LA NOTTE DI BACU ABIS: QUALI POSSIBILI DINAMICHE?

La scena del crimine, la casa occupata di Bacu Abis,  dovrebbe fornirci anche qualche indicazione sulle cause di morte, sulla dinamica della morte di Manuel, se sia morto cioè in teoria prima dell’incendio . Per affrontare questo tema partirei dal racconto di Valentina Pitzalis che , ricordiamolo, finora rappresenta l’unica verità giuridica accertata nel 2011 dopo un’inchiesta che si è conclusa con un dispositivo/sentenza di Archiviazione per morte del Reo, emesso da un Giudice.

Dispositivo ancora in vigore, mai annullato, ritirato o rimesso in discussione.

 

LE PAROLE DI VALENTINA: L’ARRIVO A BACU ABIS

 

Partiamo quindi dall’unico racconto esistente, quello di Valentina Pitzalis, fatto ai Carabinieri durante l’interrogatorio del 2011  e teniamo presente la piantina della casa di Manuel:

 

 

PITZALIS: Comunque arrivo, mi apre la porta…Avete visto come è fatta la casa?
C.C.: si.
PITZALIS VALENTINA:Ecco, la stanza dà sulla destra.
C.C.: Si.
PITZALIS VALENTINA: Dove io poi diciamo ho preso fuoco. Era vuota però non mi sono…
C.C.:Quando sei entrata c’era la porta aperta lì sulla destra? Hai visto che c’era la stanza vuota?
PITZALIS VALENTINA: Si, però non mi sono stupita più del tanto perchè lui stava sempre cambiando disposizione di quella stanza, a volte la usava per stendere, a volte la…
C.C.: Non ti è sembrato strano che fosse vuota la stanza?
PITZALIS VALENTINA: No, non mi è sembrato strano perché cambiava sempre disposizione. Ultimamente aveva anche il letto con il computer però a volte…te l’ho detto, prima la usava per stendere. Cioè, non mi è sembrato strano, ho detto: “Boh, gli saranno venuti i suoi soliti cinque minuti”. Mi ricordo che c’era la musica alta, aveva il computer nell’altra stanza. Avete presente dove c’e’ l’altra…? Non quella davanti, nell’andito, l’altra.
C.C.: Quella…?
PITZALIS VALENTINA: Allora, tu entri…
C.C.: Allora, tu entri, a destra c’e’ subito quella specie di salone.
PITZALIS VALENTINA: C’e’ quella stanza…
C.C.: Ok.
PITZALIS VALENTINA: Poi c’e’ il bagno sulla sinistra…
C.C.: Sulla sinistra, e poi?
PITZALIS VALENTINA: Poi c’e’ una porta…
C.C.:Di fronte c’e’…?
PITZALIS VALENTINA: Di fronte c’e’ la cucina.
C.C.:C’e’ la cucina. E a destra c’e’ un’altra stanza.
PITZALIS VALENTINA: Esatto.
C.C.: Cos’è? Una matrimoniale quella doveva essere, giusto?
PITZALIS VALENTINA: Si
C.C.:Perfetto.
PITZALIS VALENTINA:Quella lì era la stanza dove… lì aveva messo il computer sicuramente e tutte le cose. C’era la musica alta e io come al solito sono andata e ho abbassato il volume della colonnina.

 

La Pitzalis dunque entra nel punto A, nota che la stanza sulla destra C è stata svuotata ma non si insospettisce, è arrabbiata per essere dovuta arrivare fino a lì, la musica è alta e allora si reca nella stanza in fondo sulla destra M per abbassare il volume.

PITZALIS – Gli ho detto: “Toh il documento”. Non mi ricordo se gliel’ho dato a lui in mano o gliel’ho appoggiato nel mobile del computer quando sono andata ad abbassare il volume. Non mi ricordo questa cosa. Comunque gli dicevo: “Dai, me ne sto andando, me ne sto andando” e lui mi diceva: “Aspetta un attimo” e aveva un trinciato in bocca, mi ricordo, e diceva: “Aspetta un attimo, dai, un attimo”, lo faceva sempre ma normale era. A un certo punto io stavo andando verso la porta per uscire, no?

Ero nell’andito tra praticamente la porta e quella stanza che c’è sulla destra.

Ecco, questo è un particolare importante, Valentina Pitzalis si ferma indicativamente nel punto che ho segnato sulla piantina con X, in attesa vicino alla porta di uscita e vicino anche alla porta che da nella stanza C.

Approfitto per far notare che durante l’interrogatorio la Pitzalis non racconta affatto che la porta fosse chiusa o che il chiavistello fosse pesante.  Si limita a dire che si ferma lì. Lo fa, ma questo lo spiegherà solo anni dopo nel suo libro o nelle sue interviste, dato che lei era solita non provare ad aprire, attendendo che fosse Manuel  a farlo, perché il chiavistello era ‘pesante’.  Ho già mostrato nei post precedenti come la porta, dopo essere stata forzata, fosse poi stata pannellata, e come fosse probabilmente questo essere fuori asse e rattoppata con altri pannelli, a rendere l’apertura della porta ‘pesante’. Pesantezza certificata anche dai Vigili del Fuoco. Non la pesantezza fisica del chiavistello stesso.

Torniamo al racconto:

PITZALIS: Lui ha preso l’annaffiatoio verde dalla cucina, chiamiamola cucina, e mi ha gettato questa cosa addosso che mi ha preso in faccia e addosso e io dall’odore ho riconosciuto che era benzina. GIi ho detto: “Manuel, cosa stai facendo? Mi sei matto?” e lui con la faccia cattiva mi ha detto: “Cosa sto facendo?” e mi ha messo fuoco.

Manuel si era quindi portato verso la porta della cucina, la stanza K. E’ da lì che prende il recipiente ( per Valentina un annaffiatoio verde, ma fuso verrà trovato un contenitore rosso col manico in ferro ), si trova a due metri da lei, due passi per intenderci. Si avvicina e le getta addosso il liquido infiammabile. Poi le da fuoco.

Sono questi gli istanti in cui Valentina avrebbe composto i numeri casuali del telefono che partono un minuto e trentatré secondi dopo il suo ingresso in casa, verso il numero inesistente 77777… un lasso di tempo compatibile con il suo racconto.

 

PITZALIS Valentina: Quando io gli ho detto: “Cosa stai facendo? Sei matto?” Lui mi ha guardato e mi ha detto: “Cosa sto facendo?” e lì proprio è diventato cattivo e mi ha messo fuoco, mi ha acceso, lo lì ho iniziato a bruciare. Prima…prima che iniziasse a bruciarmi io mi son resa conto…

Avevo il cellulare in mano io, l’ho fattoscivolare il cellulare verso il lato sinistro della stanza, cioè l’ho buttato in terra il cellulare perché io sono cretina, sono convinta che col cellulare se succede qualcosa faccio a tempo a chiamare il 118, no? E invece, ma cosa fai a tempo a chiamare? Comunque lo so perché l’ho buttato in terra, il cellulare.

Come ho preso fuoco ho iniziato a bruciare dal lato sinistro, ho iniziato a prendere fuoco alle braccia. lo praticamente ero a braccia aperte e ha iniziato a bruciare tutto il lato sinistro, tutto il braccio e gli dicevo: “Spegnimi”, dicevo: “Manuel, fa male. Cosa stai facendo? Aiutami”, niente.

Quando è arrivato in faccia il fuoco e nella gola, cioè, voi non potete capire il dolore che si prova, cioè è una cosa… lo mi dirigevo in tutto questo, mentre prendevo fuoco, verso la fine della stanza e piano piano ovviamente dopo che finisce di bruciare, non c’è più niente da bruciare, si spegne, quindi praticamente… io adesso…
C.C.: Verso la fine di quella stanza dove ti hanno trovato i colleghi?
PITZALIS Valentina: Sì, nella stanza vuota.
C.C.: Perché sei entrata… nel frattempo sei entrata dentro la stanza vuota?
PITZALIS Valentina: Sì, perché lui mi ha buttato la cosa lì, che io ero lì, sulla stanza.
C.C.: Perché tu eri tra quelta stanza, in pratica, e l’uscita?
PITZALIS Valentina: Sì, però quando lui mi ha appicciato il fuoco… mi ha messo fuoco, io ero ormai nella stanza vuota e infatti io credo che lui non volesse mettere fuoco alla casa o cosa, lui voleva uccidermi e uccidersi, punto. Comunque ho iniziato a prendere fuoco e mi dirigevo verso la fine della stanza. Adesso io non ricordo, ma credo di si, di essere abbastanza sicura di essermi messa a pancia in giù, verso terra’ lo mi sono… (tossisce,), devo prendere un po’ di fiato, sto parlando troppo.

 

Secondo il racconto di Valentina quindi quando lei prende fuoco praticamente si trova già nella stanza C o al suo ingresso comunque, ed è dentro di essa che si muove…

 

PITZALIS Valentina: Sì. Comunque mi sono stesa in terra, io mi ricordo a pancia in giù. Quando ho finito di bruciare tutto, perché poi comunque il fuoco è arrivato anche nel lato destro, ha bruciato anche il braccio destro e mi sono spenta. Io tra l’altro lo sentivo lui piangere, sul lato dove io ho buttato il cellulare io lo sentivo lui piangere.
C.C.: Nella parte sinistra?
PITZALIS Valentina: Sì. Lo sentivo…
C.C.: Perciò nell’andito lo sentivi?
PITZALIS Valentina: No, non nell’andito, nella stanza, io ero nella stanza.
C.C,: No, lui lo sentivi nella parte sinistra dentro la stanza?
PITZALIS Valentina: Della stanza, sì.
C.C.: Ah, dentro la stanza?
PITZALIS Valentina: Sì. lo sentivo piangere e mi chiedeva scusa, mi diceva: “Scusa Vale” e piangeva. Poi a un certo punto io non l’ho più sentito e gli dicevo: “Perché mi hai fatto questo?”, gli dicevo: “Io ti ho sempre amato, perché mi hai fatto questo?”, poi non l’ho più sentito. Quando io mi son spenta, mi son girata a pancia in su e mi son trascinata con la schiena verso la porta, secondo me, credo di sì.

Comunque ho iniziato a battere con le gambe verso il pavimento e urlavo come una matta: “Aiuto, mio marito mi ha messo fuoco”, urlavo, urlavo e sentivo la gente in strada che sicuramente mi aveva sentito e quindi chiamava i soccorsi perché io urla… io non lo so da dove mi è uscita quella voce perché… cioè, dopo che mi ha preso fuoco la gola, cioè perché la cosa più brutta è stata quando il fuoco è entrato… mi ha bruciato tutta la faccia e la gola, cioè non… è una cosa inspiegabile il dolore.

Comunque io non lo so come ho fatto a urlare così tanto, comunque sbattevo i piedi in terra perché sapete che la casa è al secondo piano, quindi io ho pensato: “Se io sbatto i piedi mi sentono”, perché prima di chiamare aiuto io però chiamavo lui e dicevo: “Manuel, vieni ad uccidermi – gli dicevo – non sono morta”, dicevo: “Non mi puoi mica lasciare così – gli dicevo – scusa”, lnfatti io pensavo fosse scappato.

Ho detto: sicuramente questo ha preso la macchina e se n’è scappato, perché non lo sentivo più (tossisce), non sentivo più niente, capito? Perché io volevo che venisse a uccidermi, ero lì così, guardate in che condizioni mi ha ridotto, immaginate. Cioè, io gli dicevo: “Vieni a uccidermi”, niente, non sentivo più niente. Allora ho chiesto: “Aiuto, aiuto, aiuto”, insomma come una pazza.

A un certo punto sono arrivata al muro e sentivo con i piedi delle bottiglie di plastica, tra l’altro, non so se ci fossero, credo di sì, e secondo me c’era… ero vicino alla porta perché con la gamba sinistra secondo me cercavo di aprire la porta, poi non lo so perché il senso dell’orientamento ovviamente…
C.C.: Certo.
PITZALIS Valentina: Era quello che era. Comunque a un certo punto io sentivo la gente che c’era nel marciapiede fuori, perché si sentivano voci, quindi comunque mi avevano sentito.

 

Quando Valentina sente la gente per strada sono passati quei 4 minuti che sono il tempo massimo della sua permanenza in quella casa prima di bruciare.

Ma è interessante focalizzarsi sulla sequenza degli eventi che Valentina ricorda.

Anche io mi sono lasciato spesso fuorviare dal fatto che alcuni suoi ricordi non sono lucidi. Sappiamo tutti che annaffiatoio non è stato l’oggetto usato per gettarle addosso la benzina, nonostante lei continui a visualizzarlo nei suoi ricordi. E’ l’immagine che ha in mente, non l’ha mai cambiata, pur sapendo che non è mai stato ritrovato…

Ma non tutto ciò che ricorda è errato. Ad esempio lei ha sempre sostenuto che Manuel non indossasse i guanti.

Allora credo che sia importante tenere ben presente tre punti del suo racconto in questa fase: il primo è quello che lei a un certo punto ( secondo lei all’inizio ) dice di sentire Manuel nella stanza. Poi racconta di non sentirlo più, nonostante lei continui a chiamarlo.

Infine un altro punto importante, lei si muove nella stanza, anche nella fase finale quando striscia sul pavimento a faccia in su.

Non ha però un preciso senso delle direzioni percorse: dice di aver toccato un muro, le bottiglie di plastica, e infine dice di aver provato ad aprire con un piede la porta… che come potete vedere dalla piantina si apre verso l’interno della stanza.

Guardate anche dove sono  le bacinelle, come da foto.  Mentre bisogna ricordare che le bottiglie erano più vicine alla porta e sono state spostate da un Carabiniere, quindi la loro posizione nella foto non è quella originale.  E’ chiaro che Valentina si muove in direzione della porta.

 

          

 

 

LA PORTA APERTA O CHIUSA

 

E’ un particolare potenzialmente importante quello della porta della stanza C. Perché i soccorritori racconteranno di averla trovata aperta.

Anche Valentina non si da una spiegazione di questa cosa: leggete la sua deposizione:

 

PiTZAlLIS Valentina: Mi ricordo bene. Quindi comunque io a una porta ci sono arrivata. Ascolta, un’altra cosa che io vorrei sapere, ma io ero chiusa dentro quella stanza?
C.C.: No.
PITZALIS Valentina: No, vero? Non ero chiusa?
C.C.: No.
PITZALIS Valentina: Cioè, perché io…

 

Valentina in realtà, ricorda di essere stata chiusa in quella stanza. Per questo insiste nel chiedere se la porta era aperta. Lo dirà poi anche nei libri e nelle interviste, nonostante sappia benissimo che la porta è stata trovata aperta. Perché?

Perché ancora una volta quello è il suo ricordo.

E se fosse vero?

Teniamo conto che contrariamente a quanto scritto in alcuni verbali dei Carabinieri nel 2011, in realtà la stanza C non è piena di fuliggine come il resto dell’andito, la stanza A.  Ecco alcune foto della stanza:

Questa è la porta d’ingresso, dove è evidente come sia stata lambita dalle fiamme e anche dal fumo nei muri attorno ad essa, fiamme provenienti dall’andito  ( ragioneremo poi su quando questo sia accaduto ). Ma è evidente che i muri in generale non siano anneriti.

Questa invece è la famosa finestra rotta, al suo fianco il materassi appoggiato alla parete. Anche qui nessuna traccia di annerimento.

Questa è la cordicella bruciata ritrovata nella stanza, anche questa parete non appare annerita.

Siamo lontano dallo sfacelo dell’andito, questo:

Lo stato della stanza A ricorda più’ quello del bagno, della stanza B, rimasto immune dalla fuliggine perché la porta era chiusa:

Era aperta o chiusa quindi la porta della stanza dove è bruciata Valentina quando c’è stata la grande fiammata?

Come dicevo è un particolare di non poco conto, perché aiuta a fornire alcune risposte importanti a due domande:

Quando è stata sparsa la benzina sul pavimento  come  indica la Perizia Mazzeo?

Come mai Manuel ha respirato poco fumo?

 

UN’ IPOTESI DI DINAMICA

Provate quindi a seguire questa mia ipotesi.

Manuel dà fuoco a Valentina. La benzina non può ancora essere stata sparsa nell’andito, altrimenti avrebbe preso fuoco l’intero locale  immediatamente.

Valentina entra nella stanza C e inizia a bruciare. Manuel la segue nei primi istanti, le chiede scusa, realizza quanto di orribile abbia fatto forse, piange. Parliamo di una manciata di secondi.

Poi esce dalla stanza e chiude la porta o la accosta, lascia Valentina lì dentro a bruciare da sola. Lui ha un piano da seguire. E per poter spargere la benzina deve essere lontano dalla fiamma viva, dalla moglie in fiamme, o rischia una detonazione immediata.

Calcoliamo che non è necessariamente detto che lo strumento usato per ‘annaffiare’ Valentina sia il secchio rosso. Lui può aver usato un recipiente diverso per l’aggressione ed essere poi tornato in cucina a recuperare il secchio rosso. Infatti è vicino alla cucina che si trova la quantità maggiore rovesciata sul pavimento. E ricordiamoci che vicino a Manuel vi è anche una macchia più piccola di materiale plastico fuso ( una bottiglietta? ).

 

Se le cose fossero andate cosi’, Manuel non avrebbe respirato grandi quantità di fumo legate al ‘bruciare’ di Valentina, perché in questa fase, mentre brucia il corpo di Valentina, lui non si trova nella stanza dove si sviluppano i fumi dell’incendio. La stanza C dove si trova solo Valentina.

Lui è stato in quella stanza ( forse ) solo nei primi istanti, e ricordiamoci che non è vero che Manuel non ha respirati fumi, al massimo ne ha respirati pochi. Aggiungendo due altri elementi: il fuoco di un corpo in fiamme provoca ( siamo anche nella fase iniziale ) meno fumo, e per non respirarlo è sufficiente ripararsi naso e bocca con un filtro, come ad esempio la sciarpa che Manuel portava al collo.

Forse è per questo che la Pitzalis a un certo punto non lo sente più, mentre lei continua a chiamarlo. Lui è oltre la porta, a spargere benzina.

 

E nel caso, chi avrebbe aperto poi la porta?

Su questo non possiamo avere certezze. Potrebbe averlo fatto Valentina che ricorda di aver provato ad aprire una porta coi piedi. Ma potrebbe averlo fatto lo stesso Manuel, soprattutto se intenzionato a fuggire e non a suicidarsi,  cercando di far passare la morte di Valentina per una morte accidentale ( o magari un suicidio ) in casa. In questo caso non avrebbe potuto farla trovare chiusa in una stanza con un incendio partito dall’andito…. Ma potrebbe averlo fatto anche la stessa detonazione dell’incendio, ancora di più se la porta fosse stata socchiusa, o se a socchiuderla fosse stata Valentina ( aprendola dall’interno ).

Perché ripeto, potrebbe essere stata  Valentina ad aprila nei suoi movimenti strusciando sul pavimento. Anche perché lei viene ritrovata a cavallo dell’ingresso della stanza C, insomma tra la stanza e l’andito. Nella posizione V di questa piantina

 

 

Che fosse a cavallo della porta emerge dall’interrogatorio di Valentina in ospedale, ma non solo. Così riportano a verbale i Carabinieri:

“ si trovava con la porta del tutto spalancata  e  la  giovane  donna  per  terra  con i piedi nell’uscio   della  stanza,   che   confina   direttamente   con l’andito,  dove veniva trovato il cadavere del PIREDDA Manuel.”

Così specificano i Vigili del Fuoco:

SI TROVAVA ALL’INGRESSO DEL PORTONE PRINCIPALE, DIETRO LA PORTA IL CORPO DEL SIG. PIREDDA MANUEL E NELLA STANZA A FIANCO, CON IL CORPO META’ DENTRO LA STANZA E META’ NELL’ANDITO ( Valentina Pitzalis )

Così racconta il responsabile dei Vigili del Fuoco interrogato nel 2017:

Una volta salite le scale ho visto la porta chiusa,  questa  era in  legno,  fatta  in  maniera  strana,  sembrava infatti  rinforzata con  delle  tavole  ed  era  molto  pesante.  Abbiamo  aperto   la  porta sfondandola  con  il piede di porco  dal lato della serratura, si è piegato il  passante  e la porta si è aperta,  ma non totalmente, circa 40-50 gradi,  perché  dietro  era ostruita  da due corpi inanimati che erano   uno   vicino   all’altro   con   la   testa   di  entrambi    rivolta   verso  la   cucina.

Valentina quindi si trovava di certo con il corpo in parte nell’andito, in parte nella stanza C. Si era quindi mossa fino a tornare verso l’andito e Manuel.

Ma come era disposta a terra?

 

LA POSIZIONE DI VALENTINA PITZALIS  AL MOMENTO DEI SOCCORSI

Ci sono diverse possibilità, che ci permettono anche di valutare una questione sollevata più volte dalla Famiglia Piredda: Valentina poteva vedere fisicamente  il corpo di Manuel?  Abbiamo già affrontato il tema delle ferite agli occhi e del fumo nei post precedenti, ora valutiamo gli ostacoli fisici.

Secondo il responsabile dei Vdf la testa era rivolta verso la cucina, quindi era la parte nell’andito. Un particolare che sembra confermato anche dai Carabinieri che parlano di piedi nell’uscio della stanza (C). Senza dimenticare il ricordo del Vigile del Fuoco che dice che qualcuno da dietro di lui, quindi verso l’ingresso, vede muoversi forse i suoi occhi, quindi la testa era visibile.

Guardate bene la mappa qui sotto, che mostra la posizione di entrambi i corpi secondo questa interpretazione.

Ovvio che se le cose stessero così Valentina Pitzalis non avrebbe avuto alcun problema a vedere Manuel.

 

Se invece consideriamo che il termine ‘la testa rivolta verso la cucina’ si riferisca alla posizione verso cui era rivolta Valentina con il volto, e l’espressione ‘i piedi nell’uscio della stanza’ come il fatto che fossero i suoi piedi a fuoriuscire dalla stanza a cavallo della porta, occorre esaminare indicativamente le tre possibili angolazioni:

Nella figura A Valentina sarebbe indicativamente parallela a Manuel

Nella figura B Valentina avrebbe i piedi rivolti verso Manuel

Nella figura C invece Valentina avrebbe i piedi rivolti verso la cucina.

Ho indicato in ogni figura l’indicativo cono dell’arco di vista di Valentina, in azzurro.

La figura C sarebbe l’unica ad impedire a Valentina di poter vedere la figura di Manuel. Va però detto che l’espressione del comandante dei Vigili del Fuoco ‘ i due corpi inanimati erano uno vicino all’altro’,  lascia immaginare che non fosse questa la posizione di Valentina, che tra tutte è quella che allontana di più la ragazza da Manuel. Si aggiunga che la testimonianza del soccorritore che vede i suoi occhi e la sua mano muoversi da una posizione arretrata, appare decisamente poco compatibile con la figura C ( se lei non poteva vedere Manuel nell’andito, difficile vedere il suo volto e le sue mani dall’andito stesso ).

La figura A è quella che invece giustificherebbe maggiormente il fatto che Valentina possa aver visto il corpo carbonizzato.

La figura B è quella di più difficile interpretazione perché, pochi centimetri avanti o pochi centimetri indietro, una leggera angolazione in un senso o nell’altro, cambierebbero decisamente l’angolo di visuale.

 

Tutti questi ragionamenti su ciò che poteva vedere o non vedere Valentina Pitzalis li affronto perché questo è stato uno dei ‘cavalli di battaglia’ della strategia comunicativa della famiglia Piredda in questi anni e in questi ultimi mesi reiteratamente.

Ho già espresso nel primo post di questa breve serie di articoli di analisi del caso che in realtà il fatto che Valentina Pitzalis racconti di aver visto il corpo dei Manuel Piredda annerito e in posizione fetale, rannicchiato a causa delle contrazioni dovute all’incendio, è la dimostrazione logica che lei lo abbia visto solo dopo che lui è bruciato.

E QUESTO E’ UN DATO DIRIMENTE: SE VALENTINA NON AVESSE VISTO MANUEL DOPO L’INCENDIO NON AVREBBE MAI POTUTO VEDERLO IN QUELLE CONDIZIONI.

SE LO AVESSE VISTO DOPO AVERLO UCCISO, MA PRIMA CHE L’INCENDIO BRUCIASSE ENTRAMBI, NON AVREBBE MAI POTUTO VEDERLO IN QUELLE CONDIZIONI E IN QUELLA POSIZIONE.

L’ UNICA ALTRA IPOTESI POSSIBILE SAREBBE QUELLA CHE LO ABBIA BRUCIATO PRIMA DI PRENDERE LEI STESSA FUOCO. ANDANDO COSI’ A SOMMARE UN’ULTERIORE AZIONE ALLE TANTE ( INGRESSO CON LA BENZINA, UCCISIONE DI MANUEL PER SOFFOCAMENTO, RIEMPIMENTO DEI RECIPIENTI D’ACQUA, E BENZINA SPARSA SU MURI E STIPITI ) CHE AVREBBE DOVUTO COMPIERE IN QUELL’ARCO DI TEMPO CHE VA DA UN MINUTO E MEZZO AD UN MASSIMO DI 4 MINUTI.

E IN CHE MODO POI AVREBBE COSPARSO DI BENZINA LA CASA?

CERTO NON MENTRE MANUEL BRUCIAVA, PERCHÉ AVREBBE PROVOCATO IMMEDIATAMENTE UN INNESCO, GIÀ ROVESCIANDOLA DAVANTI ALLA CUCINA. COME SAREBBE POI ARRIVATO IL SECCHIO CON ANCORA ALTRA BENZINA FINO ALLA PORTA DEL BAGNO?  E VALENTINA NELLA STANZA C?

AVREBBE POTUTO FARLO SOLO UNA VOLTA CHE MANUEL AVESSE FINITO DI BRUCIARE. MA QUESTA OPERAZIONE, IL SUO ‘SPEGNIMENTO’ AVREBBE RICHIESTO TEMPO, ALTRO TEMPO…

TENIAMO SEMPRE PRESENTE POI CHE SECONDO LA PERIZIA MANUEL NON SAREBBE STATO COSPARSO DI BENZINA, E QUINDI, COME AVREBBE PRESO FUOCO PRIMA CHE VALENTINA LA SPARGESSE NELL’ANDITO?

MANUEL PUÒ ESSERE BRUCIATO SOLO DOPO VALENTINA, PROPRIO PER IL FATTO CHE LEI LO VEDE IN QUELLE CONDIZIONI, CONDIZIONI CHE SI SONO VERIFICATE SOLO DOPO CHE LUI E’ BRUCIATO.

 

 

COSA AVEVA DETTO VALENTINA

Leggendo l’interrogatorio di Valentina Pitzalis in ospedale con la corretta dose di onestà intellettuale è evidente che per tutta la durata del contraddittorio tra lei e i Carabinieri, su un solo punto la ragazza si mostra sicura: sul fatto che sia stato Manuel ad assalirla. Maggiori certezze mostra sulla fase iniziale di quella notte, fino al suo arrivo a Bacu Abis e al suo ingresso in casa, ma come è ovvio che sia, il suo racconto nella seconda fase, quella dove descrive l’aggressione, il suo bruciare viva e infine il suo salvataggio, è meno carico di certezze.

Valentina continua a fare domande ai Carabinieri, cercando di trovare conferma attraverso loro a quelli che ritiene essere i suoi ricordi: la porta era aperta o chiusa? Era davvero Manuel quello morto, ne siete sicuri? Era davvero vestito così?  Etc etc

E’ evidente che lei non offra certezze assolute. Ha i suoi ricordi. Taluni persino sbagliati, come quello dell’annaffiatoio. Taluni giusti, come l’assenza di guanti.

Torniamo quindi alle sue parole su cosa abbia visto quella notte, quando i soccorritori sono entrati:

 

C.C.: Siamo arrivati che hai visto il carabiniere entrare.
PITZALIS Valentina: È arrivato il carabiniere. Non è che l’ho visto entrare, ho sentito la sua voce.
C.C.: Cioè, hai sentito la voce?
PITZALIS Valentina: E ha detto: “Allora, qua c’è un cadavere e ci sei tu così” io in tutto questo continuavo a dire ” Mi ha messo fuoco, mi ha messo fuoco” e ha fatto un’uscita tipo: “No, (incomprensibile )” e poi dopo due secondi ha detto: “Ah, sì, sì, adesso ho capito tutto, ha fatto così e poi si è… si è suicidato”. Come lui ha detto che c’era un cadavere io mi son girata verso di lui, è per quello che volevo vedere se questo ricordo era… era esatto, e lui era nella porta, quindi io comunque ero arrivata lì alla porta, giusto? Cioè, Manuel era lì carbonizzato, nella porta, tipo in ginocchio, quasi ripiegato su se stesso in… in maniera fetale diciamo, come dire? lo ho questa immagine, ha capito? Solo che non so se sia… se sia esatta, è per quello che glielo volevo chiedere. Voi lo sapete se è così? E’ così?
C,C.: Sì, dovrebbe essere così, vero? Si ricorda bene perché dalle foto che abbiamo fatto… ti ricordi bene, si, la posizione era quella.
PiTzAlls valentina: Mi ricordo bene. Quindi comunque io una porta ci sono arrivata. Ascolta, un’altra cosa che io vorrei sapere, ma io ero chiusa dentro quella stanza?
C.C.: No.
PITZALIS Valentina: No, vero? Non ero chiusa?
C.C.: No.
PITZALIS Valentina: Cioè, perché io…

 

Dopo alcune domande su dove fosse Manuel, l’interrogatorio torna su quell’argomento:

 

C.C.:Ascolti,quelli dell’ambulanza,del 118,te li ricordi quando sono arrivati?
PlTzALlS Valentina:No.Ecco,un altro punto. Io mi ricordo il carabiniere, mi ricordo come ha detto questa cosa del cadavere, mi ricordo che mi son girata e ho visto Manuel totalmente carbonizzato’ Mi ricordo anche com’era vestito Manuel.
C.C.: Cosa ricordi?
pliZALlS Valentina: Secondo me lui era… si è carbonizzato così tanto, perché io poi me lo ricordo totalmente nero, come carbone, cioè non c’era più niente da quel che ho visto io, poi non so se ho visto bene ma…perché era molto leggero com’era vestito.
C.C.: E ti ricordi se aveva guanti o qualcos’altro?,
PITZALIS Valentina: No, non ne aveva guanti, aveva la cuffietta verde, come sempre, la sua solita cuffietta verde e poi aveva il giubbotto in jeans, , una magliettina e i jeans. Cosi, leggero, quindi ovviamente se lui si è tipo lanciato… si è fatto il bagno con la benzina, perché credo sia andata cosi perché per come l’ho visto io, per essersi carbonizzato cosi, cioè, lui si è proprio fatto il bagno con la benzina, cioè si è buttato un secchio addosso perché per la quantità che ne ha buttato a me era veramente irrisoria, anche se i danni che mi ha fatto”‘
C.C.: Beh, certo, anche perché se ha usato.,. cioè, se ha usato, usando l’annaffiatoio come mi hai detto tu…
PITZALIS Valentina: Si.
C.C.: Se tu fai la prova a buttare l’acqua fuori dall’annaffiatoio è difficile farne uscire molta, mi sembra.
PITZALIS Valentina: Eh, infatti.
C.C.: Anche se la prendi,.. ll modo più facile per far uscire l’acqua dall’annaffiatoio è quello dal tubo di uscita.
C.C.: C’era un secchio rosso, per caso, lì vicino?
PITZALlS Valentina: No, io non mi ricordo alcun secchio rosso, assolutamente. Anche dentro casa non mi ricordo alcun secchio rosso. Magari era un suo secchio per pulire, che ne so?
C.C.: Magari quello del Mocio.
PITZALIS Valentina: Eh, magari ha travasato e si è fatto il bagno con questa cosa e si è dato fuoco.
C.C.: Ok. Qualcos’altro? Non ti viene in mente?
PITZALIS Valentina: Voi siete sicuri che sia lui che sia morto? cioè, siete sicuri?
C.C.: Si, sì.
PITZALIS Valentina: Da cosa…? Dai denti?
C.C.: No, vabbé, la faccia si vede.
PITZALIS Valentina: Si vede? Si vedeva?
C.C.: Si vede?
C.C.: No, è completamente carbonizzato,
PITZALIS Valentina: io mi ricordo una cosa totalmente nera.
C.C.: io non c’ero.
C.C.: Era totalmente carbonizzato.
PITZALIS Valentina: Totalmente…
C.C.: Sì, sì, sì.
PITZALIS Valentina: Cioè, non è che lui ha carbonizzato qualcuno e poi ne torna e ci stermina tutti?
C.C.: No, anche Perché la… Hai Paura?
C.C.:  Il mio intervento è stato immediato, il vicinato era lì.
C.C.: I vestiti che indossava sono quelli che ci hai descritto adesso.
PITZALIS Valentina: Ma se erano carbonizzati come fate a sapere…?
C.C.: Da sotto si vedeva, vero? Son stati…
C.C.: Sì, si, sì, qualcosa si vede.
PITZA.LIS Valentina: Qualcosa si vede?
C.C.: Sì, e comunque sia il vicinato era lì fuori, quindi non ha assolutamente visto niente di…
PITZALIS Valentina: Non è scappato?
C.C.: Nella maniera più assoluta.
PITZALIS Valentina: Ma la casa non ha bruciato, vero?
C.C.: No, la casa non ha bruciato.
PITZALIS Valentina: Perché lui secondo me non voleva fare del male né al vicinato mettendo fuoco alla casa,perché se no l’avrebbe fatto… cioè, lui secondo me era convinto che io fossi morta e quindi di conseguenza poi ha fatto quello che ha fatto.

 

Questi sono dunque i passaggi in cui la Pitzalis riporta ciò che crede di aver veduto , domandando conferma ai Carabinieri della posizione e delle condizioni del corpo di Manuel.

Come ho riportato sopra con le piantine e le eventuali posizioni dei corpi di Manuel e Valentina, nelle maggior parte delle posizioni ( e più logiche ) Valentina avrebbe potuto vedere il corpo di Manuel.

Detto questo nell’analisi del suo ricordo ( che lei certamente contestualizza nell’attimo in cui arriva il Carabiniere ) non si tiene comunque conto del fatto che Valentina viene soccorsa e portata fuori subito, e che per uscire dalla casa deve necessariamente essere passata praticamente ‘sopra’il corpo di Manuel, e che quindi l’immagine che lei richiama alla memoria può benissimo averla vista mentre usciva dalla porta della casa di Bacu Abis coi soccorritori.

 

MA COME E’ MORTO MANUEL DUNQUE E PERCHÉ?

E OVVIO CHE IO NON HO UNA RISPOSTA CERTA A QUESTA DOMANDA.

Come ho detto fin dal primo post di questa breve analisi del caso, il mio è un tentativo personale di ragionamento partendo da quanto sappiamo e con i limiti di un’ interpretazione, senza alcuna pretesa di stabilire una verità.

Credo  però che chi voglia cercare di capire non possa non soffermarsi su questa immagine che ci è stata mostrata più volte dalla Signora Mamusa e che è dirimente anche secondo il Consulente Tecnico della Procura Tagliaro. Come ho già spiegato una traccia che secondo l’esperto ha lasciato Manuel scivolando verso il suolo, stando male per le conseguenze dell’incendio che si è sviluppato nell’andito, per i fumi, il monossido di carbonio e l’assenza di ossigeno. Una traccia lasciata senza dubbio da qualcuno che era in piedi e ha rimosso i depositi dell’incendio sul muro.

Una persona viva quando la fiammata è detonata nell’andito.

 

 

Quella che vedete nell’immagine è la porzione di muro che si trova entrando nell’andito dall’ingresso principale, sulla destra. Esattamente in corrispondenza con il corpo di Manuel. In basso, sul pavimento, vi sono la testa di e le braccia di Manuel.

Se osservate la parete, è del tutto evidente una traccia che risulta più chiara, quasi biancastra. Parte da una piccola zona più scura, che potrebbe ricordare (non amo applicare filtri che mostrano questo o quello) un punto di appoggio alla parete stessa. Poi, questo mi sembra evidente ad occhio nudo, la striscia biancastra ‘scivola’ verso il basso , in modo irregolare, quasi sinuoso e termina proprio in corrispondenza della testa e di una mano di Manuel.

L’unico che avrebbe potuto lasciarla, per evidente collocazione della strisciata, è Manuel, e quindi essendo fuliggine tirata via, vuol dire che il ragazzo è morto dopo l’incendio.

Potrebbe anche trattarsi di una parte del corpo appoggiata alla parete e che lascia quella traccia mentre Manuel si accascia.

Certo è difficile ricondurla all’azione di qualcuno che non sia lui.

Il fatto che vicino a Manuel, ai suoi piedi,  sia stato trovato uno straccio che odorava di benzina, il secchio rosso fuso, e sia stato individuato il secondo forte punto di detonazione che ha investito la porta del bagno e l’intera parete su quel lato,  sembra lasciar intendere che lui fosse in quell’area ancora intento a versare la benzina, o subito dopo aver finito di farlo, visto che secondo alcuni esperti di incendi il secchio sarebbe fuso, e non’esploso’ perché contenente ancora accelerante. Sarebbe già stato svuotato al momento della detonazione collocata in quell’area.

 

Guardando l’insieme delle foto che mostrano bene la ‘strisciata’ sulla parete, è evidente come essa parta da un punto prossimo ( quello che potrebbe anche essere il segno di un appoggio) allo stipite della porta che da alla stanza C, quella dove appunto sarebbe bruciata Valentina.

Volendo immaginare ad esempio che la porta sia stata aperta da Manuel, dopo che l’aveva chiusa per spargere la benzina nell’andito, appoggiarsi a quel punto del muro sarebbe stato un gesto abbastanza ‘naturale’.

Ma ricordiamoci che la porta potrebbe anche essere stata aperta dalla stessa Valentina nei suoi movimenti.

 

Torniamo però alla mia ipotesi iniziale, che cercava di seguire i ricordi della Pitzalis: Valentina brucia nella stanza C, Manuel la chiude dentro per poter spargere la benzina nell’andito senza innescare un incendio con la fiamma viva del corpo della sua vittima, a un certo punto Valentina inizia a strisciare sul pavimento, le sembra di toccare le bottiglie di plastica in quel momento vicine alla  porta, e poi anche di toccare la porta con una gamba. 

Ma per spingersi sul pavimento e strisciare ( fate pure una prova ) è difficile muoversi a gambe in avanti. Non impossibile, ma certamente è più facile spingere con le gambe procedendo testa in avanti.

Come dice lei stessa ai Carabinieri potrebbe essersi girata, perché perde l’orientamento. Ed essere poi uscita testa in avanti come sembra indicare il comandante dei Vigile del Fuoco. 

O potrebbe non essere stata lei in realtà ad aprire quella porta, spalancata magari proprio dallo spostamento d’aria della fiammata esplosa nell’andito.

Di sicuro però a un certo punto quella porta viene riaperta, perché la Pitzalis viene ritrovata a ‘cavallo’ dell’ingresso alla stanza C, e la porta della stanza come ho mostrato nella foto brucia parzialmente, perché aperta, ed è probabilmente soggetta a un effetto camino per la finestra rotta nella stanza.

 

DOPO CHE LA PORTA E’ STATA APERTA

Cosa accade quindi quando le due stanze tornano in comunicazione?

La stanza C di Valentina era l’unica dove fosse presente il fumo della sua stessa ustione, per quanto limitato nella quantità. Solo in quel momento il fumo avrebbe potuto muoversi verso l’andito ( stanza A), e viceversa, solo in quel momento i vapori saturi della benzina avrebbero potuto muoversi verso la stanza C.

Questa, volendo escludere che sia stato lo stesso Manuel ad accendere la benzina, potrebbe essere una spiegazione per l’innesco di quell’incendio che secondo gli esperti e la perizia è divampato con estrema rapidità ed ha avuto una breve durata. Una specie di grande palla di fuoco per intenderci.

Sarebbe stata sufficiente una qualsiasi fiamma viva nella stanza C, ad esempio la cordicella bruciata legata a un chiodo nel muro, un pezzo di plastica o un brandello dei vestiti di Valentina, lo stesso calore di Valentina ustionata forse, per innescare l’incendio dei vapori portando la fiamma di ritorno verso la fonte principale, ovvero verso la zona della cucina e il secchio vicino a Manuel, provocando la detonazione che avrebbe investito il Piredda.

Bizzarro peraltro come venga esclusa la fiammata di ritorno per Manuel, che presenta sul suo corpo proprio quel tipo di ustioni  ( frontali proteggendo parzialmente la parte posteriore ) che la Perizia  imputa invece a Valentina Pitzalis che le ha localizzate solo in alcune parti del corpo.

 

Se le cose fossero andate più o meno così ci ritroveremmo in gran parte nelle stesse condizioni indicate dall’autopsia su Stefania Crotti che ho riportato nel primo articolo di questa analisi del caso.

E possibile cioè che Manuel si stato  investito da una fiammata così rapida e potente da ucciderlo per uno shock termico in tempi rapidissimi, limitando la sua capacità respiratoria a un numero così basso di respiri da giustificare i bassi valori di carbossiemoglobina e di fuliggine?  Ed è possibile che la fiammata abbia rapidamente bruciato l’ossigeno di quello spazio così ridotto, essendo la maggiorparte delle altre stanze chiuse?

Nel caso della Crotti, ricorderà chi ha letto il passaggio dell’autopsia che ho pubblicato, esisteva però anche un ‘filtro’ dato da una coperta di pail.

Una giusta osservazione. Ma siamo certi che anche nel caso di Manuel non sia accaduto lo stesso? È Impossibile?

Il Consulente tecnico della Difesa Demontis, ha ricordato come proprio il muco e l’edema provocati dall’incendio facciano spesso questo effetto di filtraggio impedendo ai fumi di scendere nelle parti profonde dell’apparato respiratorio. Citando peraltro un lavoro in merito firmato anche da Fineschi e Neri.

 

Torniamo ancora indietro, a quella strisciata sul muro.  Che sembra indicare che qualcuno sia stato male, e sia lentamente scivolato verso terra.

Abbiamo detto che l’improvvisa comunicazione tra le due stanze avrebbe portato i vapori degli idrocarburi verso la stanza C, ma anche il fumo della combustione di Valentina verso l’andito.

Considerando dove parte la strisciata, e considerando quella la posizione di partenza di Manuel, lui potrebbe essere stato ‘investito’ da quei fumi, una quantità certo non immensa dato che quella stanza è quella meno ‘annerita’ della casa, ma certo esistente.

Parliamo di un ragazzo, lo dice la sua storia clinica che da anni soffriva di attacchi di ansia, come lui stesso racconta nella perizia psichiatrica del 2009, e che per cercare di calmare quello stato aveva iniziato a fare prima uso e poi abuso di benzodiazepine. Un abuso mai più abbandonato ( cartella clinica di un mese prima ) e che tre giorni prima si era fatto prescrivere proprio dello Xanax. E che di due diversi tipi di benzodiazepine aveva fatto uso nel periodo precedente come risulta dalle analisi dei peli e dei capelli. Benzodiazepine presenti nel suo corpo.

Quindi è quello il ragazzo che sta agendo quella notte a Bacu Abis.

E’ quel ragazzo soggetto a crisi d’ansia,  nel caso sia lui il colpevole, che affronta lo stress psicofisico di quei momenti: ha premeditato un delitto, dato fuoco alla moglie che lo sta supplicando di ucciderla, la moglie e soprattutto la donna che amava ossessivamente, ha sparso della benzina tutto attorno a sé e improvvisamente si trova di fronte a Valentina ustionata che esce strisciando dalla stanza  (e a del fumo che entra nel locale dove è lui…) e lo supplica di finirla per porre fine a quelle sofferenze.

Quali sono le sue reazioni psicofisiche? Dobbiamo pensare che sia rimasto lucido e tranquillo? E’ impossibile che lo stress gli abbia provocato uno stato di ansia, e difficoltà respiratorie?

Ricordiamoci che sta agendo a contatto con la benzina e i suoi vapori, compreso il benzene che come potrete intuire anche voi ha un forte legame chimico con le benzodiazepine… ( andate a leggere qualcosa sullo sniffing, sulla consuetudine a sniffare benzina per stordirsi… CLICCANDO QUI –>AVVELENAMENTO DA IDROCARBURI).

Come reagisce nei confronti di quell’immagine di Valentina devastata e del fumo?

Si copre istintivamente la bocca per non respirarlo?  Si tratterebbe in fondo di un gesto errato ma spontaneo….

Se lo avesse fatto avrebbe potuto utilizzare solo  la sciarpa di cotone che portava al collo.

Sono tanti elementi possibili, nessuno dei quali provabile, ma tutti per varie ragioni possibili o credibili.

 

Nessuno può dirci con certezza cosa sia accaduto in quei brevi istanti, ma guardando quella strisciata sul muro, l’idea che almeno io mi faccio è che per qualche ragione (qualcuna di quelle elencate, forse più di una sommate tra loro ) Manuel sia stato male, abbia iniziato a perdere conoscenza, ad accasciarsi verso il pavimento.

Parliamo davvero di pochi istanti, secondi, forse qualche minuto al massimo.

Sommiamo a questo una vampata di calore e fuoco così rapida e potente da provocargli uno shock termico… una fiammata talmente rapida da ucciderlo prima che respirasse troppi fumi, mentre ancora magari si riparava la bocca ( ma non necessariamente ) con la sciarpa.

Se Manuel non avesse respirato i fumi prodotti dal corpo di Valentina che bruciava in una stanza diversa, se fosse morto per la detonazione della fiammata della zona cucina e per quella della zona  secchio davanti al bagno, per un ritorno di fiamma quindi senza avere il tempo di respirare i fumi di quella seconda fiammata… Senza dimenticare nell’ultima fase l’effetto tappo del muco provocato dalla reazione alle fiamme al calore…ecco spiegati i bassi valori di particolati e carbossiemoglobina. Ecco le spiegazioni fornite già da Tagliaro per la Procura e che è facile immaginare fornirà Demontis per la difesa il prossimo 23 Settembre ( fermo restando tutti i dubbi su quegli esami e quei dati ).

Esistono insomma spiegazioni plausibili e coerenti con gli elementi della scena del crimine, per spiegare perché Manuel potrebbe aver respirato poco fumo. Perché non si trovava nella stanza dove Valentina bruciava, perché quella porta era stata chiusa per poter spargere la benzina, e perché una volta che quella porta è stata riaperta ( da lui stesso o da Valentina ) i fumi provenienti dalla stanza C erano comunque pochi e lui avrebbe potuto proteggersi da essi con un ‘filtro’, e comunque nell’arco di un tempo brevissimo la stanza sarebbe poi esplosa in una fiammata rapida e potente, in grado di ucciderlo prima che lui fosse esposto ai fumi di quel secondo incendio.

 

Si tratta di mie considerazioni ovviamente ( basate però su quanto sostenuto anche dagli esperti della Procura e della difesa in aula però ). Certamente non di verità assodate, almeno ad oggi. Di una mia personale lettura dei dati a disposizione.

 

UN ULTIMO PENSIERO, IN MERITO ALLE FERITE DI VALENTINA.

Ricordo come Tagliaro  riflettendo sulle ferite della Pitzalis abbia parlato di possibili elementi non coerenti, e di una possibile azione combinata tra aggressione di Manuel e ritorno di fiamma.

E’ POSSIBILE CHE IL ‘RITORNO’ STRISCIANDO DI VALENTINA VERSO L’ANDITO, MAGARI APPUNTO A TESTA IN AVANTI, L’ABBIA ESPOSTA A UNA SECONDA SERIE DI USTIONI DOVUTE ALLA FIAMMATA CHE SI SONO SOMMATE ALLE PRIME?

 

 

E SE FOSSE STATA VALENTINA?

Naturalmente dobbiamo analizzare anche la possibilità opposta, quella cioè che sia stata Valentina a voler uccidere Manuel.

Al netto di quanto già scritto sull’assenza di movente per questo eventuale scenario, la domanda che dobbiamo porci è cosa ci dica la scena del crimine, quali elementi dovrebbero convincere la Procura oggi e un Giudice domani  della sua colpevolezza. Basandoci su quanto emerso nelle indagini del 2011 e del 2017/19.

Quale sarebbe lo scenario dunque?

Valentina sarebbe arrivata quella sera a casa di Manuel con l’intenzione di ucciderlo, portando con sé un secchio pieno di benzina. Ricordo a proposito che i Carabinieri quella sera effettuano una perquisizione della macchina della Pitzalis senza annotare che su di essa vengano trovate tracce di carburante. Non c’e’ odore di benzina su quella vettura. Possibile che lei abbia guidato da casa o da un distributore portando la benzina in un secchio aperto ( di questo tipo è quello ritrovato vicino a Manuel ) senza rovesciarne nemmeno una goccia? E’ un’ipotesi credibile?

Il Piredda poi avrebbe dovuto accettare il suo ingresso in casa con un recipiente di benzina. Altra circostanza che non può che apparire bizzarra. Come avrebbe giustificato Valentina una cosa del genere?

Dobbiamo ipotizzare che lo abbia nascosto fuori, lontano dagli occhi del marito per portarlo dentro solo in una seconda fase? Certo, tecnicamente è possibile, ma non è provato da alcun elemento.

Rientriamo nella casistica della presenza di terze persone, di complici. Magari in questo caso incaricati di raggiungerla con il secchio di benzina, quindi non trasportato da lei. Ovviamente ciascuno può ipotizzare qualsiasi cosa pur di far ‘quadrare’ cose che non tornano o non hanno senso , ma fortunatamente poi le aule dei Tribunali, contrariamente a quelle dei social media, richiedono degli elementi di prova. E non mi risulta che esista alcun indizio che lasci pensare al coinvolgimento di complici in questa vicenda.

Torniamo quindi all’interno della casa di Bacu Abis dove, è bene ribadirlo, la Pitzalis viene convocata con una bugia dal Piredda.

La famiglia di Manuel e i suoi consulenti tecnici hanno provato a dimostrare l’esistenza di diversi oggetti sulla scena del crimine ( un bottone, un orecchino…) che dovrebbero essere la prova di una colluttazione avvenuta tra la Pitzalis e il Piredda.

Ora non voglio esprimermi troppo su quanto emerso dalle analisi dettagliate delle foto.

Di certo possiamo annotare che chi ha analizzato quelle foto individuandovi quegli oggetti che non sono annotati in alcune relazione di servizio, ovvero non sono stati visti dai Carabinieri intervenuti, che pure annotano la presenza di altri oggetti, sono gli stessi che hanno sostenuto che sulla scena del crimine dalle foto emergesse la possibile presenza di bossoli di pistola, piedi di porco, taglierini, fori di proiettili esplosi e finiti nello stipite di una porta, un possibile foro di entrata di un colpo di pistola nella testa di Manuel, un bozzo nella tempia del Piredda che avrebbe dovuto o potuto essere l’ogiva del proiettile ancora contenuto nel cranio della vittima, e la già ricordata incisione sulla caviglia del ragazzo.

Elementi che nella strategia di chi ha denunciato la PItzalis non erano certo marginali, ma ‘rivoluzionari e risolutori’ come annunciato da diverse dichiarazioni e come evidenziato proprio dall’allora Legale Sollai, quando il 28 Novembre 2017 per sollecitare e richiedere un’autopsia sul corpo del Piredda scrive:

Alla luce delle risultanze dei  rilievi  fotografici, effettuati  dai  Carabinieri  su  luogo del  fatto per cui si procede  ed in  particolare quelli contenuti  nei Cd prodotti,  rispettivamente  in  data 9.5.2017e8.11.2017 ( il lavoro della Sionis, ndr ),  nei quali  si  ravvisa  la presenza  di  un  piede  di  porco,  di un  bottone di  indumento  femminile,  di  un  coltellino parzialmente  aperto  e di  un  orecchino,  oggetti  che rendono  facilmente  ipotizzabile che sia  avvenuta  una colluttazione e  un intervento  lesivo nei confronti del Piredda.

Altresì dalle foto suindicate si rileva  verosimilmente  la  presenza di alcuni piccoli  bossoli  di pistola,  di un foro sullo stipite destro della porta di ingresso dell’abitazione ed una lesione in sede parete temporale destra del cranio del  Piredda, tali da far ritenere che ciò sia stato causato da colpi di arma da  fuoco.   Sul punto si osserva, inoltre, che in  data  I  8.4.2011,  fonti  di stampa e precisamente “la nuova Sardegna”, riferivano di una “ferita  alla  testa!’  del  deceduto  e  che  anche  il   Pubblico  Ministero,  all’epoca  procedente,  prendeva  in considerazione tale notizia, proveniente dalla stampa, seppur poi  la escluse sulla base di quanto sostenuto dai Carabinieri.

Tutti elementi questi  che evidenziano  l’opportunità  e necessità  di  un  esame autoptico,  il  solo  che può dissolvere le  incertezze che tali  elementi fanno sorgere in  merito al reale svolgimento dei  fatti.

 

Dato che la Tac ha smentito la presenza di un proiettile nel cranio del Piredda, che durante l’autopsia nessuno ha visto l’incisione sulla caviglia del Piredda, che i Carabinieri e i Vigili del Fuoco intervenuti e interrogati nuovamente hanno dichiarato di non aver visto nessuno degli oggetti ipotizzati, mi permetto di sollevare dubbi sulla presenza di questi oggetti.

Fermo restando che anche fossero stati presenti sul pavimento dell’andito non ci sarebbe la possibilità di sapere se sono riconducibili a Valentina Pitzalis, dato che è la stessa signora Mamusa ad aver affermato più volte che Manuel era pieno di ragazze e che addirittura aveva una nuova relazione.

Così come non sarebbe difficile dire che – fossero anche di  Valentina Pitzalis –  potrebbero essere caduti a causa dell’aggressione e delle fiamme che hanno avvolto il suo capo (guardate pure le condizioni delle orecchie di Valentina) , e anche i suoi vestiti. Senza calcolare i suoi disperati tentativi di spegnersi, tanto utilizzando le mani, quando buttandosi per terra e strusciandovi. La collocazione poi di oggetti così mobili, in uno spazio cosi’ ristretto, dove sono entrati d’urgenza Vigili del Fuoco, Carabinieri e personale di primo soccorso, ovviamente ha un significato relativo.

Non si tratta certo del secchio rosso fuso e incollato al pavimento. Un involontario calcio a un orecchino o a un bottone sarebbe in grado di spostarli a una discreta distanza.

Aggiungiamo poi come ultimo elemento di valutazione il fatto che un’ipotetica colluttazione tra Valentina PItzalis e Manuel Piredda non è stata sentita da nessuno. In particolare dai vicini del piano di sotto, che pure poi sentiranno lei scalciare sul pavimento.

 

Come ha potuto la Pitzalis avere la meglio su Manuel?

Fino a quando si ipotizzava che gli avesse rotto il cranio o sparato con una pistola ( col silenziatore, suppongo ), era possibile annullare il differenziale fisico tra la ragazza e il marito ( a vantaggio di quest’ultimo, nonostante la dieta liquida del periodo di convalescenza ).

Ma l’ipotesi di asfissia meccanica tanto decantata, pone due problemi importanti: come abbia potuto la Pitzalis uccidere il ragazzo senza lasciare alcuna traccia di aggressione fisica ( nonostante un’inevitabile lotta e un presumibile tentativo di Manuel di difendersi ) e senza fare alcun rumore, e quale sia stata l’arma del delitto.

Sulla scena del crimine i consulenti tecnici dei Piredda tra le tante cose ‘individuate’ non ci offrono una possibile risposta, nessun oggetto che possa essere stato usato da Valentina per provocare un’asfissia, un soffocamento. Né l’incendio può aver totalmente distrutto alcunché, visto che degli altri oggetti sono rimasti elementi, anche se magari bruciati.

UNA CONSIDERAZIONE SUL ‘SOFFOCAMENTO MORBIDO’ IPOTIZZATO DAL CT DEI PIREDDA , IL DOTTOR FINESCHI: QUAND’ANCHE SI IPOTIZZASSE CHE VALENTINA PITZALIS ABBIA UTILIZZATO UN’ARMA COME UNA CALZA DI NAILON SENZA LASCIARE ALCUNA TRACCIA DELLA PRESSIONE SUL CORPO DI MANUEL, RESTA UN MISTERO COME SIA POSSIBILE CHE MANUEL NON SI SIA DIFESO, COME SIA POSSIBILE CHE NON VIA SIA ALCUN SEGNO DI LOTTA SUL SUO CORPO. SAREBBE IN PRATICA RIMASTO ASSOLUTAMENTE PASSIVO AL TENTATIVO DI OMICIDIO.

UN SOFFOCAMENTO POI, CHE RICHIEDE MINUTI PER ESSERE PORTATO A TERMINE, E CHE CERTO NON PORTA A UNA MORTE RAPIDA CHE SOPRAGGIUNGA PRIMA CHE LA VITTIMA ABBIA LA POSSIBILITÀ DI DIFENDERSI FISICAMENTE.

IL CORPO DI MANUEL INVECE NON RIPORTA ALCUNA TRACCIA DI AZIONE VIOLENTA, RICORDIAMOLO SEMPRE.

 

Vorrei aggiungere una cosa a latere, estendendo la scena del crimine alla strada, perché in questi mesi ho letto bizzarri ragionamenti anche sull’auto di Valentina lasciata sotto casa di Manuel.

Per i colpevolisti  il fatto che la Pitzalis avesse lasciato la sua vettura aperta, con borsa e documenti, e si dice la chiave inserita, sotto quella casa sarebbe la prova della sua colpa. Perché l’auto le sarebbe servita per fuggire rapidamente, hanno scritto.

Un ragionamento bizzarro, dicevo. L’assassina cioè avrebbe lasciato in bella vista la sua vettura sotto casa dell’uomo che era andata a uccidere. In modo che chiunque potesse testimoniare di averla vista lì. Senza contare l’eventualità di un furto che l’avrebbe lasciata a piedi sul luogo del crimine (ovviamente essendo particolarmente astuta prima aveva anche raccontato di andare a casa di Manuel alla sorella e al datore di lavoro).

AVREBBE QUINDI RACCONTATO A PIÙ SOGGETTI DI ESSERE IN PROCINTO DI RECARSI A CASA DELLA PERSONA CHE VOLEVA UCCIDERE.

Nella mia ingenuità invece mi pare che l’auto lasciata lì in quelle condizioni sia invece prova che la Pitzalis non intendeva affatto fermarsi a lungo (e tanto meno uccidere qualcuno ). Che la sua intenzione fosse solo quella di consegnare il documento richiesto da Manuel e poi andarsene il prima possibile.

 

L’ARMA DEL DELITTO

Con molta fantasia l’unica arma che è stato ipotizzato, almeno sui social, possa essere stata utilizzata da Valentina è la sciarpa al collo di Manuel.  O in estrema ipotesi il famoso strumento morbido di soffocamento, tipo calza di nailon.

Il che comporterebbe ovviamente che Valentina sia entrata in casa anche con quella.

Si sarebbe trattato quindi in questo caso di un’aggressione frontale immagino ( Valentina era più bassa di 20 cm rispetto a Manuel, l’aggressione da dietro con la calza sarebbe risultata più scomoda per non dire decisamente difficile ), lasciando così Valentina totalmente esposta alla reazione fisica da difesa del marito.

Torniamo quindi all’arma:

Ora immaginatevi di soffocare, coprendo bocca e naso A qualcuno, utilizzando la sciarpa che porta al collo o una calza di nailon o qualcosa di simile. Un’azione che difficilmente può essere portata a termine con un’aggressione frontale , e che forse potrebbe essere possibile tenendo serrata la sciarpa/calza tirandola da dietro, sperando ovviamente di aver ben coperto e ostruito naso e bocca. Una sciarpa di cotone o una calza poi, parzialmente traspiranti.

Quindi un’azione che richiede grande forza, e una prolungata pressione, perché per soffocare qualcuno occorrono minuti ( circa 3, e se si pensa che la Pitzalis resta in quella casa al massimo 4 minuti… ).

Valentina Pitzalis in tutta la potenza del suo metro e cinquantasette centimetri avrebbe aggredito Manuel – un metro e settantuno centimetri – soffocandolo con un sciarpa e avendo la meglio su di lui che, essendo lei impegnata nel premere la sciarpa frontalmente o nel tirarla da dietro,  aveva come minimo una mano libera  ed era più forte di lei, nonostante la debilitazione post operatoria che non risulta lo avesse menomato.

Un’azione aggressiva prolungata per diversi minuti. Senza che i vicini abbiano udito rumore di colluttazione, mentre hanno sentito poi i calci che Valentina tira sul pavimento mentre brucia.

Un’azione lo ripeto, che non ha lasciato alcun segno sul corpo del ragazzo, nemmeno di lotta e contrasto per sopravvivere da parte di Manuel. Non un graffio, un livido, una ferita da difesa. Nulla.

 

Valentina Pitzalis sarebbe insomma una killer dalle abilità inaspettate.

 

Ribadite queste perplessità, a quel punto la ragazza avrebbe disteso il corpo di Manuel lì dove poi verrà trovato, ovvero di traverso nell’andito, appoggiato alla parete, in posizione tale da occuparne l’intera larghezza, ostruendo il passaggio e soprattutto impedendo di poter aprire la porta per uscire dalla casa.

Solo a quel punto la ragazza avrebbe provveduto quindi a spargere la benzina nella stanza sul pavimento.

Perché?  Certo non con l’idea di fuggire, essendosi preclusa la possibilità di uscire dalla porta di casa ostruita dal corpo di Manuel ( e peraltro forse chiusa, stante le dichiarazioni ultime del Comandante dei Vigili del Fuoco intervenuti quella sera ).

La Pitzalis quindi furiosa per la convocazione di Manuel Piredda con la bugia dei documenti da consegnare all’avvocato, avrebbe deciso che quella sera era giunto il momento di uccidere lui e forse togliersi la vita. Tutto questo sulla base di quanto scritto in un diario 6 anni prima, quando vaneggiava del fatto che non si erano uccisi insieme come Romeo e Giulietta. O perché indossa le magliette di Freddy Krueger e chiama il suo gatto Dexter… Perché era ed è mentalmente instabile, è stato scritto, non si sa bene sulla base di quali competenze professionali ( quando verranno rese pubbliche, ve le comunicherò, per ora posso solo dire che chi ha fatto queste ‘diagnosi’ è laureato in pedagogia e si firma come criminologo, certamente dopo aver seguito un corso di studi in materia ) . Di certo in totale assenza di una perizia psichiatrica che certifichi questa instabilità o  qualsiasi precedente clinico che la renda solo ipotizzabile.

Poco importa avesse un’altra relazione al momento, avesse prenotato dei biglietti per raggiungere il fidanzato, avesse un lavoro e non avesse dichiaratamente la minima intenzione di tornare a vivere con Manuel.

Quella sera in preda a un raptus di follia avrebbe deciso di morire con lui.

 

Ma in quest’ottica come si collocano gli altri elementi della scena del crimine?

 

  1. Perché la stanza C, quella a destra dove Valentina poi brucerà è stata predisposta, svuotata e al suo interno sono stati predisposti dei recipienti con acqua? E quando Valentina avrebbe preparato quella stanza? E perché non ha utilizzato quell’acqua da lei preparata per ‘spegnersi’?
  2. Perché, pensando sempre alle ipotesi della perizia Mazzeo, avrebbe sparso benzina un po’ ovunque ma non su Manuel?
  3. Perché, volendo semplicemente morire con lui, non si è limitata a spargere la benzina sulla sua vittima e su sé stessa? Perché spargere benzina anche nel resto della casa? E in maniera più copiosa in una zona lontana da Manuel e da lei?
  4. Perché poi gettarsi addosso la benzina frontalmente solo sul volto ( nell’ipotesi A della perizia ) e non rovesciarsela sulla testa come sarebbe stato più logico fare impregnando l’intero corpo e assicurandosi una morte più certa e rapida?
  5. E se invece (come previsto dall’ipotesi B della perizia ) a ustionarla è stato un ritorno di fiamma, come si è sviluppata questa azione?  Valentina avrebbe sparso la benzina sul pavimento, appoggiato poi il secchio per terra e avrebbe acceso tutto?  Ma la detonazione della zona davanti alla cucina e della zona del secchio l’avrebbe investita in modo molto più grave di quanto non dicano invece le sue ferite.
  6. Perché Manuel ha riportato ustioni più diffuse di quelle di Valentina se i due sono stati esposti alla stessa fonte di fiamma?  Questo sia che fossero entrambi bagnati di benzina ( lei lo era di certo ) , sia nel caso non lo fosse nessuno dei due.
  7. E infine che spiegazioni ha quella famosa strisciata sul muro che abbiamo già esaminato?  Chi l’avrebbe lasciata?   Non certo Manuel già morto e soffocato. Valentina? E quando? In che momento di questa ipotesi suicidiaria? E cosa rappresenterebbe quel segno che scivola verso il basso proprio dove c’è il corpo di Manuel, mentre Valentina brucia in un’altra stanza, e viene poi ritrovata a cavallo tra quella stanza e l’andito?

 

La mia impressione è che gli elementi della scena del crimine, che pure non offrono certezze al 100%, trovino una collocazione più logica nello scenario del tentato femminicidio di Valentina Pitzalis da parte di Manuel Piredda, più che nello scenario opposto.

Si tratta però, lo ribadisco ancora una volta, di considerazioni personali. Di una mia analisi dei dati a mia conoscenza, certo non di un’anticipazione delle conclusioni che alla fine la Procura dovrà trarre decidendo se chiudere le indagini con una richiesta d’archiviazione convinta che i fatti si siano svolti come già stabilito nel 2011, o se al contrario dovesse richiedere un rinvio a giudizio alla luce di dubbi emersi in questa fase di indagini preliminari.

Meno che meno questa mia analisi può valere o anticipare la decisione ultima di merito, che spetta a un Giudice.

I miei sono semplicemente spunti di riflessione che spero abbiano fornito a tutti voi qualche elemento in più per farvi una vostra opinione ..

 

 

Per leggere l’articolo precedente clicca qui:–> LA NOTTE DI BACU ABIS: LA SCENA DEL CRIMINE E L’INCENDIO

Per leggere l’inchiesta dall’inizio clicca qui:–> VALENTINA PITZALIS: LA FENICE CHE NON DEVE RISORGERE

 

Le mie inchieste sul caso Pitzalis/Piredda hanno come scopo la diffusione di notizie che si basano su documenti ufficiali, per contrastare la diffusione di notizie parziali o prive di fondamento. Se avete trovato interessante questo articolo, vi chiedo quindi di aiutarmi, condividendolo e diffondendolo.