ANTONIO LOGLI, SCONFITTO DAL TRASCORRERE DEL TEMPO

La decisione della Cassazione di respingere il ricorso presentato dei legali di Antonio Logli rende definitiva la condanna a 20 anni che il marito di Roberta Ragusa aveva ricevuto in Secondo Grado, ritenedolo il responsabile della morte della moglie. Una sentenza, quella del processo d’Appello, che avevo pubblicato integralmente qui su Nera e Dintorni proprio per permettere a chi aveva seguito il caso di comprendere su quali basi la Corte avesse deciso per la colpevolezza dell’uomo.

Per chi fosse interessato a leggerla comincia con questo post —> LA CONDANNA IN APPELLO DI ANTONIO LOGLI: UNA PREMESSA METODOLOGICA ALLA LETTURA

Antonio Logli da ieri è quindi, di fronte alla Legge, il responsabile dell’omicidio di Roberta Ragusa.

La vicenda giudiziaria che ha portato alla sua condanna ha seguito un percorso travagliato, come ricorderà bene chi ha seguito il caso, pensando all’espressione soddisfatta di Logli il giorno in cui, era il 6 marzo 2015, era stata respinta la prima richiesta della Procura di rinviare a giudizio l’uomo, definito proprio dagli inquirenti un bugiardo patentato.

Da quel giorno sono passati 4 anni,e la posizione di Antonio Logli si è completamente capovolta. Quattro anni durante i quali Logli è riuscito a rendersi inviso a buona parte dell’opinione pubblica italiana che segue le vicende di cronaca nera, e forse proprio lo sguardo soddisfatto di quel lontano giorno di marzo, quella sua sicumera, quel suo essere convinto intimamente di averla fatta franca, ha contribuito a renderlo agli occhi dei più colpevole, al di là dedi fatti e delle prove.

Ecco: i fatti e le prove. Quello contro Logli è stato di fatto l’ennesimo processo indiziario del nostro Paese. Un fenomeno – lo dico da tempo – che sta sempre più dilagando nelle nostre aule giudiziarie, dove talvolta teoremi e ipotesi accusatorie sopperiscono all’assenza di prove reali dei fatti, dei reati. Una tendenza che spesso spazza via diritti dell’imputato, schiacciandolo in un angolo dove, di fronte a un teorema, diviene difficile contrapporre prove in grado di smantellarlo, quando è proprio l’indeterminatezza degli eventi a creare la necessità di teorizzare. Così chi accusa, in assenza di prove certe, costruisce ipotesi e chi si difende, nella stessa assenza di elementi probanti, si trova a dover ‘costruire’ percorsi logici alternativi, gravato però dal peso del ruolo d’imputato, da una capacità d’indagine più limitata, e sempre più spesso da una pressione mediatica che si concentra contro colui che è indicato dallo Stato, la Procura, come responsabile di un delitto. Tanto che sempre più spesso sono proprio gli organi inquirenti ed investigativi a gestire la diffusione di notizie affinchè l’immagine dell’indagato/imputato ne esca offuscata prima ancora che il contenzioso si dipani nel luogo che gli è proprio: l’aula di un Tribunale.

Queste sono però considerazioni generali che a mio modo di vedere solo parzialmente possono essere ricondotte al processo Logli.

Si, è vero, contro di lui è mancata la cosiddetta ‘prova regina’, in primis un corpo, quello della vittima, Roberta Ragusa. E non è poco, sia chiaro. Perchè è ovvio che quell’assenza, cosi’ come l’assenza di una riconosciuta scena del crimine, di prove concrete dell’avvenuto delitto, ha impedito di poter determinare con precisione la dinamica dei fatti.

Nessuno oggi può raccontare con certezza come sia stata materialmente uccisa Roberta Ragusa, o volendo essere corretti in senso garantista, come sia morta.

Il delitto certamente non è stato un omicidio premeditato, almeno non in senso stretto. Anche se è possibile che Logli avesse già in mente il possibile evento delittuoso e abbia, di fronte a un accadimento imprevisto, attinto a un piano immaginario già ‘studiato’ in precedenza. Ma di certo gli eventi di quella notte tra il 12  e il 13 gennaio 2012, avvennero senza alcuna programmazione, come di fatto certifica la stessa ricostruzione offerta dalla Procura. Roberta scoprì d’improvviso il tradimento del marito, il tradimento sospettato ma a mai accertato, e la situazione precipitò.

Contro Logli, l’ho già detto, materialmente vi è poco. Certo determinante è la testimonianza di Loris Gozi, che assistette a una lite tra Logli e una donna, ma che non può essere stato il momento de delitto. Qualunque cosa sia avvenuta,  è stata successiva a quel caricamento forzato su un’auto.

Dico qualunque cosa, perchè è a questo che, correttamente, hanno fatto appello i legali di Logli nella parte finale delle loro richieste alla Suprema Corte, nella richiesta di concedere al loro assistito il principio del IN DUBBIO PRO REO  , ovvero il principio sulla base del quale, in caso di una mancanza di certezza di colpevolezza il Giudice dovrebbe essere chiamato a scegliere di assolvere l’imputato ( per non condannare potenzialmente un innocente, ritenendo meno grave il rischio di assolvere un colpevole ) , o quantomeno ad optare per la decisione di condannarlo per un reato minore e compatibile, in questo caso l’omicidio colposo o preterintenzionale.  Insomma, hanno affermato: per noi Logli è innocente, ma dato che non è possibile per l’accusa determinare la dinamica precisa dei fatti, se proprio ritenete che quella notte lui abbia ucciso Roberta Ragusa, vi chiediamo di considerare che quel delitto può essere avvenuto in una dinamica ( quella stessa della lite indicata dalla Procura ) compatibile anche con un omicidio non volontario ( ovvero colposo o preterintenzionale ).

Qualcuno può forse escludere che Roberta Ragusa sia morta in conseguenza ad esempio di un colpo ricevuto mentre veniva fatta salire in auto, un colpo che non aveva alcun intento omicida?  Qualcuno può escludere che Roberta Ragusa sia morta in conseguenza di quel colpo perchè non soccorsa da Logli che potrebbe aver sottovalutato la gravità della lesione e delle condizioni della moglie?

Di fatto è stata questa la richiesta dei suoi legali. Inascoltata dai Giudici della Suprema Corte.

Nessuno stravolgimento della linea difensiva, come qualcuno ieri ha scritto e detto. Nessuna parziale ammissione di colpa. Semmai il disperato ultimo tentativo dei legali – legittimo e assasi diffuso – di ottenere una riformulazione del reato imputato a Logli.

Un tentativo peraltro tutt’altro che infondato direi. Perchè non vi può essere certezza sul fatto che Logli quella notte volesse uccidere Roberta Ragusa. Nulla può onestamente far escludere che quella morte sia avvenuta in un contesto diverso da quello del ‘omicidio volontario.

Lo dico, sia ben chiaro, nella mia personale convinzione che Antonio Logli sia certamente responsabile della morte di Roberta Ragusa.

Ma quest’ultimo disperato tentativo di Logli e dei suoi legali si è inevitabilmente scontrato con l’atteggiamento tenuto dall’uomo durante tutta la durata delle indagini e dei primi due gradi di giudizio. E’ fuor di dubbio che Logli abbia più volte mentito alle autorità giudiziarie e a gli investigatori durante la fase delle indagini. Che abbia poi scelto la strada del silenzio, suo diritto sia ben chiaro, quando da indagato è divenuto imputato. Che abbia rinunciato alla strada della rivendicazione di una ‘propria’ testimoniale versione dei fatti, per puntare tutto sulla debolezza dell’impianto accusatorio.

Una scelta strategica che aveva pagato in un primo momento, ma che non ha poi retto nel lungo periodo, al trascorrere degli anni.

Ecco, contro Logli molto ha pesato proprio questo: il fattore tempo. Sommato alla poco probabile e poco logica ipotesi alternativa alla morte di Roberta, ovvero l’allontanamento volontario.

Di Roberta Ragusa non sappiamo tutto, ne sono certo. Sono da sempre contrario ai processi di beatificazione delle vittime. Lei, come chiunque di noi, avrà certamente avuto lati oscuri e caratterialmente insopportabili. Ma una delle poche certezze che abbiamo sul suo essere, è  l’amore di Roberta per i suoi figli, la sua dedizione per quei bambini. Un’amore e una dedizione che mai durante il processo sono emersi come una possibile ‘prigione’ che potesse spingere, in un movimento contrario, la donna alla fuga, all’allontanamento dalle sue creature. Di questo non vi è traccia alcuna.

E proprio per questo è decisamente difficile immaginare che quella notte, sia pur in preda alla sconvolgente rivelazione che proprio Sara Calzolaio ( la conoscente, amica, baby sitter ) fosse l’amante del marito, Roberta Ragusa sia fuggita lasciando dietro di sè i suoi due bambini.  Quei figli che erano al centro della sua vita, che supplivano emotivamente al progressivo disgregarsi dell’amore con Antonio. Quei bimbi cui aveva dedicato le ultime righe della lista della spesa, con attenzione materna, pochi istanti prima che il suo mondo crollasse nel cuore della notte.

Anche il turbamento più profondo, la paura della reazione immediata di Antonio, la necessità di fuggire subito altrove… non l’avrebbero tenuta lontana tutti questi anni. E’ facile immaginarlo, nemmeno alcuni giorni. Una volta raggiunto un luogo sicuro, un amico/a, un avvocato… Roberta sarebbe tornata.

Senza dimenticare l’improbabile eventualità – peraltro mai minimamente dimostrata – che la Ragusa sia fuggita in piena notte in pigiama, senza soldi, documenti, o altri beni, per svanire poi nel nulla . Non si sa bene con chi.  Senza essere poi scoperta e individuata in tutti questi anni. Senza che lei avesse la ben che minima ragione per farlo.

Altre ipotesi sfiderebbero poi sfiderebbero le leggi della credibilità statistica e , per quanto non escludibili a priori, e non possono certo costituire un elemento di prova: parlo di una Ragusa smemorata e necessariamente sfigurata, ricoverata chissà dove, o di una Ragusa rapita proprio quella sera da un camionista svedese ( non me ne vogliano gli amici scandinavi ), uccisa e sepolta poi nella tundra…

La verità è che il tempo, lo dicevo prima, ha giocato contro Logli. Ogni giorno trascorso in questi lunghi sette anni, ha reso sempre meno probabile l’ipotesi di una fuga volontaria, di una disgrazia, o di un delitto casuale.

Contro Logli molto ha pesato la logica, come era già accaduto con Annamaria Franzoni, il giorno del suo primo e unico arresto ( prima della carcerazione per condanna ). Quando tutte le altre ipotesi sono state vagliate ed escluse, l’unica che rimane viene consolidata proprio dall’esclusione delle alternative, anche in assenza di una prova definitiva.  Ed è partendo da questo principio che il processo contro Logli con il tempo è diventato sempre meno indiziario.

Non conosceremo mai la verità su quanto accaduto quella notte, tranne nel caso di cedimenti e confessioni.

Logli è stato un uomo fortunato, da un certo punto di vista. E’ riuscito a commettere un delitto quasi perfetto, nella distruzione del cadavere soprattutto. Ma il tempo alla fine ha giocato contro di lui.

A nulla è valsa l’unica vera grande svolta ndella sua strategia difensiva, quella della difesa mediatica, imboccata però tardivamente, dopo la sentenza di Secondo Grado. Una strategia spuntata, direi, perchè l’opinione pubblica era ormai consolidata e la Suprema Corte non è mai stato un organo giudicante particolarmente sensibile ai media.

Certo ha fatto molto effetto vedere tanto il figlio maggiore di Roberta, quanto la stessa Sara Calzolaio, spendersi in difesa di Logli.  Parole e testimonianze in qualche modo – io credo – sincere. Figlie di rapporti affettivi e amorosi. Altro non vorrei dire perchè si entrerebbe davvero in una sfera personale e psicologica che poco attiene al caso.

L’ultimo doloroso pensiero è per quei due ragazzi che hanno perso una madre e da oggi un padre, responsabile della morte della prima. Qualcuno stia loro vicino e li aiuti ad affrontare nel giusto modo tutto questo.