L’OMICIDIO RAGUSA NELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO: LE CONCLUSIONI DEL GIUDICE

 

Venendo  alla  valutazione  complessiva della  prova  quindi  il  primo  giudice  riassume  in  sintesi  gli esiti  delle  indagini  ricostruendo  quanto  accaduto  nella notte fra  il  13  e 14  gennaio  2012:  

ritenuta  la credibilità dei testi G. e G.A.,   si doveva   considerare  accertato che dopo  la mezzanotte il  Logli si trovasse  in  via Gigli  a bordo  dapprima   di  una  Ford  e  poi  della  Citroen.  Litigò  con  una  donna proveniente dai campi  che  indossava  un pigiama  rosa,  la  caricò  forzatamente a bordo dell’auto  e si allontanò  velocemente.  L’uomo  venne  riconosciuto  per il  Logli  e la donna  non può che essere  stata la   Ragusa   che   da   quel   momento    in   poi   scompare    per   sempre.

Egli   poi   insinuò   l’ipotesi dell’allontanamento   della  moglie,  incosciente  per  gli esiti  della   caduta  domestica,  denunciò    tardi la  scomparsa, non  partecipò alle  ricerche  se non  inizialmente  e come  scusa  per poter vagliare  cosa avessero   realmente  visto  i    G.-G.A.;  simulò  il  guasto  del  veicolo  per  sottrarre  la  Ford  ai  cani molecolari  e occultare  il  giubbotto  marrone  che  non  venne  più  ritrovato;  fu subito  scettico  circa  la possibilità che  la donna  tornasse a casa;  parcheggiò   di  notte  la  Ford  in  un luogo  inusuale e grattò  il pavimento  antistante  l’ingresso  di casa  per pulire  le  fughe;   presentava  dei  graffi  al volto  il  giorno dopo  la  scomparsa;   tentò  di cancellare le  prove  della  sua relazione  con la  Calzolaio  intimandole  di disfarsi  dei  cellulari  dedicati  e cancellando  le  mail;  avanzò  richiesta  cli  una  lunga aspettativa   dal posto  di  lavoro;  fece  l’esperimento  giudiziale  col  Ruggeri;   rese  un’intervista   lasciandosi   sfuggire   l’affermazione     compromettente  circa  l’orario del l’allontanamento   della  moglie;   insisté  nel    fare  rilevare  a  più  persone   l’orario  della  sveglia impostata sul  cellulare   di  Roberta  (che  secondo   la  teste  L. non  portava  mai  il  telefonino  in camera  ma usava  una sveglia  di  tipo classico), tentando di asseverare  quale  orario di verifica  della scomparsa quella delle ore 6.45.

Egli  peraltro aveva  anche  mentito circa  la crisi  matrimoniale e la relazione extraconiugale;  aveva contrariamente al  vero  affermato   di  aver  intrattenuto  quella sera  solo  una  conversazione con  la C. quando   invece ve  n’erano  state  tre;  aveva    reso  versioni diverse    sulle  modalità con  le quali  si era  procurato  il  graffio  sulla  tempia;   aveva   prospettato    l’allontanamento  della moglie  in un  momento   di  scarsa   lucidità mentale   mentre  questi  sintomi  non  furono  percepiti  neppure  dal medico  di famiglia;  ha infine   teorizzato  la necessità  cli  mentire,  accusando C.S. di non aver mai raccontato le bugie giuste  (…).

Viceversa     dopo   l’iscrizione  nel  registro  degli  indagati,  I’ imputato  ha    rifiutato  di  sottoporsi all’esame   rinunciando  pertanto a   fornire ogni   spiegazione   rispetto  a tutte  le ambiguità   e agli elementi  indizianti   a suo carico,  mentre  conservavano forza probante,  in  relazione  al rito  prescelto, le dichiarazioni  menzognere dell’imputato  rese    prima  dell’iscrizione nel  registro  degli  indagati.

Particolare  rilievo  doveva  essere  accordato all’alibi  falso  quale   elemento  di prova  complementare ad  un serio  compendio  probatorio  e indiziario,  escludendosi    con ciò  il  sovvertimento  dell ‘onere probatorio  (…).

Sulla  base cli questi principi  la sentenza  di primo  grado  evidenziava come   tutto  il  comportamento del Logli  era  teso ad accreditare la  falsa  pista   dell’allontanamento  volontario   della   moglie,  avvenuta   a  sua  insaputa,  e  così  a fuorviare  le  prime     indagini    stornandole  dall’ipotesi  delittuosa   dell’ omicidio.   Egli  scaltramente costruì   la   tesi   della   verosimiglianza  dell’allontanamento   volontario   ponendo    l’accento   sullo smarrimento  in  cui  si sarebbe  trovava  la  donna,  strumentalizzando  a   proprio  favore  l’incidente domestico.

Viceversa l’indagine  aveva  dimostrato   l’inconsistenza  cli  ogni  pista  alternativa  rispetto alla  morte   violenta   della   vittima. 

La  sentenza      quindi   riassuntivamente  si  sofferma   nella valutazione della portata probatoria degli  indizi raccolti a carico dell’imputato   ritenuti dotati delle caratteristiche di gravità,  precisione e concordanza.

Nel passare  alla verifica della caratteristica della  concordanza, cioè della  convergenza unitaria degli indizi,   si   criticano      alcune    delle   argomentazioni   difensive   sviluppate   a   proposito    della inattendibilità delle testimonianze.

Sul  fatto  che  la  teste  G. A.  possa  aver  confuso  la  visita  riferita  come  effettuata  dal  Logli. con quelle  invece  di tale  C. F.,  appartenete alla  Protezione  civile,     si rileva  in  sentenza che  la  teste  medesima ha riferito  di aver  ricevuto  quel  giorno  nel  pomeriggio  due  visite  la  prima verso  le  14.00 dell’appartenente alla  protezione civile,  la seconda,  nel tardo pomeriggio del Logli;

quanto  alla  presunta  inattendibilità del  G.  in ordine all’orario  della  visita mattutina   del Logli  e all’osservazione  che tale  accesso  non sarebbe  potuto  avvenire fra  le  ore  10.30   e le  11.00 poiché  ] ‘imputato  fra  le  9 e    le   10.30  si  trovava  presso   la  sua  abitazione  in  conversazione  con parenti e amici  come  comprovato  dai dati del traffico telefonico depositati  in data 23 febbraio  2012, e non poté avvenire  neppure  fra le  10.30 alle  11.30 perché  si allontanò  con  il  teste M-, si osserva in sentenza    anzitutto che  il G. aveva  indicato solo  un orario  dì massima,  tra le  10.00  e le   11.30 , asserendo   comunque di non essere  sicuro  dall’orario visto che  fu svegliato dalla  suocera,  la quale invece ha  riferito  che  la  visita  avvenne   verso  le  10.00  (verbale   13  aprile  2013).  Tali  orari  non sarebbero  neppure  incompatibili  con  le risultanze  istruttorie   poiché  non  vi sarebbe  prova del fatto che l’imputato  fu  impegnato  in  conversazione con  conoscenti e parenti fra  le  9.00 e le  ore  10.30, anzi  la lettura  dei  dati  del  traffico  telefonico  prova  che egli  non  fu  sempre  in  casa in  quella  fascia oraria   in  quanto:  una prima  telefonata delle ore 9,06  in partenza da uno dei due cellulari  ciel  Logli verso  l’utenza  fissa di casa  sua,  era  dimostrativa del  fatto  che  a quell’ora  il  Logli  non era  in  casa poiché il ponte  radio agganciò  una cella diversa  da quella della sua abitazione, e dimostra  che a casa vi erano  delle  altre    persone    in  grado  cli  rispondere  all’utenza  fissa.  A  prescindere    da  un’altra telefonata  fra  due  utenze  fisse,  vi era  poi  la  telefonata  delle  ore 9,53  intrattenuta  dall’imputato  a mezzo del suo cellulare, verso il   cellulare del padre. In quest’occasione  l’imputato aggancia  la cella che  è  quella  della  sua  abitazione,  vi  sarebbe  dunque   la  prova  che  fra  le  ore  9,06  e  le  ore  9,53 l’imputato si era spostato raggiungendo l’area coperta  dal  ponte  radio che  interessa la sua abitazione e che  è anche  vicinissima all ‘abitazione del G. In tale  area il  cellulare  del Logli è poi in funzione nel  corso       delle   conversazioni   successive   fino  alle  ore  I 0,53  come   si  ricava  dalla  telefonata intrattenuta  fra  lo  stesso  cellulare  e quella  del cellulare  di servizio  in  uso al comando  della  stazione dei carabinieri  di  P..  La prima  telefonata  che registra  l’allontanamento  dall’arca è quella delle  ore  11,03  tra  il  cellulare  della  Ragusa  che  il   Logli  si era  portato  dietro,  e  il  cellulare  della P. B. :  in quell’occasione  il cellulare della  Ragusa  in  uso  all’imputato è nei pressi  del cimitero   comunale  cli    P.,   riscontrandosi   così   le   dichiarazioni  del   teste   M.

Ne consegue  che  il  Logli  quanto  meno  dalle  ore  9,53  alle  ore  11,03  fu presente nell’area  coperta  dal ponte  radio  di via del  Brennero km 4 (area  comune  tanto  alla sua abitazione  che  all’abitazione  del G),  e  quindi   i   rilievi  dei  tabulati   telefonici,   a  differenza  di  quanto  sostiene  la  difesa,  non sarebbero  idonei  ad escludere  la presenza  del  Logli  presso  l’abitazione del G. quella  mattina.  Ad ogni  modo  nel  corso  della  mattinata   si  rinvengono  degli  intervalli  di  tempo   fra  una  telefonata all’altra  tali  da permettere all’imputato  cli  recarsi  presso  la  vicina abitazione del G, distante  circa 1 km percorribile in auto  in circa due minuti. Se poi si incrociano  i   dati del traffico telefonico  con le dichiarazioni  del M. che ha affermato  di essere  arrivato   a casa del Logli verso le  I 0.30 si può al massimo  escludere che il Logli si recò dal  G.  fra  le ore  10,30   e le ore  11 ,30  ma non certo che si possa  essere  recato  precedentemente  e cioè  tra  le  ore 9,53 e le  ore  I 0,30,  né tanto meno  che  vi si possa  essere   recato   verso   le   ore   11.30.   Difatti   ritornato   a  casa   insieme   con   il   M.,    dalle dichiarazioni  di  quest’ultimo  e di C.  F.  emerse  che  il  Logli  non partecipò   alle  ricerche avviate  con i  cani  molecolari  e fu perso  di vista mentre gli altri  seguivano  i    cani  nelle ricerche.

Secondo  la difesa  il  teste  G.  e i suoi familiari  non dicono  il  vero allorché  sostengono che la foto  di  Roberta mostrata  loro dal Logli  fosse  incorniciata  e fosse la  stessa  poi diffusa dai media. Invero  quella  foto  sarebbe  stata  stampata  e diffusa  solo  in  un orario  successivo a quello  in  cui si presume  avvenuto l’incontro  con  il  teste,  come  si evincerebbe  dalle  dichiarazioni  del  figlio  Logli D.  del  giorno  27 febbraio  2015 che affermò di aver personalmente estrapolato la  foto  dall’hard disk del computer diffondendola  in  Internet  dopo  il  suo rientro  da scuola,  cioè fra le  13.00  e le  ore 13.30  del  14  gennaio  2012,  immagine  mai  in precedenza stampata.  Si  sostiene   in sentenza    che l’argomento   è comunque cli scarso  rilievo e non è idoneo a   inficiare il  valore delle  testimonianze acquisite   essendo  indifferente  se  la  foto  fosse  o  meno  la  stessa  di  quella  mostrala     in  sede  cli incidente  probatorio,  dopo  che  l’immagine  era  stata  trasmessa  ossessivamente  in  moltissime trasmissioni  televisive.  Era del  tutto  credibile  che  comunque  esistesse  una  foto  incorniciata  della donna, ed anzi  il   fatto che la  foto poi diffusa dai media fosse stata estratta  dal computer solo dopo  il  rientro  a  scuola   del  figlio,  comprova   che  il   Logli  quella  mattina  non  aveva  a  disposizione  il  volantino  con  la  foto  e   quindi  fu  costretto  a sottoporre   al  teste  una foto  incorniciata  presente  in casa.                                                                                                                                                      

L’asserita  impossibilità  del  teste  G. di  vedere  a distanza  la  scena  della  lite  e  le  scarse condizioni  cli  luce  nonché  la  presenza  di  nebbia  e    di  deficit  visivo  rendevano  inverosimile  la testimonianza. Osserva  il giudice che invece la notte del  fatto vi era sufficiente  illuminazione lunare poiché  poco  prima,  fra  il  9 e il 10 gennaio  vi   fu  una  notte  cli  plenilunio  come  verificato dai  dati strumentali  del  centro  nazionale  di meteorologia  e  climatologia  dell’aeronautica  militare;  peraltro non  costa   che  il   teste   fosse   affetto   da  un  deficit  visivo  tanto   più  che  non  aveva   neppure   la prescrizione  di indossare  le  lenti  durante  la guida come da certificazioni  in atti.

D’altra parte  il  teste non  afferma  di  aver   riconosciuto  l’uomo  protagonista  della   lite,  ma  afferma  soltanto  cli  aver riconosciuto con certezza il Logli durante  il tragitto in auto  verso  casa insieme con  la moglie perché andando  piano e usando  i fari  abbaglianti  illuminò  in  pieno volto  il  Logli.

 

La difesa  aveva  minimizzato  la  presenza  dei graffi  sul  volto del  Logli,  ma   si trattava  dei soli   graffi   visibili   in   considerazione   degli    indumenti   invernali   indossali.   Il richiamo   alle dichiarazioni   cli   tale   A. D. (sit   13   agosto   20 l 2),     secondo   cui   il   Logli   subì un’ispezione  corporale  non  non  è dirimente  poiché  in  questa  occasione  il  teste  riferì  cose  apprese dall’imputato medesimo.

Secondo   la difesa  dalla deposizione di Z. M. (sit 9 gennaio)  si   ricaverebbe che Roberta  avesse  dei  soldi  a  disposizione,  ma  si  trattava  di  un’ipotesi  assolutamente  smentita nel prosieguo  della  dichiarazione  della medesima  teste  la  quale  affermava  di aver appreso  da Roberta che tutte le somme  dalle ricevute dalla zia venivano  di fatto gestite dall’imputato.

Il  giudice   profila quindi   sulla  scorta dei convergenti elementi  indiziari citati,   la ricostruzione degli eventi:

la  vittima  che  si era preparata per andare  a letto  tant’è  vero  che indossava  un pigiama  rosa chiaro  e delle  ciabatte (deposizione  della  figlia  A.  3  aprile  del  2012)  doveva aver tentato  la fuga per timore  della  propria  incolumità:  già allarmatasi per I’  episodio  della  caduta dalle   scale   allorché   aveva  esternato  più   volte il   sospetto che la   caduta   fosse   stata intenzionalmente  provocata  dal  marito  per  ucciderla,  aveva   probabilmente  scoperto   quella   sera l’identità  dell’amante  del  marito,   di cui  aveva  già  sentore  (deposizione  A. S. secondo   la quale  l’amica  l’aveva già confidato nel maggio 2011  di aver  sorpreso  il  marito a parlare di notte con un’amante che aveva  sospettato essere  proprio la S. C. ).

Dopo l’ultima telefonata  con S. , il  Logli era fermo  in  auto sulla Ford  Escort  dove  fu visto  dalla  coppia  G. / G. A.  verosimilmente perché  essendo  la  moglie  fuggita  verso  i     campi  riteneva  che   dovesse  sbucare    su  via  Gigli.  È in questo  frangente  che  l’imputato si accorge  di essere  stato  riconosciuto   dal coppia  che  rientra a  casa fra  le  ore 00,30  alle  ore 00,45.  

Proprio  per questo  il  Logli   avrebbe  cambiato  auto,  è plausibile difatti  che egli  sia tornalo  a casa (la  distanza  fra  il  punto  in  cui viene  avvistato  in via Gigli  e la  sua abitazione è di circa  700 m), per poi uscire con  la  Citroen  lasciando  la  Ford  sul vialetto  anziché parcheggiarla sul cortile, in posizione  utile a riprenderla  in caso di necessità  e meno  visibile.  Questo parcheggio  anomalo dell ‘autovettura  fu  notato  dalla  leste  L.  

Messosi   quindi  alla  guida  della Citroen  C3 intercettò  la  moglie  proveniente dai campi  in  via Gigli  costringendola a  salire  in  auto e quindi  portandola in  luogo  ignoto  verso  il  suo destino.  La scena  del litigio  fra i   due  notata  dal  G. e  dalla  P. ,  si  riferisce  a   questa   fase.  Dopodiché   il  veicolo   scomparve   dalla  vista  dei testimoni  e  non  si  ebbero  più  notizie  dell’esistenza  in  vita  di  Roberta,  mentre  il  giorno  dopo  il marito  con  un  evidente  graffio  sul  volto si presentò in  caserma  per  inscenare  la  rappresentazione della scomparsa della  moglie.  

Secondo  il  primo  giudice  quindi  è verosimile  che dopo aver costretto la  moglie  a salire  in  auto egli   ne abbia  volontariamente  cagionato  la  morte utilizzando  poi  la Ford Escort  parcheggiata nel  vialetto  per  fare sparire  il  corpo, cd è verosimile  che il  tentativo  di difesa della  donna  abbia  provocato  graffi  sul  volto  dell’imputato  e  che  il  giubbotto marrone  indossato dall’imputato  recasse  le  tracce  della  lite e per questo  fosse  stato fatto  sparire  nel modo descritto  dal M.  

Il Logli,  profondo  conoscitore del territorio  avrebbe  avuto  tutta  la notte disposizione  per far sparire il cadavere  della moglie.

 

Osserva difatti  il  giudice  che il mancato  ritrovamento  del corpo di Roberta  a oltre cinque anni  dalla scomparsa  nonostante tutte  le  capillari  ricerche  effettuate,  non è ostativo  al  raggiungimento  della prova  della commissione  del reato  di omicidio  e alla relativa  affermazione  di  penale responsabilità: la  previsione   della  autonoma  ipotesi   incriminatrice    dell’occultamento  del  corpo  della  vittima, presuppone la   configurabilità dell’ omicidio    anche  indipendentemente  dal reperimento del  corpo. Nel  caso di specie  tutte  le  prove  sono  convergenti  nell’indicare  nel Logli  l’omicida della Ragusa  e l’autore  della distruzione del cadavere.

La vittima  non ha mai dato più notizie cli  sé neanche  ai figli, non aveva  alcun  mezzo  di  sostentamento, tutti  i  presunti  avvistamenti si sono rivelati  inattendibili, vi è il  tentativo  di depistaggio  del marito  effettuato  all’atto  della  denuncia  di scomparsa  non  vi è quindi   alcuna   verosimile  ipotesi   che   la   donna   possa   essere   deceduta  per  un  motivo   diverso dall ‘omicidio,  Nessun dubbio  ragionevole può  essere  coltivato  al riguardo  ove  si consideri  che  le ipotesi  alternative  debbono  essere   dotate   di razionalità e plausibilità e che non  è ragionevole   il dubbio   congetturale sganciato  da elementi  processuali.

Nessun’altra  plausibile  ipotesi  è  coltivabile  in  relazione   alla   scomparsa   della   donna,   diversa dall’omicidio volontario.

In particolare  era da escludere l’ipotesi del suicidio  poiché  la donna  aveva pianificato  tutta  una  serie  di attività  sia a   breve  che  a lungo  termine,  era estremamente  legata  ai figli e i  suoi  affetti  più cari,  e d’altra parte  quest’ipotesi   è inconciliabile  col mancato  ritrovamento del  cadavere.  Era  da  escludere    anche  l’ipotesi  della  scarsa  lucidità  mentale  poiché  la  donna  non aveva  mai dato  segni  di  squilibrio,  era stata  lucida  lino  all’ultimo  momento  in  cui si è registrala  la sua esistenza  in  vita,  e lo  attesta   lo  stesso  imputato  allorché  sostiene  di averla     vista per l’ultima volta    in cucina   intenta  a  formare  la  lista  della  spesa.  L’ipotesi  dello  stato  di  amnesia  era  stato unicamente  insinuato dall’imputalo  per sostenere  la sua tesi.

Una volta provala  la commissione del reato di omicidio senza  che il cadavere sia stato rinvenuto,  in base  agli  orientamenti  della Corte  cli  Cassazione   vi  è comunque prova  del  concorrente   reato  di soppressione di cadavere.  Correttamente era stata  contestata la fattispecie della  soppressione  e non dell’occultamento poiché  il mancato  rinvenimento nonostante i  poderosi  sforzi di uomini e mezzi, è dimostrativo della volontà dell’imputato cli far sparire per sempre il  corpo  e non semplicemente cli occultarlo.

Quanto    al   movente,   questo    veniva   riscontrato   nella   logorio   del   rapporto   coniugale,   ormai ampiamente certificato delle prove assunte, nella difficoltà  per l’imputato di portare avanti contemporaneamente  la  propria  relazione  e  nella  necessità da  parte  sua  per  finalità  di  carattere economico di  evitare la separazione e al divorzio.

Vi erano  degli interessi  economici  in  comune  fra le  parti  e  una  separazione  avrebbe  avuto  delle   negative ed    inevitabili  ricadute  tanto  in  termini patrimoniali che  lavorativi, anche  perché  l’attività di famiglia era  intestata alla  vittima (…).   L’omicidio avrebbe  consentito di superare  l’ostacolo   che si frapponeva alla possibilità di vivere liberamente la relazione con la C.,  come   in effetti verificatosi  all’indomani  della scomparsa della  Ragusa.

Del  resto  in  ordine  alla  possibile   colpevolezza  dell’ imputato  si  erano  espressi   nel! ‘ambito   delle intercettazioni  telefoniche, tanto  la  S. C. ,  che genitori  dell’imputato  intercettazione  .   Anzi,   sebbene   non   contestato   dalla   pubblica    accusa,   l’accuratezza  con  la  quale l’imputato  ha distrutto il  corpo e la  stranezza  dell’ incidente  domestico   percepito  come  volontario da Roberta,  indurrebbero a ritenere che Logli  avesse già progettato di ammazzare la moglie.

 

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