CADONO LE ULTIME MASCHERE SULLA MORTE DI LUCA SACCHI?

La verità sulla morte di Luca Sacchi, quella ultima e definitiva,  è ancora da accertare fino in fondo, per definire soprattutto il ruolo di tutte le persone presenti – e forse anche di qualcuno assente – la sera del 23 ottobre scorso tra via Bartoloni e via Mommsen.

Le uniche certezze per ora sono due: l’omicidio di Luca per mano di Del Grosso, e la trattativa per l’acquisto di 15 kg di droga.

Ma ce n’è un’altra, che rende questa vicenda ancora più triste e tragica: il muro di apparenti bugie eretto dai pratogonisti, dai componenti del gruppo di acquisto di quella droga, da una banda di ragazzi – ragazzini verrebbe da dire – che in teoria avrebbero dovuto tutti voler bene a Luca, e qualcuno anche amarlo. Invece ancora oggi, nonostante tutti siano travolti da un’indagine che alla fine credo non lascerà alcun angolo oscuro, in tanti si ostinano a non raccontare la verità nel disperato e inutile tentativo di salvarsi, di allegerire la propria posizione.

Nessuno di loro, in nome di Luca, assassinato brutalmente con un colpo di pistola da un pusher invasato, ha deciso di raccontarla, quella verità, fin da subito.

Certo non lo ha fatto Giovanni Princi, l’amico di Luca. Quello che – secondo gli elementi che trapelano dalla Procura – era certamente il più coinvolto nel giro di acquisto, e con ogni probabilità spaccio, di stupefacenti. Non lo dicono solo i suoi precedenti penali, ma lo confermerebbero gli elementi che emergono da altre inchieste incentrate sul traffico di droga in quelle zone della capitale. Indagini dalle quali risulta che Princi avrebbe avuto contatti anche con spacciatori di calibro più alto di quello dello sciagurato Del Grosso.

C’è un’immagine in particolare, una foto che dimostra che Princi 12 giorni prima dell’agguato mortale,  incontra un uomo ai domiciliari per traffico internazionale di stupefacenti. E con lui c’e’ anche Luca Sacchi. Giovanni pare abbia giustificato quell’incontro come un ‘affare’ di moto. Possibile, ma poco probabile visto tutto il contesto. Viste anche le testimonianze riportate  in questi giorni sui giornali di suoi clienti, di Princi, che si sarebbero riforniti da lui per avere marijuana. Luogo delle compravendite, la zona zona del Cabot Pub, la stessa del pasticciaccio di via Mommsen.  ( clicca qui –>  MORTE LUCA SACCHI. COSI’ PRINCI CONTRATTAVA CON PUSHER E CLIENTI – CDS )

Princi, che per quanto di buona famiglia – come si dice – aveva un tenore di vita non indifferente, senza che si capisca con chiarezza la fonte del suo reddito. Ma un reddito tale da farlo interessare insieme alla fidanzata all’acquisto di un B&B .

La stessa fidanzata che insieme ad Anastasia, allo stesso Giovanni e pare anche a Luca, voleva prendere in affitto una casa a Roma, con rateo d’affitto base di quasi mille euro.

Giravano tanti soldi tra questi ragazzi. Da dove venivano? Davvero le famiglie mantenevano tutti loro su questi standard?

E’ difficile da credersi. Per sapere come stavano le cose realmente, occorre ora che qualcuno si decida a dire la verità.

Giovanni Princi continua a negare il suo ruolo, quando molte cose sembrano indicare invece che alla guida di quel gruppo di ‘bravi ragazzi’ ci fosse lui. Visti i suoi contatti, e anche i suoi comportamenti la sera stessa del dramma. E’ lui a organizzare la trattativa, a contattare gli spacciatori,  è lui a gestirla sul campo incontrando gli emissari  Piromalli e Rispoli, è lui a gestire apparentemente gli spostamenti di Anastasia, il’cavallo’ con i soldi,è lui a parlare con Del Grosso,  è lui a restare con gli emissari mettendosi in disparte, ben lontano dallo zainetto con il danaro ( Anastasia era incensurata, lui e i due compari invece noti alle forze dell’ordine per problemi di droga ), é lui a dare indicazioni a tutti subito dopo l’agguato, a parlare con tutti, è lui spostare l’auto di Anastasia che era parcheggiata in zona Pub, dove forse dovevano essere caricati i 15 kg di marijuana.

E’ lui apparentemente, al centro di tutto e di tutti.

Non parla Anastasia, la donna che avrebbe dovuto amare Luca. Che non ha mai fornito una versione sicera e credibile di quanto accaduto. Prima parlando di uno scippo, poi di una busta con 70 mila euro trasportata ‘a sua insaputa’, fornita da Princi senza che lei ne conoscesse il contenuto.

Poco importanta che entrambe le versioni siano smentite dai pochi che collaborano – in varie forme e con varie modalità – con la magistratura: Rispoli, Piromalli e Munoz, la terza persona presente al momento dell’agguato e anche prima.

Rispoli racconta che al momento della verifica della presenza di danaro in via Latina, alle 21.30,  Anastasia si avvicina con lo zainetto a un segno di Princi, e che dopo lo recupera per allontanarsi. Gesti che la renderebbero con evidenza consapevole che qualcosa di ‘strano’ stava accadendo, e la versione secondo la quale lei pensava a un acquisto di una moto fa sorridere. Piromalli poi dice che sarebbe stata proprio lei a mostrare le mazzette dei soldi.

Lo stesso Munoz, che pure si ritaglia un ruolo da comprimario e ignaro osservatore, racconta di Anastasia presente in via Latina che si avvicina Luca dopo aver parlato con Princi e gli emissari e gli dice: “Tutto a posto”.

Certo Munoz colloca questo evento alle 22.30, in teoria un’ora dopo la prima verifica dei soldi, e 30 minuti dopo il primo passaggio di Del grosso. Un orario che lo collocherebbe fuori dalla trattativa. Ma anche un orario all’apparenza  poco sensato e credibile per ciò che dice di aver visto: cosa ci facevano ancora tutti in via Latina alle 22.30 , un’ora dopo la prima verifica e mezz’ora dopo il primo passaggio di Del Grosso?  Perchè Princi cosi’ attento a restare poi con gli emissari lontano dai soldi, sarebbe rimasto almeno un’ora in quel posto con il rischio che un banale controllo di polizia li inguaiasse tutti?

Un orario confermato dalle celle telefoniche? Non lo sappiamo ad oggi, ma lo sa la Procura, che stranamente non ha ancora mostrato questa rilevazione tecnica in merito ai cellulari di tutti questi soggetti. Dico stranamente perchè invece ha mostrato quella che certifica un incontro tra Munoz e Princi alcuni giorni dopo il delitto.

Vedremo se davvero Munoz, che non sarebbe ad oggi indagato,  è arrivato all’ora che racconta; e se davvero e’ totalmente estraneo a quei fatti, che pure lui stesso definisce con ogni evidenza tali da fargli pensare a una trattativa per l’acquisto di droga.

Di certo i comportamenti di Munoz, qualche sospetto lo sollevano. Prima di tutto per il fatto di essere rimasto con Luca e Anastasia – convocato da Luca con il sitema di messaggistica criptata Signal – fino al momento dell’agguato.

Anastasia e Luca erano in attesa di Del Grosso, con i soldi per la compravendita, in attesa di 15 kg di marijuana ( un quantitativo decisamente ingombrante da ricevere e caricare ), perchè convocare Munoz?  Perchè avere qualcuno all’oscuro di tutto tra i piedi? E convocarlo poi proprio nel luogo della trattativa, con gli emissari ancora li’?

Teniamo conto poi che negli istanti che seguono l’omicidio di Luca, guardando le immagini delle telecamere di sicurezza, si ha la netta impressione che Munoz sia tra coloro che seguono le indicazioni di Princi, fino al punto di restare con la fidanzata di Giovanni, abbracciandola per consolarla. Una ragazza che in teoria conosceva a malapena. E sempre in quei momenti piu’ volte Munoz parla con Princi. E non solo con lui, tra i diversi personaggi ambigui che su muovono sulla scena del delitto.

Munoz per ora non risulta indagato comunque, e per ora la sua versione viene considerata credibile. Attendiamo sviluppi per avere conferma della sua totale estraneità ai fatti.

Ci sono poi persone, che si muovono subito dopo il delitto tra via Mommsen e via Bartoloni, dal comportamento ambiguo. Sono soggetti che ho mostrato in un servizio di Quarto Grado nella puntata del 20 Dicembre.

Persone che sembrano conoscere gli emissari di Del Grosso. Un uomo, in particolare, proprio in quei minuti drammatici si muove mantenendo un atteggiamento tranquillo e posato, apparentemente distaccato, ma in realtà ben attento a ciò che sta accadendo e a ciò che è accaduto. Una figura che arriva fino al punto in cui i due emissari e Giovanni Princi erano rimasti per lunghi minuti in attesa. Si ferma lì e con finta noncuranza controlla la zona. Se qualcosa è rimasto a terra, se ci sono telecamere.

Una suggestione? Non credo, molto difficile che in tutto quel caos, quell’uomo arrivi per caso proprio in quel punto e vi si fermi… per vedere cosa?

Un uomo che continua poi a restare in zona e a muovervisi con apparente sicurezza, e con un modo di fare tale da non attirare l’attenzione. Eppure è in contatto con altri dei personaggi sopetti presenti, al punto da farsi persino prestare un cellulare da uno di loro.

Occorrerà capire chi siano queste figure, che rapporti abbiano con il gruppo d’acquisto.

E quanti erano poi i ragazzi coinvolti nella trattativa?

Princi sembra accertato, e così Anastasia.

Luca difficilmente può ormai essere considerato estraneo. Si tratterebbe in questo caso di un ragazzo vittima di una sindrome da ‘capro espiatorio’ degna del miglior Pennac, l’uomo perennnemente nel posto sbagliato, al momento sbagliato e con la persona sbagliata ( come in parte già anticipato nel precedente post –> QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DI VIA TEODORO MOMMSEN E LA MORTE DI LUCA SACCHI )

Luca che incontra con Princi un narcotrafficante, Luca che è fidanzato con una consumatrice di droga e  ‘cavallo’ che porta i soldi, Luca che è in via Latina durante la trattativa  – lo dice Piromalli, lo conferma in parte Munoz – ma senza sapere di cosa si stia ‘trattando’. Luca che sta organizzando di andare a vivere con Anastasia e Giovanni che – sembrerebbe – continua ad essere uno spacciatore.  Luca che per convocare Munoz usa un sistema di messaggistica criptografato. Luca cui Anastasia dice dopo la trattativa: “Tutto a posto”.  E infine Luca che viene ucciso per difendere la fidanzata e dei soldi di cui non conosceva nemmeno l’esistenza…

Estraneo a tutto? Possibile, ma sempre meno credibile.

Con tutto il rispetto per il dolore della famiglia e i tentativi della stessa di salvare l’immagine del figlio. Ma anche con la consapevolezza che tanti degli episodi raccontati dai Sacchi in questi giorni, puntando il dito soprattutto contro le ambiguità di Anastasia e Giovanni, sono interpretabili anche ‘contro’ Luca. Come tutte le volte in cui lui ‘copre’ e giustifica i comportamenti anomali di Anastasia. Tanto da chiedersi se fosse ‘fesso’ o semplicemnte perfettamente consapevole di cosa facesse in realtà la sua fidanzata con il suo amico. Non una questione di ‘corna’ e tradimenti, ma – parrebbe – di business legato agli stupefacenti. ( LUCA SACCHI, ANASTASIA INSIEME A PRINCI LA NOTTE PRIMA DELL’OMICIDIO – IL MESSAGGERO )

 

Certezze assolute, ribadiamolo, non esistono. Si tratta però di un quadro indiziario a tinte molto fosche.  Tinte che rischiano di diventare sempre più cupe di giorno in giorno, sempre garantendo la presunzione d’innocenza a chiunque, anche a chi oggi sembra più responsabile. Ma la verità sulla morte di Luca Sacchi è comunque più vicina.

 

La cosa più triste in tutto questo resta ciò che dicevo all’inizio di queste considerazioni: l’assoluta mancanza di collaborazione da parte di chi era vicino a Luca, sempre e comunque la vittima di questa vicenda, il ragazzo che ci ha rimesso la vita.

Se venisse confermato che Luca è morto a causa del tentativo di un gruppo di suoi amici ( e forse anche di lui stesso ) di ottenere soldi facili attraverso lo spaccio e che per coprire tutto ciò non si esita a nascondere tutta la verità, sarebbe l’ennesima conferma dello squallore dietro questa storia.

70 mila euro per 15 kg di marijuana, almeno 80 mila euro di guadagno netto garantito.

Il valore della vita di Luca e di tutte queste bugie per quanti dicevano di amarlo.