L’OMICIDIO RAGUSA NELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO: IL FATTO E LA VERSIONE OFFERTA DALL’IMPUTATO

…il giorno  14  gennaio  2012,  sabato,  alle ore  13.32  l’odierno  imputato  Logli  Antonio denunciò  presso la stazione dei  carabinieri  di  San  Giuliano Terme  la scomparsa  della  moglie  che  riteneva essersi allontanala di casa  fra le ore 0,00  e  le ore  6,45  dello stesso  giorno in stato di confusione mentale verosimilmente  cagionato eia  un  incidente  domestico  accaduto  qualche  giorno  prima,  10  gennaio 2012,  nel  corso  del  quale  la  donna  aveva  battuto  la  testa.  Il  Logli  fu  ascoltato  più  volte  dagli inquirenti  a  sit.  Il  giorno  della  denuncia,   14  gennaio  2012,  affermò  che essendosi  svegliato  alle  ore 6.45 si  era accorto  che  la  moglie  non era più nel  letto  accanto  a lui.  Controllata   la  porta d’ingresso che  non  risultava  chiusa  a  chiave,  ritenne  che  la  donna  si  fosse  allontanata   in  pigiama, forse  di colore  rosa,  perché   tutti   i vestiti   indossati   il   giorno   precedente  erano   ancora   sulla  poltrona.   Si accorgeva    che  le  chiavi,  il  cellulare,  l’autovettura  e gli  effetti  personali  della  moglie,  documenti borsa  e  soldi  erano   stati  lasciati  a  casa.   Introduceva  quindi   la  possibilità  che  la  stessa  si  fosse allontanala  in   stato  confusionale   a  seguito  dell’   incidente  domestico   occorso   il   precedente  1 0 gennaio,   allorché   nel  sistemare   dei  cartoni   in   soffitta,   egli  nel  perdere   l’equilibrio  era  caduto addosso  alla moglie  facendole  battere  la testa.  Benché la donna  non avesse  lamentato  dolore  se non al  gomito  e non  avesse  esternato  altri  problemi,   il  giorno  precedente si era  recata  dal  medico  di fiducia il  quale  l’aveva rimproverata per non essersi  recata al pronto  soccorso,   l’imputato  ventilava dunque  la possibilità che l’allontanamento   fosse  dipeso  da  perdita  di memoria.  Nelle  dichiarazioni rese  il  15  gennaio    2012 affermava  di aver  consigliato  alla  moglie  di recarsi  all’ospedale  temendo una frattura,  ma  di essere  stato  rassicurato dal fatto  che costei  aveva  ripreso  a svolgere  le  normali incombenze  domestiche, asseriva che  il  rapporto coniugale  era privo  dì ombre  e non vi era  alcuna crisi  in  atto,  escludendo che  la  moglie  potesse avere  un’amante  e negando  di coltivare  egli  stesso altre  relazioni.   Nelle   dichiarazioni  del  16  gennaio  2012  ricostruiva gli  accadimenti  che  avevano preceduto   la  scomparsa,  affermando  che  la  sera  del  precedente  13  gennaio,  verso  le  23.00,   si era recato in  autoscuola per mettere  un po’  d’ordine,  ritornato  a casa mentre  la moglie  si trova ancora  in cucina.  sì  era  portato  in  soffitta  a  fare  delle  riparazioni,   verso  mezzanotte,  lasciando  la  moglie intenta  a vedere  la  tv e a compilare  la  lista  della  spesa  per  il  giorno  dopo,  era  andato  a letto.  Era stato   svegliato alle  6.45   dalla   sveglia  attivata  sul   cellulare  della moglie,  di cui subito  constatava l’assenza.

Dalle  prime  indagini    sulla  scomparsa,  sviluppate  nei  giorni  successivi,   emergeva per  contro  un quadro  familiare molto più complesso   e l’esistenza di  una profonda  crisi  coniugale  cagionata dalla stabile relazione extraconiugale dell’imputalo con tale S. C., collaboratrice dell’autoscuola gestita  dai   coniugi   e  amica   della   stessa   parte   offesa.   A  questa   scoperta   si  pervenne   non  per spontanea   scelta  del!’ imputato   ma  perché,   come   sì  chiarì   poco  dopo,   l’amante  si  era  mostrata determinata   a     riferire   della   relazione   agli   inquirenti.   Nel verbale  di  sommarie informazioni testimoniali  rese  ai Carabinieri   il   16  gennaio  2012,  S. C.  chiarì  che  la  sua  relazione   con l’imputalo  durava  da circa  otto anni e che aveva  preannunciato all’imputato  la sua volontà di recarsi dai Carabinieri  per rivelare  la  loro  relazione.  Nel  verbale  di sommarie  informazioni  testimoniali del 17  maggio  2012  dichiarava difatti che aveva  sentilo  il  bisogno  di rivelare  alle autorità della relazione sentimentale con l’Imputato e delle  istruzioni da costui  ricevute  di distruggere i   telefoni e  le schede dedicate  che essi  avevano  usato  per comunicare fra loro.  Fu così che  il   medesimo   16  gennaio  2012 pure  l’imputato  confermò  l’esistenza  della   crisi  coniugale  e  della  relazione  clandestina,   che  in  un primo  momento  a suo dire  aveva  tenuto  nascoste  per proteggere la  ragazza,  Ammise  peraltro  che la  moglie aveva  dei sospetti  che  lui aveva  cercato  di  fugare,   maturati  per averlo  sorpreso  in  una occasione  al telefono con S. (…)  In definitiva secondo  il primo  giudice  il  Logli, a partire  dal  14  gennaio   2012,  rese  una  serie  di  dichiarazioni  inattendibili  tese  a  stornare  da  sé  i sospetti.

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