LE PAROLE DEL GIUDICE CHE SANCISCONO L’INNOCENZA DI VALENTINA PITZALIS

La drammatica vicenda di Valentina Pitzalis, come ho avuto modo di raccontare più volte su questo blog si è caratterizzata negli ultimi anni per una continua campagna diffamatoria nei suoi confronti.

Accuse e bugie che hanno tratto forza dall’inchiesta aperta dalla procura di Cagliari a seguito di una denuncia presentata dai genitori dell’uomo che ha cercato di ucciderla dandole fuoco nel 2011 Manuel Piredda, Roberta Mamusa e Giuseppe Piredda.

Per mantenere viva la pressione su Valentina e per cercare di accreditare come vere le loro ipotesi accusatorie, spesso le loro fantasie, il loro desiderio di vendetta, hanno sostenuto per mesi che le indagini stavano dando loro ragione, confermando a pieno le loro tesi, ovvero che la Pitzalis fosse in realtà l’assassina di Manuel.

Lo hanno fatto pur sapendo che le indagini, le perizie e l’incidente probatorio stavano dimostrando altro. Lo hanno fatto travisando ciò che stava accadendo, riportandolo in modo parziale e fuorviante, secondo uno schema ben noto a chi conosce questa vicenda, testimoniato dalle condanne già ricevute dalla Mamusa proprio in merito a passate manipolazioni e diffamazioni.

Quando su questo blog, ma anche sulle pagine di Roberta Bruzzone e Selvaggia Lucarelli è stata raccontata la verità su quanto stesse accadendo, siamo tutti stati accusati di essere dei bugiardi. Siamo stati dileggiati, insultati, minacciati e denunciati.

A nulla è servito pubblicare qui documenti ufficiali, o raccontare nelle mie inchieste l’andamento delle indagini e dell’incidente probatorio, facendolo sulla base dei verbali d’udienza.

E’ sempre stato detto e scritto che questo blog era pieno di menzogne.

Oggi un Giudice ha accolto e sottoscritto la richiesta di archiviazione delle accuse contro Valentina Pitzalis presentata dalla Procura di Cagliari. Oggi un giudice ha sancito l’innocenza di Valentina Pitzalis. Oggi un giudice ha scritto che quello che avevo raccontato non erano bugie.

E allora eccovi parte del dispositivo del Gip Muscas. Un sunto ovvio, ma le parole sono le sue, quelle del documento ufficiale. Sono gli estratti delle pagine finali,  dove risponde alle obbiezioni presentate dai legali dei Piredda sulla base delle quali hanno fatto opposizione alla richiesta di archiviazione. Opposizione respinta.

Ho diviso io, dando dei titoli, le considerazioni del Giudice in capitoli.

Consiglio la lettura a tutti, soprattutto a tutti coloro che per anni hanno creduto alle parole di Roberta Mamusa.

 

 

 

LE CONCLUSIONI DEL GIP A FRONTE DELLE RICHIESTE E DELLE OBBIEZIONI AVANZATE IN SEDE DI OPPOSIZIONE ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DA PARTE DEI PIREDDA

 

Naturalmente tutte  le  verifiche  hanno  risentito  del tempo  trascorso  che  ha vanificato, almeno in  parte,  gli approfondimenti  investigativi  che, tuttavia,  hanno  raggiunto  un grado di certezza tale da non richiedere alcun ulteriore approfondimento che si rivelerebbe del tutto  inutile.

In  questa  sede, infatti,  ciò che rileva è valutare se alla  luce degli elementi  raccolti, sussistano i presupposti   per  sostenere   una  accusa   a  carico   di  Valentina   Pitzalis   ovvero   se  eventuali indagini  suppletive,  come  richieste  dagli  opponenti, potrebbero  avere  una  qualche  utilità.  In proposito  si osserva  che, a differenza  di quanto  sostenuto  dagli  opponenti  che  hanno  chiesto l’imputazione  coatta,  un eventuale  dibattimento non può avere  contenuto  esplorativo  e, anzi, l’esercizio  dell’azione  penale,  lungi  dal  costituire  un accanimento giudiziario.  si deve  basare su solidi e inequivoci  elementi  a carico dell’indagata che, nel caso in esame.  risultano del tutto insufficienti;  peraltro,  come  si avrà  modo di esaminare, nessuno  degli  elementi  investigativi proposti   o  comunque  ipotizzabili,   sarebbe   mai  in   grado   di  creare  un  valido   ed  efficace supporto   probatorio  a  carico  della  Pitzalis.  

Non  si  vuole  certo  in  questa  sede  negare  che all’esito delle accurate  indagini  che hanno caratterizzato questo  procedimento, di certo proprio a causa  del tempo trascorso, residuino  margini di dubbio e di incertezza sulla effettiva e reale dinamica  dei fatti, ma questi  non devono  essere  letti ed interpretati, necessariamente. come un elemento  a carico della Pitzalis, essendo invece ben possibile che tempestivi e immediati accertamenti  sullo  stato  dei  luoghi e anche  autoptici,  avrebbero  consentito di ricostruire con assoluta  certezza quanto  effettivamente avvenuto  e quindi  di spiegare alcune  anomalie  emerse a seguito dell’incidente probatorio.

 

IL CELLULARE DI VALENTINA E L’AGGUATO

Come  sopra  detto,  è stata disposta perizia tecnica sul cellulare di Valentina Pitzalis, al fine si estrapolare  messaggi  nonché  verificare  chiamate  e contatti.  Tale  accertamento  si  è rivelato particolarmente   significativo   perché   ha   sostanzialmente   confermato,   sotto   molti   profili, quanto  riferito  fin  dal maggio 2011  da Valentina Pitzalis.

Nella  parte espositiva  si  è dato atto del contenuto  dei messaggi,  ed è emerso  chiaramente  che il  Piredda  avesse  ripetutamente  e insistentemente  sollecitato  Valentina  ad andare  a casa  sua per consegnarle un documento ed è anche  emersa  la resistenza  di Valentina  la quale,  dovendo ancora  terminare di lavorare,  non avrebbe  voluto assecondare Manuel.

Gli  opponenti   hanno   sottolineato   l’importanza  del  fatto   che  gli  accertamenti  stano   stati eseguiti ad anni di distanza  e ciò ha precluso  l’acquisizione dei tabulati,  l’individuazione delle celle  agganciate  dai  cellulari,  e, soprattutto,  è stato  rimarcato  il  fatto  che era stato oggetto di analisi  solo  il  cellulare  della  Pitzalis,  posto  che quello  del  Piredda  è stato  danneggiato  dalle fiamme  (almeno così si rileva dalle  fotografie) e comunque  è stato ormai  distrutto.  Tutto ciò è senz’altro  vero,  ma  anche  in  questo  caso  deve  rilevarsi  che  tali  lacune  sarebbero  comunque incolmabili  e di certo  nessun  nuovo  elemento  potrebbe emergere  in  sede  dibattimentale;  in ogni  caso,  tali  mancanze,   come  sopra  detto,  non  possono  certo  trasformarsi  in  elementi   a carico   della   Pitzalis,  essendo   invece  ben  possibile   (e  anzi   molto  probabile)  che  indagini tempestive  sarebbero state dirimenti.

Allo  stato,  le  risultanze  della  perizia  non lasciano  alcun dubbio  sul fatto che l’incontro  sia stato una iniziativa del Piredda che, insistentemente e anche prepotentemente (no vale,mi serve oggi! Aspetto  ke finisci poi portamelo).aveva  preteso che  Valentina  andasse  a casa  sua  a  Bacu  Abis  dopo  il  lavoro,  sostenendo,  falsamente.  che avrebbe  dovuto   incontrare  l’avvocato  alle  9,00  per  consegnargli  il   famoso  documento.

Di certo non è determinante il  fatto che tale documento non sia stato trovato;  Valentina  Pitzalis  in occasione   della  sua  audizione   a SIT  il  27  maggio  2011   ha espressamente dichiarato di non ricordare  se gli avesse  dato  in  mano  il  documento, ovvero  se lo  avesse  poggiato   ed essendo stata  l’abitazione,  come  è  noto,  investita da un  incendio  non  si può certo  escludere  che  tale documento sia andato  a fuoco  o comunque,  data la  particolare  frenesia dei  primi  soccorsi.  sia caduto  in  terra  e poi andato  disperso.  Si deve  ricordare  che anche  il  sopralluogo  non è stato particolarmente  accurato e dettagliato  e il  materiale  fotografico  risulta  carente,  pertanto  è ben possibile  che anche  il  mancato  rinvenimento  del documento sia  una conseguenza delle  lacune investigative  senz’altro  non più colmabili  che, comunque, deve ancora ribadirsi,  non possono ripercuotersi  sulla  difesa  di  Valentina  Pitzalis  che  peraltro,  in  questa   fase,  è sempre   stata collaborativa.

Al fine di screditare l’esito delle operazioni  peritali,  la difesa degli opponenti  ha ipotizzato   l’utilizzo   da  parte  della   Pitzalis,   di  uno   strumento   disponibile   sul  web   “srns spoofing”   o  “sms  proofing”   che  permetterebbe  di  inviare  messaggi  alterando   il  numero  di telefono  del  mittente,   strumento,   a  dire  della  difesa  di  facile  utilizzo   e  che  non  richiede competenze   informatiche   avanzate.   A  prescindere  dal   fatto   che   non   appare   seriamente credibile  che la  Pitzalis  fosse  in  grado di utilizzare  tale  sistema,  né che avesse  la  disponibilità di  idonea  strumentazione,  si deve  comunque rilevare  che  si tratta  di  una  mera  ipotesigià messa  seriamente  in discussione dal perito ( …potrebbeessere anchesuccesso, però dovrebbe essere successo  in  quel  momento,in  quella  ora..),  non   suffragata   da  alcun   elemento probatorio  e  neppure   indiziario;  peraltro,  in  considerazione  del  fatto  che  l’utilizzo  di  tale strumento   potrebbe   essere   verificato  solo  attraverso   l’esame  dei  tabulati  che   non  è  più possibile,   è  evidente   che  si  tratta  comunque  di  una  strada  investigativa  non   percorribile.

Ancora si deve osservare  che l’utilizzo di tale sistema  presupporrebbe una attenta  e dettagliata programmazione  del  delitto    e ciò  si  scontra  con altre  risultanze  probatorie;  in  particolare  si deve osservare  che di certo una pericolosa criminale quale dovrebbe  essere la Pitzalis per programmare  un così  brutale  omicidio,   non sarebbe  certo  incorsa nell’errore di creare quale motivazione  per la  visita a casa del Piredda  la consegna  di un documento che poi non avrebbe fatto ritrovare e, tanto meno,  avrebbe reso dichiarazioni confuse/contraddittorie o facilmente aggredibili  a fronte di tempestive indagini.

Pertanto.  pur prendendo  atto delle  perplessità  rilevate dagli  opponenti  e concordando con loro sul  fatto  che  sarebbero  state  opportune   indagini  tempestive,  deve  comunque  ritenersi  che l’esito  della  perizia  informatica  costituisca  un  tassello  fondamentale  per  ricostruire  quanto accaduto  la sera dei fatti che, in sostanza,  conferma quanto  riferito dalla Pitzalis.

 

LE FERITE DI VALENTINA

Come   sopra   esposto,   proprio    la  compatibilità  delle   lesioni   con   la  dinamica   riferita  da Valentina   Pitzalis,  è  stata  oggetto  di  acceso  dibattito  tra  le  parti;  i     Consulenti   dei  Piredda hanno  rilevato numerose  anomalie  sotto vari  profili:  per  la dislocazione delle  lesioni.  per  il limitato  coinvolgimento  del cuoio  capelluto  che sarebbe  incompatibile  con il  getto “dall’alto” della  benzina,  per  il  mancato   rinvenimento dell’innaffiatoio  al quale  la  Pitzalis aveva  fatto riferimento,   per  la  zona   dell’abitazione  nella   quale   è  stata   trovata  dai   soccorsi.  per   la possibilità di vedere,  come  da  lei  riferito,  il  corpo  del  Piredda, al punto  che  la difesa degli opponenti  ha senz’altro concluso  sostenendo che tali lesioni sarebbero  una conseguenza di un “ritorno di fiamma“.

Anche  sotto  tale profilo  non  vi è alcun  dubbio  sul  fatto che  indagini  tempestive avrebbero permesso   di  fugare  qualunque  dubbio   sull’accaduto,  creando   anche  maggiore  serenità  nei prossimi   congiunti  di  Manuel   Piredda;  un  più  accurato  sopralluogo.  l’esame  dei  vestiti indossati  in quel  contesto  da Valentina  Pitzalis (che  invece sono  stati  distrutti) che  avrebbe permesso   di  accertare   se  il   materiale  rappresentasse  un  accelerante  ovvero   uno   scudo. avrebbero   costituito  senz’altro  elementi   fondamentali,  ma  in  assenza  di  ciò  e  sulla  base  di quanto  emerso  in   sede   di   indagini  e  di   incidente  probatorio,   l’ipotesi  accusatoria  quale formulata  dagli  opponenti  risulta  priva  di  qualunque  riscontro.

Valentina  Pitzalis,  si ricorda, non  ha  mai  detto   che  Manuel  le  aveva   gettato   addosso  la  benzina dall’alto  verso   il  basso, bensi.  anche   in  sede  di  sommarie  informazioni  aveva  dichiarato,  rispondendo  alla domanda dei carabinieri  ·’ .. con la parte  davanti . ., risposta senz’altro  imprecisa  ma a seguito della  quale non   le  sono   state   chieste  ulteriori  spiegazioni.  Peraltro,  nell’intervista  televisiva  rilasciata nella  trasmissione “Segreti e Delitti”  in data  20 aprile  2014, quindi  in un momento in cui non esisteva alcuna indagine  a suo  carico,   Valentina Pitzalis aveva  specificato che  il  liquido  le era arrivato  infaccia perché  lui laveva lanciato  così (aveva fatto  il gesto  con la mano destra dal basso  verso l’alto) ..  io ricordo  un innaffiatoio.

Pertanto.  come  rilevato  anche  dai  Periti,  in  considerazione  del  fatto  che  le  lesioni  riscontrate sono  compatibili  con  un  lancio,  frontale, del  liquido infiammabile, non  vi sono  elementi per ritenere  che  Valentina  Pitzalis  abbia   volutamente  mentito  nel  riferire  i    fatti.

Neppure  può affermarsi con  un margine di certezza  che  potrebbe giustificare l’esercizio  dell’azione  penale, che  la stessa,  date  le lesioni agli  occhi,  non  potesse aver  visto  il corpo  di  Manuel  Piredda; a prescindere dal  fatto  che  la  circostanza  non è certo  determinante e che potrebbe trattarsi  anche di  un  falso  ricordo, si deve  rilevare che  la  Dott.ssa Alma Posadinu, Responsabile del  centro Grandi  Ustioni   di  Sassari   che  ha  preso  in cura  la  Pitzalis immediatamente dopo  il  trasporto (sentita dalla difesa della Pitzalis in sede  di indagini difensive) ha specificato che  subito dopo l’evento  ustionante sicuramentValentina  era  in grado  di usare  il muscolo  elevatore  delle palpebre” tanto  è vero  che  lei  in sede  di  visita era  riuscita a intravedere  i    bulbi  oculari  e ha aggiunto  che,   perché   si  verifichi   un fenomeno  di  opacamento  della  cornea  di  chimosi congiuntivale può passare anche  un ora,per  cui  Valentina era in grado  di  vedere durante  il fatto “.

La questione è senz’altro  controversa,  ma  di  certo,  nessuna ulteriore  attività potrebbe fugare  tale dubbio,  peraltro di modesta rilevanza ai fini accusatori.

 

LA MORTE PER ASFISSIA

Naturalmente tali  conclusioni  hanno  determinato un acceso  dibattito  tra  gli  esperti;  ciò non tanto  sulla causa  finale  della  morte,  e cioè l’asfissia,  avendo  tutti  convenuto sul fatto  che il  Piredda non sia  morto  nell’incendio  avvolto dalle  fiamme.  ma soprattutto,  sulla causazione dell’ asfissia,  se determinata da fumi, da confinamento, ovvero,  come  sostenuto  dai Consulenti dei Piredda in  particolare  dal Prof.  Fineschi  (non essendo  stata riscontrata alcun tipo di lesione sul corpo del  Piredda),  si sia trattato  di asfissia  meccanica  provocata  da  un oggetto  molle  o avvolgente (mani, cuscino  o altro similare).

Appare   evidente   che  alla  luce  di  quanto   sopra  esposto,   non  vi  sia  elemento   alcuno   per attribuire  una  qualche  responsabilità  della  morte  del  Piredda a  Valentina   Pitzalis;  gli  stessi Periti, infatti, hanno  ben chiarito che tutti  gli accertamenti eseguiti  hanno  dei  limiti e per tale ragione   hanno   indicato,   con   ragionevole   certezza,    le  cause   di   esclusione  della   morte. aggiungendo  che  “si può  solo  ragionevolmente  supporre”  che  la  morte  sia  da  attribuirsi all’asfissia,  senza   tuttavia  essere   in  grado,   avuto   riguardo  alle  condizioni  del  corpo.  di individuare con maggiore precisione la genesi del meccanismo asfittico“,

Né  si  può  ritenere  che  gli  approfondimenti  investigativi  suggeriti  negli  atti  di  opposizione possano    colmare    le   profonde   e   inevitabili   lacune   che   derivano   dalla   tardività   degli accertamenti.

 

IL CIUFFO DI CAPELLI NELLE MANI DI MANUEL

Gli  opponenti,  esaminato  il  materiale  fotografico  quale  allegato   alla  relazione  peritale  (in particolare  le  foto  95  e  96)    hanno  posto  l’attenzione  sul  “ciuffo  di  capelli”  che.  a  loro giudizio,  sarebbe   chiaramente  visibile  nella  mano  sinistra  del  Piredda  e  hanno  addirittura sollecitato  un’altra esumazione del cadavere  per analizzare  il  reperto;  sul punto  si osserva  che alle  operazioni  peritali  hanno  partecipato tecnici  ed esperti  qualificati  (compresi  i    Consulenti dei  Piredda)  ai  quali  non  potrebbe  certo  essere  sfuggito  un  dettaglio  di  tale  importanza;  è evidente  che se tale “ciuffo” avesse  avuto  un qualche  rilievo sarebbe  stato notato  e analizzato. per cui la circostanza che non si sia proceduto  in tal senso dimostra  che, da tutti  i  presenti,  non è  stato   valutalo   come   rilevante  scientificamente.  Deve   aggiungersi   che,   come   si  rileva dall’analisi dell’intero materiale fotografico dal quale  risultano tutte le fasi delle operazioni  e, pertanto  anche  la  posizione  del cadavere,  la mano sinistra  del Piredda si trovava sotto  il  corpo .. intrisa  nei liquami presemi  nel fondo della cassa(vedi  relazione  peritale  pag.  22).  È quindi evidente,   dato  il  tempo  trascorso  e  le condizioni   riscontrate, che  il  “ciuffo” rilevabile dalla fotografia,  non  poteva  essere  di capelli.  ma eventualmente  tessuto,  ovvero  peli pubici  portati in  superficie  sopra  la  mano e certo  non incastrati  nelle dita, dato che residuano  solo  le nocche. Deve pertanto  escludersi  qualunque rilevanza dell’accertamento richiesto.

 

LE STRISCIATE SUL MURO

Del pari  irrilevanti  e comunque,  allo  stato  non  utili, devono  ritenersi gli  accertamenti sulle strisciate  nel muroquali  si rilevano dalle  fotografie. Sul punto  gli opponenti  rilevano che  la strisciata della  mano  insanguinata non potrebbe  essere  quella di Manuel,  le cui dimensioni  e lesioni  sarebbero   incompatibili,  bensì  si tratterebbe  della  mano  di  Valentina  (o di  un  terzo secondo  la  difesa  del  Piredda),  la  quale  pertanto,  sarebbe  stata  vìcìno  a Manuel  e proprio  in quel  frangente  si sarebbe bruciata  dopo aver dato fuoco al corpo del marito. Tale accertamento investigativo  deve  ritenersi  del  tutto  impraticabile;  dato  il  mutamento  dello  stato  dei  luoghi, ciò  che  si sollecita,  sarebbe  una comparazione eseguita su  fotografie, nelle  quali  è riportato quello  che,  all’epoca,  ì    carabinieri  avevano  indicato  come  “traccia  ematica”  e che,  oggi.  non può  in alcun modo  essere  riscontrato; peraltro,  il confronto delle  mani,  in considerazione del deterioramento delle  mani del  Piredda, ma anche  della  Pitzalis alla quale  è stata  amputata  la mano   sinistra  e  la  cui   mano   destra   risulta  visibilmente  deformata,  sarebbe   in  concreto impossibile.  Né la  cosiddetta strisciata  di sangue  rilevata  sul muro  permette  di comprendere con  un grado  di ragionevole certezza,  se  la  mano  sia  stata  poggiata  per  intero,  ovvero  solo parzialmente ed evidentemente ciò sarebbe  indispensabile per valutarne  le dimensioni.

Anche  sono   tale  profilo,   pertanto,   deve  rilevarsi  l’inutilità  delle  integrazioni  investigative sollecitate dagli opponenti.

 

LE CONTRADDIZIONI DI VALENTINA E I TESTIMONI DEI PIREDDA

Ben poco  peso probatorio  può attribuirsi  alle  discrasie e/o contraddizioni  rilevate  dalla  difesa degli  opponenti  tra  le  di dichiarazioni  di Valentina  Pirtzalis  e quelle  dei  familiari,  ovvero  tra quelle  degli  stessi  familiari  e  altre  rese  da  persone   informate  sui  fatti   improvvisamente  e tardivamente   comparse  sulla  scena.   E’   evidente  che  accertare   se  i    genitori   della   Pitzalis sapessero   che  Valentina  era  andata  da  Manuel  ( circostanza  che  potrebbero   aver  appreso   la stessa  sera dalla  sorella  Francesca),  se il  bar nel quale  lavorava  avesse  chiuso  alle  22.00  o più tardi  se fosse  stata  accompagnata a casa  dal  datore  di lavoro  Giovanni  Giganti.  ovvero  dalla sorella  Francesca  non  risulta  certo  dirimente.  Si tratta  di circostanze  marginali  sulle  quali  vi sono state molteplici versioni,  anche a distanza di molti  anni dai  fatti  da parte di persone  che. se  veramente avessero   avuto  notizie  rilevanti  si  sarebbero   fatte  avanti  nell’immediatezza  o comunque  subito  dopo  l’avvio  dell’indagine  a  carico  della  Pitzalis  e  non  a  seguito  di  un incontro  casuale  con componenti   della  famiglia  Piredda.  Tale  discorso è senz’altro  valido  per G. M.  relativamente  al  quale  si  chiede   un  confronto  con  Giuseppe  Piredda  e  con O. L. ,  moglie  del  datore  di  lavoro  di  Valentina  Pitzalis  che.  peraltro  dovrebbe riferire  solo  circostanze apprese  dal  defunto  marito;  ma a maggior  ragione  risulta  ben  poco rilevante  il  confronto  tra  M. G. P. e Mamusa  Roberta  con particolare  riferimento  a quanto la  P. avrebbe  dichiarato  in  un casuale  incontro  in cimitero  nell’estate  2019 e poi in una telefonata circa il  fatto che “una clientele avrebbe  confidato  di aver visto la sera dei  fatti Francesca Pitzalis  depositare una tanica  nelle scale di fronte all’abitazione di Manuel  Piredda. Si deve  in  proposito ricordare  che a seguito  di delega  del P.M.  è già  stata disposta  l’audizione a  SIT della  P.,  la quale  in quel contesto,  ha in  gran parte negato  la circostanza  sostenendo che  tale   specifico   episodio   le   sarebbe   stato   raccontato   da  una  persona   della   quale   non ricordava  il  nome.  È evidente  che non avendo  mai dichiarato  il  nominativo della  fantomatica testimone,  tale rivelazione non si può ottenere  in  un confronto  e, in ogni caso, si tratterebbe di una   teste   totalmente   inattendibile.   In   proposito  deve   segnalarsi   che   neppure    la   difesa dell’opponente  da credito  alla  “rivelazione”  della  P.,  al  punto  che  ipotizza  che  non  una terza  persona,  bensì  lei  stessa  avrebbe  visto  la  Pitzalis  depositare   la  tanica  nelle  scale  e a tal fine sollecita  un sopralluogo   presso  l’abitazione della  P.  per verificare se potesse  vedersi lingresso  dell’abitazione  del  Piredda.  È  evidente  che  tale  sopralluogo   non  avrebbe  alcuna utilità,  posto  che  se  anche    l’ingresso  fosse  visibile,  tale  elemento   non  sarebbe  comunque sufficiente per dimostrare che  effettivamente  la Pacini  abbia  visto  qualcosa  di rilevante,  né, anche  in questo  caso,  un eventuale dibattimento potrebbe  fornire utili elementi  a carico.

 

L’ ANNAFFIATOIO

Solo  un  cenno  si  impone  relativamente  al  presunto   “innaffiatorio”    i    cui  resti,  combusti, sarebbero   stati  trovati  all’esterno dell’abitazione di  Manuel  Piredda;  tale circostanza è stata ritenuta  particolarmente  rilevante dagli opponenti  perché  dimostrerebbe la rispondenza al vero di  quanto   riferito  dalla  Pacini  alla  Mamusa;   in  realtà  se  si  volesse  ritenere  che  l’oggetto rappresentato nella  fotografia  in  atti  sia effettivamente  un innaffiatoio  (foto  CC elaborata  dal Ris) sarebbe  in realtà una conferma di quanto  sempre  riferito da Valentina Pitzalis, la quale,  si ricorda, ha costantemente sostenuto di ricordare che Manuel le avesse lanciato il liquido infiammabile  attraverso  un  innaffiatoio  e di  certo  non  è determinante  che  sia  stato  trovato all’esterno:  si   deve   infatti  ricordare  la  particolare   frenesia  del  momento,   la  necessità  di soccorsi   immediati  per  la  Pitzalis e ciò  in  un ambiente ancora  saturo  di  fumi  e  al  buio;  è quindi   possibile   che  chiunque,   soccorritori,  carabinieri,  abbiano   involontariamente  spinto all’esterno   l’oggetto  (innaffiatoio  o  altro)  che   senz’altro,   se  combusto,   doveva   trovarsi nel!” appartamento al momento  dell’ incendio.

 

LE CONCLUSIONI

Sulla   base   di   quanto    sopra   deve   concordarsi    con   le   argomentazioni   del   P.M.   circa l’insussistenza  dei  presupposti   per  l’esercizio dell’azione  penale  nei  confronti  di  Valentina Pitzalis  e  ciò  per  l’assoluta  inconsistenza di  quelli  che  gli  opponenti   ritengono   elementi  a carico.  Inoltre,  come  sopra  rappresentato, in  considerazione dell’attività  investigativa disposta dal  P.M.  e degli  approfondimenti  svolti  in sede  di  incidente probatorio, qualunque dovesse risultare  l’esito  delle   integrazioni  investigative  richieste,  il  quadro  indiziario  risulterebbe comunque  estremamente  carente   e  di  certo   inadeguato  a  sostenere   qualunque  accusa   in giudizio.

Per le  ragioni esposte  deve essere disposta l’archiviazione del procedimento e la restituzione degli atti al P.M.

 

 

 

Credo che resti poco altro da dire, se non che Valentina Pitzalis ha sempre raccontato la verità. Che Roberta Mamusa da anni la accusa senza una sola prova che possa dichiararsi tale.

Non lo dice piu’ solo valentina Pitzalis

Da oggi lo ha ribadito un Giudice.