LE TANTE VERSIONI DI COMODO CHE NASCONDONO LA VERITA’ SULLA MORTE DI LUCA SACCHI

C’è una sola verità accertata ad oggi sulla morte di Luca Sacchi, ed è il nome del suo assassino: Valerio del Grosso. Questa è una verità dalla quale non ci si potrà discostare, nonostante il racconto sui di fatti della sera di quel 23 ottobre, sia in continua e mutevole evoluzione.

A inchiodare Del Grosso alle sue responsabilità ci sono troppi elementi: dalle intercettazioni alla perizia balistica, dalle testimonianaze alla sua stessa confessione. Lui ha impugnato la pistola e aperto il fuoco, lui ha tolto la vita a Luca.

Questa è una granitica certezza per nulla inficiata dalle parole che lui stesso ha rivolto alla Corte d’Assie di Roma pochi giorni fa:

“Chiedo perdono anche se so di non meritarlo agli occhi della famiglia. Sono consapevole di aver ucciso Luca, un ragazzo come me. Di aver distrutto la sua famiglia. Ma non era mi intenzione uccidere. Non volevo sparare. Non so perché è partito il colpo. Era la prima volta che tenevo in mano una pistola”.

Parole riportate dalla cronaca de IL MESSAGGERO –> Omicidio Sacchi: Del Grosso in aula

Del Grosso in questa storia è certamente il maggior responsabile di quanto avvenuto quella notte a pochi metri dal John Cabot pub, ma il rischio che finisca con l’essere uno dei pochi che pagherà veramente per quanto accaduto sembra profilarsi con una certa concretezza, come conseguenza del posizionamento processuale degli altri personaggi coinvolti nei fatti, un gioco ad incastri dove non manca una possibile regia coordinata e dove rischiano di pesare – e molto – le scelte strategiche della Procura e della stessa famiglia Sacchi.

Ho avuto modo di scrivere pochi giorni fa su questo blog, riferendomi al caso di Valentina Pitzalis, che un’indagine, così come un processo, dovrebbero mirare alla scoperta della Verità, quella più completa ed esaustiva. Ed è ovvio che il ruolo eticamente e moralmente più importante, da questo punto di vista, lo giochi la Magistratura, ovvero il corpo dello Stato cui deleghiamo proprio questo compito.

L’impressione che io ho tratto fin dalle prime battute di questa indagine ( svolta da molti punti di vista brillantemente, grazie anche ad un abbondante pizzico di fortuna ) è però che la Procura abbia in buona parte abdicato alla definizione completa del contesto in cui i fatti si sono poi sviluppati. 

Cercherò di essere chiaro: la Procura si è trovata rapidamente in mano un consistente pacchetto probatorio che l’ha portata in tempi rapidissimi a individuare il responsabile dell’omicidio e il suo complice, ottenendo da subito anche la confessione del primo. A questo si aggiunga, che grazie al fatto che il ‘fornitore’ De Propris fosse sotto intercettazione come conseguenza di un’altra indagine sul traffico di stupefacenti, ha avuto a disposizione fin dall’inizio le parole stesse dell’assassino e dell’uomo accusato di avergli fornito l’arma del delitto ( lo stesso che avrebbe dovuto fornire anche la droga).

A questo si aggiunga ancora che le immagini delle telecamere di sicurezza prossime al pub e al luogo del delitto ( più quelle di un’auto) hanno in pratica mostrato l’intera dinamica dei fatti accaduti prima del delitto, durante l’aggressione e subito dopo, mostrando con chiarezza le azioni di Giovanni Princi, V. R. ( il primo emissario ) e S. P. ( il secondo emissario ). Tenendo poi conto della collaborazione immediata di questi ultimi due, così come quella di D. M. ( l’amico di Luca ), gli inquirenti hanno potuto colmare con altrettanta rapidità il ‘buco’ di quanto accaduto nei minuti precedenti quanto mostrato dai video, ovvero i momenti della trattativa in via Latina , del controllo dei soldi e del primo passaggio di Del Grosso in zona per gli ultimi accordi con Princi.

Fondamentale poi l’altra immediata collaborazione della fidanzata di Del Grosso, che ha permesso di ricostruire gli eventi precedenti e seguenti l’omicidio.

Insomma, senza nulla togliere all’ottimo lavoro svolto dagli investigatori, l’indagine per una volta si è indirizzata subito per il verso giusto. Gli unici a mantenere un atteggiamento reticente o menzognero rispetto alle indagini sono stati Giovanni Princi e Anastasia Kylemnyk. Contro di loro – e non solo – però si sono poi concretizzati diversi elementi di prova raccolti nei mesi successivi grazie all’analisi telematica e telefonica, alle intercettazioni e anche grazie all’inferenza di altre indagini sul traffico di stupefacenti già in essere prima dei fatti.

Tutto questo per dire che la Procura ha avuto – diciamo – gioco facile nell’ottenere il più importante dei risultati in questa vicenda: individuare l’omicida, ricostruire la dinamica del delitto e individuare il movente. E tanto basta per un’indagine che in fondo doveva rispondere proprio a questi quesiti. Per un processo, che da questo punto di vista, non dovrebbe riservare sorprese.

E INFATTI PER OTTENERE IL RISULTATO PIENO LA PROCURA – A MIO MODO DI VEDERE – HA PALESEMENTE PRESO ALCUNE SCELTE STRATEGICHE NEI CONFRONTI DEI TESTIMONI UTILI, CHE POTREBBERO PERO’ COMPORTARE UN PREZZO ALTO NELLA RICOSTRUZIONE DEL CONTESTO COMPLESSIVO DEI FATTI IN ESAME.

Diverso è infatti il discorso relativo al ruolo di tutti i protagonisti presenti ai fatti o con essi coinvolti. L’inchiesta ha faticato a ricostruire concretamente le responsabilità penali o morali di alcuni di essi. E nel caso di alcuni di essi l’impressione è che abbia deciso di concedere loro un ruolo marginale, in cambio della loro collaborazione.

Le conseguenze di queste scelte rischiano di riverberarsi, non tanto nel processo per omicidio, quanto nella richiesta legittima della famiglia Sacchi di riuscire ad ottenere una spiegazione su quanto accaduto.

Il problema è che quando si cerca la verità giudiziaria  si può cedere alla tentazione di accontentarsi di una verità parziale ma funzionale all’ottenimento della ricostruzione quanto più corretta possibile dei fatti sostanziali, quelli utili per una condanna. Mentre un’altra difficoltà può sorgere quando una famiglia cerca una verità, ma vorrebbe ottenerla riuscendo a salvare anche l’onorabilità del proprio consanguineo, ancora di più quando si tratta di un figlio.

E’ palese in questo caso come – ad esempio – la famiglia Sacchi abbia fin dal principio tentato di delineare per Luca un ruolo del tutto marginale in questa vicenda, facendo di tutto per ‘allontanarlo’ e ‘deresponsabilizzarlo’ da qualsiasi ruolo legato alla trattativa per l’acquisto della droga. Un tentativo che si è progressivamente scontrato con quanto emerso dalle indagini, che sempre più hanno raccontato di un ragazzo perfettamente consapevole di quanto stesse accadendo attorno a lui. Sempre più apparentemente coinvolto in quegli affari illeciti, purtroppo. A prescindere dal fatto che potesse aver intrapreso quella strada per amore e per senso di protezione verso la sua fidanzata Anastasyia.

Ancora oggi la famiglia si impegna a cercare di giustificare alcuni eventi emersi dalle indagini ( vedasi ad esempio il possibile incontro di Luca e Anastasyia con gli spacciatori giorni prima del 23 ottobre ), adducendo scuse e giustificazioni ( Luca era lì per andare in alcune palestre ) che non solo appaiono poco credibili nel contesto complessivo delle indagini, ma rischiano addirittura di agevolare ( negando che l’incontro sia accaduto e che Princi lo stesse coordinando a distanza )  proprio coloro che agli occhi della famiglia sarebbero quantomeno i responsabili morali della morte di Luca: ovvero Anastasyia e Princi.

Negando in quel caso un preambolo delittuoso per ‘salvare’ Luca , ‘salvano’ anche gli altri due potenziali protagonisti dello stesso.

Ho già visto in molti casi famiglie intraprendere questo percorso col rischio di rendere più complessa la ricerca della verità nel vano tentativo di salvare l’onore del loro congiunto.  E’ accaduto anche nel processo per la morte di Pamela Mastropietro, così come in quelle per la morte di Desire Mariottini.  Mi sento però di dire alla famiglia di avere il coraggio di percorrere un sentiero magari doloroso ma che renda più forti gli strumenti della Giustizia.

E’ un ottimo esempio in questo senso il lavoro svolto per la famiglia di Pamela, dallo loro criminologa Roberta Bruzzone, che senza negare le criticità della figura della ragazza, le ha al contrario trasformate in un’arma potente contro Oseghale, puntellando le accuse di una violenza sessuale non facilmente dimostrabile,  con una relazione che sanciva in modo categorico lo stato di minorata difesa della ragazza.  La dimostrazione che evitare di negare alcune debolezze, e alcuni errori, può rivelarsi uno strumento vincente.

Il rischio opposto è che alcune verità di comodo complichino la ricerca della verità ultima e completa, finendo con il favorire l’alleggerimento delle responsabilità di alcuni dei soggetti coinvolti.

La verità di comodo della Procura ( finalizzata all’ottenimento di alcune informazioni essenziali, come vedremo ) e quella della famiglia Sacchi ( finalizzata a salvare l’onore di Luca ), rischiano di diventare pericolosi boomerang. Anche perché – ormai è acclarato ed evidente – in ballo ci sono anche le verità di comodo degli altri protagonisti della vicenda, tutti impegnati ad alleggerire le loro responsabilità.

E LA SOMMA DI QUESTE VERITA’ DI COMODO POTREBBE FINIRE CON L’ ALLONTANARE DEFINITIVAMENTE LA RICOTRUZIONE COMPLETA DEL CONTESTO IN CUI SI SVOLSERO I FATTI.

 

Per meglio comprendere cosa io intenda, riesaminiamo insieme l’elenco dei soggetti presenti con certezza la sera del 23 ottobre:

  • LUCA SACCHI
  • ANASTASYIA KYLEMNYK
  • GIOVANNI PRINCI
  • V. R. ( primo emissario )
  • S. P. ( secondo emissario )
  • D. M. ( amico di Luca )
  • VALERIO DEL GROSSO
  • PAOLO PIRINO

Cui si aggiungo con ruolo esterno

  • MARCELLO DE PROPRIS
  • ARMANDO DE PROPRIS

 

Luca ad oggi è la vittima, e il suo ruolo ancora non è stabilito definitivamente. Giovanni Princi è stato accusato e condannato a 4 anni, per essere stato il regista della trattativa  per  l’acquisto di 15 kg di Marijuana . Anastasyia e’ accusata di aver partecipato al traffico di stupefacenti, svolgendo il ruolo attivo di ‘spallone’, trasportando cioè i 70 mila euro che servivano all’acquisto ( ma è anche parte civile in quanto vittima dell’aggressione ). Valerio del Grosso è accusato di omicidio, nonché di essere stato il ‘venditore’ della droga. Paolo Pirino è a sua volta accusato di complicità nell’omicidio, ma dichiara di essere stato all’oscuro della presenza dell’arma da fuoco. Marcello de Propris è accusato di aver fornito l’arma del delitto e di essere colui che avrebbe dovuto fornire i 15 kg di droga. Suo padre Armando, è invece responsabile di essere stato il detentore dell’arma utilizzata per il delitto.

Fino a qui le accuse, per semplificare.

Ma fuori da tutto questo restano gli altri personaggi presenti quella sera. Tutti non indagati dalla Procura. Inspiegabilmente, mi sentirei di aggiungere, soprattutto per alcuni di loro. Stesso dubbio sollevato – sia pur in modo speculativo per avere delle agevolazioni per i propri assistiti – dalle difese di Princi e Anastasia.

La figura certamente più controversa è quella di V. R.  – è bene ripeterlo – non indagato dalla Procura, che lo presenta come un intermediario inviato da Del Grosso per accertarsi che Princi abbia con sé i soldi la sera del delitto. Un ruolo del tutto marginale rispetto alla trattativa, secondo le ipotesi dell’accusa. Un ruolo che però parrebbe diverso leggendo le carte dell’inchiesta, e in particolare i messaggi audio che intercorrono tra V. R. e Del Grosso, in merito al fatto che Princi stia insistendo con V. R. per ottenere rapidamente la merce, mentre Del Grosso starebbe dilatando i tempi della consegna, forse anche facendo il furbo sulla qualità della merce.  Ecco cosa dice V.R. a Del Grosso:

Ma che danni ma che danni?! Il cliente è mio va decido io va’! Ma Che è che comandi te? Che vuol di? Dopo namo e fammece parlà a me ma che vuol di?? Ha detto che Non se la piglia a sto prezzo perché fa schifo. Vale’ già stato fa le cose strane …. E gliene porti un’altra ancora! Non puoi fa cose va! Fidati ch questo è più sveglio di noi, non è un coglione perché lui ha i soldi per piglia ste cose non non siamo stati in grado di farlo fidati di me

Insomma V. R. rivendica che Princi è un ‘suo’ cliente. E’ lui che lo ha messo in contatto con Del Grosso, ed è con quest’ultimo che si lamenta perché sta trattando male il suo contatto, uno che smuove soldi ed è più sveglio di loro…

Del resto che V.R. sia il contatto di Princi, è sancito anche dal fatto che è con lui che Giovanni si lamenta perché Del Grosso la sta tirando per le lunghe, come si evince da questo altro vocale che il Carabinieri attribuiscono proprio a Princi:

” … er cliente perché me sto a rompe er cazzo, te giuro non me senti mai più e anzi se te becco me te rosico pure …  (in ambientale si sente una voce che sembra  imitare con tono derisorio   la  voce  che parla,  ripetendo:  “me  te rosico!”,  ndt)  te  lo  dico, m’hai  fatto troppo  incazza’,  m’hai  fatto  incazza’, V.’!  Sei un mongoloide  co’  ‘ste  cazzate che m’hai  presentato,  non  c’ho parole,  oh.  Non  mi è mai successa una  cosa del genere, manco i  ragazzi di 20 anni come me, amo mosso i  quintali, poi me becco gente grossa che non fanno  niente e me fanno  ‘ste tarantelle  a ‘st’ ora de sera  che doveva essece er carico,  aoh, ma te rendi  conto?  (in  ambientale si sente  una  risata,  ndt)  T’o  dico io, organizza ‘sto cazzo de scarico,  domani te co …  anzi oggi te conto i  sòrdi …  ok, te conto i  sordi  nella casa, che c’è  dalle 21 alle 22, c’hai un’ora,  c’hai un’ora per veni’  là, porta ‘ste  cazzo de cose, io  te porto tutti i  sòrdi,  la  gente sta a insiste:  “oh, ma perché non vonno  i   sòrdi?”  me  stanno  a  di’,  ed  io  non  so  che  rispondeje  perché  non  c’è  ‘na risposta!”

V.R. insomma, senza voler tratteggiare per lui la figura del grande criminale,  non sembra proprio essere qualcuno che quella sera si trova lì solo perché incaricato da Del Grosso di verificare l’esistenza del denaro ( compito che svolge comunque) , ma sembra essere la persona cui Princi si è rivolto per trovare qualcuno in grado di rifornirlo ( il perché lo vedremo dopo ). E’ sì un  intermediario, di certo un figura di basso livello, ma svolge un ruolo più attivo in questa vicenda.

Ruolo ben diverso da quello di S. P. , che quella sera sembra essere presente più che altro per fargli da spalla. Che mai entra nella trattativa prima di quella sera, e non viene più coinvolto nei giorni seguenti. Lui sì un personaggio marginale, per quanto certamente al corrente delle attività illecite in corso.

Tutti e due però, in egual misura, restano fuori dalle accuse e dal processo. Difficile scindere la decisione della Procura, sottoscritta sia ben chiaro anche da dei Giudici, dal fatto che entrambi si trasformino in testimoni fondamentali per ricostruire la prima fase della serata. Sono loro infatti a testimoniare che Princi e Anastasyia mostrano il denaro come convenuto, denaro contenuto nella zainetto rosa che aveva con sè Anastasyia.  Sono loro a raccontare i contatti con Del Grosso e il fatto che lui compia un primo passaggio per incontrare Princi prima di ripartire per ‘prendere’ la marjiuana.

E’ dalle loro testimonianze che abbiamo, ma soprattutto e’ la Procura ad averla, la conferma che al momento della trattativa/verifica erano presenti anche Luca Sacchi e D. M. .

I due sono insomma dei testimoni fondamentali per la ricostruzione dei fatti. E come capita spesso,  possiamo immaginare che per questo siano stati ‘premiati’ con un alleggerimento del loro ruolo nell’evento criminoso legato alla compravendita.

Diversamente non si capisce come si possa processare Anastasyia per l’acquisto della droga ( con un ruolo ad oggi di fatto marginale, quello di spallone visto che la stessa famiglia Sacchi nega che lei e Luca siano stati coinvolti negli incontri precedenti ), e non sia nemmeno indagato l’uomo che si vanta di essere il ‘contatto’ del ‘suo cliente’ Princi.

Dubbi analoghi, sorgono anche per quanto riguarda la presenza di D. M. , l’amico di Luca Sacchi e Anastasya, ma soprattutto – e questo e’ importante – di Giovanni Princi. Anche lui presente quella sera, sia durante la ‘conta’ dei soldi, sia durante l’aggressione.  Nel suo caso è lui stesso ad attribuirsi un ruolo del tutto marginale nella vicenda, mentre S.P. lo colloca tra i ragazzi presenti durante l’incontro per la verifica dei soldi.

Come tutti, nei primi interrogatori D.M. si definisce del tutto estraneo alla vicenda. Poi cambia versione, divenendo a sua volta testimone fondamentale. Raccontando un versione ribadita in aula davanti alla Corte:

” Ho percepito qualcosa di strano quella sera, come se ci si dovesse accordare per qualcosa di illecito. Anastasya si è allontanata con uno zaino in mano, e quando è tornata ha detto a Luca ‘Tutto a posto’. Luca ha annuito. Ho avuto una strana sensazione.”

rif – IL MESSAGGERO –> Omicidio Sacchi, le accuse dell’amico

Il ragazzo parla ovviamente di sensazioni, di aver intuito che ci fosse qualcosa di illecito in ballo, ma si smarca dell’essere partecipe all’iniziativa.

Ma come era già accaduto per Luca Sacchi, non è credibile che la sua presenza lì quella sera fosse causale. Intanto perché D.M. era assolutamente consapevole dell’attività del suo amico Princi, in materia di stupefacenti. Non solo perché Princi era noto per essere uno spacciatore e proprio l’area del John Cabot Pub ( come zona intendo ) era secondo gli investigatori l’area dove era attivo, ma anche perchè in passato Giovanni Princi era stato fermato in compagnia di D.M. dalla Polizia, e durante la perquisizione Princi era stato trovato in possesso tre involucri di hashish e quattro di marjiuana.

Inoltre quella sera, quella della morte di Luca, D.M. era stato convocato, come ha raccontato lui stesso alla Corte:

“Quella sera Luca mi aveva dato appuntamento là con Signal . Avevamo una chat io, lui e Giovanni Princi”

D.M. quindi era in un chat con un sistema di messaggistica criptata insieme a Luca e Giovanni ( messaggistica che secondo gli investigatori è un elemento indiziario delle attività illecite di Princi ). E proprio con quel sistema sicuro da ogni intercettazione viene convocato quella sera, e proprio nel punto dove si sta svolgendo il contatto tra acquirenti e venditori.  E’ credibile che fosse all’oscuro di tutto? E’ credibile che Princi – presente nella chat – abbia accettato che Luca lo convocasse in un momento tanto delicato ( per bersi una birra )  essendo lui all’oscuro di tutto?

Personalmente nutro seri dubbi. Non così la Procura che ad oggi lo ha utilizzato come teste, senza però muovergli alcuna accusa nell’ambito del processo, quantomeno.

E che D.M. – così come gli altri ragazzi coinvolti – possa sapere molto di più di quanto ha raccontato, lo pensa anche Alfonso Sacchi, il padre di Luca, che infatti così ha commentato a margine del processo:

lui è uno dei ragazzi in vita che sa la verità

Ribadendo ancora una volta che D.M. conosceva Luca da poco, e che in realtà era un amico di Princi.  Apparteneva cioè al suo giro di relazioni.

Potete sentire le parole di Alfonso Sacchi in questa breve dichiarazione raccolta da Quarto Grado –> DICHIARAZIONE ALFONSO SACCHI

 

Posso capire benissimo che l’obbiettivo della Procura in questa indagine, come ho già spiegato, sia quello di stabilire come si siano svolti i fatti in relazione all’omicidio, che cioè sia del tutto irrilevante in quest’ottica stabilire quanto fossero coinvolti V.R., S.P. e D.M., soprattutto alla luce della loro collaborazione con le indagini, e delle loro importanti testimonianze. Non sono un ingenuo.

Ma l’aver scelto di non approfondire alcuni aspetti – potrei citare anche il fatto che la fidanzata di Princi sia rimasta ancora di più ai margini delle indagini nonostante diversi elementi portino quantomeno a interrogarsi su quanto sapesse – rischia ora di rendere più complessa la situazione. Non tanto rispetto al delitto, la cui dinamica – ribadiamolo- è acclarata, ma riguardo al contesto più volte citato.

Il primo campanello di allarme è scattato proprio al processo con rito abbreviato contro Giovanni Princi, per lui la Procura aveva chiesto una condanna a 6 anni, ma la pena è stata ridotta a 4 anni, perché la Corte ha ritenuto di dover accogliere le contestazioni della difesa in merito all’acquisto di ‘ingente quantitativo’ di droga.

L’avvocato di Princi però già ha annunciato battaglia in vista dell’appello, puntando sul fatto che la droga in realtà non sia mai stata presente durante tutta la trattativa né è mai stata rinvenuta in seguito, e che nemmeno sul denaro si possa parlare di certezza, dato che non è mai stato ritrovato.

Insomma si parla di 15 kg di Marijuana sulla base di intercettazioni interpretate,  e di 70 mila euro sulla base di testimonianze imprecise, a volte contraddittorie e sulle parole di del Grosso, nei messaggi vocali prima e poi in una sua rivelazione al datore di lavoro ( ‘scappo all’estero con i 70 mila euro…’), cui avrebbe detto di essere in possesso di quella cifra…

Ma quella droga e quel denaro, non sono mai esistiti, stai presenti, realmente, ha sottolineato il legale. Al massimo si può ipotizzare un tentato acquisto, ma di cosa e di quale quantità? Sembra sottintendere nella speranza di veder ulteriormente alleggerita la posizione del suo assistito in appello…

E non è un caso, mi sento di dire, che proprio Del Grosso si sia in qualche modo allineato a questo scenario nelle sue dichiarazioni spontanee alla Corte, nel processo a suo carico per la morte di Luca, quando ha dichiarato:

“Lo zaino era vuoto, c’erano solo 250 euro nel portafoglio. Sono i soldi che ho utilizzato per stare in albergo. Il mio soggiorno là potrebbe aver fatto pensare a una fuga. Ma non era mia intenzione scappare.”

 

INSOMMA, IL DENARO NON C’ERA.  E SE NON C’ERA, NESSUNO PUO’ STABILIRE QUANTO FOSSE. E FORSE SE SIA MAI ESISTITO.

E SE NON ESISTONO 70 MILA EURO… QUANTA DROGA DOVEVA ESSERE VENDUTA?

LO SCENARIO POTREBBE DIVENTARE INQUIETANTE.

 

Fondamentale ovviamente sarà  la testimonianza di Anastasyia, ma teniamo conto che dopo aver prima negato ogni trattativa, è andata via via modificando la sua versione nel tentativo di alleggerire la propria posizione, e forse non solo la sua. Quella che fino ad oggi sembra essere la sua ultima narrazione, è quella di un piacere chiesto a lei dal Princi – tenere una busta nel suo zainetto – nella convinzione che quel denaro servisse per un ‘impiccio’ , un affare dai contorni magari non troppo leciti, legato al mondo delle moto, all’attività  di Giovanni. Una busta che Princi avrebbe poi in qualche modo tenuto con sé, forse riponendola nell’auto della ragazza, che – racconta – gli aveva consegnato le chiavi della vettura.

E l’auto di Anastasyia, insieme al denaro, è uno dei misteri principali di questa vicenda.

Seguire il denaro ò uno dei mantra dell’investigazione. Seguire il denaro per capire da dove venga, chi lo riceva e perché. Ma nel processo per la morte di Luca Sacchi – così come in quello contro Princi per le sue attività – il denaro manca. Non è stato trovato, e questo già solleva non pochi quesiti, e infine nessuno dei testimoni ne ha definito con precisione il quantitativo.

La definizione, il computo di 70 mila euro ò derivato da una serie di elementi indiziari. Un conteggio ritrovato sul cellulare di V.R., alcune testimonianze, alcuni messaggi vocali. Ma le certezze probatorie possono essere messe in discussione. Ancora di più se il ladro, Valerio del Grosso, nega di esserne mai venuto in possesso.

Una dichiarazione che si scontra palesemente contro la ricostruzione fatta fino ad oggi dei fatti.

Torniamo a quella sera in via Latina. Da una parte abbiamo il gruppo di Princi: lui stesso, Anastasyia, Luca Sacchi, e D.M., dall’altra prima i soli due ’emissari’ V.R. e S.P., che verificano la presenza del denaro nello zainetto, poi – e questo è un punto fondamentale – arriva sul posto anche Valerio del Grosso, con il suo complice Paolo Pirino.

QUESTO PASSAGGIO E’ FONDAMENTALE PER CAPIRE DOVE CERCARE QUEL DENARO, O A CHI CHIEDERE DOVE SIA QUEL DENARO.

Ma di una cosa possiamo essere certi: quel denaro era nello zainetto di Anastasyia,  lo confermano  V.R. e S.P. , e sia pur in maniera ambigua la stessa Anastasyia.

Qui iniziano però le anomalie: Tanto V.R. , quanto S.P., che pure erano lì per controllare il denaro, dicono di essersi limitati a vederlo nella zainetto senza contarlo. Un fatto già di per se stesso strano: il loro compito in teoria ( ricordate che nella ricostruzione della Procura si accredita a loro questo ruolo ) era proprio quello, verificare che il denaro ci fosse, e tutto. Ma loro sostengono di essersi limitati e vederne ‘alcuni rotoli ‘.

Strano visto che proprio in quei momenti, sul cellulare di V.R. lui effettua dei conteggi che richiamano direttamente proprio alla compravendita di 15 kg per 70.000 euro.

E’ credibile che V.R., quello che definiva Princi ‘un suo cliente’, quello cui Princi fa pressione per chiudere l’affare, quello che discute con Del Grosso perché quest’ultimo si decida a ‘chiudere’ la consegna, quello che certamente doveva prendersi una parte di quei soldi, non verifichi fino in fondo che i soldi ci siano tutti, prima di dare a Del Grosso la conferma che tutto sta andando bene?  Poteva correre il rischio che Derl Grosso arrivasse lì con la droga rendendosi poi conto che i soldi non bastavano?

Facciamo finta che possa pure essere andata così. Di certo Del Grosso passa anche lui in via Latina per incontrare Princi. E di certo in quel passaggio anche lui vede il denaro. Lo sappiamo perché sarà proprio la vista di tutto quel denaro a ‘eccitarlo’ al punto di decidere di provare a fare il colpaccio: non consegnare la droga, e rapinare gli acquirenti. Lo sappiamo perché quando vengono intercettate le sue parole con Marcello De Propris – chi stava preparando la marijuana e chi gli fornirà la pistola –  lui fa riferimento preciso al grosso quantitativo di soldi:

…non poi capì Marcè quanti so…me sta a partì la brocca de brutto…

E’ chiaro ed evidente che Del Grosso non può aver perso la testa per qualche centinaia di euro. E’ evidente che qualcuno,  o V.R. prima, o lui al suo arrivo, quei soldi li ha contati.

E qui emerge la seconda incongruenza, importante, nel racconto dei ‘super testimoni’ : non solo V.R. e S.P., non fanno alcun riferimento a quel conteggio, non non lo racconta nemmeno D.M. . Quest’ultimo, come ho già raccontato, ritaglia per se stesso un ruolo assolutamente marginale, quasi di testimone ‘involontario’ dei fatti, all’oscuro di tutto. Convocato lì casualmente.

E secondo il suo racconto, che non si discosta da quello di Anastasyia (!), lui di fatto non assiste a nulla. Arriva sul posto, nota Princi con due altre persone, si tiene lontano insieme a Luca, e vede solo che Anastasyia si allontana per parlare con lo spacciatore e i due compari, per poi tornare verso di loro e dire al fidanzato: “Tutto a posto”. Da quel momento di fatto i tre si sarebbero poi allontanati dalla zona per chiacchierare, senza interagire più con altri, fino al momento dell’agguato.

Una ricostruzione che lascerebbe intendere che D.M. sia arrivato sul posto in pratica quando tutto era già finito.

Una ricostruzione credibile?

Intanto a smentirla sembra essere un altro dei testimoni: S.P., è lui a dichiarare che tanto Luca Sacchi quanto D.M. erano presenti in via Latina  durante il primo incontro. Difficile immaginare che possa aver riconosciuto con tanta precisione, qualcuno arrivato solo dopo e sempre rimasto lontano dal punto della trattativa. Del Grosso poi passa da quel punto diverso tempo dopo il primo controllo dei due emissari. E quindi l’arrivo di D.M. ( dopo anche questo secondo evento ) sarebbe davvero molto tardivo, troppo.

Ricordiamo che D.M. era stato convocato lì con la chat riservata e ‘protetta’ da Luca Sacchi, la chat dove c’era anche Princi, e ricordiamo che Alfonso Sacchi ha spiegato come D.M. non fosse ‘amico’ di luca, ma di Princi. Come confermano del resto anche le immagini del filmato nei minuti successivi all’aggressione, quando D.M., resterà in compagnia della fidanzata di Princi – accorsa sul posto – ed lo stesso Princi parlerà a lungo con loro, mentre Luca lotta disperatamente contro la morte. Insomma – l’ho già detto – è credibile che lui venga convocato lì per ‘bersi una birra assieme ‘ nel bel mezzo di uno scambio denaro/droga tanto delicato e importante?

Viene più facile pensare, come sottintende Sacchi padre, che D.M. sappia la verità e non racconti tutto, forse per alleggerire il proprio ruolo. Avergli ad oggi concesso di tenersi in disparte sulla vicenda, rende più difficile utilizzare ciò che può evr visto per contrastare la nuova versione di Del Grosso, forse quella dello stesso Princi che ha depositato una memoria secretata, e chissà ,anche quella di Anastasya che dovrà presentarsi e deporre.

Torniamo quindi a Del Grosso. Lui ha certamente visto, e probabilmente contato, il denaro in via Latina.  E dove era quel denaro?

Anastasyia nelle sue versioni cerca di accreditare l’idea che i soldi a un certo punto non fossero più nel suo zaino. Secondo il suo racconto Princi prima le avrebbe consegnato la busta coi soldi da tenere nello zainetto per  l’impiccetto delle moto, poi al momento della trattativa lei si sarebbe limitata a portare a lui lo zainetto lasciandoglielo, infine quando lo ha ripreso – non subito, poco dopo – si sarebbe resa conto che i soldi non erano più lì dentro.

Ecco, questo è un passaggio importante. E’ possibile che Princi abbia tolto il denaro dallo zainetto?  ( si noti bene che questa versione confermerebbe la versione di Del Grosso in aula: c’erano solo 250 euro, e si tenga conto che nelle immagini dei filmati certamente Princi non ha la busta col denaro co sé ).

Credo che diversi elementi rendano questa versione improbabile:

La prima questione è forse la più dirimente: sappiamo che Del Grosso ha certamente visto il denaro. E dove lo ha visto? Sappiamo con altrettanta certezza che lo ha visto nello zainetto. Ce lo conferma il fatto che lui e Pirino, quando tornano armati vanno alle ricerca proprio di Anastasyia e di quel suo zainetto. Passano una prima volta per essere certi che sia lei ( con Luca e D.M.) e poi tornano per scatenare l’aggressione che porterà all’omicidio. E il loro obbiettivo è proprio quello di prendere lo zainetto.

Del Grosso quindi sa che i soldi sono lì dentro. Sa che è Anastasyia a portare la borsa giusta.

Ne consegue che quando Del Grosso vede i soldi, li vede in quello zainetto, e che Anastasya è presente. Diversamente dovremmo immaginare che quella notte Del Grosso sia andato in giro cercando zainetti rosa a casaccio…Invece lui va a colpo sicuro. Ha visto lei come – probabilmente – anche Luca Sacchi e D.M.. Non fosse stato così non credo che avrebbe ritenuto necessario armarsi di una pistola e di una mazza, per scippare solo la bionda ucraina. E’ consapevole che lei sia scortata e protetta. E sul campo ha già altri due uomini che sono con Princi: V.R. e S.P. .

Ma proviamo a immaginare che a un certo punto Princi,  con una scelta paranoica e strategica, abbia spostato il denaro, togliendolo dallo zainetto.  Dove potrebbero essere finiti i soldi?

Una delle ipotesi che lascia aperta la stessa Procura è che il denaro sia stato depositato nell’auto di Anastasya parcheggiata in zona. Un’ipotesi che giustificherebbe il fatto che proprio Princi, mentre Luca in ospedale lotta per la vita,  torni indietro per spostare quella vettura. Si faccia accompagnare da un amico, con la scusa di volerla portare alla ragazza in ospedale, ma a un certo punto dica all’altro ragazzo di attenderlo e si allontani da solo per alcuni minuti con la macchina della fidanzata di Luca, salvo poi tornare indietro, ricongiungersi con l’amico e portare finalmente l’auto all’ospedale.

Questo è uno dei grandi misteri di quella sera. C’era qualcosa su quella macchina che doveva ‘sparire’?  Ricordiamo che su quella vettura erano arrivati in zona Luca Sacchi e Anastasyia.

Seguendo questa ipotesi sull’auto potevano esserci solo tre cose: il denaro, della droga ( non quella della consegna, ma altra da ‘spacciare’ quella sera ) o delle armi. Ovviamente sarebbe logico che Princi abbia voluto scaricare dall’auto dell’altro stupefacente che magari doveva smerciare, prima che l’auto finisse in mano agli inquirenti, ed è un’ipotesi credibile. Più difficile che ci fosse un’arma, perché non vi è nessuna conferma che qualcuno del ‘gruppo Princi’ fosse armato quella sera.  Solo Del Grosso nella sua prima confessione, dice di aver sparato quando Luca compie un gesto che gli ha fatto pensare che volesse estrarre un’arma, ma è una debole versione neanche poi – ad oggi – confermata. Del resto Luca, esperto di arti marziali, era in grado di difendersi anche a mani nude e nessuno poteva prevedere la presenza di armi da fuoco. Non e’ un caso che Luca si ‘liberi’ di Pirino velocemente nonostante lui sia armato di mazza da baseball. Tanto da mandare probabilmente nel panico Del Grosso e spingerlo a sparare.

La terza ipotesi è quella che in auto fosse stato depositato il denaro dopo averlo mostrato a Del Grosso.

E qui ci troveremmo nuovamente di fronte al fatto i che i super testimoni, o almeno alcuni di essi abbiano mentito: sappiamo infatti che V.R. e S.P. per tutta la serata ( o almeno finché non fuggono ) restano sempre insieme a Princi. Giovanni quindi avrebbe dovuto far ‘sparire’ il denaro dallo zainetto mentre si trovava in loro compagnia. Un ‘gioco di prestigio’ davvero abile. E come sarebbe arrivato poi il denaro sull’auto?  Nessuno di loro due racconta che Princi si sia allontanato da solo. Né raccontano che un’altra persona si sia avvicinata a loro, qualcuno cui Princi avrebbe potuto ‘passare’ il denaro. Tenendo anche conto che 70.00 euro hanno un certo volume fisico. Infine c’è l’ultimo e più sensato dei dubbi: è credibile che Princi abbia lasciato incustoditi 70 mila euro in un’auto parcheggiata e incustodita? Con tutti i rischi che avrebbe comportato anche un banale furto di macchina?

Se quel denaro ha ‘lasciato’ lo zainetto, deve essere finito in mani sicure. Ma i due emissari – lo ripeto – non hanno mai raccontato che Princi abbia incontrato qualcuno mentre era con loro, o si sia allontanato.

Diverso discorso sarebbe se a consegnare il denaro a qualcun altro, fosse stata Anastasyia, insieme a Luca Sacchi e D.M. , una volta allontanatisi da Princi e dagli altri due. Ma questa circostanza non è stata ovviamente raccontata dalla ragazza, e nemmeno di D.M. .  Quindi anche in questo caso i testimoni avrebbero mentito.

In ogni caso la persona cui consegnare il denaro avrebbe dovuto essere obbligatoriamente qualcuno di molto vicino a Giovanni Princi, qualcuno  che godeva di massima fiducia. E l’unica persona, che apparentemente arriva sulla scena del crimine solo dopo i fatti, presente quella sera e ‘molto vicina’ a Princi, è la sua fidanzata, che dalle indagini appare quantomeno consapevole delle attività illecite del suo ragazzo. Ma lei non è indagata, né coinvolta in questa indagine, anzi, non mi risulta – potrei sbagliarmi – sia stata nemmeno interrogata. E sulla base di questo la giovane non può che essere considerata del tutto estranea a quanto accaduto in quelle ore.

Detto che lei – come figura teorica intendo – potrebbe essere la persona incaricata di svolgere il ruolo di secondo ‘spallone’ ( anche lei una ragazza, come Anastasya, e in teoria ‘sconosciuta’ agli acquirenti ), ritengo ad oggi improbabile che questa ipotesi sia concreta.  Semplicemente perché non credo ad oggi che quei soldi abbiano mai ‘lasciato’ lo zainetto.

A smentirlo in primo luogo è proprio Del Grosso, la mattina dopo l’omicidio, quando si presenta al lavoro e racconta al suo titolare:

…stavamo facendo uno scambio di marijuana di 15 kg in cambio della somma di 70.000 euro…. ho preso da terra lo zaino contenente il denaro e insieme a Paolo siamo scappati. Scappo in Brasile, tanto abbiamo 70.000 euro...”

Insomma, nonostante le sue ultime dichiarazioni spontanee, Del Grosso racconta placidamente di aver effettuato il colpo la sera prima, e parla della somma totale. Difficile immaginare che non avesse verificato di avere quei soldi .

Eppure dei 70.000 euro non vi è traccia. Del Grosso ha fatto ritrovare quasi tutto, tranne le parti più compromettenti dell’arma e i soldi. Soldi che oggi racconta non siano mai esistiti. Perché?

IO CREDO CHE QUEI SOLDI NON SIANO PIU’ NELLA DISPONIBILITA’ DI DEL GROSSO DA TEMPO. MA DOVE SONO FINITI?

Mi permetto qui di fare, diciamo, un’ipotesi suggestiva, ma non del tutto improbabile nel modo della criminalità. E cioè quella che Del Grosso abbia dovuto ‘pagare’ quel denaro per rimediare al ‘pasticcio’ che ha combinato quella sera.

Certo, potrebbe essere semplicemente che quei soldi li abbia nascosti per goderseli in futuro. Ma attenzione, è un assassino reo confesso, passerà parecchio tempo prima che possa uscire dal carcere, e di certo tornato libero verrà comunque tenuto sotto osservazione. Non potrà uscire certo da carcere e disporre di denaro con facilità.

Quello che è accaduto invece, è stato, anche nel mondo della criminalità, un bel guaio. Ingiustificato e stupido. Tragico ovviamente per la famiglia Sacchi. Del Grosso ha inguaiato se stesso ma anche qualcun altro: la famiglia De Propris. Ha inguaiato l’amico fornitore Marcello De Propris accusato di avergli fornito l’arma, e indirettamente anche il padre Armando. Facendolo arrabbiare moltissimo, come si evince dalla messaggistica tra Del Grosso e De Propris Junior. E’ proprio Marcello a comunicargli che suo padre è arrabbiato per quello che ha combinato ( ‘non ti si può dare in mano nulla…’)

Entrambi gli esponenti della famiglia sono finiti sotto processo e in arresto, e rischiano condanne anche pesanti, per un ‘guaio’ combinato da Del Grosso, che è un personaggio di piccolo calibro, un ragazzotto irruento e incapace di gestire qualcosa di troppo grande per lui.  I De Propris al contrario, appartengono a un livello più alto della gerarchia criminale, e infatti erano loro ed essere ‘sotto controllo’ e intercettati. E sono loro in altre inchieste ad essere sospettati di avere legami con la ‘Ndrangheta calabrese.

Se c’era qualcuno di cui doveva preoccuparsi Del Grosso, qualcuno che potesse essere arrabbiato con lui, e che potesse volersi vendicare, erano loro: i De Propris. E infatti sono loro a ‘convocarlo’ subito dopo i fatti, per due volte. E loro probabilmente a ‘guidarlo’ nel tentativo di liberarsi dei vari elementi di prova che lo collegano al delitto, e soprattutto di quelli – parte della pistola – che possono ricollegarlo a loro.  Questo in una fase in cui ancora non sanno che le intercettazioni renderanno del tutto inutile ogni tentativo di occulatare i fatti e il loro coinvolgimento.

Ma è davvero impossibile che in questo contesto Del Grosso abbia ‘pagato’ con i 70.000 euro ( che è sempre meglio di altro, per intenderci ) il disastro che aveva combinato?

Vi è poi un altro possibile scenario, alternativo ma anche sovrapponibile. Di chi erano i 70.000 euro?

Potevano essere di Princi ovviamente, che secondo le indagini da tempo si muoveva nel mondo del narcotraffico e che apparentemente godeva di una certa disponibilità finanziaria, tanto da ipotizzare l’acquisto di bed&breakfast e l’affitto di case dove vivere con la fidanzata e forse anche Luca e Anastasyia. Ma è anche possibile che stesse operando conto terzi, tentando di accrescere il proprio ruolo oltre quello che del piccolo pusher da strada? Che stesse trattando quel quantitativo per conto di qualcun altro?

E’ chiaro che un’ipotesi come questa aprirebbe scenari diversi, perché a quel punto lo sgarro di Del Grosso avrebbe potuto ‘colpire’ indirettamente qualcun altro, magari di più potente di Princi ( insomma lo stesso ragionamento fatto per De Propris ). Qualcuno da dover poi ricompensare direttamente o indirettamente tramite la mediazione di qualcun altro ( anche gli stessi de Propris ) onde non finire in guai peggiori.

Che dietro Princi potesse esserci qualcun altro potrebbe evincersi sia da quello che lui stesso dice a V.R. quando sollecita la ‘risoluzione’ della trattativa  ( …er cliente perché me sta a rompe er cazzo ) sia le comunicazioni tra Luca e Anastasya. E’ il ragazzo infatti a rispondere alle evidenti pressioni della fidanzata perché mantengano il loro rapporti con Princi ( se no mi devo prostituire ) per guadagnare denaro, dicendo che un conto è ‘lavorarci assieme’, altro è andare a vivere con loro,  e che lui e Anastasyia sono ‘superiori’ a Princi e alla fidanzata. Ma c’è soprattutto un riferimento che appare inquietante, quando Luca dice che la polizia per Princi ‘è l’ultimo dei problemi’.

Cosa vuole dire? Vuole intendere che Princi ha intrapreso una strada pericolosa dove il rischio di un arresto è il problema minore? Con chi o per chi lavorarva Princi? Luca forse aveva un’idea più precisa, o forse più lucida di Anastasyia sui rischi che stavano correndo?

Teniamo conto che Luca Sacchi l’11 ottobre 2019, meno di due settimane prima dei fatti di via Mommsen, aveva accompagnato Princi a un incontro con un personaggio agli arresti domiciliari per traffico internazionale di stupefacenti, un incontro dai contorni ( telefoni usati e dinamica ) tali da portare a un immediato intervento dei Carabinieri che stavano svolgendo indagini sul narcotraffico, che aveva coinvolto lo stesso Luca ( che ‘era restato in disparte’ come scrivono i CC) .

Si tratta di un momento importante, intanto perché se anche volessimo credere alla storia che Luca nulla sapeva delle attività del Princi, dopo il controllo dei Carabinieri di quel giorno, legato all’incontro con un narcotrafficante, non poteva più avere dubbi… ma è anche possibile che quella circostanza sia il prodromo del dramma che si è consumato il 23 ottobre. Forse Princi quel giorno si era rivolto a un fornitore noto, ma sia la sua condizione detentiva, sia il fatto di essere quest’ultimo evidentemente controllato, potrebbe aver spinto Princi a cercare qualcun altro per trovare la marjiuna ( altri scenari, come il fatto che Princi stesse agendo per conto dell’altro uomo incontrato quel giorno non sono supportati da alcun elemento ).

Di certo nei giorni successivi Princi alla ricerca dei 15 kg di marijuana entra in contatto con Del Grosso tramite V.R.,  un fornitore che lui conosce e che complica la trattativa da subito fino al tragico epilogo.

Nel mezzo ci sarebbe stato l’episodio del contatto Anastasyia/ Luca con la controparte per incarico di Princi, nel loro quartiere. L’episodio giustificato dalla famiglia Sacchi come  un ‘giro per le palestre della zona’.

Le indagini sembrano raccontare ben altro. Luca era ormai coinvolto in quelle attività, forse per compiacere il desiderio di riscatto sociale di Anastasyia, ma di certo in modo profondamente consapevole, delle attività e dei rischi. Anche perché a prima vista apparentemente utilizzato proprio come body guard da Princi, per lui stesso o per incontri rischiosi, come quello di Anastasya con i pusher o lo scambio del 23 ottobre.

Continuare a negare questo coinvolgimento, non aiuta a trovare la verità. E spero che questo processo di ‘negazione’ non comporti l’occultamento di informazioni importanti per salvare l’onore di Luca.

 

Qualcosa di più sulle attività di Princi potrebbero raccontarlo certamente Anastasyia, e forse D.M. e la fidanzata del ragazzo. Ma come sappiamo gli ultimi due non sarebbero nemmeno indagati.

Qualcosa di più sul Del Grosso ( ma su questo nutro più dubbi  ) potrebbero saperla V.R. e S.P. . Ma anche loro non sono nemmeno indagati.

Qualcosa potrebbe raccontarla Pirino, ma la sua strategia processuale sembra concentrata sul teorizzare che nulla sapeva della pistola, per alleggerire la propria posizione.

Difficile immaginare che siano i De Propris a parlare.

Ancora più difficile ipotizzare lo faccia Princi, che già ha ottenuto uno sconto a 4 anni di pena, e conta su altre attenuanti. E che se dovesse ‘parlare’ di ‘brucerebbe’ piazza e contatti.

Come ho già accennato oggi potrebbe essere troppo tardi per obbligare i ‘super testimoni’ a raccontare di più.

Oggi ognuno racconta la sua verità di comodo, seguendo la propria strategia e i propri interessi. Verità di comodo che forse non ci diranno mai cosa è veramente accaduto, non tanto in relazione alla  dinamica dell’omicidio, ma in relazione al perché e al come un ragazzo sia finito coinvolto in un traffico di droga e abbia pagato quell’errore con la vita.