CASO PITZALIS: L’UDIENZA DEL 31 GENNAIO, LA PERIZIA CONTESTATA DALLA PROCURA

Si e’ svolta oggi al Tribunale di Cagliari l’udienza che dava il via alla discussione sui risultati dell’Incidente Probatorio che doveva provare a stabilire la dinamica dei fatti accaduti a Bacu Abis il 17 aprile 2011, rispondendo a una serie di quesiti posti dal Giudice in merito alle cause di morte di Manuel Piredda, alla dinamica di sviluppo dell’incendio, alla compatibilità tra le ferite di Valentina Pitzalis e la ricostruzione degli eventi effettuata nel 2011, alla presenza di guanti nelle mani di Manuel, e alla possibilità che Valentina Pitzalis possa o meno aver visto il corpo di suo marito nel momento in cui veniva soccorsa e portata fuori dalla casa.

Insieme a questi aspetti e’ stato sottoposto a perizia anche il cellulare di Valentina Pitzalis e il suo contenuto, lo stesso cellulare di cui era in possesso nel 2011.

Tralasciando quest’ultima perizia, i contenuti sono comunque riassumibili nel fatto che il cellulare è autentico, i suoi contenuti non sono stati modificati e che contiene i messaggi e le chiamate tra Manuel e Valentina di quella sera, il punto focale dell’udienza di oggi era un altro.

OGGI LA PROFESSORESSA ELENA MAZZEO  HA ESPOSTO IN AULA LE SUE CONCLUSIONI RIASSUMENDO I CONTENUTI DELLA RELAZIONE SCRITTA INSIEME ALLA DOTTORESSA CLAUDIA TRIGNANO E DEPOSITATA LO SCORSO VENERDI’.

Si parte dall’enunciato teorico che la dottoressa, in qualità di Perito del giudice, sia da considerarsi ‘terza’ rispetto alle parti in causa, ovvero super partes. Questa è la sua specificità, per il resto il suo lavoro resta una consulenza tecnica, al pari di tutte le altre.

Chi segue questo caso sa che da diverso tempo la Signora Mamusa  ha palesato segni di entusiasmo e trepidazione, certa che l’udienza di oggi avrebbe consegnato alla storia una nuova verità sul caso. Senza entrare ( per ora )nel merito su tutto ciò che ha scritto in questi mesi, che credo le abbia procurato nuove denunce e integrazioni di denunce precedenti, a partire  da Venerdi’ scorso  , leggendo la relazione della dott. Mazzeo, anche le altre parti hanno potuto comprendere il perché del suo entusiasmo.

La relazione della dottoressa Mazzeo infatti, da diversi punti di vista ha dato ‘finalmente’ consistenza apparente alle tesi accusatorie della famiglia Piredda.

Non esattamente a quelle presentate in denuncia, quelle della relazione della Dottoressa Sionis che ipotizzavano che nel cranio di Manuel Piredda fosse rimasto, mai trovato, un proiettile, con tanto di foro di ingresso sfuggito ai medici e ogiva  che fuoriusciva con un bozzo dalla tempia del ragazzo,  che Valentina cioè lo avesse ucciso sparandogli, con tanto di bossoli sul pavimento di casa di Manuel mai repertati o di possibili fori di proiettile mai scoperti nello stipite della porta in legno . Nemmeno la soluzione b, quella sempre ipotizzata dalla criminologa del piede di porco sul pavimento usato per sfondare o colpire la testa del Piredda. Nemmeno quella del taglierino a terra vicino al corpo del ragazzo e delle misteriose incisioni sulla caviglia del giovane…

No, nessuna di queste tesi. Nemmeno quando il bozzolo dell’ogiva si e’ poi trasformato in un bernoccolo in gradi di tramortire Manuel quando la tac ha smentito tutte le ipotesi precedenti. E non solo la Tac, la relazione discussa oggi ha ribadito che sul corpo di Manuel non esiste alcun segno di violenza e di aggressione fisica.

La relazione della dottoressa Mazzeo dice altro, ovvero che Manuel Piredda sarebbe morto per asfissia, e che non avrebbe respirato i fumi dell’incendio. Ovvero sarebbe morto prima di bruciare.

Conclusioni che la Mazzeo raggiunge basandosi su una serie di esami effettuati da alcuni tecnici esterni da lei incaricati.

Conclusioni che erano già state duramente contestate durante gli incontri tra la Mazzeo e i Consulenti Tecnici ( ovviamente non quello della Mamusa ).

Ecco questa è una cosa importante, perché le stesse durissime contestazioni oggi si sono ripetute in aula, davanti al Giudice, e a muoverle è stato soprattutto e in maniera più ferma il Consulente Tecnico della Procura il Dottor Franco Tagliaro, che ha dichiarato senza mezzi termini che la relazione contiene errori   metodologici  clamorosi.

Perché il punto contestato da Tagliaro , da lui prima, e dai consulenti tecnici di Valentina Pitzalis poi,  è preliminare, diciamo.

Nonostante la dottoressa Mazzeo riporti più volte in relazione che il materiale su cui si è lavorato fosse fortemente degradato, ritiene poi che i risultati delle analisi siano affidabili, tanto da trarre le sue conclusioni.

Su questo Punto invece non concordano assolutamente tanto la Procura quanto la Difesa, che ritengono invece che le condizioni del materiale rendano assolutamente inaffidabili tali risultati ,  tenendo conto anche del fatto che i laboratori che hanno realizzato le analisi , a loro modo di vedere, avrebbero palesemente utilizzato una procedura errata,  con esami che sarebbero addirittura stati effettuati a mano ( si aggiunga a questo che comunque  tracce di fumo sono stati trovate su alcuni dei vetrini esaminati).

In aula Tagliaro ha citato alla dottoressa Mazzeo dei risultati da lei riportati come elementi probanti, chiedendole come sia stato possibile secondo lei ottenere quei dati, quei risultati che la scienza indica come impossibili in quel contesto.

Non parliamo quindi di semplici ‘interpretazioni’ di un dato, ma della consistenza stessa dello stesso. Che appunto il Consulente Tecnico della Procura considera nulla e viziata da errori metodologici gravi.

Critiche e accuse di errori che non vengono dalla difesa di Valentina Pitzalis, ma dalla Procura, che in questa fase è ancora – di fatto – super partes , chiamata a verificare la validità della accuse mosse dalla famiglia Piredda per eventualmente poi chiedere un rinvio a giudizio  dell’indagata o un’archiviazione  del caso.

Per verificare la validità di quei risultati e delle metodiche utilizzate per ottenerli l’udienza è stata aggiornata al prossimo 18 marzo, quando verranno ascoltati i tecnici che hanno eseguito le analisi che dovranno esporre le procedure impiegate. E forse potranno risponde ai quesiti senza risposta sollevati oggi da Tagliaro su come sia stato possibile ottenere alcuni risultati  giudicati scientificamente ‘impossibili’.

Il  CT  della famiglia Piredda, Fineschi, ha difeso invece l’operato della Mazzeo, senza però riuscire a fornire risposte ai quesiti sollevati da Tagliaro.

Ad oggi quindi la Perizia della prof. Mazzeo resta ,  in attesa di esame e valutazione. Qualcosa di molto diverso da quelle granitiche certezze che la Signora Mamusa sta già spendendo a destra e manca, con tanto di conferenze stampa.

Scrivere che la perizia è frutto di 6 periti, è un falso. La perizia è della dottoressa Mazzeo e della sua collega. Al massimo potrà essere apprezzata dai consulenti tecnici della Mamusa, cosi’ come e’ contestata da quelli della Procura e della difesa.

Scrivere che ben 20 esami confermano un dato, per le ragioni di cui ho scritto sopra e le contestazioni sollevate, non significa nulla. Perché prima occorre capire se era possibile effettuare quei 20 esami sui resti di Manuel fortemente degradati ottenendo risultati affidabili, su 1 come su 20 esami.  E poi se quei 20 esami sono stati effettuati seguendo procedure corrette e affidabili.

Vorrei fare un esempio che mi sembra abbastanza eclatante: i test tossicologici dicono che non vi era traccia di Xanax nel corpo di Manuel. Come abbiamo detto viene contestata la validità del test per le condizioni dei resti e metodi impiegati.

Ora io non sono un tecnico, ma è conclamato e certo che Manuel assumesse iper dosaggi di Xanax dal 2009 quando lo racconta lui stesso durante una perizia psichiatrica ( 2 scatole al giorno di assunzione dichiarata ),  la sua continuità nel rapporto di iper dosaggio e dipendenza e’ certificata dalla psichiatra che lo aveva in cura e che voleva si disintossicasse, quando viene aggredito due mesi prima dei fatti di Bacu Abis e’ riportato in cartella clinica che facesse uso di 20/30 mg di xanax al giorno.  4 giorni prima del 17 aprile si fa prescrivere dello xanax con ricetta ripetibile da un medico.

Si noti bene che quando nel 2009 prova a smettere di colpo l’assunzione finisce in ospedale per una crisi d’astinenza,  quando vine ricoverato dopo l’aggressione ancora devono inserire lo xanax nel protocollo di cura e aumentarne poi il dosaggio perché va in astinenza.

La perizia di questi giorni dice che nei suoi capelli ci sono tracce di uso di xanax e alcool, e che quindi nel periodo precedente il decesso ne faceva uso.

Ma il tossicologico e’ pulito, nessuna traccia, ci dicono i laboratori. 

E’ credibile?  E quando avrebbe smesso?  E avrebbe smesso per la prima volta nella vita senza crisi di astinenza senza essere seguito da un medico?

NON E’ PIÙ’ LOGICO PENSARE CHE QUEI RISULTATI SIANO INAFFIDABILI PERCHE’ COZZANO CON TUTTI GLI ALTRI E LA STORIA DI MANUEL?

Ecco, di fronte a un risultato come questo penso che Tagliaro qualche ragione a contestare l’affidabilità dei dati ce l’abbia.

Occorre poi tenere presenti che oltre alle contestazioni sollevate oggi, ne esistono anche altre sullo specifico dei contenuti tecnici,  e che soprattutto ancora non e’ stato esaminato il tema delle ferite di Valentina Pitzalis, che la Mazzeo giudica incompatibili con la dinamica raccontata da Valentina Pitzalis per le quali e’ fin troppo facile prevedere un futuro durissimo scontro.

Facilmente prevedibile perché persino io, che certo non sono uno scienziato, ho potuto constatare diverse criticità nella relazione della Dottoressa, contraddittoria persino con alcuni dei documenti da lei stessa allegati alla perizia.

Basti qualche esempio: la Mazzeo sostiene ad esempio che la Pitzalis non sia stata investita da un getto di benzina versato dall’alto, bensì, da un getto arrivato frontalmente. E lo sostiene perché secondo lei Valentina sarebbe rimasta ustionata in volto solo nella parte frontale. Peccato che gli stessi documenti da lei allegati alla relazione del pronto soccorso di Cagliari e poi del Centro Grandi Ustioni di Sassari riportino chiaramente con tanto di disegni che l’intero capo della ragazza sia rimasto ustionato, anche nella parte posteriore.

Per non parlare poi di quando spiega che le sue ferite siano compatibili con un ritorno di fiamma ovviamente in assenza di un liquido accelerante,  dimenticandosi forse che i Carabinieri che sequestrano i vestiti della Pitzalis nel 2011 annotano che sono ancora impregnati di benzina.

La Mazzeo esamina poi le ferite sulla base dell’interrogatorio di Valentina in ospedale quando lei parla di un annaffiatoio verde come strumento utilizzato per gettare il liquido contro di lei. Un’analisi sconcertante come punto di partenza per se si tiene conto che è palese che quell’annaffiatoio non sia mai esistito e sia solo un ricordo ‘falsato’ di Valentina di quegli istanti.  Un punto questo su cui e’ concorde persino la Mamusa che infatti nella sua denuncia scrive chiaramente che quell’annaffiatoio non e’ mai stato trovato e non esiste ( lo scrive per evidenziare le contraddizioni di Valentina infatti ).

Del resto le parole della Consulente Tecnico della Procura  sugli errori presenti nel lavoro della Mazzeo sono state durissime. E credo a ragione.

La Mazzeo ritiene anche  ( come il ct della Mamusa Monni ) che Valentina avesse gli occhi chiusi quando soccorsa e non possa aver visto il corpo annerito di Manuel, lo dice pero’ sulla base di un referto medico del pronto soccorso due ore dopo i fatti.  Ma gli occhi, nel caso di ustioni, non si sigillano immediatamente, e’ un processo che ha dei tempi.

L’unica cosa su cui tutti concordano è il fatto che Manuel non indossasse guanti, contrariamente a quanto scritto nel 2011 dai Carabinieri, ingannati dal fenomeno dello sguantamento.  Notizia questa lanciata dalla signora Mamusa come rivoluzionaria.

A parte che Valentina Pitzalis ha sempre affermato che Manuel non li indossasse, quindi ha sempre detto la verità.

Ma come ho scritto in tempi non sospetti su questo blog, i guanti avrebbero potuto essere un elemento a discarico di Manuel, impegnato in qualche lavoro e preso da un improvviso raptus violento. Ora invece è fuori di dubbio che non indossando i guanti ha attirato Valentina in quella casa attendendola con della benzina che non stava usando per qualche ‘lavoretto di casa’.

Insomma, la relazione della Dottoressa Mazzeo, come ho detto all’inizio trae conclusioni che andrebbero contro la versione dei fatti ricostruita fino ad oggi, ma la relazione della dottoressa Mazzeo ( sia pur essa un tecnico super partes ) non è altro che l’opinione di un singolo tecnico, oggi soggetta a una fortissima critica non solo dei consulenti della difesa, ma soprattutto di quelli della Procura. Vedremo se la dottoressa saprà rispondere alle pesanti critiche che le sono state mosse oggi o se invece il suo lavoro verrà considerato minato da errori importanti come sostenuto oggi dalla Procura.

 

A margine di tutto ciò osservo i festeggiamenti della signora Mamusa che cerca di trasformare la relazione della Mazzeo in una specie di ‘verità rivelata’ nonostante tutte le fragilità e i dubbi già emersi.

Capisco che dopo aver visto i teoremi accusatori smentiti da un anno di indagini della Procura praticamente sotto ogni punto di vista (  ad eccezion dei guanti ) avere oggi per le mani quella relazione rappresenti una svolta epocale. Ma vorrei ricordare che una volta superato il vaglio scientifico di quelle conclusioni, e contemporaneamente a questa analisi, le ipotesi della Mazzeo dovranno anche incunearsi nel contesto dei dati raccolti durante le indagini.

PERCHÉ SONO TANTI GLI ELEMENTI DI PROVA CHE COZZANO CON LA RELAZIONE MAZZEO, A PARTIRE DAI DATI DEL CELLULARE DI VALENTINA PITZALIS PER ARRIVARE FINO ALLE DEPOSIZIONI DEI TESTIMONI.

Faccio un esempio semplice semplice: se il dottor X sostiene che io ho sparato al mio amico Luigi sulla base si presunte prove scientifiche, ma io invece nel momento della detonazione dello sparo mi trovavo in una città diversa, è ovvio che qualcosa non ha funzionato in quell’esame scientifico.

Quindi ancora una volta invito la signora Mamusa a moderare i toni e a non spacciare per verità assolute dati che ancora non hanno passato nessun vaglio, se non quello del convincimento di chi li ha scritti.  Perché’ gli effetti della solita campagna tesa a indicare Valentina Pitzalis come una certa assassina quando siamo ancora davvero molto lontani da qualsiasi conclusione delle indagini e’ un gioco pericoloso, soddisferà certamente l’evidente smania e il desiderio di vendicarsi, ma lo fa come sempre sulla pelle della Pitzalis che nelle ultime ore ha ricevuto centinaia di di post di insulti e accuse.

QUANDO SI DA UNA PERSONA IN PASTO ALLA FOLLA INDICANDOLA COME FOSSE GIÀ STATA ACCERTATA UNA RESPONSABILITÀ, MENTRE INVECE NON E’ STATO ACCERTATO PROPRIO NULLA, SI FA UN GIOCO MOLTO PERICOLOSO. LO DIMOSTRANO I TONI FOLLI DI CHI STA ATTACCANDO UNA DONNA CHE RESTA AD OGGI LA VITTIMA DI UN TENTATO FEMMINICIDIO.

TONI FOLLI DI MOSTRI FOLLI SIGNORA MAMUSA.

Tanto l’indirizzo della Pitzalis lo hanno, l’ha pubblicato mesi fa proprio lei Signora Mamusa.

Agli osservatori sani di mente e interessati a conoscere la verità dico invece  quello che ho detto dall’inizio di questa lunga fase d’indagine, aspettiamo e vediamo cosa concluderà la Procura e cosa deciderà il Giudice.

La verità è ancora  a diversi passi di distanza.

 

 

IMPORTANTE: 

Questa inchiesta nasce con l’intento di diffondere il più possibile le informazioni  e i dati reali  sull’aggressione a Valentina Pitzalis avvenuta nel 2011 a Bacu Abis per mano di suo marito Manuel Piredda. Informazioni per fare chiarezza,  contro la massa di bugie ed inesattezze diffuse in questi anni con lo scopo di accreditare una verità alternativa a quella sancita dalla Giustizia, una verità  non sorretta da alcun elemento concreto. Un insieme di teoremi e supposizioni che hanno portato Valentina Pitzalis ad essere al centro di campagna di accuse e insulti, e oggi sotto indagine con l’accusa di omicidio.

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