era sveglialo alle 8.00 a seguito  della  suoneria   della sveglia  di cucina.  Quest’ultima  affermazione    era  stata  smentita  dalla medesima    madre  dell’imputato,  che  ( sit   3 luglio 2012)   ricordava invece di essere  stata  svegliata dal  figlio  tra  le  ore  6.30  e  le  7.00  del  mattino.  Era  comprensibile  che    le abitudini  della famiglia   fossero cambiate  rispetto  a quelle   di due  anni  prima   note   alla   L., perché  Roberta    si  doveva   alzare  prima  anche  il  sabato   visto  che  i    figli  avevano   iniziato  a frequentare  la scuola  anche   in quel giorno.

 

La pulizia del vialetto:

Raschiatura del vialetto e insolito parcheggio dell’auto riferiti dalla  teste L. .  Si richiama ancora una volta la mancanza di frequentazione attuale  da parte della  teste che quindi non sarebbe  la persona  più adatta a riferire circa  le  reali  abitudini  della famiglia,   e si contesta  che la zona descritta sia meno  visibile  all’esterno.  Incomprensibile   poi che la  L. ne parli solo  dopo un anno circa   ( in  data  18/3/2013)  mentre  invece  da subito  aveva  percepito quale  indiziante  l’attività  di   ripulitura del vialetto  d’accesso   della  casa   da parte dell’imputato,   tanto da  informarne immediatamente  il marito  dicendogli ” e’  stato lui  ” e a chiamare  i  carabinieri.     Tale  ritardo  induce  a ritenere  che  il ricordo dell’anomalo parcheggio fosse stato indotto da suggestioni  conseguenti alla diffusione delle esternazioni  del teste G. , sui media. (…).  Ad ogni  modo  il  Logli  stesso  ha ammesso  di aver  grattato  le  fughe  del vialetto senza  cercare di nascondere alcunché,  e del  resto fin dalla  mattinata  del  14 gennaio 2012 l’abitazione di famiglia era stata  raggiunta da un numero  ragguardevole di persone  senza che alcuno abbia  notato   in loco alcuna  traccia insolita. Il  dato è  stato dunque  utilizzato  in modo improprio   in sentenza.

 

La presenza di Logli alla Geste :

Secondo  la sentenza I’ imputato  si  sarebbe   recato  presso  la  sede  della  della   Geste   fra  le  ore  7,31 e le  ore  7,50  del   14 gennaio  2012  nonostante   quel  giorno   fosse  in   ferie.  Si  ricordano  a tal  proposito  le  testimonianze di  A. T.  e di  C.  A.   e si rileva che analizzando  i  cartellini  d’ingresso  dei testimoni  l’eventuale  presenza  dell’imputato  non può che essersi  verificata  dopo le ore 7,42  quando cioè  entrambi   risultavano   presenti.   Si   sollevano  tuttavia  dubbi   sulla   attendibilità   di tali dichiarazioni  poiché  nessuno  degli  altri   soggetti  che  si trovavano all’interno  della  Geste  ricordava della  presenza  dell’imputato . (…)  I  testi  sarebbero inattendibili   anche  perché nell’orario  indicato  dalle 7, 31 alle ore 7,50  l’imputato  si trovava   invece  presso  la  propria  abitazione  dove  insieme  alla  madre   e al padre effettuava  le prime  ricerche  della moglie  nelle  immediate vicinanze della loro  proprietà,  come si  desume   dalle   sommarie  informazioni  testimoniale  dei  suoi  genitori.   L’imputato  si  sarebbe allontanato  di  casa  solo  intorno  alle  8.00 allorché,  come  desumibile dai dati  dei tabulati  telefonici dei rispettivi  cellulari,  entrò  in contatto telefonico  con il  padre con una conversazione di 25 secondi, e  la  cella di inizio  della  conversazione agganciata dal  telefono  del chiamante,  cioè dell’imputato,  è presso  il  cimitero  comunale   di  P..  La  cella  impegnata  è  la  stessa  attivata  nell’ultima comunicazione  intercorsa  fra  le utenze  “dedicate” in uso all’imputato e alla C.S. la  notte fra  il  13 e il  14  gennaio  alle  ore  O, 17,  della  durata  di  28 secondi, dato  dal  quale  il  giudice  afferma  di essere certo  che  i  due  amanti  fossero  ciascuno  nella  propria  abitazione.  Se così  è  per  la  notte  dovrebbe esserlo anche per il mattino  seguente. Dunque  il  Logli si trovava  presso  la propria abitazione a 6 km della  ditta Geste.  Non  si può  inoltre  conferire  significato  accusatorio   al fatto  che  l’imputato   non aveva   riferito  di essersi  recato   alla Geste,  visto che egli    aveva  ammesso   nell’imminenza dei fatti di aver fatto dei   giri da solo  in macchina dopo  aver effettuato  le  ricerche  nei paraggi  di casa e di non ricordare   stante la concitazione  d’animo,  dove  si fosse  di  preciso   recato.  La richiesta  di  una lunga    aspettativa  a  distanza  di  tre  giorni  dalla  scomparsa   della  moglie,  lungi  dall’esprimere  la convinzione di un impossibile  ritorno  della moglie,  ben si giustificava  invece  con   la comprensibile la necessità  di disporre di  tempo per attendere  alla  famiglia.

 

I graffi sul corpo di Logli:

Quanto  ai  graffi  sulla persona  dell’imputato,  non si tratterebbe   di un elemento  indiziario   rilevante poiché  oltretutto   in  modo  incerto,    la    sola  C.S. ha affermato  di  non averli  notati  il  giorno prima della  scomparsa ( sit del 29 gennaio  2013).  Tanto  il  Logli che la madre ( sit  17  maggio  2013) affermano  che  il    graffio  era  da  riportare  all’urto  contro  un  ramo  d’ulivo  in  giardino  il  mattino stesso,  mentre  si svolgevano le  ricerche. (…).  Si sarebbe  trattato  di un unico graffio sulla  fronte  mentre   la  presenza  di  alcune  escoriazioni  sulla  fronte  e  di  tre  piccoli  graffi  sullo zigomo  sinistro” apparentemente  recenti,  non molto  lunghe  ed abbastanza  equidistanti”   contenuta nell’annotazione  del  comandante della  polizia  municipale  di San  Giuliano  Tenne, non  ha trovato riscontro  in  altre  testimonianze  né nelle  immagini  televisive  acquisite al  fascicolo  che  ritraggono  il Logli  in  data  16  gennaio  2012.    Il graffio  quindi,  uno  solo e   particolarmente  sottile,  non sarebbe compatibile  con  il  gesto  difensivo   di  un’eventuale  vittima.  Sulle  mani   non  vi erano dei graffi  ma al  massimo  due  piccole  crosticine  di  non  apprezzabile  lunghezza  e neppure  simmetriche fra di loro (relazione  carabinieri Ros  del  22  luglio  2013)  ben  spiegabili  con  l’attività  lavorativa  di elettricista del Logli ed eventualmente con l’attività di raschiamento riferita dalla teste L. .

 

Le indicazioni operative per l’amante C.S.:

L’invito  rivolto a S. di disfarsi dei telefoni cellulari dedicati   e la  cancellazione  delle  e-mail  era dettato   dall’esigenza   di  tutelare   la   ragazza    anche    agli   occhi    della   comunità   religiosa particolarmente  rigida,  cui essa apparteneva.

 

La testimonianza di G. L. :

 La  sentenza di  primo  grado   si sarebbe  arrestata alla  versione  resa  dal  G.  in  sede  di incidente   probatorio  del   30   aprile   2013,   trascurando   di  valutare   l’inconciliabilità  con   le dichiarazioni     precedenti,  egualmente   dotate   di  efficacia  probatoria.   In  particolare   secondo   la sentenza  il  G.  avrebbe  avvistato il  veicolo  dall’imputato  parcheggiato sul  lato  destro  secondo  il proprio senso  di  marcia,  verso  le  ore  0,20.  Tuttavia il  teste  non  ha mai  fornito  tale  indicazione oraria.  Egli  si  dimostra  invece  incerto  in  ordine all’orario  e  dapprima  anche  in  ordine al  tipo  di veicolo  parlando inizialmente di una Citroen C3, e mutando  versione  circa il modello  solo nel corso delle sommarie informazioni  del 27 dicembre  2012.  (Nelle  sommarie  informazioni  testimoniale del 10  ottobre 2012  l’orario è I’ 01,15  e l’auto  è una Citroen;  nelle  sit cieli’ 11  ottobre 2013 davanti  al PM viene  confermata  la  stessa  versione;  nel le  sit del  27/12/2012  si  parla  della  Escori  ma  si  mantiene fermo l’orario;  nelle  sit del 4 gennaio  2013  si  afferma  che il  passaggio  è avvenuto non prima  delle ore  1,00;  nel  verbale  di incidente  probatorio  si parla delle  ore 0,30.).  Il  primo  giudice  ha   ritenuto tali   incongruenze  irrilevanti  senza  curarsi  di spiegarle.  Il  G. si limita  a riferire  di ritenere che   il Logli,  il  quale  dopo  l’azionamento  degli  abbaglianti avrebbe  alzato  la  mano  cli  fronte  al  viso,  lo avesse   riconosciuto  per le  singolarità del suo veicolo,  che tuttavia  secondo  la difesa non è poi così evidente.   Il teste inoltre  avrebbe sempre  detto che  in  quell’occasione  l’imputato  indossava  un giubbotto  chiaro  e  non  già  marrone   (sommarie  informazioni   testimoniale  27  dicembre  2012,  4 gennaio  2013   e pagina  35 incidente  probatorio),   quindi  priva di fondamento è la sovrapposizione operata  in  sentenza  con  l’indumento  descritto  dal  teste  M.  il  quale non parla  genericamente di un giubbotto marrone,   bensì  marrone  scuro  (sommarie  informazioni  testimoniale 22 aprile  2013.

Nel riportare  la testimonianza del G. il giudice afferma  che egli ebbe  l’impressione che  la donna vestita  con  pigiama   rosa    e  provenisse   dai  campi.   Invece   iI  teste  non  descrive   nell’incidente probatorio   l’abbigliamento  della   donna,  così  come  non descrive   specificamente  il   colpo  in  testa che   costei  avrebbe subito  nel salire  in  auto  perché  indica   solo  il  rumore dello  sportello,   ad ogni modo dall’ispezione del veicolo  condona  dagli  inquirenti nella mattina del 14 gennaio 2012 e nelle successive   ispezioni  non  vi  era  traccia  di  questo  urto (…) . Lamenta ancora  l’appellante  che se la lite tra le   figure e  voci  maschile  femminile era avvenuta a volume   così  alto da essere  percepito  dalla  moglie  del  G. da casa a 150  m dal luogo dei  fatti,  il teste  che si  trovava a una distanza  più ravvicinata,   avrebbe dovuto   percepire  anche   il  contenuto del dialogo. (…)

 

La visita di Logli a casa di G.:

Lamenta  ancora  l’appellante   in  relazione  alla presunta  visita del  Logli   a casa G.  la  mattina  del 14 gennaio 2012, che   il giudice   si sia astenuto dal  pervenire a  conclusioni precise  sull’orario: la suocera  R. nelle  sit del  13/4/2013  parla  delle  10.00,  ma  si tratta  di orario  impossibile.  Il fatto che dai tabulati  telefonici  emerga  che  l’imputalo  alle ore  9,06  di  quel mattino il  Logli   fosse lontano  da  casa  è  irrilevante  poiché  egli  stesso  aveva  ammesso  di  essere  uscito  per  cercare   la moglie.  Sbaglierebbe  il  giudice  a  ritenere  che  il  Logli  non  fosse  presente  in  casa  alle  ore  9,36 richiamando   una   telefonata  fatta  dall’utenza  domestica  dell’imputato  all’utenza  della  palestra, poiché  si trattava  invece  proprio  di  quella  telefonata  fatta  su suggerimento  della madre  al  momento in cui l’imputato  rincasò  (Sit imputato  15  gennaio  2012).  Quindi  l’imputato  è in  casa almeno  dalle ore 9,36  fin  dopo  le  ore 9,53  orario  della  telefonata  fatta  dal  cellulare  del padre  al cellulare  della Geste ma in uso all’imputato, ( ma, rileva   questa  Corte,  che se l’imputato era in casa e aveva  usalo l’utenza fissa non   è chiaro    perché  il padre  lo cerchi   al cellulare).  Successivamente  al rientro  del padre, alle ore  10.15  egli chiama  il maresciallo C.

Dopo  le   9,53   ci  sono   una  serie   cli   telefonate   dimostrative  che   l’imputato   si  trovava   a  casa (dall’utenza  fissa chiama  lo  zio  della  moglie  alle  9,59,  dall’utenza  cellulare  personale  chiama   la cugina  della  moglie   alle  ore  10,05,  e dall’utenza  Geste  chiama  il  maresciallo  C. alle   10. 14, dall’utenza personale  chiama il  teste  M.  alle ore  10.23,  dall’utenza personale  chiama  la B. S.  alle ore 10.27 e alle ore  10.30  riceve sul cellulare Geste   la chiamata  del  maresciallo C.)  In definitiva  nel lasso  temporale  fra  le 9.59 e le  ore  10.41  vi sarebbe  la  certezza  che  Logli sia  presso   la  sua  abitazione  poiché  è  ivi   presente  quando  giunge  il  padre  successivamente  alle telefonate  intercorse  fra i   due alle  ore 9,53  ed è certamente  presente quando  giunge  il  teste  M. F.  intorno  alle  10, 30.  Nel  frattempo  non  avrebbe  potuto  allontanarsi  di casa  visto  che  fra l’una  dell’altra  telefonata  non passano  più di  tre minuti,  ma il  giudice  non avrebbe  dato  peso a tali risultali,  basandosi  solo sull’analisi  delle celle agganciale  che nel caso  di  specie  non è significativo poiché  la  cella dell’abitazione  dell’imputato  e la  stessa  di quella dell’abitazione del  teste.

Anche  la possibilità  che  la  visita a casa  G.  si avvenuta successivamente alle  ore  9.30 è sconfessata  dalle risultanze  probatorie.   Il G.  colloca  la  visita  tra  le  11.00  e le  ore  11.30,  senza  peraltro  carattere  di certezza.  Ma anche  la  collocazione in  tale  orario  è smentita  da altre risultanze:   il  M.  afferma  di essere  stato  ancora   in  compagnia dell’imputato  alle  ore  11.30  allorché  chiamò  sua  moglie.  Ma  vi sarebbe  un  ulteriore  elemento  che  destituisce  di  credibilità  il  teste  G.:  questi  afferma  che  nel corso della  visita l’imputato gli avrebbe  mostrato  una foto  della moglie   che egli individua nel corso delle  sommarie  informazioni  testimoniale  del  20  aprile  2016.  La stessa  foto  viene  poi  esibita nel corso  dell’incidente  probatorio  e ancora  una  volta  riconosciuta  dal  teste,  ma tuttavia si tratta  della foto  che sarebbe  stata     divulgata  per  le  ricerche  solo  a partire  dalle  13.00   come  da testimonianza C. F.  del  29 aprile  2013  che  afferma  che  la  foto  gli  fu  consegnata fra le  ore  12.45   e le ore  13  perché   nel  frattempo  stampata   dal  figlio  dell’imputato;  questa  circostanza  è  confermata anche  dal teste M.  e dal comandante  della polizia municipale grazie  A.,  nonché  dal figlio stesso  dell’imputato  nel corso  dell’intervista  difensiva  depositata  in  data  28 febbraio  2015.  Queste dichiarazioni  sono  suffragate  dalla  relazione  tecnica  sul  materiale  informatico  depositata  in  data 23/12/2013,  dalla quale si evince  che dalla cronologia del computer era stata evidenziato un evento, databile  al  I 4 gennaio 2012 intorno alle ore 12,43  relativa al rinvenimento di più foto della  Roberta Ragusa,  di  cui  una  in  particolare  che  pare  essere  la  stessa  mostrata  dalla  trasmissione  “Chi  l’ha visto”.  Sempre  dalla  deposizione  del L.  D.  emerge  che  questa fotografia  non era mai stata stampata  prima  e che  non  vi era alcuna  fotografia  incorniciata  nell’abitazione.  Cioè   è riscontrato anche  dalla  deposizione  di  Z.  S.  che  riferisce  a sommarie informazioni  testimoniale  18 novembre   2013,  di aver  visto  in  casa  altre foto  della  donna  incorniciate,  ma  non  di  certo  quella diffusa dalla  trasmissione televisiva, affermando di aver  in precedenza detto  falsamente il contrario solo  dopo   molte  insistenze  la  parte   della  giornalista.   Non   si  comprende  pertanto   come   venga considerata  irrilevante  tale  circostanza   contrastante    con  le  risultanze  istruttorie.

Ulteriori  rilievi sulla credibilità del G.emergono dal verbale di sommarie informazioni  16 maggio  2013  rilasciato su   sua  presentazione  spontanea   dopo  l’incidente  probatorio. In  quella  occasione   il  teste  afferma che circa due giorni  dopo  la  visita dell’imputato  a casa sua, quindi  il  16  gennaio  2012,  egli  facendo una passeggiata  aveva  notalo  lungo  via Gigli  davanti  al  cancello   verde  presso  il  quale  si  trovava l’autovettura   Citroen macchie  di sangue  rosso di forma circolare sull’asfalto al margine  della strada a una distanza  di circa  50  cm dall’erba e di  non avere  riferito  tale  circostanza  poiché  non era sicuro che si trattasse di sangue  umano.  L’ omessa valutazione di tali  dichiarazioni    è in contrasto con  la necessità  di  lettura  unitaria  dell’intero  compendio istruttorio,  segnalato   dalla  Corte  di  Cassazione. A  tale  riguardo    carabinieri  del   Nor  di   Pisa  svolsero  in  data  23  maggio  2013  delle   ulteriori investigazioni,  depositate  il  30  maggio  2013,    seguendo   le  indicazioni  fornite dal  G. sul  posto, che collocherebbero  le  presunte  macchie  di sangue    a una distanza  di circa  30  m rispetto  a quella indicala   dall’uomo  nel  verbale  sommarie  informazioni  testimoniale  appena  due  settimane  prima. Ciò     destituiva  di  credibilità  l’intera  deposizione  del  G.  e  dei   suoi   familiari.  Né   le  sue contraddizioni  potevano    essere  giustificate  dall’asserito  timore  nutrito  nei confronti  dell’imputato non risultando agli atti alcun  comportamento   che ne potesse dar  adito.

 

Così i legali di logli contestano le dichiarazioni della moglie di G.:

G. A.:   Analoghe  critiche vengono  formulate  anche   nei  suoi  confronti.  Numerose sarebbero  le  versioni   rese  dalla donna  prima  dell’incidente  probatorio  ciel  30  aprile  2013:    nel verbale  di  sommarie  informazioni  testimoniali  del 10 ottobre  20 1 2  e  del   11  ottobre  2012    la  donna afferma  che  l’autovettura  era  in  sosta  con  i  fari  spenti  sul lato  sinistro  della  strada  con una persona sul  posto  guida    di  cui  non  avrebbe  riconosciuto  il  sesso;    successivamente  il  4  gennaio  2013 afferma che era un’auto di colore scuro e che il compagno  nell’incrociarla  fece qualche commento. Nell’incidente probatorio del  30 aprile 2013   la teste   avrebbe mutalo sensibilmente  versione  dando collocazione  temporale, ore  0,40  all’avvistamento,  parlando  di  un’autovettura  Ford station  wagon scura  con  un uomo  seduto  alla  guida,  riportando  i   commenti del  marito, essa  inoltre   afferma che l’auto  era  sul  margine destro  della  carreggiata con  la  parte anteriore  rivolta verso  il  passaggio  a livello e che il marito riconobbe  nell’uomo il signore  della scuola  guida. In definitiva si rilevano  le seguenti contraddizioni: identificazione  dell’auto     e  del  suo  posizionamento:   nelle  prime  tre  sommane  informazioni testimoniale l’autovettura sarebbe  stata di piccola  cilindrata e posizionata sul  margine sinistro  della strada  in prossimità della  prima strada  inter poderale  sulla sinistra  cli via Gigli,  dopo il passaggio  a livello, posizione diversa  da quella riferita dal G. (subito dopo il  passaggio a livello in prossimità dell’abitazione  ivi  presente  e  alla destra  rispetto  al  proprio  senso  di  marcia),   poi  modifica   la versione  circa  il colore  del veicolo,  mantenendo    l’indicazione di un’utilitaria, mentre già il marito parlava  di  una  Ford  Escort,     infine    modifica  la  propria versione   solo  in  data  9  maggio  2013 allineandosi  alla versione  del  marito. All’interno  dell ‘autovettura:   nelIe  sommarie  informazioni   10  ottobre   2012  e  11    ottobre 2012,  27 dicembre 2012  dice che  non è in   grado di   riferire  se si  tratti  di un uomo  di una donna   e solo nell’ultimo  caso  parla  di un  possibile  commento  del marito,  successivamente sviluppa  tale tesi, il  4 gennaio  2013  fino a divenire  precisa  il  9 maggio  2013   quando  dichiara   che  l’individuo era un  uomo  e che  il  marito lo  aveva  riconosciuto,  allineandosi  anche  in  questo caso  le  dichiarazioni  del G.

Si tratterebbe   quindi  di  testi  che  avevano  concordato  la  versione  da dare all’autorità giudiziaria. Quanto all’orario  la teste  ha parlato delle  ore 00,40,  affermazione  non  casuale  perché  confermerebbe ex post quello indicato dal marito  nel corso dell’incidente probatorio.

Anche  in questo caso  le giustificazioni   delle contraddizioni  fornite dal teste   sono  insoddisfacenti. Rileva   l’appellante  peraltro  che  il  giudice  utilizza  nella  motivazione  una  parte  della  intervista rilasciata del G. alla trasmissione tv del  13  marzo  2013  che non risulterebbe  acquisita aglatti.

 

Dopo aver contestato le dichiarazioni di G., ne vengono contestati i riscontri riconosciuti in sentenza:

Prive  di  pregnanza  probatoria  le  circostanze  assunte  a riscontro  delle  testimonianze:  la conoscenza tra  le  coppia   dei  testi  e  i   Logli-  Ragusa   non  è  mai  stata  contestata  dalla  difesa.  Quanto  alle intercettazioni    menzionate   in  sentenza,    la  indicazione  della  particolare vistosità  del  veicolo  del G.   contenuta nel  dialogo    non    proviene     dal    Logli  ma al  G.  stesso.   I  due  testimoni  non avevano  mai parlato di un’autovettura azzurra  bensì solo di colore chiaro, anzi  il  G.  non solo non parla  del colore ma  neppure  del  modello  dell’autovettura   ( rileva tuttavia la   Corte che  qui  vi è un’inesattezza  perché il  G. parla proprio  di una Citroen tanto  che   la difesa  insiste   nel richiedere al teste di  descrivere a memoria i   dettagli  della carrozzeria della Citroen). Insomma  i    due  testi  sono   inattendibili:  la  presenza  di  Logli  in  macchina   su  via  Gigli  è  stata affermata  ma  in  modo   contraddittorio  da  ciascuno  di  essi,  non  si  ha  identificazione  certa  del secondo   veicolo   quale   Citroen  C3  e  tanto meno  del  suo  colore;   le  visite  del  Logli  a  casa  dei testimoni  sono  inesistenti;  la  donna   che  il   G. avrebbe  visto  non è stato  accertato provenire  dai campi    ma  il teste ha  riportato  solo  una  sua sensazione.  Inoltre è stata  completamente travisata la dichiarazione  del  M.  circa il  percorso seguito  dal  cane molecolare perché il cane non attraversò la ferrovia.    Quindi  la  traccia  seguita  dal    cane  quindi  smentisce   il  percorso  che  a dire  dei  testi avrebbe  fatto  la Ragusa.  Il  fatto che la donna indossasse  un  pigiama  rosa  non  è riportato  dai testi.

 

E’ poi la volta della seconda supertestimone della notte della scomparsa della Ragusa:

l’appellante non concorda con l’osservazione del primo  giudicante circa la conservata capacità testimoniale  della  signora   P. S. ,    in  contrasto   con  le  risultanze  delle  consulenze  del pubblico  ministero.  Anche  se si volesse  dar credito   all’acquisto di  un farmaco   per  il  mal di denti effettuato  dalla  donna   presso   la  farmacia  comunale  di  via  B. a  Pisa,    l’orario,  stante   le dichiarazioni   della    farmacista    riscontrabili   dagli   scontrini   fiscali,      si   potrebbe    astrattamente individuare  facendo  riferimento  a   due  scontrini    emessi  quella  notte  per  tale  tipologia  di  farmaci uno alle   ore  1,34 e l’altro   alle  ore  1,46.  Partendo  da questo  orario  si dovrebbero  collocare a ritroso i fatti cui la teste afferma di aver assistito.

Secondo  la  teste quest’acquisto  sarebbe relativo  alla sua seconda  uscita di casa, affermando  la  teste di essersi  trattenuta  nell’intervallo  a svolgere  le  faccende  domestiche  e quantificando tale  tempo  in 20 minuti   secondo  le   sit   ciel 23 novembre  2013, ed in un’ora secondo  le dichiarazioni  rese  alla dottoressa  A.,   CT del  P.M .  Tenendo  conto dei  tempi  di percorrenza fra  la casa della  teste  e la farmacia  quantificabili in 10  o 15 minuti   e conteggiando la sosta in 20 minuti, il primo viaggio  non potrebbe collocarsi  oltre  le ore 0,20- 0,40.

L’appellante   trascrive integralmente il colloquio    avuto  dalla teste con  le consulenti  del pubblico ministero.  Queste  dichiarazioni  certificano  il  modo  di esprimersi  della  teste,  che  non  troverebbe riscontro   nella  sommarie  informazioni  testimoniali  rese  il  23  novembre   2013  alla  P.G.  e  il  2 dicembre  2013  al PM.  Che  sarebbero perciò   inutilizzabili perché  non c’è certezza  che siano  state riportate  testualmente le  parole  della  teste.   Si   osserva  come  nelle  dichiarazioni  rese ai  consulenti la teste affermi più  volte di non aver cognizione degli orari perché non  usa l’orologio, mentre  nella sommarie  informazioni  testimoniali  riferisce  che  erano  le  ore 00.10   quando  avrebbe  visto  per  la prima  volta    una  donna   in  pigiama  rosa   lungo  la  via  Dini.  Il   giudice  non  menziona  questo avvistamento   e neppure quello  della  medesima  donna  piedi lungo  la  via Gigli  nel tratto  tra via Dini e  la  ferrovia.   Ad  ogni   modo   se  si  dovesse   conferire   credito  alla  teste  verrebbe   a  cadere   la ricostruzione  contenuta  in  sentenza   secondo   la  quale  almeno  fino  alle  00, 18,  cioè  alla  fine  della telefonata  tra l’imputato e la sua amante,  la Ragusa  sarebbe  stata  in casa.

L’affermazione della teste di essersi  recata per due volte presso  la farmacia  comunale di Pisa, non troverebbe   poi  riscontro  nelle  sommarie  informazioni testimoniali  e   nei   documenti  fiscali  della farmacia.  La  dottoressa  V.  farmacista  in  servizio  quella  notte,    a  sit  del  30  novembre   2013 riferisce di non avere  memoria dei clienti di quella sera e il  libro giornale non riporta la vendita di collutorio o dentifrici  che  la  donna  avrebbe  a suo  dire acquistato   in  occasione  del  primo  accesso presso  la farmacia.  Quanto poi al  medicinale  che sarebbe  stato  acquistato per il mal di denti,  dalla deposizione  del  dentista  risulterebbe  che  era  stato   prescritto  un  altro   farmaco,  quindi   non    si comprende  perché  la   P.  si fosse discostata  dalla prescrizione.

 

Dopo le singole contestazioni ai testi i legali cercano di evidenziare le contraddizioni e le interazioni tra le due testimonianze:

 

G. tra  le  ore  0,20  alle  ore  0,40  vede  il  Logli  da  solo  all’interno  della  Ford  Escori.    e colloca  il  litigio  in  orario  successivo.  P. afferma  invece di aver  visto  nel primo  viaggio  di andata  una  coppia  litigare  in  mezzo  alla  strada.  Partendo  a ritroso  dall’orario  dello  scontrino  della farmacia  ore  01 ,34  essa sarebbe  uscita di casa nella  prima  occasione  fra le  0,30  alle ore 0.40, quindi non collimano gli  orari  del presunto  litigio.

Il G.  ha  affermato  che  quando  uscì  col  cane  non  c’ era  nessuno  che  avesse  assistito alla litigata  mentre  la  P.  afferma  che dopo  aver  oltrepassato  la  coppia  col proprio  motorino  vide un cane  proveniente dalla  strada    dove  abita  la  famiglia G.  e un  uomo  che  lo  seguiva.  Non  è dunque  possibile  che il  teste G. non abbia visto  il motorino.

Niente  viene  detto  in sentenza circa le dichiarazioni del G. relative  alle macchie  di sangue sull’asfalto,  che  rappresentano  una certa  smania   di  protagonismo  del  teste,  evidente   anche  dalla diversa  collocazione indicata  nel verbale  sommarie  informazioni  testimoniale   e nel sopralluogo  col Ris, il giudice  sminuisce poi la  portata delle dichiarazioni  della teste  P.  relativo alla presenza di macchie  di sangue  con  operazione ermeneutica   inaccettabile.  Peraltro  le  dichiarazioni rese  sul punto  dei  due testi sono  in  contraddizione fra  di loro  sia nel la  collocazione che nel la  forma,  e sono smentite  anche  dalla  circostanza che nessuno  dei cani utilizzato  per le ricerche  si sia mai portato  in quella  zona.  Non  è dunque  condivisibile l’affermazione che  le due  testimonianze si confortino e addirittura si arricchiscano a vicenda.

Ulteriormente inattendibile si rivela la P. ,  allorché  nell’esame condotto  dai consulenti tecnici  del  pubblico  ministero, affermò  che  due  giorni  dopo  la scomparsa della  Ragusa  vi  fu  un incendio  lungo  la  linea ferroviaria,  fatto questo   mai accertato.

A conferma della  sua  incapacità  testimoniale  vi è il  fatto che  essa  definisca  il  Logli  sempre “un brutto muso” e che  il  10 dicembre  2013  si rechi addirittura  come ha lei stessa ammesso, con rabbia, presso  l’autoscuola per aggredirlo accusandolo dell’omicidio della  moglie,  di aver  fatto il fuoco  e fermato  il  treno.  La    deposizione  P.     è dunque   con  buona  probabilità  da  ricollegare  alle suggestioni  ispirate dei programmi  televisivi che segue in  grande quantità e con grande  curiosità.

Né  tanto meno  la  credibilità  della  teste  può  essere   ancorata,  come    operato  in  sentenza,     alle conferme  provenienti  dalla  madre B. A.  nelle  sit   28 novembre  20l3.    La madre  colloca  la data delle confidenze ricevute  dalla figlia “uno  o due giorni prima che si diffondesse la notizia della scomparsa   di  Ragusa   Roberta” senza    migliore   collocazione  temporale   e senza  dire come  essa rosse  venuta    a  conoscenza  della  scomparsa.   L’inattendibilità  della   B. A.  è  a  sua  volta palesata  dalla   minimizzazione  circa  la  gravità  delle   compromissioni   psichiche  ed intellettive  dei suoi   familiari,  figli  della P.  e della  P. stessa,  per i   quali  essa aveva  rappresentalo   il  punto  di riferimento e di   sostegno. Il fatto che  la famiglia avesse  quale  punto  di riferimento la nonna,   contraddice  I’ affermazione     contenuta   in   sentenza      che   la   P.  tutto   sommato conservasse  delle capacità  tali  da consentirle  di  svolgere  una  vita  normale  e di  accudire  i   propri figli.  La B.  sentita  dai consulenti  del  PM   affermò  che dopo  ci fu  un incendio  che aveva  visto anche  lei, ma che solo la  figlia S. lo aveva  visto appiccare  al Logli.  Si  tratta per contro di un fatto mai accertato.  Non  è poi vero quanto affermato  a pagina  68 della sentenza  che la   P.  prima della  diffusione della  notizia della  scomparsa   avesse  riferito gli  stessi  accadimenti  a tale  C. O.:  quest’ultima  nel  verbale  sommarie  informazioni  testimoniale  del  10  giugno  2013    colloca tale  confidenza a  poco  tempo  prima cioè  il  1 giugno 2013,   quindi ad oltre   un anno e mezzo  dalla scomparsa, e ne riporta   un contenuto  affatto diverso  rispetto a quanto  versato  in atti dalla  P. (  le   avrebbe  cioè  detto  di  aver  visto  delle  gocce  di sangue  e     un  uomo  incappucciato  che    le spazzava).

II   primo  giudice  ha infondatamente   criticato  le  conclusioni  di incapacità  a testimoniare  formulate dai consulenti  del pubblico  ministero  in   base a … ( qui i legali si addentrano in alcune valutazioni critiche sulle metodologie di valutazione di eventuali deficit della teste…)

Anche se  si  volesse  aderire  alla    tesi  di    una  incapacità  solo   parziale  della  teste,  si   sarebbe  dovuto egualmente    disporre  ulteriore  approfondimento  al  riguardo  dato  il  giudizio  di  inidoneità  assoluta acquisito agli atti.  Viceversa si doveva  tener conto che nel momento  in  cui  la   P.  rese  la  sua testimonianza  le  dichiarazioni  ciel   teste  G.  erano  giù  di  dominio  pubblico  e  che  la  donna  era un’assidua  telespettatrice di trasmissioni  (…).

Dopo aver contestato i testi a sfavore, è la volta della supposta mancata valutazione dei testi a favore della difesa:  C. F.  e C. S.:

Si  censura   la sentenza nel  punto  in cui  riserva  scarsa  attenzione  alle  dichiarazioni  rese  dal  teste C.F.  poiché   costui avrebbe  ammesso  di aver mentito  allorché raccontò  di aver visto  una donna uscire  dall’abitazione  dei   Logli   la  sera  della   scomparsa  della   Ragusa,   sostenendosi  che     era scarsamente credibile   che   non lo  avesse   subito posto  in  correlazione con la   vicenda  Ragusa.   Che la   sua credibilità era  minata  dall’invio  dell’esposto  anonimo   condotta particolarmente anomale vista la  funzione  di vigile  del fuoco  e dal rifiuto  di   fornire   elementi  utili  alla  verifica  delle  sue informazioni.

Secondo   la  difesa  viceversa  non  si  era  tenuto  conto  del  fatto  che  nel  verbale     di  sommarie informazioni testimoniali del  26 settembre  2013    il  teste,   dopo  aver  dichiarato    di aver    detto  su sollecitazione degli  inquirenti che  la storia  in precedenza raccontala  era falsa,   aveva  modificato la propria  versione   confermando    invece  l’autenticità del  racconto.   Infatti  smentendo  la precedente smentita,   egli afferma che quella  notte  aveva  visto uscire  dal cancello  una donna  con una vestaglia da  casa   sopra un  indumento  da  letto,  entrare   di  corsa  dentro   una  macchina  piuttosto   alta, confermando  di aver  ricollegato ciò  alla scomparsa della  Ragusa  dopo circa tre mesi    dai  fatti e di aver optato per l’esposto anonimo  per evitare  il  proprio  coinvolgimento mediatico.  Nelle  successive dichiarazioni dell’8  ottobre 2013 egli  integrò  le sue affermazioni  indicando il modello  del veicolo  in una  Mitsubishi   Pajero   di vecchia costruzione,   asserendo  di aver subito  parlato  cli  ciò la propria moglie  M. A.;  affermò  inoltre nel successivo verbale  del 28 gennaio  2014,  di aver sentito  un urlo di donna  mentre col proprio  veicolo  transitava  in prossimità dell’incrocio  fra via Dini e via dei Gigli, prima di giungere  davanti  alla casa dei Logli  da cui sarebbe uscita  la donna.  (Avrebbe  sentito l’urlo  all’incrocio  tra  via  Dini  e  via  dei  Gigli,  senza  vedere  nessuno,   poi  proseguendo  mentre transitava davanti  ali’ abitazione dei  Logli  avrebbe  visto  la  donna  con  la  vestaglia  chiara  salire  a bordo di un fuoristrada guidato  da un uomo,  dichiarazione estremamente incredibile)

Effettivamente   l’invio  della  missiva   anonima   proveniva,  come  accertalo   dei  CC  dal  computer dell’ imputalo,  e  la  moglie  sentita   in  data  30  settembre   20 l 3   confermava  i I   racconto   del  marito spiegando   le ragioni  per  le quali   questi  aveva  deciso  cli  intervenire  in forma anonima, tuttavia la sentenza  aveva  acriticamente sostenuto  la non credibilità del teste   nonostante  le similitudini  con il comportamento del   G.,  cui era stata riservata ben altra attenzione.

 

Gli  avvistamenti.  Contrariamente alla corte di primo grado ovviamente i legali della difesa tendono a ritenere potenzialmente credibili alcuni degli avvistamenti, che non elenco ( come fatto per la sentenza )riportando solo le conclusioni:

Il giudice    avrebbe   tracciato  di  verosimiglianza senza adeguati  approfondimenti,  alcune testimonianze  dalle  quali  emergerebbe  l’esistenza  in  vita  di  Roberta   e  conseguentemente  il  suo allontanamento volontario.

 

E’ poi la volta di quelli che la sentenza di primo grado aveva definito come ‘indizi primari’ ed essere oggetto di contestazioni:

Conversazione con  R.M.:  da questo colloquio  secondo  il  primo   giudice  si evinceva  che il  Logli   fosse    a  conoscenza  cli  particolari  diversi   rispetto   a  quelli   diffusi  dalla  trasmissione televisiva  sia  allorché   effettuò   il presunto sopralluogo  in  via Gigli anziché  in  via Dini, sia  quando parlò   al plurale  di testimoni  nel corso  di una conversazione con  la  C. S., quando  fino  ad allora si  sapeva  che  il  testimone era uno  solo.   L’interpretazione  è errata:   il  giudice  non ha tenuto conto  che  in  realtà   I’ invito  a guardare  dentro  l’auto  era  riferito  a un veicolo  parcheggiato   in  un tratto di via Gigli   all’incrocio  con via Dini, quindi  non nel punto  in  cui il  G. aveva  affermato  di aver avvistato  l’imputato,  e che  nel servizio  televisivo  in  realtà  si parlava  di due testimoni  anziché uno,  il  primo  già  sentilo  dagli  inquirenti   l’altro  conosciuto  dai  giornalisti.  Del  resto    l’imputato sapeva  già  fin  dal  febbraio  2012  di essere  sottoposto  ad  intercettazione  visto  che  in  tale  periodo   staccò dalla propria auto un apparecchio trasmittente.

Stralcio  dell’intervista  acquisito  all’udienza  preliminare  del   18  novembre  2016:  anche  in  questo   caso  l’intervista  è   priva  di valore  indiziario:  il  riferimento  alla  mezzanotte  da parte  dell’imputato non è riferito all’orario di allontanamento della  moglie da casa,  ma è stato  influenzato dal dialogo precedente  relativo all’orario   di  chiusura  della  scuola  da  ballo e ad ogni  modo  il  senso  è che  si trattasse  di un’ora in cui era ancora  buio.

Erronea  era  l’interpretazione  delle  fonti  probatorie  dalle  qual i    il  giudice  aveva  ritratto  la  tendenza al  mendacio da  parte  dell’imputato:   la  conversazione  telefonica  del  26  giugno   2012  con   la C.  S.    era  giustificata dall’esigenza di  tacere  la relazione   per  non  nuocere  alla ragazza stante   la  particolare  rigidità  del  gruppo   religioso  (…)  al   quale   la  donna apparteneva.  E anche  il richiamo  alle dichiarazioni  di M.  M. non trova  riscontro  alcuno  negli atti,  risultando   invece  comprovata  la  falsità  delle  accuse   della  donna.   Per  contro   la  positiva personalità   del  Logli,   la  sua  pacatezza   e  la  sua  precisione,  erano  attestale   da  numerosi   fonti testimoniali.

L’alibi  falso:  la  dissertazione operata  dal giudice  sulla differenza  fra  alibi  mancante,  alibi  fallito  e alibi  falso, non  ha  rilievo  nel  caso  di specie  poiché è infondata  l’affermazione della  falsità delle dichiarazioni  del  Logli.

Non  vi  è  alcuno  che  contraddica    la  sua  tesi  e  non  vi  è    stata  da  parte  sua  nessuna   negativa interferenza rispetto alle ricerche sulla moglie scomparsa.

Secondo  la difesa   mancano  dunque    i    requisiti di gravità precisione  e concordanza degli  indizi di colpevolezza   la cui  disorganica lettura   non  si misura  con  il  complesso  indiziario. Non  è corretta l’affermazione  per  la  quale  dalla  lettura  della   sentenza   della  Corte  di  Cassazione  emergerebbe l’impossibilità  di  sostenere   l’ipotesi  alternativa  all’ omicidio,  ma  ad ogni  modo    l’impossibilità  di sostenere   l’ipotesi  alternativa all’evento  morte  rileva  in  merito  al convincimento  sulla  sorte  della scomparsa,  ma non  assume  rilievo  indiziario  nella fase di iscrizione di responsabilità  nei confronti di alcuno.  L’ aver fugato  I’ ipotesi alternativa al  decesso   non  è equivalente all’aver individualo  il responsabile.  Se anche   fosse  provato  l’evento  morte,   la  prova  della  responsabilità  deve  seguire autonomi   percorsi.  La  Cassazione  ha   rimesso  al giudizio di  merito  la valutazione degli  elementi d’accusa,  senza  porre  ostacoli  a un successivo  provvedimento cli proscioglimento di assoluzione.

Sarebbero   infondate  le    affermazioni  contenute  a pagina  99 della sentenza poiché: il  fatto del  Logli  affermi  di essere  rimasti  in  casa a dormire  la  notte  della  scomparsa non ha trovato alcuna  smentita;             la   momentanea  negazione dell ‘adulterio   è  giustificata  dalla   necessità   di  proteggere   la C. proprio  nell’ottica di  un ritorno  a  breve della  moglie; l’auto  subisce  realmente  un  guasto   imprevisto  e  non  viene  sottratta  al  controllo   degli inquirenti,  ma ad ogni  modo  l’interesse  si sarebbe  dovuto  concentrare sulla  C3 e  non sulla  Ford; priva  di valore la circostanza che  un giubbotto  di colore diverso  rispetto a quello  indicato dal teste d’accusa  G.,  fosse rimasto sull’auto; ancora una volta  il graffio  è uno e il  Logli ha dato tutte  le spiegazioni del caso.

Il  Logli  non si  è  recato  a casa G.  né la  mattina,  né il  pomeriggio;  l’inattendibilità del  G.  sul punto travolge  le  altre  sue dichiarazioni.  Dalla deposizione di  A. D.  rese  in  data  13 agosto  2012  nonché  di B.A.  emergerebbe che i I  pomeriggio  il  Logli   è rimasto  in  casa; anche  C. R.  riferisce di  aver appreso  dalla  madre che  14  gennaio   verso  le  le  17   Logli Antonio    e V.  avevano  perlustrato  il  perimetro dell’appezzamento di terreno,  altri testi parlano  della presenza  del Logli  nel pomeriggio. Conseguentemente non si vede quando  l’imputato si  possa  essere  recato   nel  pomeriggio    dal  G..   Dell’ispezione  corporale   riferisce  il  teste A.  per averlo  appreso  dal Logli nel pomeriggio  del  14  gennaio,   è anomalo  invece che ciò non sia stato verbalizzato dai carabinieri.

Si è erroneamente  ritenuto  che  la  Ragusa  non  avesse  proprie  disponibilità  economiche basandosi sulla  deposizione  della    Z.  e  non  tenendo     conto  del   fatto  che  Roberta   fosse  intestataria esclusiva  di   un  conto  corrente   e  di  un  rapporto  di   gestione  di  titoli.  Ulteriormente  smentita l’affermazione  della   Z. secondo   la  quale   la  Ragusa   non   sarebbe  mai  andata   via  di  casa abbandonando i  figli,  poiché  anzi  dalla  deposizione della  zia A. A.  del 26 gennaio  2012 emerge  che  due  mesi  prima ella  affermò,  lamentandosi di   dover  fare tutto  da sola in casa,    che avrebbe  voluto  lasciare i  figlioli al padre e ai nonni per far capire  loro quanto  lavorava e alle critiche della zia affermò  che non avrebbe  voluto andare  in giro ma”  in  una pensione a riposarsi”.

 

come ovvio, oggetto del ricorso è anche la ricostruzione dell ‘omicidio:

la  ricostruzione  dell’omicidio  operato  in  sentenza   non  troverebbe  riscontro   nelle  prove  assunte. Come  conformato  da  Ca.  S. la  telefonata   delle  ore  00,18  ciel  14  gennaio si  interruppe  in modo naturale non bruscamente.

L ‘ ipotesi  dell’alterco  fra  i coniugi  era smentito dalla dichiarazione  del  figlio  D.  che  era a letto  e avrebbe  dovuto  percepire  la  lite,  visto  che  la  sua   camera  si affacciava  sul corridoio  nel  quale  si apriva  la  botola  di accesso  alla soffitta da  dove  il  Logli  telefonava;   Non si comprende in  caso  di lite perché  Roberta  non avesse  cercalo  rifugio  presso   i   suoceri   o presso  la  vicina   palestra  dove ancora era  presente  il  titolare  S.  M.  o perché  anziché  scappare  attraverso  i    campi,    non  fosse uscila    sulla  via  Dini  recandosi    a  casa  dell’arnica  C.  M.  o  presso  altre  abitazioni   presenti.

È vero che  i  cani   avevano  seguito  nei campi  la  descritta  traccia  olfattiva,  ma la   P. invece  aveva  riferito  di  aver  visto  la  donna  sia  lungo  la  via Dini  che  nel  primo  tratto  di  via Gigli senza chiedere  aiuto  ad alcuno.  Non  si spiega  poi perché  il  marito  non fosse  corso immediatamente a fermarla e perché  si fosse posizionato  su via Gigli  senza avere la  certezza  che la  moglie  fosse  ivi diretta.

Non  si  comprende  nemmeno   perché    vi  sarebbe  stata  la  sostituzione  dell’auto.   Si  rileva ancora  che  il  luogo  dove  si  sarebbe  verificata   la  lite,  per  strada,  non  è    stato  raggiunto  dai  cani molecolari  nel  corso   delle  ricerche.   Quanto   all’asserito  cambio   dell’auto  vi  sarebbe   una  errata lettura comparata delle  dichiarazioni di  G. e  la  L.:  il G.   avrebbe  avvistato   la  Ford Escort su  via  dei  Gigli  10 o  15   minuti  dopo  rispetto   alle  ore  0,30.  Quanto   alla  L.,  era  risultato accertato  che  essa   alle  ore 00,08 avesse  telefonato  all’amichetta  della  figlia  per  comunicarle  la  fine dello  spettacolo  e  la  ripartenza   dal  circo,   e quindi  nel  rincasare  sarebbe  passata  per   via  Dini  e avrebbe  scorto  la  Ford  Escort  parcheggiata  dentro  il  recinto  cli  casa  Logli    come  da  lei  indicato verso  le  ore   00,30- 00,40.  Considerando che  il  percorso tra il  circo e casa  Logli  è cli  15  o 19  minuti ( carabinieri       ROS    14    maggio    2014)    se   ne   ricaverebbe   che   la    Ford    sarebbe    stata   vista contemporaneamente in due posti  diversi  e quindi   vi sarebbe contraddizione.

 

Altro punto centrale nella valutazione e’ quello del omicidio  senza  cadavere:

La  sentenza   è   frammentaria  non   tiene   conto  del   complesso   degli   indizi   e  pare   partire  dal convincimento,   erroneo,    che   la   sussistenza   dell’evento   morte   comporti   cli   conseguenza   la dichiarazione   cli   colpevolezza   dell’imputato.    Quand’anche   si   pervenisse   al    convincimento dell’evento  morte,   anche  a fronte  dell’ asserita   insussistenza  di  ipotesi  alternative,  la  prova  della penale  responsabilità  delle  dell’imputato  circa  la causazione  della  morte  deve  essere  oggetto   di piena     prova.     Conseguenza    dell ‘infondatezza     dell’ accusa     di     omicidio      è    l’infondatezza dell’affermazione  di  responsabilità in relazione  alla soppressione cli cadavere.

La difesa non  sposa  alcuna  alternativa ricostruzione   rispetto alla tesi dell’estraneità dell’imputato, essendo  le  ipotesi  alternative prive  di coefficienti di certezza.  Non  si potrebbe neppure  escludere che  le  la  parte   offesa  avesse   provveduto  a  costituirsi  una  riserva   di  danaro   e  ad  allontanarsi lasciando  anche  i   figli, nessuna  rilevanza  può essere  accordata  alla  programmazione degli  impegni per i   giorni successivi.  Le indagini relative  ali’  ipotesi alternativa all’omicidio non sarebbero  state condotte  con  la medesima tenacia di quelle  indirizzale in senso  accusatorio contro  I’imputato. 

Da ultimo  l’appellante  rileva  come  le  enfatizzate  negative  ripercussioni  economiche    alla  base  del presunto  movente, non sarebbero  state  di particolare rilevanza, non diversamente  da come  avviene in ogni  caso  di  separazione  e  non  comunque   tali  da  rappresentare  adeguato  movente     per  un omicidio. (…)

 

Per ultimi,  il giudice richiama quindi i contenuti della memoria difensiva presentata dai legali di Logli il 26 febbraio 2018 in  ordine all’attendibilità dei principali  testi:

 

Si  contesta che  la  cognata  del   G.,   D. avesse  percepito,  come  riferito dal primo  le  urla della lite.  La donna ascoltata  in data 8  febbraio 2014 affermava di non ricordare di aver sentito  rumori  esterni.

Tanto  la  teste M. che  la madre  del   G.,  P.  A., affermano di aver avuto  notizia   dal figlio  e dalla nuora  di cosa  sarebbe    accaduto quella notte,  solo  dopo  le prime convocazioni da  parte degli  inquirenti,  il  che smentirebbe  che  la  reticenza  dei  due testimoni  fosse stata determinata da condizionamenti e pressioni  in famiglia.

il  G.  non  aveva  mai riferito  agli  inquirenti  di possedere   un’utenza  cellulare,  circostanza resa nota invece da sua moglie.  Ad ogni  modo questa  utenza nella  notte fra il 13 e il 14 gennaio  non genera  alcun  traffico  mentre  invece  è attiva  il  giorno   14  gennaio   a partire  dal  pomeriggio alle 15.00. Ci si chiede  allora  perché mai la  G.  anziché cercare il marito  al suo cellulare,  lo avesse cercato  sul  telefono   della  cognata  per  farsi  andare  a  prendere.  Peraltro   il  G. non  aveva  mai dichiarato  di  essersi   trovato   quella  sera    a  casa  della  cognata.  La  stessa  cognata  non  ricorda  il contenuto  cli  quella  telefonata.  Quindi  non ci sarebbe  prova che  il  G. quel giorno  fosse partito da casa sua.

L’orario di uscita della  signora  G. dalla  pizzeria sarebbe  tutt’altro che certo  poiché  la collega cli  lavoro  A.  E.  S. che aveva segnato  sul diario  l’uscita alle  ore 24.30, afferma che tale  indicazione era approssimati va per  eccesso  o difetto di cinque   o 10  minuti.

ln  data  14  gennaio  2003  dall’esame elci  tabulati  emerge  che  la  G. non  è con  certezza sempre  presente in  casa.  Il suo telefono  aggancia  celle telefoniche  diverse  alle ore  15, 10  e  alle ore 19,26 quindi  non  avrebbe  potuto vedere  il  Logli nel tardo  pomeriggio  presso  la sua abitazione.

Questi dati  proverebbero  la  mendacità dei principali  testi.

Teste  P.:  la  sentenza sorvola  sull’episodio  di (…)  posto    in  essere  dalla teste   in  data   9  febbraio   2014  davanti  ai  Carabinieri  del  Comando  Provinciale  cli  Pisa   riportato nell’annotazione  di  servizio 10 febbraio  2014  (pagina  2188  e seguenti  fascicolo  PM).   La  teste  si sarebbe  portata  in  caserma per  “togliere  la denuncia sul caso  Ragusa” accompagnata dai  due  figli,   dopo  aver  manifestato   un  malore avrebbe posto   in  essere  un  (…).  Si  tratterebbe di  un  (…)  compatibile  con  la  patologia descritta dai  consulenti   del   pubblico  ministero  e  con   le   indicazioni   provenienti   dallo   psichiatra  curante dottoressa M..  Ciò  comprova  il  giudizio negativo  sulla  capacità testimoniale  della  P., soggetto  influenzabile   e   particolarmente  permeabile  agli   stimoli      derivanti   dalle   trasmissioni televisive    sul  caso,  in  primo luogo (…) che  nelle  trasmissioni  del 23  gennaio  2013   e del  13   marzo   2013    prospettava  una  ricostruzione  degli   eventi   in  modo   conforme  a  quanto  poi sarebbe   stato   oggetto  della  testimonianza.   Si  rileva  ancora  una  volta  l’errore   cui   è  incorsa   la sentenza nel collocare il  colloquio fra  la   P. e la teste C.  O. prima  della  divulgazione della   notizia della  scomparsa  della   Ragusa, poiché   quest’ultima  lo  colloca   alla    data   1    giugno 2013. Che  la    P. abbia   dato  corso  alle  proprie  esternazioni  solo  successivamente  ai  citati servizi  televisivi  emergerebbe  anche  dalle  dichiarazioni  del  teste  P. M.  (sit  25  novembre 2013).  Né   la  testimonianza  della   madre   sarebbe  chiarificatrice   poiché  la   B.   colloca  le confidenze della   figlia in  epoca  anteriore alla diffusione della  notizia,   che  comunque si era  sparsa immediatamente nella  zona.  Fra  l’altro anche i  presunti riscontri alla sua testimonianza sono  fallaci poiché non  si  era  trovata traccia della  vendita del  collutorio   e del  dentifricio  presso  la  farmacia comunale  (…) nella   fascia  oraria  considerata,  mentre l’unico  farmaco  pertinente  era stato  venduto alle ore  01,34.  Non  vi sarebbero dunque riscontri  dei transiti  e per  giunta  duplici  della teste  dal  luogo  del fatto.

 

Fino a qui dunque, i motivi d’appello di Antonio Logli, che come sappiamo non verranno accolti se non in pochi punti, come potrete vedere meglio nel prossimo articolo dedicato proprio alle motivazioni della condanna di secondo grado, ovvero alle conclusioni della corte:

 

–>ANTONIO LOGLI, LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA D’APPELLO: ROBERTA RAGUSA E’ STATA UCCISA.