L’OMICIDIO RAGUSA NELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO: LA TESTIMONIANZA DI P.S.

 

A riscontro della veridicità di quanto  narrato  dalla  coppia  G e  G.A.    soccorre,  secondo  il primo giudice,   la  deposizione  di  tale  P.  S.,  teste  essa  pure  abitante   in  via XXX. Costei asserì che nella notte  fra il  13 e il 14 gennaio  2012 era uscita  più volte di casa per acquistare  dei medicinali da somministrare  alla  fìglia  sofferente  per  un forte mal di denti.

Nel corso  del  primo  viaggio  verso  la  farmacia  procedendo  su via Gigli  verso via  Lenin,  notò  poco più avanti del passaggio  a livello una coppia  in mezzo di strada  nell’atto di litigare nei pressi cli una macchina    chiara   e dalle  forme  arrotondate,   passando   accanto  riconobbe  nell’uomo  il  Logli  che conosceva  in  quanto   titolare di una autoscuola sita nei pressi.  Proseguendo  più  avanti   incrociò  un cane seguito da un uomo che proveniva  da una  traversa  sterrata,  dove per l’appunto  abita la  famiglia G., persona  che tuttavia non riconobbe.

Aggiunse  che una volta rientrata  a casa, dopo una ventina  di  minuti  tornò  in  farmacia  per acquistare degli analgesici  e lungo il  percorso  notò di nuovo  una  figura  maschile  al centro  della  carreggiata riconosciuta  nel   Logli.   Acquistati  i      farmaci     nel   rincasare  vide  nello   stesso   punto   la  stessa automobile   ancora  parcheggiala  lungo  la  sede  stradale  e successivamente  dalla  finestra  vide  che l’auto  con  a  bordo  il  Logli  ripartiva  in  direzione della sua  abitazione.  

La  teste    riferì  subito  alla madre  B.  A.  quanto   osservato   quella  notte;  costei   a  sua  volta  sentita   a  sit    in  data  28 novembre  2013,   precisava che   l’episodio  raccontato dalla  figlia era avvenuto  1-2  giorni  prima che nella  zona  si  diffondesse  la  notizia  della  scomparsa  della  Ragusa.  Riferiva  la  teste  B. di aver appreso  dalla  figlia  che, nel tornare  la   prima volta   dalla  farmacia,  nello stesso  punto in cui   aveva visto  in  precedenza  i   due  litigare,  vi  erano  delle macchie  di sangue     e che nell’andare  la  seconda volta  in farmacia (non aveva  acquistato tutti  i   farmaci per mancanza  di soldi nella prima occasione), avrebbe visto  il Logli  intento  a ripulirle.  Ritornata a casa dalla   finestra   dell’abitazione aveva  visto la  stessa  autovettura transitare lungo  via Gigli.  Per quanto  riferito  dalla  teste B.,  la  figlia  aveva notato  la stessa  donna che  litigava  con il  Logli,   poco prima  passare  a piedi  in pigiama  lungo  la  via Gigli,  senza  però  riconoscerla.  Precisava  la  teste  B.  che  dopo  aver  appreso  della scomparsa della Ragusa  aveva  ipotizzato  un collegamento   tra tale  evento e quanto   notato  dalla   figlia  ma di essersi  astenuta eia  ogni  iniziativa  essendo    la  figlia    una  persona  timorosa.    La P.    inoltre aveva  narrato  negli  stessi  termini  i   fatti  anche  alla teste   C.  O.,  ascoltata  in  data  10 giugno 2013.

Le  ragioni   per  le  quali   la  P.  fosse  transitala  per  ben  due  volte  dai  luoghi  erano   state verificate   dalla  p.g.   ed  avevano   trovato  riscontro  in  un  intervento  odontoiatrico  praticato   sulla figlia   minore   della  teste   (verbale   sommarie   informazioni   del   27/l 1/2013   del   dentista   e  del 28/11/2013  della segretaria  del  dentista)  e nella compatibilità della   tipologia di farmaci  che  nella medesima   fascia  oraria  erano  stati  acquistati  presso  la  farmacia  notturna  menzionala  dalla  teste (vedi sommarie informazioni testimoniali della farmacista e gli scontrini fiscali delle medicine acquistale),  nonché  nella  descrizione  fisica da  parte della  P.  della  farmacista   che ebbe  a servirla  e   presso  la quale si recò  dopo  aver costatato  che  altre due erano  chiuse, particolare pure riscontrato  dalle  indagini.

Per  contro   secondo  il   primo  giudice     non   erano     condivisibili   le     censure    circa  l’incapacità testimoniale   della  P.   avanzate  dalle    difesa in  base   agli  esiti  di  una  consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero.

I consulenti avevano  concluso  per  la compromissione  e non già per la esclusione della capacità a testimoniare  della  P.  (…).   Il fatto  che  in  base   ai  dati   anamnestici  la  donna  fosse    soggetto  a  rischio  rispetto  alla  capacità  a testimoniare,  non  ne comportava  l’assoluta  incapacità.  Anziché sondare   l’effettiva capacità   si era focalizzata  l’attenzione   sul  dato   anamnestico  con   improprio   uso   dell’anamnesi.   (…) Effettivamente   la  testimonianza  risentiva  di una  certa  approssimazione specie  se raffrontala alle  versioni   rese  nelle  diverse sedi  narrative, ma risulta  che  la teste riferì  subito  quanto  aveva visto tanto  alla  madre che  a C. O. , e in questo caso  si doveva  ritenere che il resoconto, riportato nell’immediatezza  del  fatto,  fosse  maggiormente  attendibile. Peraltro deve  essere  apprezzata anche la  assenza di  motivi strumentali  a  rendere testimonianza  visto  che  la  donna  si presentò solo  quando fu  convocala dagli  inquirenti.  Era dunque ben possibile che  anche  un soggetto con  xxx ( determinate patologie ndr ),  fosse  in  grado  di riferire  correttamente  su specifici  eventi vissuti, e ciò   non è   negato neppure  dai  consulenti  del  pubblico ministero che  non   hanno  escluso la  possibilità che   essa   possa   riferire  cose  vere.  Vi  erano   invece  degli   elementi    convergenti  in ordine alla attendibilità:  nel  riferire  di  aver  assistilo  a un  litigio  tra  un  uomo  e una  donna  lungo  la via  Gigli,    essa  aveva riferito  dei  fatti  per  così  dire  neutri  rispetto  all’omicidio,    che  difficilmente possono  essere  oggetto  di  elaborazioni  fantasiose  e   riportò    immediatamente  alla  madre   quanto aveva  visto,    quando  ancora  la  vicenda  non era esplosa  un punto  di vista  mediatico.

Era anzi  logico e   verosimile che  la  teste  avesse   assistito  alla  stessa  scena   notata  dal  G. ma    prima  che  la  lite degenerasse nello   scontro  fisico.   riconoscendo  fra  i    due  litiganti  solo  il  Logli  e non  la  donna.     La descrizione dell’auto  fatta dalla  P.,   di  piccole   dimensioni  tondeggianti   e di  colore chiaro, collima con  le  caratteristiche dell’autovettura  Citroen C3.

In definitiva  i   due  testi  G.  e P. hanno  visto  lo  stesso fatto  inconsapevoli della loro  reciproca presenza,   e  cioè  la lite prodromica all’omicidio,   da  visuale diversa   ma  convergente.  La   testimonianza   della   P. anzi  integra quella   del  G.,   poiché  quest’ultimo  non  fu  in  grado   di  conoscere  l’uomo  coinvolto  nel  litigio, individuato   invece   dalla    prima      per   il   Logli.   D’altra   parte   si   doveva  tenere    nella   giusta considerazione  la circostanza che  la   P., nonostante le problematiche da  cui  era  affetta,  era comunque in grado  di  lavorare  e di occuparsi  dei  figli.  Era vero  che essa  riferì  anche  di macchie di sangue   sull’asfalto  che  non   furono   oggetto  di  rilievi,  ma  si  tratterebbe di  circostanze  avulse   dal nucleo   fondamentale  del  racconto  che   non   attiene   alla   consumazione   dell’ omicidio.

 Stanti  i convergenti riscontri essa  non può essere  considerata totalmente inattendibile come  sostenuto dalla difesa, diversamente  ragionando si dovrebbe concludere,   che  le  varie  testimonianze   sarebbero  il frutto  di una concertata azione  calunniosa  per  sconosciute  ragioni  di inimicizia verso  il Logli,  della quale  non vi è traccia alcuna.

 

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