QUANTO TEMPO RIMANE VALENTINA NELLA CASA DI MANUEL? CHI HA POTUTO COMPIERE L’AGGRESSIONE?

 

QUANTO TEMPO RIMANE VALENTINA NELLA CASA DI MANUEL? CHI HA POTUTO COMPIERE L’AGGRESSIONE?

 

Ci sono molti elementi che concorrono nell’esame di un delitto: le persone coinvolte e le loro personalità, le loro motivazioni, per arrivare fino al loro possibile movente. C’è la scena del crimine . Ci sono le prove chiamiamole ‘oggettive’. C’è il contesto in cui i fatti si sono sviluppati. Ci sono la dinamica generale degli eventi e quella specifica delle azioni omicidiarie. Ci sono i mezzi, i tempi e le opportunità.

Non sempre si riescono a ricostruire con chiarezza tutti questi passaggi, tutte queste prove. Ma la storia dei fatti di Bacu Abis, dopo due inchieste, di elementi ne fornisce, e non pochi.

Da dove partire? Ecco, uno degli elementi che trovo interessanti per avere un punto di avvio logico è la scena del crimine.

Soprattutto un elemento che non era emerso nel 2011: l’andito della casa di Bacu Abis era stato cosparso di benzina.

Così almeno sostiene la Perizia Mazzeo, basandosi sulle conclusioni di un esperto nello sviluppo degli incendi. Questo è un elemento decisamente eversivo, rispetto a quanto noi abbiamo sempre saputo. A mio modo di vedere importantissimo. Perché ovviamente solleva una serie di domande:

Chi ha cosparso il liquido accelerante?  Quando? In che modo?  E Perché?

Credo che le risposte a queste domande possano permettere di arrivare alla verità su quella notte e possano permettere al contempo di spiegare alcuni dati emersi dalla Perizia.

Ma per poter trovare quelle risposte credo occorra prima fare un passo indietro per capire quali sono stati i tempi a disposizione di chi ha agito quella notte. Cosa è accaduto prima e durante l’aggressione di Bacu Abis? Rispondere a questa domanda vuol dire inserire quanto accaduto nella casa occupata da Manuel Piredda  tra il 16 e il 17 aprile 2011, in un contesto fondamentale per capire i fatti di quella notte.

 

IL CELLULARE DI VALENTINA PITZALIS

Lo strumento principale e più affidabile a disposizione di chi indaga è certamente il telefono cellulare di Valentina Pitzalis, che ha mantenuto in memoria tutti i messaggi e le telefonate di quel giorno ( e di diversi mesi prima anche ) e di quella notte.  Un cellulare che è stato sottoposto anch’esso a incidente probatorio, sottoposto a Perizia da parte di un perito del Giudice, le cui conclusioni sono già state dibattute con le osservazioni dei consulenti di parte.

Insomma la prova, come si dice, è già stata cristallizzata.

La Perizia ha stabilito che il telefono è effettivamente quello della Pitzalis nel 2011, che non è stato manomesso e che il suo contenuto è perciò autentico.

L’ atteggiamento della famiglia Piredda e dei suoi consulenti in merito a quel cellulare è stato oggettivamente ondivago e non chiarissimo. Dopo una prima fase in cui si sono sollevati dubbi sull’autenticità dei suoi contenuti ( quando li ho pubblicati qui su Nera e Dintorni ), si è arrivati al tentativo di attribuire ad alcuni di essi significati ‘funzionali’ a smentire il racconto della Pitzalis .

In mezzo c’è stata una lunga fase in cui si è ipotizzato sui social che gli sms fossero stati falsificati tramite speciali programmi, programmi che permetterebbero di far apparire nella cronologia di un telefono dei messaggi come sms quando in realtà non lo sono,  ipotesi per ora scomparse, forse perché ci si è resi conto che quella tesi era difficilmente sostenibile per il tipo di cellulare, per la difficoltà e le caratteristiche di accesso a quel tipo di programmi nel 2011,  e per una caratteristica inalienabile: per inviare falsi sms nella cronologia del cellulare di Valentina o di Manuel da un computer o da un cellulare terzo  occorreva comunque farlo in tempo reale.

Mi spiego: se io invio un finto sms dal mio pc che appaia poi su un telefono  come sms, posso’ falsificare’ il messaggio, ma non l’ora.  Quindi se il messaggio è delle 23.30, alle 23.30 deve essere stato inviato, da qualunque fonte.

E’ ovvio che è difficile immaginare la Pitzalis falsificare tutti quei messaggi compiendo tutte le azioni ( dal lavoro al bar alla guida verso casa di Manuel ) di quella sera.

L’ultima deriva che mi è capitata di leggere nei vari gruppi  è quella che vorrebbe il cellulare di Manuel in realtà nelle mani di un complice.  In pratica Manuel sarebbe stato prigioniero a casa sua del misterioso terzo uomo complice di Valentina, che messaggiava con lei per fingere la convocazione a Bacu Abis per coprire l’intento delittuoso. O forse addirittura già morto nel momento in cui il complice scriveva i falsi sms.

Quando esaminerò la scena del crimine vedremo meglio come la presenza di un complice sia davvero difficile da ipotizzare, ricordo comunque che in tal senso si era già indagato nel 2011, arrivando ed escludere la presenza di un terzo uomo.

Come ulteriore nota devo anche segnalare che non esiste prova, sul cellulare di Valentina, di alcun contatto con questo misterioso complice quella sera, e nemmeno nei giorni precedenti. E tanto meno esiste alcuna prova che la Pitzalis fosse in possesso di un secondo cellulare con cui restare in contatto con il complice per poter organizzare prima e poi coordinare l’efferato delitto.

Per quanto riguarda l’utilizzo del cellulare di Manuel da parte di questo fantomatico complice non mi resta che sottolineare come il contenuto di quella convocazione sia stato provato (lo vedremo tra poco ),  e si inserisca in una sequenza di messaggi che risalgono ad almeno un mese prima  ( li vedremo  ) , rendendo particolarmente elaborato il teorema dei finti messaggi del 16 aprile.

In tal senso è importante anche il tipo di linguaggio utilizzato nei messaggi, del tutto coerente con quello abituale di Manuel. Ricordo che anche in casi recenti, il caso Guerrina Piscaglia per citarne uno,  è stata proprio l’incapacità di utilizzare un linguaggio coerente a tradire falsi messaggi scritti per depistare…

 

Solo alla fine,  ai teorici del complotto vorrei ricordare come la Signora Mamusa abbia raccontato per anni che la sera dell’aggressione il suo Manuel era stato in un bar e aveva anche incontrato un passante sulla strada del ritorno a casa. La madre di Manuel aveva anche lanciato appelli perché questi testimoni di facessero avanti, come dimostra questo post del 2018:

Insomma  un ‘prigioniero’ che poteva andarsene libero e tranquillo in giro per Bacu Abis.

ABBANDONATE QUINDI LE IPOTESI, TORNIAMO AI DATI CERTI DEL CELLULARE.

 

LA CONVOCAZIONE DI VALENTINA E I DOCUMENTI

Il messaggio certamente più importante di quella sera è quello che Manuel scrive a Valentina alle 20.38, che segue una prima chiamata di Manuel  a  Valentina delle 19.24.

ciao vale… quando smonti mi dovresti portare il foglio dove kiedi il cambio di residenza… visto ke non é ankora arrivata… cosi domani ke é domenica la fotocoppio e la dò al mio avvocato visto ke é di gonnesa e scende solo il fine settimana xké ha l’ufficio a cagliari …a ke ora passi?

Perché questo messaggio rivesta un’importanza fondamentale è facilmente intuibile: dimostra che Manuel è perfettamente a conoscenza del fatto che Valentina sia in possesso di un documento che certifica la sua richiesta di cambio di residenza, e che quindi questa richiesta di trasferimento sia stata fatta, e che non è ancora arrivato il documento ufficiale da parte del Comune.

Dimostra anche che sta mentendo a Valentina, perché in realtà l’appuntamento con l’avvocato non esiste, è una bugia. Dimostra come Manuel voglia attirarla a casa sua con quella bugia. La casa che, come vedremo esaminando la scena del crimine, è stata predisposta per l’agguato.

E’ inevitabile a questo punto affrontare il tema del trasferimento di residenza/domicilio di Valentina Pitzalis.

Quello che secondo la Signora Mamusa non è mai esistito, perché il certificato storico del Comune di Carbonia non lo ha mai registrato.

Una tesi che la Signora ha sbandierato ai quattro venti negli ultimi due anni, nonostante i documenti di recente resi pubblici da Valentina Pitzalis a dimostrazione che lei non mentiva, fossero stati depositati da circa due anni agli atti dell’inchiesta, e fossero quindi noti ai Piredda.

Ve li ripropongo qui, per chi non avesse avuto modo di leggere il post scritto dalla stessa Pitzalis:

 

 

Ora, come si evince dai documenti, a fare richiesta di inserire nel proprio nucleo materiale Valentina Pitzalis, era stato proprio Manuel Piredda. La cui firma è ben leggibile in calce al documento.

La richiesta è del 21 Marzo 2011. Lo stesso giorno alle 16.12  infatti Manuel invia a Valentina questo sms:

ciao vale… grazie di essere skesa! … io sono andato a firmare…secondo me, passerà dopo domani il vigile! anke xké domani io non ci sono!

cui Valentina risponde.

Figurati!cmq fammi sapere quando passa il vigile così mi avvicinò…ok?

Cito questi due messaggi per i teorici del complotto. La messaggistica tra Manuel e Valentina contenuta nel cellulare racconta i rapporti tra i due per mesi ( si arriva fino al 2010 ). Nello specifico questa relativa ai documenti e all’uscita del vigile risale quasi a un mese prima dei fatti di Bacu Abis. Una messaggistica agli atti e ben nota alla famiglia Piredda mentre sosteneva che quei certificati non esistevano.

Valentina avrebbe quindi iniziato a immettere falsi sms con così largo anticipo? E Manuel non si sarebbe mai reso conto di quei messaggi non suoi inseriti nella sua cronologia?

Occorre anche ricordare che i cellulari all’epoca avevano una memoria molto più limitata, che richiedeva peraltro che per ricevere nuovi messaggi, nel caso la tua memoria avesse già raggiunto il limite massimo, tu dovessi cancellare messaggi già ricevuti per far spazio a quelli nuovi ‘( ed ecco perché risultano tanti messaggi cancellati dalla Pitzalis, senza bisogno delle solite dietrologie ).

La Pitzalis quindi, per inviare messaggi ‘falsi’ con così largo anticipo per poter poi ‘giustificare’ la sua versione dei fatti, avrebbe dovuto contare su due fattori: che Manuel non se ne rendesse conto, e che Manuel non li cancellasse.

Senza tenere conto che è lo stesso avvocato di Manuel, Giovanni Raimondo Serra, che nel 2011 stava seguendo il Piredda e lo aveva visto il 15 Aprile ( 24 ore prime dell’aggressione a Bacu Abis ), a confermarmi nell’intervista per Il Terzo Indizio del 2016 il fatto che che avesse richiesto a Manuel alcuni documenti che avrebbe dovuto fornire Valentina:

Domanda: Manuel, racconta Valentina, la convocò a casa sua con il pretesto che ci fossero dei documenti urgenti da firmare proprio per lei.

Risposta: La sera del 15, quel colloquio del 15 aprile, aveva anche ad oggetto la necessità che Manuel mi fornisse dei documenti necessari per istruire la sua pratica, pratica che mi avrebbe visto suo patrocinatore per la vicenda successiva, quella .. di suo avvocato di parte civile per l’aggressione che aveva subito. Documenti necessari a istruire la pratica , legati alla sua condizione di reddito, familiare, documenti anagrafici. Documenti che in quanto coniugato potevano essere nella disponibilità della moglie, quindi di lì a qualche giorno Manuel mi avrebbe, rincontrandomi, portato, consegnato alla segretaria, quei documenti necessari per completare  la mia posizione di avvocato nei suoi confronti.

Domanda: ma c’era un appuntamento fissato?  Voi avreste dovuto vedervi , come lui ha raccontato, Domenica 17?  Lei avrebbe incontrato Manuel o no?

Risposta: Di lì a qualche giorno, Manuel non appena formati i documenti necessari, uno o due giorni al massimo , sempre in quella settimana , la prossima settimana, perché  ricordo fosse un venerdì, martedì o mercoledì successivo doveva recarsi in studio per consegnare questi documenti. La meraviglia nel leggere la sua morte è anche nel fatto che tanto Manuel  mi aveva assicurato che avrebbe formato questi documenti necessari  e me li avrebbe consegnati nella giornata di mercoledì, giovedì, insomma uno due giorni, tre giorni necessari per formarli.

Domanda: da un punto di vista professionale, suo, il profilo di Manuel quale era?

Risposta: Cioè lui ad esempio all’epoca era ai domiciliari, aveva dei precedenti, aveva avuto dei problemi con la giustizia.Manuel aveva una situazione che andava a risolversi, era stato seguito da altro difensore in precedenza, si era rivolto a me per il prosieguo di quella vicenda che lo vedeva ai domiciliari con degli orari che gli permettevano di allontanarsi dalla sede dove era  ai domiciliari, e chiedeva che della vicenda che lo riguardava e della vicenda nuova dell’aggressione fossi io a occuparmene.

Tralasciando per ora la vicenda degli arresti domiciliari, sulla quale tornerò tra poco, anche l’avvocato Serra conferma che Manuel avrebbe dovuto portargli dei documenti relativi al suo Stato di Famiglia.  Per quanto riguarda l’avvocato, non legati alla condizione di misure cautelari o detentive di Manuel, ma relative alla causa per il pestaggio subito.

Circostanza che conferma anche ai Carabinieri durante le indagini del 2017:

Serra : Dovevo  incontrare  Manuel   Piredda  in  quanto,  per il  mandato conferitomi  di  cui  ho detto prima, avevo  la necessità mi fornisse dei documenti per  il gratuito patrocinio, che erano:  uno stato di  famiglia,  posizione  reddituale e tutti  dovevano  essere in corso di validità.  Non  ricordo  di  aver  fissato con  lui  un  giorno  preciso  nel  quale  mi  avrebbe dovuto  portare  tali  documenti,  ma  suppongo  di  avergli   detto   che  ci  saremo  visti genericamente   la   settimana   successiva   e   non    mi   sembra     di   averlo    contattato telefonicamente.  lo di  solito ricevo  il  lunedì  nello  studio di  Cagliari e il  martedì nella studio di Gonnesa.

Carabiniere: Nei documenti che lei  ha richiesto c’era  un cambio di residenza?

Serra: lo  ho chiesto un documento composto di residenza e stato di famiglia.

 

Anche su questo tema ho letto di tutto negli ultimi anni, e in particolare negli ultimi mesi.  Dopo aver negato a lungo che i documenti esistessero perché così era stato raccontato dalla famiglia Piredda fin dal deposito dell’esposto contro Valentina Pitzalis ( ma anche dopo, quando si  sapeva che in realtà quei documenti esistevano ), i sostenitori della colpevolezza della donna, di fronte alla pubblicazione da parte della Pitzalis delle copie dei documenti che dimostravano che lei non avesse mentito, hanno iniziato una lunga sequenza di disamine straordinarie relative a quando lei avesse ricevuto quei documenti e dove, se davvero sarebbero stati validi per dimostrare qualcosa, etc etc

Evidentemente è difficile accettare la verità; Manuel aveva richiesto quel trasferimento firmando lui stesso il documento, Valentina aveva acconsentito ( perché lui le aveva raccontato che sarebbe stato più facile per lui scontare così degli arresti domiciliari a Bacu Abis ), un Vigile era uscito verificando e certificando la presenza di Valentina ( che con la scusa del lavoro aveva fissato un appuntamento in quella casa dove in realtà non abitava ), il Comune aveva avviato le pratiche e inviato alla Motorizzazione la segnalazione del cambio. Quest’ultima più rapidamente del Comune stesso aveva inviato ‘gli adesivi col cambio indirizzo ” per la patente.

Continuare a negare di fronte a documenti ufficiali, firme autografe, sms , dichiarazioni di avvocati,  alla ricerca di ‘contraddizioni’ è un esercizio di stile tipico degli hater che perseguitano Valentina. Ma quello che  raccontano questi documenti e’ altro.

Manuel  mente quando scrive a Valentina di dover incontrare l’avvocato Serra Domenica 17 Aprile.

Ma mente anche quando dice a Valentina Pitzalis di avere necessità di quei documenti per scontare degli Arresti Domiciliari  a casa sua?

 

 

GLI ARRESTI DOMICILIARI DI MANUEL PIREDDA

Questa è una domanda davvero importante e che ne porta con sé una seconda: perché Manuel voleva scontare i domiciliari a Bacu Abis e non a casa sua a Gonnesa con la famiglia come aveva fatto fino a quel momento?

 

Cerchiamo di partire dalla prima domanda: Manuel doveva scontare degli arresti domiciliari ?

Ricostruire con precisione le sue condanne e i suoi precedenti non è mai stato semplice, a causa soprattutto della situazione caotica del Tribunale di Cagliari. Ma vediamo quello che ho ricostruito:

  1. 2009 – Manuel viene condannato a  1 anno di reclusione per aver perseguitato la sua ex fidanzata, in Appello ottiene la sospensione condizionale della pena.
  2. 2009 – Viene arrestato per aver aggredito due Carabinieri che lo avevano fermato alla guida di un auto con tre ruote. Sottoposto a perizia psichiatrica che determina che sia una soggetto immaturo e paranoide, dipendente da abuso di benzodiazepine e per effetto paradosso di questo abuso, soggetto a crisi violente, viene giudicato incapace di intendere di volere al momento dei fatti, e non subisce alcuna condanna.
  3. 2010 – Viene arrestato per aver compiuto tre furti con scasso in altrettanti appartamenti , il 3 luglio finisce agli arresti domiciliari in attesa di processo, il 12 luglio viene fissata l’udienza per convalida dell’arresto, ma non si ha traccia della decisione di merito del giudice.
  4. 2010 – A luglio mentre è ai domiciliari evade e viene fermato dai Carabinieri e condannato, pur essendogli riconosciute le attenuanti generiche e la seminfermità mentale, a 3 mesi di arresti domiciliari.
  5. 2010 – Nel frattempo viene fissata l’udienza per il processo per i furti in appartamento per il 3 Maggio 2011. Manuel e il suo legale chiedono il Rito Abbreviato e una nuova Perizia Psichiatrica ( evidentemente Manuel contava di poter nuovamente ottenere qualcosa a causa del suo rapporto di dipendenza dalle benzodiazepine  e dalla sua seminfermità mentale ad essa collegata ).

Ci sono diversi elementi su cui occorre fare delle riflessioni in questo quadro generale.

Il primo e più evidente è quello che ci dice – anche in questo caso – che Manuel aveva continuato ad avere un pessimo rapporto con gli psicofarmaci, avvalendosi in sede di giudizio ogni volta della condizione di seminfermità che ne conseguiva.

Il secondo è che Manuel aveva un precedente importante a livello giudiziario in materia di persecuzione di una ex fidanzata che lo aveva lasciato. La condanna a un anno di reclusione per il reato all’epoca di diffamazione ( non esisteva lo stalking ) è una condanna ‘pesante’, indice della gravità dei comportamenti da lui tenuti nei confronti della ragazza divenuta sua vittima. ( Se volete saperne di più leggete questi articoli:—> LA ‘RAGAZZATA’DI MANUEL PIREDDA, STORIA DI UNA PERSECUZIONE   )

Il terzo è relativo alla sua condizione: era ancora agli arresti domiciliari? Forse no.

E’ possibile che durante l’Udienza di Convalida dell’arresto del 12 luglio 2010, quella misura gli sia stata sospesa, o che lo sia stata poi in seguito.

Teniamo però presente che l’Avvocato Serra, il suo avvocato, parla invece di Manuel soggetto agli arresti domiciliari con precisi orari in cui poteva allontanarsi.

Non mi è stato quindi possibile avere certezze in merito.

C’è la però la condanna a tre mesi per l’evasione: Manuel l’aveva scontata? Secondo la madre di Manuel, la Signora Mamusa, Manuel nell’Aprile 2011 aveva finito di scontare i suoi arresti domiciliari ( non sappiamo a quali si riferisca la Signora ), ma diamolo anche per assodato o possibile. Pur restando un dubbio in merito alla strana coincidenza tra la pena per l’evasione ( 3 mesi ) e  lo stesso arco temporale di condanna che la Pitzalis dice che Manuel le aveva raccontato di dover scontare , interrogata dal Carabinieri dopo l’aggressione: ovvero proprio 3 mesi.

PITZALIS Valentina: Sì. Siccome lui mi aveva detto che avrebbe dovuto scontare degli arresti domiciliari, tre mesi, solo che in una casa da solo non l’avrebbero mai lasciato, qinindi mi aveva chiesto il favore…
C.C.: Di spostarti la residenza?
PITZALIS Valentina: Sì, che poi io mi fossi occupata di lui o meno era irrilevante, però almeno gli avrebbero concesso di rimanere lì e non l’avrebbero così mandato né a Buoncammino né rispedito a casa dei genitori.

 

Le aveva parlato di tre mesi da scontare dunque.

Un periodo però che poteva anche coincidere con la condana per evasione, ma anche  con una condanna che Manuel non aveva ancora subito, ma che pure era consapevole che sarebbe arrivata da lì a poco, ovvero quella per i furti ( udienza fissata per il 3 Maggio, circa 15 giorni dopo l’aggressione )

Era stato arrestato il flagranza di reato, riconosciuto ed identificato da una delle vittime, e l’impronta di una sua scarpa era stata ritrovata sulla scena del crimine, infine la sua sciarpa era stata ritrovata accanto a un’auto anch’essa soggetta a un tentativo di furto. Prove tanto schiaccianti che il Giudice che deciderà dopo la morte di Manuel il non doversi procedere per il processo ( per morte dell’imputato ) , negherà l’assoluzione postuma del Piredda richiesta dai suoi legali.

 

Manuel andava incontro a una condanna pressoché certa e che poteva arrivare anche a 1 anno e 2 mesi, pena da ridursi poi di un terzo per il Rito Abbreviato , ma difficilmente ‘ cancellabile ‘ con la Perizia Psichiatrica ( non si trattava certo di un episodio di reazione violenta  legata all’effetto paradosso dell’abuso di benzodiazepine ). Avrebbe  però forse  potuto ancora avvalersi del riconoscimento della seminfermità, ottenendo magari un’ulteriore riduzione di pena, come già accaduto in precedenza.

Stiamo parlando di ipotesi sia ben chiaro, ma certo non campate in aria.

Potrebbe essere quindi che Manuel avesse pensato a un’eventuale condanna definitiva – godendo di ogni possibile scontro tra abbreviato e seminfermità –  attorno ai 3/4 mesi, e che per scontare quelli avesse organizzato il trasferimento di Valentina.

Così come potrebbe essere che quella richiesta non fosse altro che il primo passo di un omicidio premeditato.

Anche perchè la presenza di Valentina a Bacu Abis era in realtà irrilevante per la scelta se concedergli o meno i domiciliari. Insomma non vi era bisogno che lei si trasferisse.

Di fondo quindi, la necessità del trasferimento è la prima grande bugia di Manuel a Valentina.

Perché le ha mentito? Sperava di coinvolgerla lentamente per poter riprendere la loro relazione? Oppure si tratta di un tentato omicidio premeditato da tempo?

 

A questo va aggiunto poi un ultimo elemento, in realtà potenzialmente importante: come per la condanna per evasione, anche quella per i furti sarebbe stata una recidiva infra quinquennale in riferimento alla Sospensione Condizionale della pena per la condanna a un anno del 2009 ( persecuzione della sua ex fidanzata ). .Tenendo anche presente che una delle case dove aveva cercato di entrare la sera dei furti era proprio la casa di Valentina, ovvero sua moglie che lo aveva lasciato, un particolare questo che creava anche un legame di continuità con la persecuzione della ex fidanzata per cui era stato condannato, con pena sospesa.

Manuel quindi correva il rischio di essere chiamato a scontare anche quella condanna, se la Procura avesse scelto di procedere in tal senso. Nel qual caso di sarebbe trovato a dover scontare una pena detentiva di 1 anno più quella determinata per i furti.

Una pena che con ogni probabilità gli avrebbe aperto le porte del carcere più che quelle della casa di Bacu Abis per scontare i domiciliari. Un’ipotesi, quella del carcere, che terrorizzava Manuel.

Quanto ne era consapevole Manuel?

La domanda ovviamente non ha una risposta certa. Ma di quell’eventuale consapevolezza occorrerà tenere conto, quando si ragiona  sui moventi possibili  per l’aggressione di Bacu Abis, che nel caso sia stata compiuta da Manuel, potrebbe essere stata un’aggressione premeditata.

 

 LE COMUNICAZIONI TRA MANUEL E VALENTINA

Torniamo quindi al 16 aprile 2011,  il giorno in cui si svolsero i fatti. E soprattutto alla sequenza di messaggi e telefonate che portano ai tragici fatti di Bacu Abis.

  1.  Ore 19.24  Manuel chiama Valentina  senza ottenere risposta-
  2. Ore 20.38 Manuel invia a Valentina un sms:  ciao vale… quando smonti mi dovresti portare il foglio dove kiedi il cambio di residenza… visto ke non é ankora         arrivata… cosi domani ke é domenica la fotocoppio e la dò al mio avvocato visto ke é di gonnesa e scende solo il fine settimana xké ha l’ufficio a cagliari …a ke ora passi?-
  3. Ore 20.57 Valentina chiama Manuel , la telefonata dura 3.14  minuti
  4. Ore 22.27 Manuel chiama Valentina  senza ottenere risposta-
  5. Ore 22.28 Manuel invia a Valentina un sms : E a ke ora smonti?-
  6. Ore 22.29 Valentina invia a Manuel un sms : Sono ancora a lavoro –
  7. Ore 22.32 Valentina invia a Manuel un sms : Non lo so. Te lo avvicinò domani mattina direttamente. A ke ora lo devi vedere l’avvocato? –
  8. Ore 22.32 Manuel invia a Valentina un sms: No.. . avviccinamelo oggi! Alle nove!-
  9. Ore 22.37 Manuel chiama Valentina  senza ottenere risposta –
  10. Ore 22.37 Valentina invia a Manuel un sms : No. Non so a ke ora finisco e non ho la macchina. Ci vediamo domani mattina alle 8.30.-
  11. Ore 22.39 Manuel invia a Valentina un sms: no vale ,mi serve oggi ! aspetto ke finiski ,poi portamello!-
  12. Ore 22.44  Valentina invia a Manuel un sms : Senti. Io penso ke se avevi tutta questa urgenza muovevi il culo e venivi a prendertelo. Sto lavorando e non ho la macchina. Quindi se ti va bene te lo porto domani mattina altrimenti non so cosa dirti. Finito il discorso.-
  13. Ore 22.46  Manuel invia a Valentina un sms: kiamami un attimo!-
  14. Ore 22.48  Valentina invia a Manuel un sms : Non posso.-
  15. Ore 22.48  Manuel invia a Valentina un sms: Si ma portamello oggi … Xké se no é un casino!-
  16. Ore 22.50 Valentina chiama Manuel , la telefonata dura 5.20  minuti-
  17. Ore 23.10  Valentina chiama Manuel , la telefonata dura 5.10  minuti-
  18. Ore 23.16  Valentina chiama la sorella  , la telefonata dura 5.15  minuti-
  19. Ore 23.21  Valentina chiama Manuel , la telefonata dura 4.19  minuti-
  20. Ore 23.22  la sorella  invia a Valentina un sms: Ma scusa un attimo,domani non é domenica??ma a chi lo dovrebbe consegnare domani questo documento??secondo me é una cazzata…-
  21. Ore 23.26  Valentina chiama la sorella  , la telefonata dura 0.35  minuti-
  22. Ore 23.30  il padre chiama la Valentina  , la telefonata dura 0.31  minuti-
  23. Ore 23.56.03  Valentina chiama Manuel , la telefonata dura 0.10  minuti

 

Ecco questa è la sequenza di telefonate e messaggi che precedono l’aggressione di Bacu Abis.

Cosa accada mi pare evidente. Valentina Pitzalis sta lavorando al Bar quando Manuel inizia prima a chiamarla e poi ad avanzare la sua richiesta ;

VALENTINA DEVE ASSOLUTAMENTE ANDARE A CASA SUA QUELLA SERA, PER PORTARE UN DOCUMENTO CHE CERTIFICHI IL TRASFERIMENTO DI RESIDENZA, PERCHÉ MANUEL POSSA CONSEGNARLO AL SUO AVVOCATO CHE SAREBBE PASSATO L’INDOMANI.

COME SAPPIAMO SI TRATTA DI UNA BUGIA. NON VI E’ ALCUN APPUNTAMENTO FISSATO PER IL GIORNO SUCCESSIVO. MA MANUEL INSISTE, DEVE ESSERE QUELLA SERA.

QUANDO VALENTINA PROPONE DI PASSARE LA MATTINA DOPO DI BUON ORA,  LUI INSISTE E DICE: NO, QUESTA SERA.

NEMMENO LE TELEFONATE DI VALENTINA VERSO FINE TURNO DI LAVORO SERVONO A CONVINCERLO, COSI’ LEI – CHE AVEVA ALTRI PROGRAMMI PER QUELLA SERA, DI ANDARE A UN CONCERTO COME TESTIMONIATO DA ALTRI SMS – ALLA FINE CEDE , CHIAMA LA SORELLA PER RACCONTARLE DELLE RICHIESTE DI MANUEL ( LEI GLI RISPONDE CHE LE PARE UNA CAZZATA ), SI FA PORTARE L’AUTO DI FAMIGLIA A CASA DOVE L’HA ACCOMPAGNATA IL PROPRIETARIO DEL BAR, RIPORTA LA SORELLA DAL FIDANZATO E PARTE ALLA VOLTA DI BACU ABIS AVVISANDO MANUEL AL TELEFONO, SONO LE 23.56.03.

PER COPRIRE I CIRCA 11 KM CHE SEPARANO CARBONIA DA BACU ABIS, OCCORRONO CIRCA 13 MINUTI. E INFATTI DOPO QUELL’INTERVALLO DI TEMPO ECCO VALENTINA CHIAMARE MANUEL PER AVVISARLA DEL SUO ARRIVO:

ORE 00.09.26 – Valentina chiama Manuel , la telefonata dura 1. 28  minuti.

La telefonata termina quindi alle 00.10.53

Teniamo ben presente questo orario, perché aiuta a scandire gli eventi che seguono.

 

Sarebbe naturale immaginare che la telefonate per avvisare Manuel del suo arrivo si stata fatta prima che Valentina giunga fisicamente sotto casa di Manuel, lasci la macchina aperta e salga le scale. Logica vorrebbe questo.

Così racconta l’ultima sequenza di telefonate nell’interrogatorio del 27 maggio 2011 Valentina:

“…poi quando sono arrivata a casa ho chiamato mi sorella perché ovviamente prima dovevo chiedere a lei il permesso, la macchina ce l’aveva lei: Lei mi ha detto di si, quindi io ricordo di aver chiamato Manuel, di aver avvisato che sarei andata a portargli questo foglio e gli ho detto: ” Scendi direttamente tu e non farmi salire a casa perché sono proprio di fretta” gli ho detto “La macchina non ce l’ho io, non ne ho voglia di stressarmi”, e infatti l’ho mollata aperta. Lui insisteva e mi diceva: “NO, sali un attimo” e qua e là, bla bla bla…Comunque arrivo…(tossisce ). Non mi ricordo perché solitamente quando andavo lì, gli facevo o qualche squillo quando arrivavo, o forse lo chiamavo, perché tanto avevo le chiamate gratis e gli dicevo : “Sono arrivata”. Comunque il telefono ce l’avevo in mano. Ho mollato , penso anche le chiavi, non ne sono sicura, proprio perché io gli volevo dare il foglio e andarmene. Comunque arrivo, mi apre la porta…”

 

Per evitare contestazioni diciamo che la telefonata termina quando Valentina si trova davanti alla porta di casa di Manuel.

Diciamo quindi che alle ore 00.10.53 Valentina fa il suo ingresso nell’appartamento al primo piano ( anche se la logica, lo ripeto, porterebbe ad aggiungere almeno 30 secondi se non un minuto ).

 

Il cellulare di Valentina resta silenzioso per alcuni minuti, poi in sequenza partono tre telefonate: alle 00.12.26, alle 00.12.53, alle 00.13.00.

Non si tratta di vere telefonate, perché non vengono inviate ad alcun numero reale, vengono registrate dal telefono tutte, una di seguito all’altra all’indirizzo di questo numero:  7777777 7777777 7777477 7777777 7 .

 

E’ necessario capire cosa siano queste chiamate. Secondo il racconto di Valentina, quelle chiamate sono un suo disperato tentativo di chiedere aiuto nel momento in cui Manuel le ha gettato addosso la benzina. Lei non riesce a comporre o selezionare alcun numero perché è proprio la benzina sulle mani e sul telefono a rendere l’apparecchio scivoloso. Per questo partono verso una sequenza di numeri casuale.

La Pitzalis accenna in modo confuso già al tentativo di chiamare soccorsi durante l’interrogatorio del 27 maggio 2011 avvenuto in ospedale:

“…Quando io gli ho detto: “Cosa stai facendo? Sei matto?” Lui mi ha guardato e mi ha detto: “Cosa sto facendo?” e lì proprio è diventato cattivo e mi ha messo fuoco, mi ha acceso, lo lì ho iniziato a bruciare. Prima…prima che iniziasse a bruciarmi io mi son resa conto… Avevo il cellulare in mano io, l’ho fatto scivolare il cellulare verso il lato sinistro della stanza, cioè l’ho buttato in terra il cellulare perché io sono cretina, sono convinta che col cellulare se succede qualcosa faccio a tempo a chiamare il 118, no? E invece, ma cosa fai a tempo a chiamare? Comunque lo so perché l’ho buttato in terra, il cellulare.”

Sarà poi nel suo libro ‘Nessuno può toglierti il sorriso’ che ricostruirà ancora meglio i suoi ricordi in merito all’idea di chiamare aiuto, ma è evidente come l’episodio del telefono in mano e del tentativo di chiamare soccorsi sia presente già nel suo primo interrogatorio.

Primo e ultimo, avvenuto dopo un lungo periodo di degenza, numerosi interventi, il coma farmacologico e un’infinita sofferenza. Lo ricordo per chi si aspetta che quell’interrogatorio sia carico di precisione e cerca di speculare su ogni singola parola.

 

QUELLO DELLE TELEFONATE AL NUMERO 77777 E’ UN ELEMENTO IMPORTANTE.

VALENTINA ENTRA IN CASA ALLE  00.10.53  , LA PRIMA DI QUELLE TELEFONATE PARTE ALLE 00.12.26  IL TEMPO TRASCORSO IN CASA  FINO A QUELL’ISTANTE DA VALENTINA E’ DI 1.33 MINUTI.

POCHI ISTANTI DOPO, COMUNQUE SIANO ANDATE LE COSE, VALENTINA SARA’ AVVOLTA DALLE FIAMME.

 

Lo confermano le testimonianze del 2011, ribadite poi nel 2018 dei vicini di casa del piano di sotto:

“in data 17.04.2011,  vero le ore 00,10 circa,  udivamo sia ìo che mio nipote che si trovava insieme a me nella mia abitazione,  dei colpi,    tipo    martellate,    che   provenivano dal   piano di    sopra.  Io da prima non ci davo molto pese in quanto l’inquilino di sopra e uso eseguire  lavori anche in piena notte.  Ha poi udivamo anche la  rottura  del  vetro  della  finestra  che  da  nel  Viale  e successivamente grida di aiuto.  Allora,  allarmati, chiamavamo il 113,  la  l’operatore mi invitava a chiamare il   112  in quanto per un distretto più  vicino,  cosa che io facevo.  Difatti subito dopo arrivavano i Carabinieri”.

e il nipote ribadisce:

“in data    17.04.2011,  vero le ore 00,10 circa,  mi trovavo a casa di  mia  zia  G. L.,    quando   ad  un    tratto   udivo  dei   rumori provenìenti  dall’appartamento   di sopra,  cosa  che  sia  io  che  mia zia non   ci     davamo     molto peso,   .i n    quanto     il     PIREDDA  è  uso battere   anche  in  orari    notturni.    Se    non  ché,    dopo  udivamo   il vetro che da nel Viale  rompersi  e delle grida  di aiuto di una donna,  che provenivano  da sopra.   Allora mia  zia  chiamava  le forze  dell’ordine per chiedere  un  loro intervento. Cosa  che avveniva subito dopo.”

Si aggiunga a questo che dai nuovi interrogatori del 2018, risulta che prima di chiamare i soccorsi, allarmati dalle urla, entrambi fossero usciti per vedere cosa stesse accadendo, resisi conto poi dell’incendio e delle urla che provenivano dalla stanza dove bruciava Valentina, abbiano poi fatto la telefonata dall’allarme.

In tempi rapidi, certo, ma pur sempre impiegando un minimo di tempo tra uscita, verifica e rientro in casa, più il tempo delle due telefonate, la prima al 112 di Iglesias con relative domande e poi lo smistamento sulla centrale di Carbonia con nuova sequenza di domande da parte dell’operatore.

LA TELEFONATA AL 112 VIENE UFFICIALMENTE REGISTRATA ALLE ORE 00.15 DEL 17 APRILE.

 

Ricapitolando:

Ore 00.10.53  Valentina PItzalis termina la telefonata ed entra in casa

Ore 00.12.26   un minuto e trentatré secondi dopo dal suo cellulare partono le telefonate di’soccorso mancato’

Ore 00.10  ( indicativo ) i vicini di casa sentono i calci sul pavimento di Valentina che sta bruciando e poi le sue urla

Ore 00.15 il centralino del 112 riceve la telefonata di allarme

Ore 00.20 viene allertata la prima pattuglia di Carabinieri di Carbonia, che dista circa 13 minuti  e che quindi giunge dopo mezzanotte e e mezza.

Ore 00.30/00.50  arrivano  i Vigili del Fuoco  ( l’incertezza è dovuta ad alcune differenze tra verbali e testimonianze )

 

UN MINUTO E MEZZO O AL MASSIMO CIRCA 4 MINUTI, E’ QUESTO L’ARCO TEMPORALE IN CUI SI SVOLGONO I FATTI. O MEGLIO, L’ARCO TEMPORALE IN CUI VALENTINA PITZALIS PRENDE FUOCO.

DA QUESTO ARCO TEMPORALE NON SI PUÒ SFUGGIRE.

ANCHE SE RESTA UNA DOMANDA: E’ IN QUESTO ARCO TEMPORALE CHE MUORE ANCHE MANUEL PIREDDA?

SU QUESTO NON POSSIAMO AVERE CERTEZZE, NON TANTO PER LE RAGIONI SOSTENUTE DALL’ACCUSA ( MANUEL E’ MORTO PRIMA DELL’INCENDIO ), MA  PER ALTRE,  COME VEDREMO MEGLIO PIÙ AVANTI.

SIAMO DAVVERO CERTI CHE MANUEL FOSSE GIÀ MORTO QUANDO VALENTINA PRENDE FUOCO?

 

Torniamo per un momento alla nostra sequenza temporale.

Valentina Pitzalis  è rimasta nella casa di Bacu Abis prima dell’allarme al massimo ( e con molta generosità nei calcoli ) 4 minuti e 7 secondi,  cioè l’arco temporale che intercorre tra la fine della telefonata a Manuel ( 00.10.53 ) e quella al 112 dei vicini (00.15).

Con molta generosità perché come ho detto in precedenza quando i vicini sentono i calci della Pitzalis sul pavimento, lei sta già bruciando, poi escono, verificano e chiamano il 112.

Anche perché se lei non ha mentito, prende fuoco nell’andito della casa, si muove nell’altra stanza e solo a quel punto si getta a terra e inizia a battere i piedi per chiedere aiuto.

Logica vorrebbe quindi che Valentina prenda fuoco almeno di minuto prima della telefonata dei vicini.

E’ evidente dalla sequenza degli orari che la tesi che tra le  00.12.26  e le 00.13.00 partano tre telefonate verso il numero 777777 come richiesta di aiuto sia assolutamente compatibile sia con le testimonianze e le chiamate d’allarme dei vicini, sia con il racconto stesso di Valentina nella sequenza degli eventi di quella sera: entro, corro ad abbassare la musica, lascio il documento della patente,  e torno verso la porta d’uscita dove mi fermo e vengo aggredita.

Una serie d’azioni che sono possibili e compatibili con un minuto e trentatré secondi, il tempo trascorso tra ingresso e quelle chiamate.

 

MI PARE INVECE CHE IN UN MINUTO E TRENTATRÉ SECONDI SIA LETTERALMENTE IMPOSSIBILE ENTRARE IN CASA, SOFFOCARE MANUEL , SPARGERE LA BENZINA , RIEMPIRE D’ACQUA LE BACINELLE E I SECCHI RITROVATI NELLA STANZA PREDISPOSTA ALL’INCENDIO, E GIÀ CHE CI SIAMO PRATICARE ANCHE L’INCISIONE SULLA CAVIGLIA DI MANUEL ( CHE NESSUNO HA VISTO DURANTE L’AUTOPSIA , MA CHE ESISTE SECONDO LA FAMIGLIA PIREDDA E I SUOI CONSULENTI).

MA ANCHE PRENDENDO IN CONSIDERAZIONE IL GENEROSO ARCO TEMPORALE DI 4 MINUTI E 7 SECONDI ( INGRESSO/ALLARME 112 ) VALENTINA NON AVREBBE POTUTO COMUNQUE COMPIERE TUTTE LE AZIONI CHE LE VENGONO IMPUTATE, CALCOLANDO CHE PER SOFFOCARE UNA PERSONA OCCORRONO IN MEDIA ALMENO 3 MINUTI.

LA SEQUENZA TEMPORALE DI QUELLA SERA INSOMMA, NON MI SEMBRA COMPATIBILE CON L’IPOTESI DI OMICIDIO DELLA FAMIGLIA PIREDDA, QUELLA CHE VORREBBE CHE VALENTINA SIA ENTRATA IN CASA, ABBIA AVUTO FISICAMENTE LA MEGLIO SU MANUEL PIREDDA ( SENZA LASCIARE ALCUN SEGNO DI AGGRESSIONE ), LO ABBIA SOFFOCATO ( SENZA LASCIARE ALCUN SEGNO NEMMENO DI QUESTO ), ABBIA SPARSO LA BENZINA , ABBIA PREPARATO UNA STANZA CON I CONTENITORI DI ACQUA, ABBIA INCISO UNA MISTERIOSA SIGLA  ( M17E ) SULLA CAVIGLIA DI MANUEL CON UN TAGLIERINO,  SI SIA GETTATA ADDOSSO LA BENZINA OPPURE ABBIA SUBITO LE CONSEGUENZE DI UN RITORNO DI FIAMMA.

 

LA MISTERIOSA INCISIONE SULLA CAVIGLIA DI MANUEL

 

In merito alle incisioni che i consulenti tecnici della famiglia Piredda avrebbero individuato sulla caviglia di Manuel Piredda, e che poi è stata diffusa sul web come un dato certo, mi permetto alcune semplici e rapide osservazioni:

Come mai la presenza di quella scritta, di quelle incisioni, che le consulenze di parte dei Piredda  indicano fin dall’inizio come uno dei possibili elementi di prova contro la Pitzalis, non è emersa durante l’esame autoptico del cadavere?

Come mai nessuno degli anatomopatologi presenti all’esame, non i periti, non i consulenti di parte tutti ( da quelli della Procura fino a quelli dei Piredda ) hanno visto quella terribile scritta?

Come mai di fronte all’incapacità di notarla degli altri colleghi, non sono stati gli esperti incaricati dai Piredda ad evidenziarne la presenza?  Eppure la vicenda dalla scritta fantasma incisa nelle carni di Manuel era già presente nella prima relazione della Sionis depositata da tempo…

Insomma, quella scritta/incisione esiste solo nelle foto trattate dai consulenti della Famiglia Piredda, e non è stata riscontrata da nessun altro. Né è stata fatta vedere ai periti e ai tecnici nel momento in cui il corpo poteva essere esaminato accertandone la presenza reale, e non solo fotografica.

Perché la perizia Mazzeo, non riporta l’esistenza di un elemento tanto importante, e al contrario riporta invece l’assenza di qualsiasi segno di aggressione o di ferita?

Mi piacerebbe peraltro mostrarvi la foto di quella bolla da ustioni dove esisterebbe la scritta fantasma perché poteste rendervi conto delle sue dimensioni, e che si sarebbe trattato praticamente di un lavoro di cesello da gioielliere… ma non vorrei dover nuovamente sentire gli strali della Signora Mamusa che mi accusa di aver mostrato le foto del cadavere del figlio…

Un’ ultima cosa: la scritta riporterebbe le seguenti M 17 E. La signora Piredda nei suoi post ha spiegato che M ‘significherebbe Manuel ‘, 17 sarebbe un numero per il quale Valentina Pitzalis ha un’ossessione, E significherebbe Eternità. Voler stare insieme per l’eternità, dopo la morte… l’ossessione per la morte insieme che Valentina ha sempre avuto – ci dicono la Signora e la sua consulente Sionis – fin da quando parlava di suicidio nel suo diario 6 anni prima dei fatti di Bacu Abis.

Si tratta naturalmente di un’interpretazione che definirei quasi divinatoria, intanto perché la scritta la vedono solo i consulenti della Signora, e poi per i significati attribuiti .

Per giustificare l’ossessione per il numero 17 di Valentina Pitzalis, è stato utilizzato l’interrogatorio in ospedale. In quell’occasione Valentina chiede ai Carabinieri di verificare se il 17 poteva avere un significato particolare per Manuel… e fa varie ipotesi …. È come se nella sua testa quel numero avesse un significato che le sfugge e che cerca di ricordare…

Il punto di partenza ovviamente è che Manuel le abbia dato fuoco il 17 aprile.

Ecco le parole di Valentina:

PITZALIS Valentina: Negli ultimi tempi noi praticamente c’eravamo separati, diciamo, anche se non legalmente

da un anno. Se non sbaglio proprio il 17 aprile dell’anno prima, o il 17 aprile era successo il famoso furto a

casa mia. Siete a conoscenza voi del furto?

C.C.: Ce ne ha accennato tua madre.

PITZALIS Valentina: Dovreste controllare che giorno è successo. Dovreste controllare perché poi io e Manuel

c’eravamo risentiti il 25 aprile dell’anno scorso. Siccome sapete che c’erano dei testimoni che dicevano…

C.C.: Che era stato lui?

PITZALIS Valentina: Sì, solo che noi non ci avevamo mai creduto perché figurarsi se io potevo andare a credere…

C.C.: Dei testimoni… Dimmelo tu, dei testimoni…?

PITZALIS Valentina: C’erano state delle persone che avevano detto che era stato lui e io non ci… cioè, noi non

ci abbiamo mai voluto credere, uno, perché non abbiamo visto con i nostri occhi e, due, perché è una cosa

allucinante. ll primo luglio invece poi mia mamma l’aveva visto entrando proprio dentro casa, che era scappato. Ecco, dovreste controllare gentilmente questa cosa del 17.

G.C.: Ok.

PITZALIS Valentina: Comunque secondo me il 17 era una data… una data…

C.C.: (Fuori microfono)?

PITZALIS Valentina: Sì. A parte che c’era la premeditazione in tutto questo perché mi ha fatto salire lì, mi ha…

insomma, tutto il giro che ha fatto, però questa cosa del 17 non me la toglie nessuno dalla testa. ll 17 è un…

una data comunque importante, son successe delle cose e quindi… Comunque lui con me non è mai stato

violento. Lui si è rovinato con gli psicofarmaci; lui ha iniziato a fare abuso di psicofarmaci, lui… no, è

dall’anno scorso che io ho deciso che non volevo proprio più vederlo né sentirlo perché c’era ricaduto per la

terza volta. Lui arrivava anche a prendere 30 milligrammi di Xanax al giorno. Sapete cosa vuol dire? Cioè, una

scatola al giorno, roba che non so come abbia fatto a non morire d’infarto. O trovava medici compiacenti che

gli facevano le ricette o trovava farmacisti che gli davano magari le medicine anche se la ricetta era scaduta o

se diceva che se l’ha dimenticata. Insomma, riusciva sempre a procurarsele.

 

La Pitzalis riprende il tema qualche minuto dopo, al termine dell’interrogatorio:

 

PITZALIS Valentina: Potete farmi sapere questa cosa del 17, se c’entra…?

C.C.: Certo, tanto ci sentiamo con tua madre. Controlliamo e te lo… e poi lo diciamo a tua mamma, così te lo

riferisce.

PITZALIS Valentina: Eh, perché ho questa cosa del 17 io…

 

Insomma, lei non riesce a focalizzare perché il 17 possa aver avuto un valore importante nella loro storia… ricorda vagamente, ma non focalizza. Ipotizza il giorno del furto, il giorno in cui lei lo ha lasciato per sempre…

Insomma Date che avrebbero avuto un valore simbolico soprattutto per Manuel Piredda.

A ulteriore conferma del valore simbolico del 17, se proprio dobbiamo trovarlo, ecco questi due messaggi sms che Manuel invia a Valentina nel Dicembre 2010:

 

16/12/2010  19:55:28 : a ke ora arriva domani l’aereo? la non paccarmi !! ! ahahahah 🙂

16/12/2010   20:00:15: 17 dicembre… é il giorno ke sei arrivata! minkia vale!

 

Come si può facilmente evincere da questi sms, nei quali nel 2010 Manuel ricorda a Valentina che sta per tornare in aereo il 17 dicembre, ovvero lo stesso giorno in cui – era il 17 dicembre 2005 – lei era tornata dalla Germania ed era cominciata la loro storia d’amore… era Manuel ad attribuire a quel numero un valore simbolico.

Il 17 dicembre tutto era cominciato. Se poi dovessimo aggiungere che Valentina nell’interrogatorio  ricorda – ma non ne è certa – di averlo lasciato il 17 aprile del 2010… potrebbe essere facile dire il 17 per Manuel era il numero dell’inizio e della fine della loro storia.

Aggiungiamo poi che Manuel aveva la consuetudine di firmare i suoi messaggi con delle sigle quando agiva contro le sue ex fidanzate, come era accaduto già molti anni prima quando aveva perseguitato la sua ex E.P. ( condannato  a 1 anno di carcere proprio per quelle sue gesta ), in quel frangente i messaggi persecutori e minatori erano firmati da lui con la sigla M31.

Quindi, se dobbiamo fare il giochino dell’interpretazione divinatoria e simbolica della scritta M 17 E, mi permetto anche io di fornire una lettura : Manuel 17 End.

Ovvero:  Manuel, il numero dell’inizio e della fine della storia con Valentina e la parola End, ovvero fine, fine di tutto.

Autoinflitta nel caso, non necessariamente il giorno dell’agguato a Valentina e che forse era proprio l’anniversario del giorno in cui lo aveva lasciato. Il giorno in cui tutto sarebbe finito. Non necessariamente perché proprio le foto prodotte dai collaboratori della famiglia Piredda ci mostrano una ferita dove non ci sono segni di sangue ragrumato, tipico delle ferite fresche, anche dopo l’incendio. Sangue invece visibile in altri punti sul corpo di Manuel.

Visto come è semplice trovare significati?

Ho fatto questo ragionamento non tanto perché ritenga che questa sia la spiegazione di quell’incisione ( per quanto possibile…), perché in realtà non vi è prova alcuna che quell’incisione esista, quanto per raccontare l’ennesima speculazione fatta dalla famiglia Piredda attorno a questa vicenda.

 

 

 I TEMPI E LE AZIONI  DAL PUNTO DI VISTA  OPPOSTO: SE AVESSE AGITO MANUEL

Cerchiamo però ora di abbandonare le arti interpretative e divinatorie e tornare a quei minuti, a Bacu Abis. Come ho avuto occasione già di dire poco sopra, mi pare davvero difficile pensare che Valentina Pitzalis nell’arco di un minuto e mezzo o al massimo di 4 minuti possa aver compiuto tutte quelle azioni.

Lo stesso può dirsi per Manuel Piredda nel caso sia stato lui a compiere l’aggressione?

No, e per molteplici ragioni. Innanzi tutto alcune di quelle azioni potrebbe averle compiute in precedenza.

  1. La stanza dove brucia Valentina e dove sono stati predisposti contenitori con l’acqua, sembra essere  stata preparata prima (come emerge dichiarazioni dei vicini che lo sentono spostare dei ‘mobili’ all’ora di cena).
  2. La benzina può essere stata portata in casa prima, e in effetti nel suo interrogatorio ( ci torneremo poi ), Valentina racconta che Manuel prende il recipiente in cucina, dove era stato nascosto perché lei non vedesse e non sentisse alcun odore entrando.
  3. Persino l’incisione fantasma sulla caviglia può essersela fatta prima (non a caso nella foto magica dei consulenti non si vede segno di sangue fresco essiccato dall’incendio…)

Manuel quindi avrebbe avuto come minimo 4 minuti, o un minuto e mezzo,  per dover fare semplicemente una cosa: gettare la benzina e dare fuoco a Valentina. Nulla di più.

Una volta che Valentina è entrata nella stanza a destra dell’ingresso dove brucerà e dalla quale i vicini la sentono urlare, a Manuel non resta che chiudere la porta ( tornerò poi su questo tema ), lasciarla bruciare là dentro mentre lui cosparge di benzina il resto dell’andito senza correre il rischio di innescare l’incendio.

Questa sequenza spiegherebbe si, quando in quel locale è stato sparsa di benzina. Ma anche altre cose, come i pochi fumi respirati da Manuel.

Il ragazzo per compiere questa seconda parte di azioni  aveva ben più di 4 minuti. Perché i vicini dopo quell’arco di tempo sentono Valentina urlare, sentono la finestra che si rompe nella stanza dove brucia, vedono le fiamme all’interno… ma non vedono altro. Nessun complice in fuga, e ma nemmeno sentono le urla di Manuel, o notano in quei momenti che anche la zona dell’andito sia in fiamme.

Quindi la domanda a questo punto potrebbe essere questa: cosa è accaduto in quel locale dopo che Valentina ha preso fuoco?

Prima di provare a rispondere a questa domanda però, resta ancora un aspetto importante da valutare: la scena del crimine e lo sviluppo dell’incendio.

 

E’ quello che cercherò di fare con voi nel prossimo articolo che pubblicherò domani –> LA NOTTE DI BACU ABIS: LA SCENA DEL CRIMINE E L’INCENDIO

 

Per leggere invece l’articolo precedente, clicca qui–> MANUEL PIREDDA E VALENTINA PITZALIS, IL MOVENTE: CHI POTEVA VOLER UCCIDERE L’ALTRO?

 

Le mie inchieste sul caso Pitzalis/Piredda hanno come scopo la diffusione di notizie che si basano su documenti ufficiali, per contrastare la diffusione di notizie parziali o prive di fondamento. Se avete trovato interessante questo articolo, vi chiedo quindi di aiutarmi, condividendolo e diffondendolo.