MICHELE BUONINCONTI: LA STRANA FRETTA DELLA PROCURA DI ASTI

La strana fretta della Procura di Asti.

Ecco cosa mi costringe oggi a contravvenire – sia pur giustificatamente – a una mia regola che di recente avevo richiamato in merito al caso Bossetti: quando si esprime la Cassazione, è buona cosa che si spengano i riflettori su un caso, a prescindere da quanto si condivida della decisione della Suprema Corte.

Una questione di rispetto per tutte le persone coinvolte, vittime, familiari e protagonisti secondari.

Ferma restando la possibilità di tornare a parlare del caso alla luce di importanti novità. Come ad esempio una richiesta di revisione del processo.

Così per me sarebbe stato anche per il caso Buoninconti, dopo che lo scorso aprile la Cassazione ha respinto il ricorso dei suoi legali Scolari e Marazzita, rendendo definitiva la condanna a 30 anni per l’omicidio di Elena Ceste. Avrei al massimo scritto un post,  dopo aver letto le motivazioni della sentenza della Suprema Corte, che ancora non sono state depositate.

Come è noto, per chi segue questo blog, io non sono un sostenitore dell’innocenza di Michele Buoninconti in termini assoluti. Sono però fermamente convinto che la sua colpevolezza non sia stata dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio, e che al contrario, ci siano forti elementi che la mettono in dubbio. Per avere certezze  ho sperato che le varie Corti che lo hanno giudicato accettassero le sue richieste di verificare il conflitto tra le conclusioni dei consulenti di accusa e difesa, totalmente opposte pur partendo dagli stessi dati. Insomma ho sperato in almeno due perizie terze che ci spiegassero in modo definitivo se davvero Buoninconti ha ucciso la moglie.

Questo il mio pensiero, evidentemente non condiviso dai giudici che lo hanno condannato in tre gradi di giudizio. Negandogli sempre ogni verifica.

E QUESTO, A MIO MODO DI VEDERE, E’ CIO’ CHE HA MACCHIATO IL PROCESSO: NON LA CONVINZIONE CHE UN UOMO CERTAMENTE INNOCENTE SIA STATO CONDANNATO, MA IL FATTO CHE NON SI SIA CERCATO DI VERIFICARE UNA POSSIBILE VERITÀ ALTERNATIVA. PERCHÉ UN PROCESSO DEVE FARE QUESTO:  CERCARE SEMPRE LA VERITÀ, NON UN COLPEVOLE.

 

Poi lo scorso 18 ottobre ecco arrivare all’improvviso una notizia che davvero dovrebbe, ancora una volta per quanto riguarda il caso Buoninconti, far indignare gli osservatori, e rinfocolare i dubbi messi a tacere dalle sentenze.

La procura di Asti ha chiesto  la confisca e la distruzione di tutti i reperti e di tutte le prove che riguardano il processo per la morte di Elena Ceste.

Una richiesta arrivata dopo soli 6 mesi dalla decisione della Cassazione, e prima ancora che vengano rese pubbliche le motivazioni di quella sentenza.

 

Per carità, un atto lecito che si muove nel solco della legge, ma perché’?

PERCHÉ TUTTA QUESTA FRETTA DI DISTRUGGERE I REPERTI E LE PROVE?

 

La storia giudiziaria del nostro Paese ci insegna come  molte volte sia stato possibile riesaminare casi che sembravano irrisolti, o che avevano portato a conclusioni errate, proprio perché le prove di quei casi non erano state distrutte. E alla luce di novità contestuali ed altre volte scientifiche,  diversi casi sono stati rivisti o risolti.

Di prassi le prove che vengono distrutte rapidamente sono quelle legate a sequestri di droga, armi. A reperti particolarmente ingombranti. O pericolosi per la loro stessa natura ( pensiamo ad esplosivi o sostanze chimiche ).

Ma in questo caso si tratta principalmente di  prove ‘digitali’, come intercettazioni, chat, hard disk di computer. Di pochi reperti ossei, di dimensioni piccole. Di qualche capo di vestiario.

Insomma, non vi è nemmeno la scusante di un ingombro legato alla conservazione.

Che fretta ha la Procura di Asti? 

L’eventuale richiesta di una revisione del processo, prevede la presentazione di nuove prove che devono essere correlate e legate a quelle già esistenti. Distruggerle rende ovviamente più difficile tutto ciò. O magari impossibile.

Faccio un esempio banale: immaginiamo che un domani salti fuori un possibile diverso assassino ( ipotesi mai presa in considerazione in questo processo ), un uomo che però occorre dimostrare che abbia contattato e conosciuto Elena. Se i computer, i cellulari, tutto sarà distrutto, questa possibilità sarà negata. Ma si potrebbero fare tanti altri esempi.

ANCORA UNA VOLTA NEL CASO BUONINCONTI LA GIUSTIZIA SEMBRA MUOVERSI NEGANDO LA MINIMA OPPORTUNITÀ A QUEST’UOMO DI DIMOSTRARE LA PROPRIA POTENZIALE  INNOCENZA.

Non basta che una cosa sia possibile per il Codice Penale, perché essa sia giusta e giustificata. Anche negare a Buoninconti le perizie sulle celle telefoniche e sulle possibili fratture di Elena Ceste, è stato legalmente corretto. Ma moralmente?

E adesso la scelta della Procura è legalmente ineccepibile forse, ma certamente ingiustificata.

Non vi è una sola ragione logica che giustifichi questa fretta e questa volontà di mettere una pietra tombale su una possibile riapertura del caso, che resta comunque un’ipotesi più che remota.

E allora, viene da pensare, da chiedersi, perché si ha paura che questa possibilità rimanga aperta.

E io, che ho sempre pensato che sarebbe bastata la perizia sulle celle telefoniche per veder vacillare tutto questo impianto accusatorio che ci è stato venduto come imponente e certo, oggi sono portato a pensarlo con ancora maggiore convinzione.

Ma come sempre, poco importano le mie convinzioni.

Ecco quindi un’intervista all’avvocato Enrico Scolari, che insieme al collega Marazzita, ha fatto opposizione alla richiesta della Procura:

 

 

Avvocato Scolari, la Corte di Cassazione non ha ancora depositato le motivazioni della sentenza contro Michele Buoninconti. La decisione della Suprema Corte è stata ad aprile, come legge questa lentezza ?

Non saprei come interpretare questo ritardo; immagino che non sia facile prendere posizione sulle specifiche tematiche che sono state sollevate argomentando specifici precedenti della Corte che ci davano ragione.

 

Ecco, nonostante non siano ancora state rese pubbliche le motivazioni della Cassazione, la Procura di Asti ha chiesto la distruzione del materiale probatorio relativo al processo Buoninconti. Dopo soli 6 mesi dalla fine dell’iter processuale. Una decisione che appare molto affrettata. Cosa dice la legge in proposito?

Da chiunque provenga, è una decisione affrettata senz’altro.

Devo dire che è la prima volta che mi capita di leggere un provvedimento di questo genere; non polemizzo, non mi sembra corretto.

 

La distruzione delle prove è certamente un atto legittimo e previsto dal codice, ma sappiamo che non sono pochi i casi che sono stati riaperti e rivalutati ad anni di distanza, i cosiddetti cold case, proprio perché si sono potute rivalutare e analizzare le prove originarie, conservate per anni, magari alla luce di nuovi elementi o di tecniche investigative o scientifiche evolute. Basti pensare al recupero del Dna in casi che si erano chiusi o erano stati archiviati quando quel tipo di test non era possibile… perché quindi tutta questa fretta di eliminare le prove del processo Buoninconti?

Ripeto non posso esprimere opinioni personali. Ci sono degli strumenti giuridici e ci opporemo con gli strumenti che il codice ci mette a disposizione, senza fare polemiche.

 

Con la Cassazione si è chiusa la fase processuale canonica, e la sentenza di colpevolezza per Buoninconti è divenuta definitiva. Contrariamente ad altri casi , pur avendo espresso un giudizio negativo sulle sentenze ( in attesa delle motivazioni della Cassazione ) , il vostro collegio difensivo ha scelto di evitare polemiche e clamori, guardando a una possibile futura revisione della sentenza. Come cambia la situazione in caso di distruzione delle prove?

Tecnicamente la distruzione delle prove rende difficoltosa un’eventuale successiva revisione del processo perché impedisce di fare con nuove prove delle differenti valutazioni d’insieme, così come espressamente previsto dal codice di procedura.

E’ facile immaginare quale conseguenze potrebbero verificarsi nel caso di distruzione di prove che peraltro ben potrebbero essere custodite in un piccolo spazio.

 

Peraltro il processo Buoninconti è stato caratterizzato dalla vostra dura contestazione degli esiti delle consulenze tecniche della Procura , contrapposte a quelle dei vostri Consulenti tecnici, tanto che avete più volte chiesto delle perizie terze, che però vi sono state negate. Insomma, è stato un processo legato molto all’esame di elementi probatori come Hard disk, telefoni, vestiti, parti dello scheletro di Elena Ceste, Chat, intercettazioni… verrebbe tutto distrutto. Ma si tratta di materiale che potrebbe davvero in futuro rivelare qualcosa di nuovo?

L’esperienza ci insegna che nuove tecniche investigative anche di natura scientifica possono offrire esiti diversi. Questo è un processo indiziario che si basa essenzialmente su analisi di dati tecnici; distruggerli vuol dire impedire qualsivoglia rivalutazione futura.

 

Quali passi pensate di intraprendere ?

Abbiamo proceduto con un’istanza al Giudice che prende il nome di incidente di esecuzione in cui in buona sostanza chiediamo di valutare ipotesi alternative alla distruzione.

 

Perché, secondo lei c’e’ tutta questa fretta da parte della Procura?

Rispettiamo la giurisdizione senza polemica. vediamo cosa deciderà il giudice in merito alla nostra istanza.

 

Buoninconti come ha preso la notizia? Lui si è sempre ritenuto vittima di un errore…

“Buoninconti è un leone ferito a morte, in gabbia”.

L’ho trovo sempre molto stanco, ma sereno.
Ultimamente mi sembra che non lo scalfigga più nulla neppure i calci e pugni che un altro detenuto gli ha inferto mentre lui inerme si lasciava colpire.
Ha più volte chiesto di poter riprendere gli studi universitari e quindi di essere trasferito in strutture più vicine ai poli di studio, ma senza successo.
Nei prossimi giorni avrò modo di vederlo e di parlargli nel dettaglio del provvedimento con cui è stata ordinata la distruzione delle prove e della nostra opposizione; so già che mi dirà “avvocato si opponga con veemenza perché sono innocente, dobbiamo resistere a tutti i costi, il tempo ci darà ragione” e noi legali siamo convinti che il tempo ci darà ragione.
Sicuramente in questo momento storico la stampa ci potrebbe dare una mano perché la distruzione di prove non è solo una questione che investe MB ma è un argomento che potrebbe prima o poi riguardare tutti noi…