ASSOLTI I ‘RAPINATORI’ DEL TASSISTA GHIRELLI A FIRENZE, PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE SECONDO I GIUDICI.

Come è possibile che siano stati assolti i ‘rapinatori’ del tassista Gino Ghirelli aggredito a Firenze?

Come capita spesso quando si giunge a una sentenza  di un processo che i quotidiani nazionali non hanno seguito perché relegato alle cronache locali,  può sembrare che le decisioni dei giudici siano irrazionali e inspiegabili. Altrettanto spesso, dietro a titoli  che semplificano la vicenda, si nasconde in realtà una verità giudiziaria che si è basata su prove e indizi, e non sulla follia di un organismo giudicante, meno che meno  su una lobby di Giudici buonisti e politicizzati pronti ad assolvere criminali . Ferma restando la possibilità di una errore di valutazione ( e ne capitano ) le sentenze si basano sempre su dati concreti.

Così è andata anche questa  volta.

Prima di vedere nello specifico la vicenda, premettiamo che a prescindere dalla sentenza, c’e’ purtroppo una persona – Gino Ghirelli –  che a seguito dei fatti è finita in coma irreversibile, e una famiglia travolta da questo dramma.

I fatti si sono svolti il 12 luglio 2017.

Quel giorno due ragazzi di 23 anni , Nicola Fossatocci, fiorentino, e Houman Ajamy Abbasalizadeh, iraniano da anni in Italia, usciti da un ristorante prendono il taxi guidato da Gino Ghirelli, di 67 anni per tornare a casa.  I due ragazzi non hanno denaro in contante , il tassita non vuole accettare il pagamento con il bancomat e li conduce davanti a uno sportello bancario dove poter fare un prelievo.

E’ a questo punto che accade tutto.

Secondo la Procura i due ragazzi cercano di rapinare Ghirelli, lo aggrediscono a calci e pugni e poi scappano via. A reggere la tesi dell’accusa sono alcuni testimoni ( in totale ce ne sono 4,  ) e in particolare uno, che sostiene di aver visto i due giovani prendere a calci l’uomo che per proteggersi dai colpi avrebbe utilizzato le braccia come scudo ( un particolare questo importante che si dimostra poi determinate per stabilire lo svolgimento dei fatti ).

L’aggressione dura una manciata di secondi. Poi il tassista si rialza sale sulla vettura e torna a casa. E’ a quel punto che racconta al centralino della sua società di aver subito un tentativo di rapina, ma di non aver bisogno di soccorso.  Nella notte però l’uomo si sente male, ed entra il coma. Una condizione dalla quale non è più uscito.

Vista cosi’ la storia sembra chiara ed evidente.

Ma quello che invece è emerso durante il processo è stato altro. I fatti non si svolti così, o almeno è quello che è riuscito a dimostrare il legale dei due giovani, l’avvocato Vittorio Sgromo, se si tiene conto che gli imputati sono stati assolti perché IL FATTO NON SUSSISTE.

OVVERO, IN ATTESA DI POTER LEGGERE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA, LA CORTE HA COMUNQUE STABILITO CHE NON SI E’ TRATTATO DI UN TENTATIVO DI RAPINA, E NEMMENO DI UN’AGGRESSIONE MA DI LEGITTIMA DIFESA.

Com’è’ possibile?

Intanto bisogna dire che le indagini sono state svolte bene, individuati tutti i possibili testimoni, acquisiti i contenuti ( determinanti ) dei cellulari dei due ragazzi, acquisite le immagini della telecamera di sicurezza del bancomat in prossimità del quale si sono svolti i fatti. Insomma gli elementi per la valutazione erano molteplici.

Introduciamo poi due notizie importanti per la valutazione degli accadimenti:

Gino Ghirelli, pur avendo 67 anni, era all’epoca dei fatti,  un uomo in forma, un ex pugile di circa un metro e settanta per 90/100 kg.

I due ragazzi accusati di aggressione, non appena hanno saputo delle sue condizioni e dell’ipotesi della rapina, la mattina dopo i fatti, si sono spontaneamente presentati in Questura per raccontare la loro versione. Prima ancora che venissero, se mai fosse accaduto, identificati.

La loro versione è completamente diversa da quella ipotizzata dalla Procura: i due avrebbero preso il taxi, in una condizione di assoluto relax, certo non con l’intenzione di rapinare l’autista. A prova di ciò hanno mostrato un filmato girato sulla vettura, che li mostra a bordo e tranquilli.

Giunti sul piazzale dove poter effettuare il prelievo bancomat, solo uno di loro è sceso dalla vettura ( questo è confermato dai testimoni ) mentre il secondo è rimasto sul sedile passeggero. E’ a questo punto che sarebbe degenerato tutto, quando il ragazzo in attesa di fare il prelievo avrebbe scanzonato il tassista dicendogli che volendo, avrebbe potuto scappare via senza pagare.

Secondo il racconto dei giovani il tassista a quel punto sarebbe andato su tutte le furie. Avrebbe fatto scendere il ragazzo rimasto sulla vettura, e lo avrebbe aggredito, tirandogli una testata, racconta il giovane ( mentre un testimone non è certo se sia trattato di una testata o una spinta ma ha confermato che il primo a compiere un gesto violento è stato il tassista ) .  All’arrivo del secondo ragazzo accorso dal bancomat ( lui sostiene per calmare gli animi ) Ghirelli avrebbe reagito mettendosi in posizione di guardia pugilistica e sferrandogli un pugno.  A quel punto il tassista sarebbe stato raggiunto da due colpi ( pugno e schiaffo, o due pugni) sferrati dai giovani e caduto a terra. Loro si sarebbero poi allontanati senza infierire.

Quel delle due versioni è dunque quella vera?

Ad essere determinati sono state le testimonianze e l’analisi dei fotogrammi della telecamera di sicurezza del bancomat, che pur non riprendendo la scena, ha mostrato le posizioni e i movimenti di chi ha assistito ai fatti, ovvero i 4 testimoni.

Il difensore dei giovani ha dimostrato che 3 dei testimoni non possono aver assistito con chiarezza agli avvenimenti, e che il principale testimone a carico dell’accusa ( quello che aveva raccontato dei calci ) addirittura non sarebbe stato più presente quando il diverbio è degenerato fisicamente.

Al contrario, l’unico testimone che può aver assistito a tutti, è anche l’unico che ha raccontato i fatti esattamente come lo hanno fatto i giovani, e la cui testimonianza è avvenuta in condizioni tali da escludere qualsiasi accordo o racconto concordato.

A ulteriore supporto del fatto che i giovani non possono aver colpito con dei calci il tassista c’e’ anche una seconda circostanza: l’uomo prendeva dei potenti farmaci anticoagulanti, che come è noto, provocano a chi li assume la formazione di grossi ematomi al minimo contatto violento con oggetti o persone.  L’analisi delle ferite di Ghirelli ha confermato una ferita al sopracciglio/tempia  ( il pugno ricevuto dai ragazzi ) e altre escoriazioni minori, ma non ha registrato la presenza di alcun grosso ematoma, né sul corpo, né sulle braccia che secondo il testimone avrebbe frapposto ai calci come scudo.

Insomma il corpo della vittima non ha mostrato tracce del violento pestaggio ipotizzato e raccontato dal testimone ( che non c’era ).

Ad ulteriore prova dello svolgimento dei fatti la difesa ha poi presentato il contenuto di una chat tra i due ragazzi che commentando nelle ore successive quanto accaduto, facevano chiaro riferimento alla reazione violenta del tassista nei loro confronti, insomma a un’aggressione subita e alla loro reazione.

Queste insomma le tesi difensive e le prove presentate e valutate dai giudici. Fermo restando che la Procura è rimasta sulle sue posizioni, convinta che si sia trattato di un’aggressione e di un tentativo di rapina. Ma la Corte evidentemente ha valutato diversamente le prove, sposando la tesi difensiva, anche se solo leggendo le motivazioni sapremo l’interpretazione precisa che ha dato dei fatti.

Certo, l’assoluzione perché il fatto non sussiste e il riconoscimento di aver reagito a una prima aggressione da parte del tassista resta la base della sentenza.

Sentenza comunque contestata dalla famiglia Ghirelli e contro la quale la Procura sembra intenzionata a presentare ricorso.