CASO PITZALIS: RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE E OPPOSIZIONE, QUALCHE CONSIDERAZIONE E ALCUNE DOMANDE

UN’INDAGINE PRELIMINARE, COSI’ COME UN PROCESSO, DOVREBBE AVERE UN UNICO SCOPO: SCOPRIRE LA VERITA’.

L’obbiettivo, quantomeno degli inquirenti, dovrebbe essere cioè quello di ricostruire quanto accaduto, cercando di avvicinarsi il più possibile alla Verità,  quella con la lettera maiuscola, quella che può confermare, ma anche a volte smentire, un’ipotesi di reato.

Ovviamente ci si aspetta, ce lo aspettiamo tutti noi cittadini, che questa ricerca sia intellettualmente onesta, che non veda – come purtroppo qualche volta accade – che l’inseguimento di un’ipotesi iniziale porti a una lettura ‘parziale’ e ‘distorta’ degli elementi di prova raccolti.

QUESTO DOVREBBE ESSERE LO SPIRITO DI UN’IDAGINE CONDOTTA DALLA MAGISTRATURA.

Che è cosa diversa ovviamente da un’indagine condotta da una delle parti di un processo o da un soggetto coinvolto  da un’inchiesta ufficiale. Chi ha presentato una denuncia ovviamente tende a raccogliere elementi a carico dell’accusato, così come chi è accusato, prova ovviamente a raccogliere elementi a propria discolpa.

In realta’ anche accusatori ed accusati dovrebbero essere mossi dalla stessa rettitudine morale della magistratura, e presentare prove reali, non mentire, non falsificare alcunchè, non forzare la realtà per piegarla alla propria linea…

Queste premesse sono la base di qualsiasi indagine seria.

Tutte queste cosiderazioni, che dovrebbero essere banali e scontate, valgono anche per il caso Manuel Piredda/Valentina Pitzalis.

Come ben sa chi segue questo caso, lo scorso 15 Maggio il Procuratore aggiunto di Cagliari Gilberto Ganassi, dopo tre anni di indagini, ha presentato una richiesta di archiviazione per il fascicolo aperto a carico di Valentina Pitzalis, accusata di essere la responsabile della morte di Manuel Piredda. Un fascicolo d’indagine aperto a seguito di un’ esposto denuncia della famiglia Piredda.

Un fascicolo d’indagine aperto – fatto già di per sé stesso anomalo nella procedura – nonostante esistesse gia’ un decreto di archiviazione firmato da un giudice che dopo la prima inchiesta a cavallo tra il 2011 e il 2012, aveva stabilito che Valentina Pitzalis era a stento sopravvissuta al tentativo di omicidio messo in atto dal marito Manuel Piredda, morto a seguito dell’incendio da lui stesso  provocato nel momento in cui aveva dato fuoco alla sua vittima.

Un fascicolo d’inchiesta aperto senza che quel dispositivo, ancora in vigore, venisse minimamente messo in discussione, o annullato tramite regolare procedura.

Un fascicolo aperto nonostante il primo deposito della denuncia fosse gia’ stato respinto da un Pm in quanto privo di fondamenta, respingimento contestato con un cavillo ( non lo si intenda in termini dispregiativi ) dagli allora legali della famiglia Piredda.

Un fascicolo aperto solo quando il titolare delle indagini , lo stesso Pm che aveva svolto le prime nel 2011 De Angelis,  riluttante all’idea di accusare una vittima di omicidio,  era stato di fatto costretto a rinunciare alla titolarità del fascicolo a seguito di una denuncia presentata sempre dai legali della famiglia Piredda.

Insomma questa indagine è stata fortemente voluta dalla famiglia Piredda e dal suo pool di legali, e la sostituzione dell’inviso De Angelis con il Procuratore Ganassi è stata ‘festeggiata’ dalla signora Mamusa e dai suoi sostenitori.

Eppure proprio il Procuratore che  per tutti questi anni è stato presentato come l’uomo che finalmente avrebbe portato alla verita’, avrebbe smascherato le menzogne di Valentina Pitzalis, ora è diventato con ogni evidenza un magistrato che sta sbagliando, secondo la famiglia Piredda.

Eh si, perche’ anche il loro, fino a ieri paladino, è arrivato alle stesse conclusioni dell’inviso De Angelis: fu Manuel ad attirare Valentina in un agguato, fu lui a darle fuoco, fu lui a cercare di ucciderla, fu lui a morire a seguito dell’incendio che aveva provocato.

Queste sono le conclusioni, non di una ‘indagine che non e’ mai stata fatta’ , come la Mamusa e i suoi sostenitori hanno sempre definito il lavoro di De Angelis e dei Carabinieri nel 2011, ma di  un’indagine approfondita che e’ durata tre anni, e che ha portato gli investigatori a verificare tutte le più fantasiose ipotesi sollevate dal team che sostiene la famiglia Piredda.

Tutte ipotesi, questo deve essere chiaro, che si sono dimostrate infondate. E forse, ma non sta  a me adesso dirlo in termini legali, false.

In questi tre anni, non si è svolto solo l’incidente probatorio con la riesumazione del corpo di Manuel Piredda e l’esame delle ferite di Valentina Pitzalis, ma sono state condotte decine di verifiche, decine di interrogatori. Un lavoro notevole per inseguire tutte indicazioni che venivano sollevate da chi accusava Valentina Pitzalis.

Ma un Tribunale, una caserma dei Carabinieri, l’ufficio di Magistrato, non sono la paginetta web di una donna avvelentata dall’odio. Non sono luoghi dove si può entrare e dire: ‘ lo sanno tutti che…’, ‘venga a Gonnesa e chieda chi era Valentina’, ‘ il cugino, di un’amica di una mia amica mi ha detto che…’ . I palazzi di Giustizia, fortunatamente, si muovono su regole diverse.

In un’indagine ufficiale, le accuse di una madre – per quanto addolorata – si verificano. Non ci sono gli adepti della setta che applaudono, sottoscrivono per fiducia cieca ciò che dici, diffondono il verbo da pagina web a pagina web…. In un’indagine ufficiale lavorano persone chiamate a fare verifiche, interrogatori, controlli. E allora accade che le verità annunciate come inattaccabili, si sgretolino. Che le persone che per anni hanno raccontato bugie alla stessa famiglia Piredda, in un interrogatorio ufficiale, raccontino cose diverse. Perchè una cosa e’ riversare fango e diffamazioni sul web o nell’orecchio di una donna già di suo avvelenata dal dolore e dall’odio, una cosa è confermare quei racconti in una sede ufficiale, dove se vieni smentita, se emerge che sono bugie, ne devi rispondere.

Il Procuratore Ganassi e i Carabinieri hanno verificato ogni cosa.

Fin troppo, verrebbe quasi da dire, soprattutto se si tiene conto che l’impianto accusatorio del grande pool di esperti della famiglia Piredda, è stato un impianto accusatorio in continua trasformazione. In mutazione continua. Con una capacita’ di evoluzione e adattamento alla progressione delle indagini degna delle teorie evoluzionistiche piu’ ardite.

Volete alcuni esempi?

Ha il cranio rotto, c’era il sangue e un piede di porco per terra, si vede dalle foto esaminate dalla mia criminologa e  me lo ha confermato una testimone.   No guardi, la testimone ò smentita da altri 4 testimoni. La TAC dice che il cranio è intonso.

Allora le dico anche che nel cranio c’è un proiettile, si vede il bozzo dell’ogiva e il foro d’ingresso, ci sono i bossoli per terra, i buchi dei proiettili sparati che non hanno colpito Manuel nello stipite della porta, si vede dalle foto esaminate dalla mia criminolga.                                                                                                      No guardi, nessuno ha sentito gli spari, I Carabinieri e i Vigili del Fuoco intervenuti quel giorno non hanno visto nulla di tutto ciò. E la TAC dimostra che non c’e’ nessun proiettile. Le diro’ di più, Manuel è morto per asfissia

Allora le dico che Manuel è stato soffocato, che si tratta di un’aggressione.                                                                                                                                                                           No guardi, non ci sono tracce di aggressione e violenza sul corpo di Manuel.

Allora le dico che per soffocarlo hanno usato uno strumento morbido, tipo una calza o una sciarpa, che poi è bruciata…                                                                             No guardi, suo figlio era vivo quando è divampato l’incendio…

 

Insomma, come ho più volte scritto, nessuna ricerca della Verità, ma l’inseguimento di un teorema di colpevolezza che non può essere abbandonato a nessun costo: Valentina ha ucciso Manuel, e a quel punto inseguo qualsiasi teoria per dimostrare che lei è l’assassina. E presento elementi di indagine ( non voglio chiamarle prove ) che poi si dimostrano false o inesistenti.

Non la ricerca della Verità, come dicevo a inizio articolo. Ma le ricerca della verità che vuole la famiglia Piredda, ovvero la colpa di Valentina, in barba a tutto quello che emerge dalle indagini. Ad ogni smentita si risponde con una nuova ipotesi. L’importante è che la colpevole sia lei.

Vi ho fatto questo esempio ma potremmo vederne tanti altri.

Uno degli ultimi tentativi evoluzionisti è stato giocato proprio sul fil di lana della chisura delle indagini, a incidente probatorio finito, affinchè la difesa non ne fosse al corrente. Dalle indagini e dalla ricostruzione temporale dei fatti della sera della tragedia di Bacu Abis, era emerso che Valentina Pitzalis era rimasta in quella casa  solo per pochi minuti, troppo pochi per immaginare la sua aggressione a Manuel. Per di più c’era il problema della benzina o liquido accellerante che sia, come poteva averlo portato lei in quella casa, visti i tempi dei suoi spostamenti e l’assenza di tracce di benzina nella sua auto?

Ed ecco allora comparire all’improvviso in extremis le testimonianze fondamentali per mettere in discussione l’orario in cui Valentina aveva lasciato il lavoro al bar e per collocare persino sua sorella sulla scena del crimine, sarebbe stata lei a portare lì la benzina lasciandola a disposizione della Pitzalis. Le ennesime bugie, le ennesime testimonianze smentite dalle verifiche dei Carabinieri e della Procura.

Una Procura che ha seguito questo susseguirsi di ipotesi ed illazioni, tutte smentite fino all’ultimo giorno. Fin troppo, è facile dire. Per tre anni si sono svolte indagini, costose indagini, inseguendo un ridda di accuse che si sono dimostrate alla prova dei fatti inconsistenti. Indagini pagate da noi, non solo nella parte svolta dalla Procura, ma anche in quella dei legali e dei consulenti della famiglia Piredda – nullatenente di fronte alla legge quando chiamata a pagare per le sue diffamazioni – che in parte vengono pagati con il gratuito patrocinio, cioè da noi cittadini.  Un legale e un consulente pagati da noi per Roberta Mamusa, un legale e un consulente per Giuseppe Piredda. Chi paghi gli altri consulenti, non lo so.

 

L’unico momento, questo va detto, in cui la versione di Valentina Pitzalis è stata in parte messa in discussione, è stato quando i Periti incaricati dal Gip hanno presentato la loro relazione conclusiva. Una relazione che si avventurava su terreni scientificamente discutibili – non è una valutazione mia ma del Consulente della Procura Tagliaro – tanto da essere progressivamente smantellata proprio da quest’ultimo e dai consulenti tecnici della difesa di Valentina.

Dimenticate i proclami enunciati per mesi dai Piredda sulle loro pagine web, diffusi dai postini adepti del gruppo e ripresi da alcuni giornalisti.

Nemmeno i Periti del Gip si sono mai spinti a sostenere che Manuel si stato soffocato. Questo lo ha fatto solo il Consulente Tecnico dei Piredda Fineschi.

Come sia avvenuto il confronto in aula l’ho raccontato nella mia inchiesta sull’incidente probatorio, che potete leggere qui –> VALENTINA, LA FENICE CHE NON DEVE RISORGERE

Chi segue questo caso ricorderà molto bene come la signora Mamusa annunciasse al mondo che quella relazione inchiodava Valentina, come sostenesse che fosse falso che il professor Tagliaro avesse smantellato il risultato di esami svolti su un corpo putrefatto e in un terreno ( scientifico ) che era privo di riscontri nella letteratura internazionale in materia.  Qualcuno ricorderà come la Mamusa sostenesse che il Procuratore Ganassi, fortemente convinto dalle loro tesi, fosse prossimo al rinvio a giudizio di Valentina Pitzalis. Come ribadiva persino il 14 Maggio scorso, 24 ore prima che la Procura chiedesse l’archiviazione:

Bene oggi sappiamo – incredibile ma vero – che la Signora proprio non vedeva chiaramente come stava evolvendo l’indagine. Oggi sappiamo che Ganassi ha chiesto l’archiviazione di ogni accusa.  E non lo ha fatto perchè i poteri forti che proteggono la Pitzalis lo hanno corrotto, ma sulla base di tutte le verifiche effettuate.

Le motivazioni del Procuratore Aggiunto – che per quanto mi riguarda sono anche troppo scarne – lasciano pochi dubbi:

 

  1. Le   condivisibili   ed   argomentate   conclusioni   del   collegio   peritale depongono per una incertezza, che non si ritiene superabile in sede dibattimentale, sulla causa  di morte di Manuel Piredda.
  2. Può  dirsi ragionevolmente certo che  egli non sia morto a causa  delle ustioni prnvocate dalle  fiamme, ma per una  causa  asfittica.
  3.   Non    è   però   determinabile   quale   sia   stata   questa   causa.    In particolare se essa  sia riferibile all’azione volontaria (e  non  determinata dalla necessità di difendersi) di terzi, ovvero da una anossia  determinata dall’azione  incendiaria  posta  in  essere  dallo   stesso  Piredda  dopo  aver attirato  la  sua  moglie  ed  ex convivente  in  una  trappola per concludere con un omicidio-suicidio la loro travagliata relazione.

 

Non credo che siano frasi di difficile iterpretazione. Manuel attirò Valentina nella casa di Bacu Abis in una trappola con l’intento di ucciderla. E di uccidersi. E’ morto per un’anossia provocata dall’incendio che lui stesso aveva scatenato. Non ci sono tracce di una possibile aggressione ai suoi danni.Punto.

Ganassi elenca poi tutti gli elementi di prova che sostengono questa tesi, che non sono pochi e in alcuni casi sono assolutamente determinanti. A partire dalla strisciata lasciata sul muro dalla mano di Manuel quando l’ambiente era già saturo di fumi e fuliggine, a prova del fatto che fosse assolutamente ancora vivo e in piedi quando l’incendio è partito e che sia assolutamente falso quanto enunciato per mesi dai Piredda, e cioè che Manuel era morto prima che l’incendio partisse…

Ciò  implica  che  quando il  corridoio era  invaso  dal  fumo  Manuel  Piredda non  era già morto e riverso  a terra per effetto di una  azione  meccanica di strangolamento   o  soffocamento,   ma  era   in   piedi   e  scivolò   a   terra lasciando  ben  evidente il  segno  della strisciata della  sua  mano da  una certa altezza, com patibile con la  posizione eretta,  fino quasi  al suolo.

Ganassi ricostruisce anche quanto emerso dall’esame del traffico telefonico tra Manuel e Valentina,  e i messaggi inviati per attirarla nell’agguato mortale. Ricostruisce la sequenza temporale dei fatti di quella sera, compatibile con il racconto di Valentina. E non può non aver tenuto conto delle prove che hanno confermato le parole della vittima, come il certificato di trasferimento di residenza che secondo la Signora Mamusa non esisteva e che invece aveva richiesto proprio suo figlio Manuel.

Ganassi ovviamente affronta anche il tema delle ferite di Valentina, pietra miliare delle accuse della famiglia Piredda perchè lo stesso Tagliaro aveva espresso delle perplessità, rimarcando comunque che l’assenza di importanti elementi di prova dopo così tanti anni rendeva impossibile arrivare ad una certezza granitica. Le ferite infatti apparivano compatibili in termini assoluti con l’aggressione di Manuel ma anche con un possibile fenomeno di ritorno… una situazione che Ganassi valuta con queste parole:

  1. Mancano però elementi per sostenere con certezza la incompatibilità delle lesioni subite da Valentina Pitzalis con la sua versione dei fatti. Sul punto la consulenza della persona  sottoposta ad  indagini  ad  opera dell’ing. Luciano Saccà  offre una  argomentata e condivisibile critica alle ipotesi  di  non  compatibilità  del  racconto  di  Valentina  Pi tzalis  con  la obiettività delle sue  lesioni. L’entità  delle   lesioni   e  la   loro  ubicazione   nelle   sole  parti   scoperte potrebbe essere dipesa dalle modalità di irrorazione con il liquido infiammabile,   dal    tipo   di   abbigliamento   indossato   e   dal    relativo  materiale. Nelle sue dichiarazioni del  27 maggio 2011 Valentina Pitzalis parla  di  “un   giubbotto”,  “un   cappottino” (si  tratta,  probabilmente, di due   denominazioni   dello   stesso  capo  di   vestiario),   un   “maglioncino abbastanza grosso  con  la  cerniera”,  un  altro  maglioncino  e la canottiera e  forse   la   sciarpa 19.   La   distruzione   dei   reperti   non   consente,   e  non consentirebbe in  un eventuale dibattimento, ulteriori  accertamenti.
  2. Quanto  alle   modalità  di  irrorazione  con  il  liquido  infiammabile, Valentina  Pitzalis  riferì  che  Manuel   Piredda  le  versò  sul  capo  e sul  viso del  liquido  infiammabile  con  un  innaffiatoio,  usato  dall’alto  verso  il  Questo giustificherebbe la lesività  subita prevalentemente al volto ed agli arti superiori. Nella  denuncia presentata dai genitori di Manuel Piredda si  sostiene che l’annaffiatoio non  venne  rinvenuto'”.Le  immagini   fotografiche   del  sopralluogo,  elaborate  e  migliorate   dal RIS,   sembrano,   invece,   documentare   la   presenza   su   posto   di   un annaffiatoio gravemente danneggiato dalle fiamme.

 

Insomma, i RIS – i RIS tanto invocati dalla famiglia Piredda – hanno rintracciato persino il famoso annaffiatoio verde che nessuno era riuscito a trovare.

Per il Procuratore Aggiunto  di Cagliari insomma, non esistono elementi che portino a ritenere che Valentina Pitzalis abbia ucciso Manuel Piredda, e le zone ‘d’ombra’ che possono restare in un’indagine ripresa dopo tanti anni, non potrebbero essere esplorate oltre durante un dibattimento portando a verità differenti da quelle raggiunte durante le indagini.

Queste le conclusioni della Procura, di quel Ganassi che per mesi è stato indicato come il Paladino della verità dai Piredda, e che ora, improvvisamente finisce anche lui nel novero degli incapaci, di coloro che non sanno vedere come le cose si sono realmente svolte.

 

Cosi’ il 17 Giugno i Piredda hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione. Loro diritto, sia ben chiaro. E il giorno seguente, il 18 Giugno hanno annunciato alla stampa i contenuti di quell’atto. Puntando soprattutto su un elemento:

NELLA MANO SINISTRA DI MANUEL CI SAREBBE UNA CIOCCA DI CAPELLI CON OGNI PROBABILITA’ APPARTENENTE AL SUO AGGRESSORE.

boooom

OCCORRE RIESUMARE UNA SECONDA VOLTA IL CORPO DI MANUEL PER OTTENERE IL DNA DI QUEI CAPELLI

Il grande ed ennesimo colpo si scena lanciato in pasto alla stampa.

 

Una stampa convocata con il divieto di porre quesiti e domande, chiamata lì solo perchè ascoltasse il verbo della Signora, reiterando il modello del suo gruppo facebook, dove i suoi enunciati non sono discussi e discutibili. ( a proposito ma chi paga le sale affittate e le agenzie di comunicazione, la signora nullatenente? ) .

Ora, vi prego di tenere ben presenti alcune date importanti per valutare questa nuova clamorosa novità:

1 – 19 Maggio 2018 , il giorno dell’autopsia sul corpo di Manuel Piredda, alla quale partecipano 2 Periti nominati dal Gip, e i Consulenti Tecnici nominati dalla Procura, da Valentina Pitzalis, e da Roberta Mamusa e da Giuseppe Piredda.

2 – 28  Gennaio 2019, la pedagoga e criminologa Sionis deposita 700 pagine circa di relazione tecnica  in tre volumi, nelle sue intenzioni gli elementi che inchioderanno Valentina Pitzalis

3 – 31 Gennaio 2019, inizia la fase dibattimentale dell’incidente probatorio davanti al Gip, alla quale partecipano la Procura,  tutti i legali di parte e i vari Consulenti tecnici, che espongono le loro conclusioni, interagiscono tra loro, e possono essere interrogati dalle parti. Un’anticipazione di processo finalizzata alla cristallizzazione della prova a tutti gli effetti.

 

Si tratta ovviamente di tre momenti fondamentali dell’inchiesta.

Ora, io non ho le competenze tecniche e scientifiche per stabilire dalle foto ( ancora una volta presentate e trattate dai fratelli Sionis ) se quello che mostrano siano veramente dei capelli, o siano altro ( frammenti di tessuto o di pelle per esempio ), ma qualcosa sulle indagini e sui processi in questi anni l’ho appresa.  Ognuno ovviamente ha le sue strategie processuali, e in questo caso mi sento di dire soprattutto comunicative, ma ci sono dei tempi e dei modi per presentare gli elementi da valutare.

Come dicevo all’inizio di questo articolo, un’indagine giudiziaria dovrebbe essere una cosa seria, e seri dovrebbero essere tutti coloro che vi prendono parte. In un’indagine non si centellinano le presunte prove cercando l’effetto sorpresa per ottenere la visibilità mediatica, ci si muove e si discute di tali presunte prove quando è il momento di farlo e quando è possibile il confronto con gli altri esperti che partecipano.

Torniamo quindi a quelle date elencate sopra:

Il 19 Maggio 2018 tutti i  periti e Consulenti Tecnici esaminano il corpo di Manuel Piredda.

Ora immaginate la scena, e immaginate soprattutto i Consulenti tecnici della famiglia Piredda che come ‘missione’ hanno quella di trovare qualsiasi elemento che aiuti a dimostrare che Manuel è stato ucciso. Immaginate la loro attenzione ad ogni dettaglio che possa aiutarli a questo scopo. Immaginate poi che le mani di Manuel siano esaminate con grande attenzione, e di questo abbiamo certezza assoluta, non solo perchè è riportato nella relazione scirtta dalla dottoressa Mazzeo e firmata da tutti i presenti ( tanto che vengono elencati tutti i pezzi mancanti delle mani, i pezzi di dita mancanti, e le condizioni dei tessuti ), ma perché le mani sono uno dei cavalli di battaglia della famiglia Piredda.

Il loro consulente Monni infatti, il primo a scrivere per la famiglia una relazione Tecnica al momento del del deposito della denuncia contro Valentina, oltre ad aver contestato le ferite della vittima, ha scritto che  Manuel non indossava guanti al momento della sua morte, contrariamente a quanto riportato dai Carabinieri all’epoca, tratti in inganno dal fenomeno dello sguantamento dovuto al calore delle fiamme.

Insomma, quelle mani il dottor Monni e tutti gli altri le hanno esaminate con estrema attenzione, tanto da convenire tutti sul fatto che i guanti non esistessero.

Le mani non sono proprio state esaminate con superficialità. Semmai il contrario.

Né è possibile pensare che l’esame sia stato superficiale da parte di tutti gli altri presenti, essendo questa un’indagine per omicidio, ed essendo le mani per eccellezza uno strumento di attacco e di difesa. Sarebbe stato un atto di una superficialità criminale dedicare alle mani poca attenzione, tenendo conto anche delle ipotesi di dinamica della morte di Manuel, quelle dell’accusa come quelle della difesa.

Eppure… secondo la famigli Piredda nella mano sinistra di Manule c’erano dei capelli, e quei capelli sono sfuggiti a tutti coloro che hanno esaminato il corpo, compresi i loro stessi Consulenti Tecnici.

Nessuno ha visto nulla.

 

No scusate, non proprio nessuno. A vedere quei capelli, ancora una volta, è stata la pedagoga e criminologa Sionis, ancora una volta grazie al suo fratello fotografo esaminando le foto scattate durante l’autopsia ha trovato ciò che nessuno aveva visto. I capelli dell’aggressore.

Ora, sarebbe gioco facile ricordare che sempre la Sionis e suo fratello avevano indicato esaminando le foto della scena del crimine del 2011,  i bossoli per terra, il possibile foro di entrata nella testa di Manuel, il bozzolo dell’ogiva… tutte cose inesistenti, come appurato dalle indagini.

Ma la Sionis esaminando le foto dell’autopsia, ha individuato anche un’altro elemento  importante per l’accusa: sulla caviglia di Manuel era presente un’incisione riconducibile senza alcun dubbio all’azione di Valentina Pitzalis, una firma lasciata dall’assassina sul corpo di Manuel proprio il giorno del delitto secondo l’esperta osservatrice. Come spiegato dalla stessa Mamusa in questo post:

 

Arriviamo così alla seconda delle date che vi ho elencato prima: il 28 gennaio 2019, il giorno in cui la Sionis deposita le sue 700 pagine che contengono tra le tante cose anche le due clamorose scoperte dalla immagini dell’autopsia. Nel volume 2  le immagini dell’incisione sulla caviglia, nel volume 3 quella della mano sinistra di Manuel. Ecco alcune sue considerazioni su quest’ultimo punto:

 

 

Insomma, tre giorni prima dell’inizio dell’incidente probatorio la famiglia Piredda, tra le tante cose ha in mano due elementi determinanti: l’incisione sulla caviglia e i capelli nella mano di Manuel.

 

Arriviamo quindi all’ultima delle tre date: 31 gennaio 2019. Inizia l’incidente probatorio.

Possiamo capire l’imbarazzo dei Consulenti Tecnici della famiglia PIredda cui erano sfuggiti due elementi tanto importanti, ma immaginiamo la gioia del pool legale e del Consulente Tecnico Fineschi che alla partenza dell’incidente probatorio si sono trovati per le mani due elementi di prova tanto determinanti.

Voi vi direte, certamente li avranno – mi si consenta il termine – sbattuti in faccia alla controparte, sottoposti all’attenzione della Procura con tutta l’enfasi degna di tanto importanti scoperte. Avranno chiesto alle Perite incaricate dal Gip : cosa ne pensate di queste cose che vi sono sfuggite durante l’autopsia?  Avranno esaltato le scoperte della Sionis in grado di incastrare definitivamente Valentina Pitzalis….

E INVECE NO. INVECE PER TUTTA LA DURATA DELLE UDIENZE DELL’INCIDENTE PROBATORIO, NEL MOMENTO IN CUI SI DOVEVA CRISTALLIZZARE LA PROVA DELLE CAUSE DI MORTE DI MANUEL PIREDDA, NEL MOMENTO IN CUI SI DOVEVA VERIFICARE LA COMPATIBILITA’ DEL RACCONTO DI VALENTINA CON LE PROVE TROVATE SUL CORPO DEL RAGAZZO MORTO… NIENTE. SILENZIO TOTALE.

NESSUNO HA PARLATO DELL’INCISIONE.

NESSUNO HA PARLATO DI QUEI CAPELLI.

NESSUNO HA MOSTRATO LE FOTO DI QUELLE POSSIBILI E FONDAMENTALI PROVE.

NESSUNO HA CHIESTO L’OPINIONE DI TUTTI GLI ESPERTI PRESENTI.

NESSUNO HA CHIESTO IN QUEL MOMENTO, CHE ERA ANCHE IL MOMENTO CORRETTO, DI RIESUMARE UNA SECONDA VOLTA IL CORPO ALLA LUCE DI QUELLE SCOPERTE.

 

POSSO DIRE CHE TROVO LA COSA QUANTOMENO BIZZARRA?

Non credo che possa essere fornita spiegazione alcuna per non averlo fatto durante l’incidente probatorio. Da un punto di vista processuale non ha alcun senso.

 

E allora perchè farlo ora? Perche’ attendere così tanto per presentare come novità una presunta prova che si aveva in mano già durante l’incidente probatorio?

Forse si temeva che la prova venisse smentita da tutti  gli altri esperti presenti? Forse agli occhi di un tecnico è evidente che non si tratta di capelli? Forse tutti loro avrebbero risposto che era impossibile fossero sfuggiti due elementi così importanti?

Forse qualcuno avrebbe fornito delle piegazioni sulla natura di quel materiale e sull’inesistenza di quell’incisione?

Forse qualcuno avrebbe spiegato che ingrandire una foto, colorarla, applicargli dei filtri e quant’altro puo’ ingannare l’occhio facendo apparire le cose in modo diverso da ciò che sono in realtà?

E perchè un professionista come Fineschi, anche di fronte all’andamento dell’incidente probatorio che con ogni evidenza non stava andando a suo favore, non ha utilizzato due armi ‘tanto’ potenti?

Fineschi è davvero convinto che esistano quei capelli e quell’incisione? Oppure un esperto come lui, che è arrivato a teorizzare che Manuel sia stato soffocato da uno strumento morbido come una calza o una sciarpa andata distrutta poi dalle fiamme, completamente distrutta, avrebbe provato un certo imbarazzo a sostenere che i capelli ( per quanto ‘protetti’ dal corpo di Manuel secondo la Sionis ) abbiano resistito alle fiamme e al calore soprattutto?

E dato che Manuel era in piedi quando l’incendio è divampato, tanto da lasciare la sua impronta di scivolamento sul muro, come ha potuto proteggere quei capelli dalle fiamme?

SONO TANTE DOMANDE CHE RESTERANNO CREDO SENZA RISPOSTE, ALMENO PER ORA.

FORTUNATAMENTE A  DECIDERE SULLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE  SULL’OPPOSIZIONE, SARA’ UN GIUDICE.  TOCCHERA’ A LUI CERCARE LA VERITA’ E FORSE PORRE ALCUNE DELLE DOMANDE CHE IO HO IPOTIZZATO QUI SOPRA.

Il sospetto che questa attesa e che questo annuncio in conferenza stampa servano soprattutto a cercare di prolungare questa indagine però in me è molto forte. Il sospetto che ancora una volta l’importante sia poter continuare ad accusare la vittima lo è altrettanto.

INTANTO DA TRE ANNI ATTENDE GIUSTIZIA VALENTI PITZALIS, GIA’ DICHIARATA VITTIMA 9 ANNI FA, E FINITA POI SOTTO ACCUSA SULLA BASE DI TEOREMI CHE SI SONO SGRETOLATI NON PER L’INTERVENTO DI POTERI FORTI E  PROTEZIONI, MA PER LE INDAGINI DELLA PROCURA DI CAGLIARI.