LA NOTTE DI BACU ABIS: LA SCENA DEL CRIMINE E L’INCENDIO.

LA BENZINA

Chi ha portato la benzina a Bacu Abis  la sera del 16 Aprile 2011?

Anche in questo caso non si tratta di una domanda da poco, perché è altamente probabile che il responsabile di quell’azione sia anche il responsabile di un tentato omicidio ( o di un omicidio, ovviamente ).

Nello scenario di chi accusa Valentina, a portare il liquido infiammabile è stata necessariamente lei. Un fatto questo che ho sempre considerato semplicemente poco credibile.

La Pitzalis avrebbe dovuto prendere da casa un secchio/bacinella rosso (come quello che viene ritrovato fuso in casa a di Manuel ), passare da un distributore, riempirlo di benzina, viaggiare in auto con quel contenitore aperto e carico di liquido infiammabile,  e poi presentarsi con un secchio di benzina a casa di Manuel, dove lui l’avrebbe fatta entrare senza chiedersi perché girava con quel carico anomalo.

Con sé ovviamente avrebbe dovuto portare anche il famoso oggetto utilizzabile per il soffocamento morbido di Manuel, una calza di nailon o similari…

Potrei anche aggiungere che deve aver fatto tutto senza rovesciare una sola goccia di benzina nel percorso tra l’auto e la casa di Manuel, perché diversamente la scia avrebbe preso fuoco al momento dell’incendio e i Vigili del Fuoco avrebbero notato tracce dell’accelerante sulle scale o sul pianerottolo ( ma questo, per carità è un mio pensiero personale ).

Non è invece una mia opinione personale, ma una certezza contenuta nei verbali dei Carabinieri che hanno controllato e perquisito la sua auto, dopo l’incendio, che non sentano odore di benzina su quella macchina.

Valentina Pitzalis cioè l’avrebbe trasportata in auto in un secchio lungo una strada che certo non è un semplice e breve rettilineo, senza rovesciarne nemmeno una goccia…

Ovviamente i cultori dei complotti e delle dietrologie potranno sostenere che sia stato il famoso ‘terzo uomo’ , il malefico complice di Valentina Pitzalis, a portare la benzina a casa di Manuel… il problema è che di questo famoso terzo uomo non esiste alcuna traccia, che la sua presenza è già stata esclusa dalle indagini del 2011 ( il Pm De Angelis incaricò i Carabinieri di verificarla ), e come vedremo meglio tra poco, che si tratta di un’ipotesi priva di logica, soprattutto in riferimento alla posizione dei corpi di Manuel e Valentina. A proposito: come avrebbe organizzato tutto con questo terzo complice? Come avrebbe comunicato con lui, dato che sul suo cellulare non esistono contatti con questo complice? E che non esiste prova del fatto che lei avesse un secondo cellulare?

Più logico, mi sia consentito, è invece immaginare che quel secchio di benzina si trovasse già nella casa all’arrivo della donna, e che quindi necessariamente a prepararlo sia stato Manuel (guarda caso anche l’unico che era nella possibilità di ‘preparare’ la casa per l’imminente incendio, l’uomo vicino al quale vengono trovati il secchio e uno straccio che odora di benzina, e soprattutto l’uomo che organizza l’agguato attirando la Pitzalis con il pretesto di dover avere dei documenti ).

Quella benzina era nascosta in cucina, con ogni probabilità e come ricorda la Pitzalis, la cui porta era chiusa all’arrivo di Valentina che vede Manuel prendere ‘qualcosa’ da quella stanza prima di gettarle addosso l’accelerante. E lo straccio che viene poi ritrovato vicino al secchio potrebbe essere servito come copertura stessa del secchio per far sì che i vapori degli idrocarburi non si diffondessero con i loro forti odori allarmando la vittima. Lo straccio infatti, annotano i Carabinieri nel verbale, odorava di benzina.

 

LA STANZA PREDISPOSTA PER UN EVENTUALE INCENDIO

 

Per meglio capire cosa intenda per ‘stanza predisposta’ per un incendio,  andiamo a rileggere il verbale dei CC che entrarono nella casa di Bacu Abis la sera dell’aggressione e che descrive ciò che si trovarono davanti:

In prossimità    della porta   d ‘ ingresso,  nell’andito,  si   trovava  il  cadavere del  PIREDDA, completamente  ustionato.  Lo stesso  si  trovava  per  terra   sul  fianco destro,    con  la   testa    verso  l’uscita.  dell’abitazione ed appoggiata. al muro,    sotto il contatore  elettrico,  in posizione  leggermente  piegata su se  stesso.

In  prossimità dei    piedi,   si  poteva notare  la  presenza di   un secchio   di   plastica  di    colore    rosso,   oramai  appiattito  e completamente bruciato,     con vicino uno   straccio,  in parte bruciato,  che  emanava  un forte odore di benzina.  Inoltre   sempre in prossimità  dei piedi si trovava un  telefono  cellulare,  anch’esso  in  parte bruciato.

Nelle  mani,   il PIREDDA,  indossava    dei guanti  in materiale   gommoso   che  erano  quasi   del tutto  sciolti.  Si notava  inoltre  sempre  vicino  al cadavere  un borsello in stoffa contenente   del tabacco  trinciato e dei filtri per confezionare delle   sigarette artigianali.

Proseguendo a destra vi era una stanza dove a dire  dei colleghi,  che per prima intervenivano sul posto, giaceva,  ancora in vita, sebbene  anch’essa completamente ustionata,  la Sig.ra PITZALIS  Valentina,  (…),  coniugata con  il PIREDDA,  ma di fatti non conviventi   in quanto in fase di   separazione. In quella   stanza,  che risultava   completamente annerita nelle pareti,  come tutto  l’appartamento,  tra l’altro,  si  notava  la  presenza  di un secchio verde,  di solito  usato  per  la raccolta  dei rifiuti  ed una bacinella, riempiti a metà  d’acqua,  inoltre si notava  una cassetta in plastica che conteneva  delle  bottiglie     anch’esse  in plastica riempite  d’acqua,   che risultava  leggermente bruciata  in un lato,  alcuni indumenti  e  panni   vari,  che si trovavano sopra ad un divanetto e di un materasso  che era appoggiato sul muro.

In quella  stanza,  si poteva inoltre  notare: una scarpa da donna di colore  rosa,  da   tennis,     che .era in parte bruciata;   e un rimasuglio di una cordicella in plastica  che era aggrovigliata  ai  due  chiodi  che  la reggevano;   mentre,   per terra, vicino alla parete di fronte all’ingresso della stanza e sotto la cordicella anzidetta, si trovava un accendino di colore giallo.

Si notava inoltre che una porzione del vetro della finestra di quella stanza era stato rotto.Il locale era composto da quattro vani di cui uno era adibito a  camera da letto, dove si trovava un computer ancora acceso, uno a cucina, un piccolo ripostiglio adiacente alla cucina e il bagno che si trovava in prossimità dell’ingresso dell’appartamento.

 

Dunque qualcuno aveva predisposto nella casa, nel locale attiguo a dove è avvenuta l’aggressione, diversi recipienti pieni d’acqua. Alcune bottiglie, un recipiente per la spazzatura pieno a metà di acqua, una bacinella sempre riempita d’acqua. Il materasso era appoggiato al muro.

Insomma l’impressione è che qualcuno sapesse che ci sarebbe stato un incendio, e che avesse predisposto dei contenitori d’acqua per ogni evenienza, e messo in  il materasso, appoggiandolo alla parete, in modo tale che non prendesse fuoco immediatamente.

E’ una teoria che sembra trovare riscontro nella testimonianza dei vicini di casa, quelli del piano di sotto. che ricordano che verso l’ora di cena hanno sentito rumori, come di mobili spostati-  fanno mettere a verbale –, come se qualcuno stesse spostandoli, e che secondo loro a quell’ora la ragazza non era ancora in casa.

Insomma, chiunque abbia spostato i mobili, abbia predisposto la casa, lo avrebbe fatto prima dell’arrivo di Valentina Pitzalis, e non tanto perché sia un’ipotesi dei vicini – che lei non fosse in casa – quanto per il fatto che lei si trovava altrove, a quell’ora.

A DIMOSTRAZIONE DI QUESTO CI SONO  LA PRIMA TELEFONATA DI MANUEL A VALENTINA MENTRE LEI STA LAVORANDO AL BAR DELLE 19.24, E L’INVIO ALLE 20.38 DI UN SMS  CON IL QUALE LE CHIEDE DI DI PORTARE A CASA SUA I DOCUMENTI .

Non è quindi possibile che Valentina attorno all’ora di cena fosse a casa di Manuel a spostare i mobili e predisporre la casa per l’agguato, perché era a lavorare al bar.

 

L’APPARTAMENTO DI BACU ABIS

Per poter ragionare con un minimo di senso sulla scena del crimine e sulla possibile dinamica dei fatti è bene avere presente con precisione  i luoghi . Ecco quindi la piantina della casa occupata da Manuel a Bacu Abis:

Questo invece e’ l’appartamento di Manuel Piredda :

 

Torniamo quindi per un attimo alla descrizione dei Carabinieri che abbiamo letto in precedenza per capire bene a cosa corrispondano le singole stanze.

Come potete vedere dalle scale si accede a un terrazzino al primo piano, da questo di accede alla casa. La porta si apre sull’andito largo un metro e trentacinque centimetri, e lungo circa tre metri, che si allarga nella zona a ‘elle’ fino a quasi due metri.

Sulla sinistra appena entrati il bagno, sulla destra la stanza dove poi brucerà Valentina Pitzalis. Quella dove erano collocate anche le bottigliette d’acqua e i recipienti contenenti sempre acqua, infine di fronte all’ingresso, alla fine dell’andito la cucina e a destra nella parte a ‘elle’ la camera dove si trovava anche il computer con la musica.

Questi sono gli ambienti dove si sono svolti i fatti.

 

La stanza denominata con A è l’andito,  la sulla sinistra è il bagno, la C sulla destra è la stanza dove brucia la Pitzalis ( svuotata e predisposta con acqua e suppellettili spostati ), la stanza M è la matrimoniale dove si trovava lo stereo, la stanza K è la cucina.

Se volete avere un’idea degli spazi e dei luoghi ecco alcune foto:

 

Questo sopra  è l’andito ( stanza A ) visto dalla cucina ( stanza K ), sulla sinistra l’ingresso e parte della stanza C. Sullo sfondo l’ingresso e il terrazziono dove intravede il treppiede della luce che illumina per le foto.

 

Questa invece è la stanza C fotografata  da una Carabiniere che si trova nel bagno ( stanza B ).

Dalla foto si vede bene come nella stanza C si trovino una bacinella azzurra  e un secchio verde per la spazzatura, entrambi riempiti d’acqua. E la cassetta con le bottiglie che però al momento dell’ingresso dei soccorritori era più vicina alla porta e viene spostata da uno dei Carabinieri.

Questa invece è la cucina ( stanza K ) fotografata dall’ingresso, a sinistra la stanza B e a destra la stanza C

Infine il bagno ( stanza B ) fotografato dalla stanza C

Della stanza M non esistono immagini.

Questi dunque i luoghi dove si sono svolti i fatti. Ma quando è stata cosparsa la benzina su  sul pavimento?

 

LA BENZINA SUL PAVIMENTO

 

La Perizia Mazzeo, basandosi sulla relazione di un esperto in incendi, stabilisce che l’incendio divampato nell’andito si sia propagato perché nel locale era stato sparso il liquido accelerante sul pavimento. L’incendio sarebbe stato violento e si sarebbe consumato in pochi istanti.

Il consulente esperto di incendi segnala che ad essere state attinti dalle fiamme  modo particolare sono  il muro a sinistra entrando, la porta del bagno, la parete dopo la porta, gli stipiti della stanza C ( e parzialmente la porta stessa) il portoncino d’ingresso.

Ma da dove sarebbe divampato l’incendio?

Questa piantina ci mostra l’area dove, secondo l’esperto si sarebbe sprigionato il calore più forte, ovvero dove vi era il maggior quantitativo di benzina, come dimostrerebbe il fatto che l’intonaco in quel punto e’ crollato a causa proprio della forte escursione termica. Si tratta dell’area segnata in arancione qui, davanti alla cucina:

Prendiamo in considerazione che l’incendio sarebbe divampato poi nella zona dove è stato trovato il corpo di Manuel. Si tratta della parte della stanza A subito dopo l’ingresso, un’area quindi molto limitata larga 135 cm e lunga circa 100 cm, massimo 150 cm ( nella prima parte ).

La seconda area colpita con maggiore intensità è infatti quella in corrispondenza del secchio rosso , quello che viene ritrovato fuso vicino ai piedi di Manuel e alla porta del bagno ( stanza B ).  Questo:

 

 

Teniamo presente che sempre secondo lo stesso consulente della Mazzeo l’incendio si è propagato ed esaurito in un breve arco temporale. Si è trattato cioè di un fenomeno violento e rapido.

Non è semplice ricostruire la dinamica dello sviluppo dell’incendio, ma di certo la due forti fonti di detonazione diciamo sono state quelle indicate, davanti alla cucina e vicino al bagno dove vi era il secchio con la benzina, dove la porta è particolarmente colpita dalle fiamme e dove vi è stata una seconda caduta di intonaco anche se più limitata.

E’ chiaro che la detonazione di quel secchio in quella posizione ( davanti al bagno come vedete nella foto  ) ha  creato una fiammata che ha investito violentemente la zona di muri e la porta a sinistra dell’ingresso, ma anche lo stesso Manuel che si trovava lì vicino ( vivo o morto che fosse ), e Valentina se fosse stata anche lei nell’andito al momento della deflagrazione.

Ma se tutti e due si fossero trovati  tanto vicini al secchio, perché Valentina –  bagnata dalla benzina come riporta il verbale dei carabinieri sui suoi vestiti  –  avrebbe riportato ustioni localizzate solo in alcuni parti del corpo, soprattutto volto e mani, mentre Manuel ( vivo o morto che fosse ), sebbene non bagnato dalla benzina come riporta la Perizia Mazzeo ( o anche bagnato come sostengono i Piredda ),  ha subito una carbonizzazione imponente su tutto il corpo risparmiando solo parzialmente la parte posteriore?

E prendendo anche in considerazione l’ipotesi che entrambi fossero stati cosparsi di benzina, come mai lui è bruciato in maniera così differente, se sono stati entrambi esposti alla stessa fiammata?

Insomma, chi dei due porta sul corpo ustioni compatibili con una detonazione da ritorno di fiamma,  partendo dal presupposto che fossero entrambi nello stesso spazio A ( secondo la perizia Mazzeo addirittura con Valentina in piedi e Manuel riverso a terra),  Valentina o Manuel ?

 

Guardando la scena da questa angolazione si possono notare le aree colpite dalla fiamme e bruciate.

 

La foto è scattata da dentro la cucina ( stanza K), come potete vedere è la conferma che le fiamme hanno interessato in modo pesante tutta la parete a sinistra entrando fino alla cucina, attaccando anche gli stipiti in legno e la porta stessa della stanza che si intravede a sinistra della foto , lo stesso dicesi per la porta del bagno che era chiusa quando è divampato l’incendio ( infatti il bagno non è bruciato all’interno ), mentre nella stanza C sono bruciati gli stipiti ma solo parzialmente la porta.

Al momento dell’incendio nell’andito dunque la porta d’ingresso era chiusa certamente, altrettanto quella del bagno, e mi permetto di dire che lo era quasi certamente anche quella della cucina perché si intravede nella foto sopra parte bruciata della porta.

Secondo il racconto di Valentina ( affronterò poi il tema ) anche quella della stanza C, almeno in parte e per un certo periodo di tempo.

Uno scenario questo compatibile proprio con le conclusioni del Consulente Tecnico della Procura Tagliaro che ritiene che Manuel sia morto proprio perché l’andito ( tutto chiuso ) era pieno di fumo e anidride carbonica, privo di ossigeno al punto da ‘spegnere’ asfissiandole le cellule del Piredda, provocando il suo svenimento e il suo decesso nell’arco di pochi istanti.

 

La Mazzeo nella sua Perizia scrive che nella casa era stata cosparsa benzina.

QUESTO DUNQUE E’ L’ELEMENTO REALMENTE NUOVO CHE DERIVA DALL’ANALISI DELL’ESPERTO DI INCENDI: QUELLA SERA QUALCUNO COSPARSE DI BENZINA L’ANDITO DELLA  CASA.

NON SIAMO PIÙ NELLO SCENARIO IPOTIZZATO NEL 2011 CHE VEDEVA L’INCENDIO SVILUPPATOSI ATTORNO ALLA ZONA DI RITROVAMENTO DEI CORPI PER EFFETTO PRIMA DI UN’AGGRESSIONE A VALENTINA, E POI PER UN SUICIDIO O UN INCIDENTE INVESTENDO MANUEL.

LA CASA, UNA PARTE DI ESSA, SECONDO LA NUOVA RICOSTRUZIONE, ERA STATA PREDISPOSTA E POI COSPARSA DI BENZINA.

MA QUANDO E DA CHI?

 

 

CHI HA COSPARSO LA BENZINA?

La domanda fondamentale attorno alla quale occorre fare una riflessione è: quando è stata sparsa la benzina su questa parte dell’abitazione?

Sempre dando per veritiera la ricostruzione della Perizia, ovviamente. Esistono tre possibilità:

1) lo ha fatto Manuel precedentemente l’aggressione. Dopo aver spostato i mobili di casa, predisposto i recipienti con l’acqua, nascosto la benzina in cucina e convocato la Pitzalis con l’inganno. A quel punto  – una volta avuta la conferma telefonica del suo arrivo imminente ( ah , che mistero le telefonate di Valentina, che terminato il turno gli dice che alla fine gli porterà quanto chiesto…)  –  prepara la scena dell’aggressione spargendo la benzina .

Ovvio però che un’ipotesi come questa è IMPOSSIBILE,  avrebbe messo immediatamente Valentina Pitzalis in allarme.

Entrare in una casa COSPARSA di benzina avrebbe comportato certamente di sentirne l’odore, di respirarne i vapori saturi.

A questo si aggiunga che se le cose fossero andate così, il corpo di Valentina Pitzalis dato alle fiamme sarebbe stato l’innesco immediato di una fiammata generale di tutta la stanza.

 

2)  Lo ha fatto Manuel, ma in un secondo momento, ovvero dopo aver gettato la benzina su Valentina e averle dato fuoco.

Io personalmente credo,  che questa sia l’ipotesi più probabile, anche perché giustificherebbe alcuni dei dati emersi durante l’incidente probatorio.

Nel momento in cui la Pitzalis prende fuoco ed entra nella stanza C a destra dell’ingresso (dove brucerà), a Manuel basta socchiudere o chiudere la porta ( come ricorda incerta  la stessa Pitzalis che chiede ai Carabinieri se il suo ricordo è corretto ) per poter spargere la benzina senza il rischio di provocare un quasi certo innesco immediato.

Il maggior quantitativo di benzina si trova infatti in prossimità della cucina ( dove la Pitzalis vede Manuel prendere in contenitore con cui la innaffierà ), come se qualcuno avesse iniziato a spargerla da quel punto arretrando poi verso la porta d’uscita con il secchio.

E chi si trova sulla porta d’uscita? Chi si trova vicino al secchio rosso fuso?

 

3) L’ultima ipotesi ovviamente è che lo abbia fatto la Pitzalis.

Entrata in casa con il suo carico infiammabile, lo avrebbe appoggiato per terra ( al massimo nascosto fuori da qualche parte ), a quel punto avrebbe ucciso Manuel tramite asfissia meccanica, senza fare rumore perché i vicini non sentono rumori di lotta ( mentre abitualmente li sentivano litigare quando c’era lei ), senza lasciare la benché minima traccia di aggressione violenta ( non ci sono tracce, come dice la perizia, nemmeno a livello di epidermide ), dopodiché avrebbe iniziato a riempire d’acqua i recipienti ( almeno la bacinella e il secchio di rifiuti anche se non si capisce perché, se non nelle fantasiose ipotesi che ho letto secondo le quali se la sarebbe versata addosso per non bruciare ) , e a quel punto avrebbe iniziato a spargere la benzina.

Quindi la Pitzalis dopo aver cosparso la casa di liquido, avrebbe fatto altrettanto con la zona dove si trovava Manuel, ma senza spargere la benzina su di lui dato che la Perizia ci dice che non ci sono idrocarburi sui suoi vestiti. Il perché resta avvolto nel mistero. Cioè dopo aver commesso un omicidio avrebbe risparmiato il corpo della vittima.

Ma fosse invece vero che in realtà ha cosparso  Manuel ( e non sono rimaste tracce di questo), non si capisce bene perché la maggior parte della benzina l’avrebbe sparsa nella zona della cucina lontana dal corpo dell’uomo che voleva uccidere, e da lei stessa (se avesse voluto al contempo suicidarsi essendo una squilibrata mentale).

A quel punto poi si sarebbe gettata altra benzina addosso frontalmente, per darsi poi fuoco e scatenare una fiammata generale.

Altra ipotesi è che invece abbia appoggiato, ma non si sa bene il perché, il secchio per terra vicino a Manuel e al bagno, ancora in parte pieno di benzina.  E poi abbia acceso il tutto.

Ho già spiegato  come le ferite di Valentina appaiano in realtà poco compatibili con la possibilità che sia stata così vicina alla detonazione del secchio, secondo il medico che l’ha curata,  proprio perché sono localizzate e limitate ad alcune parti del corpo. Chi ha una carbonizzazione imponente ( lo dice la Mazzeo nella Perizia ) è invece Manuel.

 

E perché poi avrebbe dovuto bruciare tutto?

Per fingere un incidente? In questo caso perché non assicurarsi che il corpo bruciasse con certezza gettando più benzina vicino a Manuel, rendendo più credibile la morte accidentale (ammesso ovviamente che nessuno si accorgesse della presenza di un accelerante)?

Per morire con lui? Ma se questo era l’intento, un omicidio /suicidio dal folle significato simbolico (in contrasto con tutti gli altri elementi che ci raccontano che lei aveva altri progetti per la sua vita),  perché non cospargere anche lui di benzina e soprattutto perché non cospargere completamente se stessa, visto che la perizia Mazzeo sostiene che il liquido su Valentina sarebbe nel caso arrivato solo frontalmente? Perché versare la benzina lontana da sé stessa e Manuel?

Cioè lei non se la sarebbe versata addosso dall’alto ma in pratica solo nella parte anteriore…. Insomma, volendo scegliere di uccidermi (e in modo così atroce poi ) credo avrei fatto di tutto per assicurarmi di non sopravvivere.

E se invece – lo ripeto – ha cosparso Manuel e sé stessa di benzina ( in barba a quanto sostenuto dalla perizia ), perché lei è bruciata infinitamente meno di Manuel, essendo stati entrambi esposti alla stessa fonte di fiamma?

 

Oppure la Pitzalis non voleva morire ma solo uccidere? In quest’ultimo caso, perché dare fuoco alla benzina prima di essere in grado di lasciare la casa sana e salva?  Anzi, al contrario, predisponendo il tutto per rimanere prigioniera dell’incendio?

 

Mi spiego meglio, secondo una delle ipotesi della Perizia Mazzeo, la Pitzalis sarebbe stata attinta da un ritorno di fiamma. Quindi dopo aver ucciso Manuel, aver sparso benzina nella zona della cucina, sul pavimento ma non sul corpo di Manuel ( o forse si, secondo i Piredda ), avrebbe dato fuoco alla benzina mentre ancora si trovava nella casa.

Si badi bene, non sull’uscio pronta a scappare, ma dentro alla casa. E con ogni via di fuga bloccata, soprattutto quella principale, la porta d’ingresso che dava sulle scale dove sotto aveva lasciato l’auto aperta e in bella vista.

Si perché la porta non si poteva aprire, questo tendono tutti (soprattutto alcuni, vero? ) a dimenticarlo.

Il corpo di Manuel era appoggiato alla parete e impediva l’apertura totale della porta. Che  i Vigili del Fuoco hanno potuto aprire solo di circa 50 cm, per poterla spingere smuovendo il corpo che la ostruiva.

Questo vale per tutti i rapporti sia quelli del 2011 dove i Carabinieri parlano di una trave di legno utilizzata come ariete per aprire la porta non chiusa da una serratura, sia nel caso si ritenga attendibile la nuova ricostruzione dei Vigili del Fuoco del 2017, che – udite udite – raccontano di aver dovuto usare un piede di porco per aprire la porta perché era bloccata da un ferro passante

Vuoi vedere che il chiavistello di chiusura esisteva davvero, e che bloccava la porta?  (fermo restando che è quasi un fattore irrilevante perché la Pitzalis racconta di fermarsi davanti alla porta vista la consuetudine di Manuel di aprire il chiavistello, e non di averci provato e di averlo trovato chiuso ).

 

IL PESANTE CHIAVISTELLO

A questo proposito permettetemi un piccolo inciso in merito al famoso chiavistello pesante. Valentina dice che  era solita non aprire quel chiavistello e lo definisce pesante, raccontando che era Manuel a farlo per lei. Ma questa precisazione non è nel verbale d’interrogatorio in ospedale, è presente solo nel libro e in interviste successive. Lei interrogata dice esclusivamente di essersi fermata davanti alla porta della stanza C in prossimità dell’ingresso.

La famiglia Piredda ha ribadito per anni che la porta non era chiusa ( lo scrivono i Carabinieri nel 2011 ), mentre i Vigili del Fuoco nel 2017 parlano di porta forzata perché bloccata da una ferro passante.  Per dare della bugiarda a Valentina è stata pubblicata la foto ( bella stretta e zoomata ) del famoso chiavistello dicendo: guadatelo, sarebbe stato questo il chiavistello pesante?

Si tratta come sempre di manipolazioni. Ecco la foto del chiavistello ma anche di tutta la porta: come potete vedere con evidenza, la porta della casa occupata era stata sfondata per entrarvi abusivamente. E in una seconda fase rinforzata con tutta una serie di pannelli di legno spessi , fissati alla struttura originaria. Ne era dunque nato un catafalco più pesante e certo meno in ‘asse’ che la porta originaria. Per questo aprire quella serratura era più ‘pesante’….tanto che lo ricorda  bene e lo fa mettere a verbale proprio il responsabile dei Vigili del Fuoco intervenuto quella sera.

 

   

 

 

Ma torniamo alle ipotesi sull’incendio…

Valentina quindi avrebbe deciso di accendere qualcosa, in una casa che aveva cosparso di benzina, restando nella zona pericolosa, lasciando che il corpo della sua vittima le bloccasse la via di fuga. O addirittura con la porta chiusa e comunque per lei difficile da aprire.

A meno che qualcuno non voglia ipotizzare che il suo progetto fosse di scappare dalla finestra sui tetti, dopo aver lasciato l’auto aperta in fondo alle scale .

 

LE BACINELLE

VI E’ POI UNA DOMANDA: MA SE VALENTINA AVEVA UCCISO MANUEL E PREDISPOSTO L’ACQUA NELLA STANZA PERCHÉ LO AVEVA FATTO?

SE VOGLIO MORIRE CON IL MIO AMORE PERDUTO NON HO ALCUN BISOGNO DI PREPARARE DEI RECIPIENTI DI SICUREZZA PIENI D’ACQUA.

SE INVECE LI HO PREPARATI PER POTERMI SALVARE IN CASO DI INCIDENTE, CIOÈ PROPRIO NON HO VOGLIA DI MORIRE QUELLA SERA… PERCHÉ UNA VOLTA RIMASTA TRADITA DAL RITORNO DI FIAMMA E BRUCIANDO VIVA NELLA STESSA STANZA DOVE HO PREDISPOSTO I SECCHI PIENI D’ ACQUA NON MI CI BUTTO DENTRO?  PERCHÉ NON SPENGO SUBITO LE FIAMME CHE MI STANNO DEVASTANDO IL VOLTO E ME NE RESTO LI’ DENTRO A BRUCIARE PER 20 MINUTI?  PERCHÉ CERCO DI SPEGNERMI BATTENDO I PIEDI E ROTOLANDOMI PER TERRA ( I VICINI SENTONO I COLPI ) MA NON UTILIZZANDO L’ACQUA CHE HO PREPARATO PROPRIO PER QUELL’EVENIENZA?

Io credo invece che chi ha predisposto quei recipienti di sicurezza sia la stessa persona che ha cosparso il pavimento di benzina, una persona che aveva predisposto il locale della stanza C perché lì dentro vi bruciasse Valentina. Una persona che aveva preparato recipienti e bacinelle per assicurarsi di scampare a un eventuale incidente ( dovendo gettare benzina addosso alla vittima e darle fuoco,  poteva capitare di rimanere schizzato ed eventualmente di prendere fuoco a sua volta in qualche punto ), una persona che non aveva intenzione di morire quella sera, ma solo di uccidere.

E CHE INVECE E’ RIMASTO TRADITO DALLA FIAMMATA, MORENDO IN POCHI ISTANTI, SENZA POTER RAGGIUNGERE QUELLE BACINELLE.

Questa almeno è la mia analisi personale. Ognuno di voi faccia le proprie riflessioni. Presto conosceremo  quelle della Procura, e infine quelle di un Giudice.

Ma per finire questo lungo ragionamento a puntate, manca ancora un passaggio: partendo da quello che sappiamo è possibile provare a ricostruire la sequenza di azioni di quella sera?

 

Tema che affronterò domani nel prossimo articolo –> LA NOTTE DI BACU ABIS: QUALI POSSIBILI DINAMICHE?

 

Per leggere l’articolo precedente clicca qui: –> QUANTO TEMPO RIMANE VALENTINA IN QUELLA CASA? CHI HA POTUTO COMPIERE L’AGGRESSIONE?

 

 

Le mie inchieste sul caso Pitzalis/Piredda hanno come scopo la diffusione di notizie che si basano su documenti ufficiali, per contrastare la diffusione di notizie parziali o prive di fondamento. Se avete trovato interessante questo articolo, vi chiedo quindi di aiutarmi, condividendolo e diffondendolo.