LE TELECAMERE NELLE SCUOLE SONO UNA VALIDA E POSSIBILE RISPOSTA ALLA VIOLENZA DI ALCUNE MAESTRE?

Le telecamere nelle scuole sono una valida risposta al problema della violenza di alcune maestre sui bambini?

E’ innegabile che gli ultimi anni ci abbiano fornito un crescente numero di episodi di atti violenti, intimidatori e di aggressioni verbali nei confronti di bambini che frequentano asili e scuole dell’infanzia. Vittime cioè di un fascia d’età compresa tra i 3 mesi e i 5 anni, indicativamente. In quella fascia d’età dove, non a caso, la possibilità di fornire racconti credibili e coerenti alla famiglia è difficile se non impossibile, senza tenere conto delle difficoltà dovute al clima di terrore  subito.

Non a caso la maggior parte delle denunce è scattata quando genitori più attenti hanno individuato veri e propri segni di violenza ( casi più rari ) e molte altre volte sono stati allertati da comportamenti anomali dei loro figli, come condizioni di stress o totale rifiuto nei confronti della scuola.

L’accertamento dei reati attraverso la collocazione nelle classi e nei locali comuni di telecamere e microfoni da parte delle forze dell’ordine, su autorizzazione dell’autorità giudiziaria, come le immagini evidenti dei soprusi e delle violenze che ormai vengono fornite a ripetizione ai media, ha portato buona parte dell’opinione pubblica a ritenere che la soluzione corretta al problema sia quella di installare un sistema di costante monitoraggio all’interno delle classi e degli istituti.

Tanto che alcuni politici già preannunciano nuove iniziative legislative  proprio  per raggiungere questo fine.

MA AL DI LA’ DEGLI SLOGAN E DELLE REAZIONI ISTINTIVE, SI TRATTA DAVVERO DELLA SOLUZIONE GIUSTA? E SOPRATTUTTO SI TRATTA DI UNA SOLUZIONE PERCORRIBILE?

E’ una domanda che mi sono posto e alla quale ho cercato in qualche modo di dare una risposta, o quantomeno di trovare una serie di dati che mi permettessero di valutare concretamente cosa comporterebbe un’operazione di questo genere. Mi sono avvalso per questo della consulenza della DSS, consulting service, società di consulenza in ambito di sicurezza.

Il primo dato che ho cercato di analizzare a grandi linee e’ quello dei costi.

Per iniziare da alcuni dati concreti, teniamo conto che una telecamera di media qualità costa attorno ai 150 euro  ( tenendo ben presente che si tratta solo di registrazione di immagini, in quanto da un punto di vista normativo l’intercettazione audio non sarebbe possibile, come vedremo in seguito ).

Mentre il resto dell’impianto, con un server per la conservazione delle immagini ( sulla basa dell’attuale normativa, che poi spiegherò ) e un software di gestione che ci permette di visualizzare le immagini, ma anche archiviare le registrazioni, si aggira attorno ai 1500 euro ( anche qui riferendoci a un impianto che gestisca un scuola di dimensioni medio-piccole ).

Si aggiunga poi il costo dei monitor di controllo, che varia tra i 50 e 100 euro. Diciamo una media di 70 euro.

 

TIPOLOGIA DI TELECAMERE:
La scelta è tra telecamere fisse e telecamere motorizzate ( più’ care, che eviterò di prendere in considerazione ). Mentre se con le prime monitoro zone circoscritte le seconde si prestano ad una maggiore versatilità di ripresa in quanto possono essere comandate dagli eventi. Altra differenza consiste sulla tipologia di collegamento con il server di registrazione. Questa differenza è dettata appunto dall’uso di telecamere analogiche, più economiche, rispetto a quelle digitali. Tra i due modelli le differenze sono sostanziali e giocano soprattutto sulla quantità e qualità di informazioni che si vogliono trasmettere. All’interno delle due categorie esposte vi sono poi le telecamere LAN che trasmettono le informazioni via cavo di rete e le telecamere WIRELESS o IP. (quest’ultime sono le più diffuse in ambito domestico o in quelle situazioni in cui non vi sia possibilità alcuna di trasmettere il segnale via cavo, ma per loro natura sono le più facilmente intercettabili nella trasmissione dei dati, e quindi le meno adatte visto che si tratta di immagini di minori).

 

Ma quante telecamere servono per un singolo istituto?

Sicuramente ne occorrerebbe una per classe, con la necessità di poter visionare anche spazi comuni come corridoi, androni,  eventuali scale e sala mensa, più cortile  o giardino ove vi sia ( e le dimensioni di questo spazio potrebbero richiedere anche più di una telecamera ).

E ‘ ovvio che le dimensioni delle scuole variano dai centri più piccoli alle grandi metropoli.

Volendo fare pero’ una media ragionata, senza pretendere che abbia un assoluto valore statistico, possiamo di che un Asilo nido abbia in media 2 classi, mentre una scuola materna ne abbia almeno 5 .

Considerando almeno un corridoio, una zona ingresso, una mensa, un’area giochi al chiuso e una all’aperto, si parla come minimo di almeno altre 5 aree da monitorare.

In un Asilo di tratta quindi di almeno 7 telecamere da 150 euro ciascuna, per un totale di 1.050 , cui si devono aggiungere i 1500 dell’impianto generale ( installazione, cablaggio, server e software ).   E  1 grande monitor di controllo ( se si ragiona sulla copertura contemporanea di tutti gli eventi ),  che possa visualizzare tutte le telecamere, costo minimo 200 euro . Quindi un costo minimo di 2750 euro per istituto  ( senza tenere conto dei costi di manutenzione e assistenza ).

Calcolando che i dati Istat che indicano l’esistenza di 13.500  istituti tra pubblico e privato, la copertura di tutti gli asili comporterebbe un costo di 37.125.000 di Euro.

Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia il numero delle telecamere sarebbe ancora maggiore: almeno 5,  calcolando la media di classi , cui ne andrebbero aggiunte almeno altre 6 per i locali rimanenti , quindi minimo 11 telecamere per 150 euro ciascuna, per un totale di 1650 euro. cui sommare il 1500 dell’impianto generale., più 200 euro per un grande monitor. Totale definitivo medio per ogni singolo istituto 3.350 euro.

Calcolando 15.380 scuole per l’infanzia sul territorio nazionale fanno  51.523.000 euro.

Sommando i costi di Asili nido e Scuole per l’infanzia si arriva cosi’ a un totale di 88.648.000 euro. 

Per dotare tutte gli istituti di un sistema di videosorveglianza di parla quindi di un investimento di quasi novanta milioni di euro, senza tenere conto dei costi di manutenzione.

Costi destinati ad aumentare esponenzialmente  quando si arriva poi al secondo punto della questione: chi dovrebbe monitorare le immagini? E con quale frequenza?

Partiamo dall’ipotesi più improponibile, quella cioè che il servizio di controllo debba essere affidato a una centro esterno alla scuola, come un Istituto di Vigilanza Privato. Si tratterebbe, anche solo sotto il profilo economico, di contratti costosissimi se tiene conto che ogni Asilo Nido medio comporterebbe il controllo costante di 7 telecamere, e ogni Scuola per l’infanzia di 11.

Un Istituto di Vigilanza di una città di medie dimensioni dovrebbe garantire il controllo costante di centinaia di telecamere, con l’impiego – per essere un servizio sensato – di decine e decine di operatori, pronti a segnalare ogni infrazione. Anche perché contrariamente ad altre situazioni, dovrebbero essere loro ad allertare e non ad  essere allertati da sistemi di rilevazione.

E’ facile immaginare che si tratterebbe di contratti per decine di migliaia di euro per ogni pacchetto di scuole. Immaginate poi in centri più’ grandi quante scuole dovrebbero essere monitorate, quanti video seguiti per 7/8 ore di seguito.

Tutto questo senza contare altri aspetti fondamentali di carattere normativo: si tratta di immagini di minori. 

Già da un punto di visto tecnico ad esempio, questo comporta che debbano raggiungere la sede centrale di monitoraggio, se esterna, tramite un sistema protetto, non intercettabile da terzi ( wi fi solo criptato per esempio ) o viaggi attraverso cavo o dati on line protetti e criptati.

Poi ci sarebbe il problema dei sorveglianti esterni alla scuola, il personale della società che accederebbe a dette immagini. Con quali qualifiche e garanzie?  Non essendo forze dell’ordine con funzioni di polizia giudiziaria ( come accade ora quando vengono installate le telecamere nascoste, durante le indagini ), non si tratterebbe di persone vincolate alla segretezza e all’obbligo di seguire determinati protocolli nella gestione delle immagini.

L’ipotesi più percorribile – si fa per dire – sarebbe certamente quella di affidare il compito di controllare e memorizzare le immagini al personale interno alla scuola, sotto la responsabilità del Dirigente scolastico. 

Anche in questo caso però, il controllo dei monitor costante, per tutta la giornata, comporterebbe che almeno una persona sia impiegata esclusivamente per quel compito.  Vista la scarsità di personale impiegato nelle scuole, si tratterebbe quindi di almeno una nuova assunzione per istituto. E vista le delicatezza del compito, anche di personale con una qualifica specifica, in grado di individuare nelle immagini non solo palesi fenomeni violenti, ma anche soprusi di differente carattere, come quelli psicologici. Sempre tenendo presente che l’attuale normativa prevede la possibilità ( limitata come vedremo ) di registrazioni video ma non audio.

E qui è assolutamente necessario iniziare ad affrontare il tema dei vincoli posti in materia dal Garante della Privacy.

L’attività di videosorveglianza può essere effettuata solo se vengono rispettati questi principi:

1. Liceità
2. Necessità
3. Proporzionalità
4. Finalità

Per quanto riguarda il primo punto inoltre si deve anche considerare l’art. 615 bis del CP che vieta le intercettazioni di comunicazioni e conversazioni. La parola comunque lo dice già di per sé ossia se le riprese siano funzionali allo svolgimento delle funzioni istituzionali, quindi se siano rispettati i termini di legge
Per quanto riguarda il secondo punto è un parametro di quantità: cioè si deve cercare di evitare usi sproporzionati delle riprese.
Il punto tre, la proporzionalità, ci dice che l’uso delle telecamere deve essere l’EXTREMA RATIO, ossia deve essere l’ultima misura di controllo atta a far fronte a misure che fino a quel momento si sono rivelate insufficienti.
Infine il quarto punto, che è il più importante, stabilisce appunto che chi installa delle telecamere non potrà mai utilizzare le stesse per finalità esclusivamente di sicurezza pubblica la quale è di competenza dell’autorità giudiziaria. L’uso sarà solo ed esclusivamente per un controllo privato o dell’attività per cui le telecamere sono state preposte.

Per poter riprendere all’interno di strutture quali scuole, o luoghi “pubblici” anche se privati, serve l’autorizzazione preventiva del Garante. Senza quest’ultima non si può installare nulla.

La conditio sine qua non per installare telecamere in un asilo, o comunque in un luogo in cui vi siano delle persone, è una ed una sola: devono esserci degli EFFETTIVI RISCHI DELLA SICUREZZA. Cosa dice infatti il Garante a tal proposito: la tutela della personalità e della riservatezza dei bambini costituisce un bene fondamentale della persona di rango superiore rispetto al diritto della sicurezza degli stessi laddove non esistano effettive situazioni di rischio tali da far ritenere necessaria l’installazione di impianti di videosorveglianza

E’ consentito l’utilizzo di videocamere di sorveglianza negli istituti scolastici, ma solo quando risulti indispensabile per la tutela dell’edificio e dei beni scolastici. La presenza delle telecamere deve essere segnalata ovviamente da appositi cartelli. Le riprese devono essere circoscritte alle sole aree interessate da furti o gesti vandalici. Le aree esterne possono essere oggetto di riprese anche durante le lezioni (ovviamente senza riprendere aree non pertinenti all’edificio), mentre le aree interne dell’edificio possono essere oggetto di riprese solo negli orari di chiusura e non nelle ore di svolgimento di attività scolastiche o extrascolastiche.

La norma, in ogni caso tende a garantire la riservatezza e la tutela di ogni singolo individuo pertanto, a meno che non vi sia il garante stesso a definire l’eccezionalità, vanno rispettati in ogni caso tutti gli accorgimenti necessari a non violare tale norma. Sta di fatto che in questo caso, l’identificazione del “datore di lavoro” può essere nominato dal consiglio di amministrazione dell’istituto scolastico il quale provvederà a garantire l’accesso con le dovute disposizioni. Sarà possibile per esempio visionare le immagini solo dalle autorità competenti e dietro specifica richiesta. Nessun genitore o terza persona potrà avere accesso alle immagini. 

Le riprese possono essere conservate fino a 24 ore. Solamente in alcuni casi specifici è ammesso il prolungamento fino ad un massimo di 7 giorni. Per allungare il tempo di ripresa occorrono che vi siano delle situazioni molto particolari dove l’ultima parola spetta appunto o al garante o all’autorità giudiziaria.

Ecco il pronunciamento del Garante su un caso analogo all’ipotesi che stiamo esaminando:  per leggere clicca qui  –>Sistema di videosorveglianza tramite webcam in grado di consentire ai genitori il controllo a distanza dei propri figli minori durante il periodo di permanenza in asilo nido

 

 

L’introduzione di telecamere nelle scuole comporterebbe quindi una profonda modifica dell’impianto normativo generale, abdicando peraltro a molti dei vincoli posti proprio a tutela dei bambini.

LA DOMANDA DI FONDO RESTA POI QUESTA: A COSA DOVREBBERO SERVIRE LE RIPRESE DELLE TELECAMERE DI SICUREZZA?

Le funzioni potrebbero esclusivamente essere due: la prima e’ quella di verifica immediata di quanto accade nelle classi, e prevede ovviamente che qualcuno sia costantemente attento al controllo dei monitor e sia pronto a intervenire ad ogni episodio sospetto o esplicitamente violento.  In teoria l’unica funzione che abbia un senso potenziale, ma che comporterebbe costi, impegno di personale e risorse per un numero di episodi che nella realtà e’ assolutamente marginale ( per quanto gravi e da combattere ) rispetto alle energie umane ed economiche impiegate, in un sistema scolastico che forse avrebbe altre priorità di spesa e potenziamento.

Tutto questo ovviamente senza tenere conto del punto di vista degli insegnanti, di quel personale che si adopera quotidianamente con impegno e professionalità alla cura, alla formazione e alla crescita dei nostri figli.  Cosi’ come degli altri lavoratori impiegati nella scuola, dalle mense alla segretaria.  Immaginate voi se il vostro datore di lavoro da domani vi dicesse che verrete video ripresi , monitorati e valutati nel vostro comportamento ogni giorno, per tutta la durata del vostro turno di lavoro.

La seconda funzione potrebbe essere quella, diciamo, di elemento di prova a posteriori. Un’ipotesi che non preveda cioè un costante monitoraggio delle immagini, ma solo la loro registrazione e conservazione, nel caso debbano essere esaminate di fronte a casi dubbi, contestazioni o vere e proprie denunce.

Ma chi e quando avrebbe accesso alle immagini?

Possiamo dare per certa nel caso una deroga al Dirigente Scolastico nel caso di segnalazioni interne all’istituto  (   con dei vincoli precisi, proprio perché quelle immagini non possono trasformarsi in uno strumento di controllo del lavoro del personale ).  Ma la verità è che nella maggioranza dei casi si procederebbe alla valutazione delle immagini solo in caso di denunce ufficiali all’Autorità Giudiziaria.  Calcolando poi che la durata massima di conservazione delle registrazioni ( in teoria solo in casi eccezionali ) è di una settimana, anche venissero constatati degli episodi di abusi e violenza, sarebbe comunque necessaria l’installazione di telecamere nascoste su incarico della magistratura, o comunque un monitoraggio fisso da parte delle forze di Polizia Giudiziaria per un periodo prolungato, in modo da essere certi con si sia trattato di un episodio sporadico, e comunque per poter provare il comportamento costante nel tempo.

IN PRATICA CI SI RITROVEREBBE ESATTAMENTE NELLA SITUAZIONE ATTUALE, QUANDO A SEGUITO DI UNA DENUNCIA SI OPTA PER UN’INDAGINE CON L’IMPIEGO DI TELECAMERE NASCOSTE.

L’unica variabile impazzita che verrebbe introdotta dall’impiego delle telecamere nelle scuole, sarebbe quella dei genitori. Sia nella richiesta di poter avere un accesso continuo alle immagini, magari sullo smartphone, sia nella costante richiesta di potervi accedere dal server della scuola ogni qual volta un proprio pargolo sia tornato a casa con un livido sul ginocchio, oppure raccontando di essere stato sgridato dalla maestra.

QUESTA SI SAREBBE UNA CERTEZZA.

Anche la funzione di deterrente delle telecamere stesse, è bene precisarlo, avrebbe una valenza relativa. Già le indagini di alcuni casi recenti di violenza, hanno dimostrato come alcune maestre usassero portare i piccoli per punirli in zone più riservate come bagni e sgabuzzini, tanto che sono state necessarie le registrazioni audio per ottenere la prova di quanto vi accadesse, essendo quelle video vietate in luoghi come i bagni, appunto.

 

Insomma, senza avere la pretesa di aver fornito cifre di spesa corrette al singolo euro, o di aver esaminato ogni aspetto legale della questione mi pare evidente che l’introduzione di sistemi di video sorveglianza nelle scuole risulterebbe complessa, costosa, e sotto molti punti di vista inutile.

 

Eppure è innegabile che un problema esista, ed è quello dal quale siamo partiti in questa disamina, ovvero quello di un numero di episodi di violenza all’interno delle scuole. Un fenomeno che per quanto marginale non va sottovalutato o sminuito. Credo però che la strada da percorrere per rispondere al fenomeno sia un’altra.

Il lavoro delle maestre ( parlo sempre al femminile come dato statistico, non me ne vogliano i maestri ) è certamente logorante, soprattutto sul lungo periodo. Non è un caso che questi episodi si registrino soprattutto con i bambini più piccoli ( e non solo perché silenti vittime perfette ), cioè con quelle maestre esposte alla gestione di piccoli in fasce d’età difficili, come ben sanno tutti i genitori. E credo che non sia un caso nemmeno il fatto che molte delle persone colpite da provvedimenti giudiziari per episodi violenti siano in fasce d’età – lavorativamente parlando – avanzate. Ovvero tra i 40 e i 50 anni, in media. Parliamo quindi di maestre/maestri che hanno alle spalle 20/30 anni di lavoro, a volte di più.

Forse qualche parole potrebbe anche essere spesa su quella generazione, su classi di insegnanti che sono cresciute e si sono formate su modelli di comportamento subiti e appresi, molto distanti da quelli attuali, e a volte molto vicini a quelli che vediamo oggi riproporre da loro stessi.

Ma al netto di questo è più facile pensare che si tratti di professionisti stanchi ed esasperati, a volte anche esauriti.

Ecco, se io dovessi pensare a come impiegare delle risorse economiche importanti, come quelle che abbiamo visto necessarie per gli impianti di video sorveglianza, penserei piuttosto a un complesso e costante sistema di valutazione e monitoraggio del personale docente.  Penserei che dopo un primo arco temporale – diciamo 10 anni ? – le maestre dovrebbero essere sottoposte obbligatoriamente a dei colloqui di valutazione, per vedere se tutto va bene, se non ci sono segnali di stanchezza, debilitazione, crisi. Pensando magari a percorsi di supporto, o periodi di impiego ad altre funzioni, quando necessario.

Se devo pensare alle scuole, preferirei che fosse prevista la formazione di commissioni di controllo formate da esperti e professionisti ( compresi psicologi o psichiatri ) che siano itineranti tra i vari istituti, fermandosi per un periodo sufficiente per sostenere colloqui con gli insegnanti e monitorare direttamente le attività nelle classi cercando di cogliere eventuali segnali di disagio o problemi, tanto nelle maestre quanto tra i piccoli.

Credo che avrebbe molto più senso ideare un percorso mirato di questo tipo piuttosto che tranquillizzare solo formalmente ‘ la pancia’ dei genitori.