A GONNESA ROBERTA BRUZZONE NON DEVE PARLARE, SOPRATTUTTO DI VALENTINA PITZALIS

L’ITALIA E’ UN PAESE DOVE ACCADONO COSE INCREDIBILI.

QUANDO POI C’E’ DI MEZZO VALENTINA PITZALIS LA FREQUENZA CON CUI ACCADONO COSE INCREDIBILI DIVENTA DECISAMENTE ALTA.

Questa volta a fare le spese di questa anomalia della democrazia e delle garanzie della libertà d’espressione è stata la criminologa Roberta Bruzzone. Una vicenda ben raccontata oggi in un articolo su l’Unione Sarda dalla giornalista Stefania Piredda.

La vicenda, per quanto incredibile, è molto semplice.

Roberta Bruzzone in questi giorni si trova in Sardegna dove sta partecipando a una serie di eventi per presentare il suo libro Favole da Incubo, che racchiude 11 storie di violenza sulle donne, una di queste è quella di Valentina Pitzalis. Ad organizzare questa serie di eventi/presentazioni gli organizzatori del Festival Liberevento.

Una delle date previste era fissata per il 2 Agosto a Gonnesa. A un certo punto arriva la comunicazione che la serata doveva essere spostata sempre il 2 Agosto in ma in altra località, Postoscuso. Ad annunciare che non era più possibile svolgere la serata a Gonnesa la stessa amministrazione comunale per ragioni di ordine pubblico.

Si badi bene: per ragioni di ordine pubblico. Non certo per questioni sanitarie, dato che tutte le serate sono state organizzate seguendo tutte le procedure anti Covid, sia per quanto riguarda le distanze, sia per quanto riguarda i posti prenotati e quindi la registrazione dei partecipanti.

Quali sono state dunque le ragioni di ordine pubblico?

Lo ha spiegato all’Unione Sarda l’Assessore alla cultura di Gonnesa Simone Franceschi:

“Per ragioni di ordine pubblico dopo aver ricevuto la richiesta della famiglia Piredda abbiamo chiesto agli organizzatori del Festival Liberevento, in cui la presentazione del libro era inserita, di trovare un’altra location. Non si tratta di patteggiare per l’una o l’altra parte di questa triste vicenda, mala storia di Manuel e Valentina aveva fortemente colpito Gonnesa, e abbiamo preferito fare questa scelta.”

INSOMMA LA FAMIGLIA PIREDDA HA FATTO UN RICHIESTA AL COMUNE DI GONNESA PERCHE’ ROBERTA BRUZZONE NON VENISSE A PRESENTARE IL SUO LIBRO.

UNA RICHIESTA DI CUI NON SONO NOTI CON CHIAREZZA I CONTENUTI, MA CHE HA SPINTO L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE AD ANNULLARE LA SERATA PER RAGIONI DI ORDINE PUBBLICO.

Una notizia che l’Assessore spiega come si trattasse di una cosa normale e comprensibile.

E’ BENE RICORDARE ALL’ ASSESSORE E A CHIUNQUE ALTRO CHE LO SCORSO OTTOBRE IL TRIBUNALE DI CAGLIARI HA ARCHIVIATO IL FASCICOLO D’INDAGINE A CARICO DI VALENTINA PITZALIS PROSCIOGLIENDOLA DA OGNI ACCUSA, SOPRATTUTTO DA QUELLA DI OMICIDIO VOLONTARIO NEI CONFRONTI DI MANUEL PIREDDA.

STABILENDO NELLA STESSA SENTENZA CHE SENZA ALCUN DUBBIO MANUEL PIREDDA HA CERCATO DI UCCIDERE VALENTINA PITZALIS DANDOLE FUOCO E POI E’ MORTO NELL’INCENDIO SEGUITO ALLA SUA STESSA AZIONE CRIMINALE.

HA STABILITO INSOMMA CHE MANUEL E’ L’AGGRESSORE E VALENTINA PITZALIS LA VITTIMA.

Lo ha stabilito questo ultimo dispositivo di archiviazione, dopo anni di indagini, la riesumazione del cadavere, decine e decine di interrogatori, perizie e consulenze tecniche. Esattamente come lo aveva stabilito già  la prima indagine del 2011 che si era conclusa con la stessa formula di archiviazione, e con le stesse conclusioni: Manuel era l’aggressore, Valentina la vittima.

QUESTA E’ LA VERITA’ GIUDIZIARIA STABILITA A QUESTO PUNTO DA DUE INDAGINI E DUE GIUDICI.

QUESTA E NON QUELLA CHE LA FAMIGLIA PIREDDA HA RACCONTATO PER ANNI SU SOCIAL E GIORNALI, E CHE HA PROVATO A RACCONTARE ANCHE IN AULA, VENENDO SMENTITA SISTEMATICAMENTE DALLE INDAGINI.

NESSUN CRANIO ROTTO, NESSUN PROIETTILE, NESSUNA CALZA DI NYLON A SOFFOCARE MANUEL. NESSUNA AGGRESSIONE DA PARTE DI VALENTINA PITZALIS. NESSUN COMPLICE SULLA SCENA DEL CRIMINE.

SOLO MANUEL PIREDDA CHE HA CERCATO DI UCCIDERE VALENTINA PITZALIS DANDOLE FUOCO.

 

Quindi mi fa un poco rabbrividire, per non usare valutazioni più forti, sentire che un amministratore pubblico, un uomo eletto per governare al meglio Gonnesa, dichiari ‘non si tratta di parteggiare per l’una o l’altra parte’.

PERCHE’ QUI NON SI TRATTA DI PARTEGGIARE IN EFFETTI, SI TRATTA DI QUALCOSA DI MOLTO PIU’ SEMPLICE: PRENDERE ATTO DI QUANTO HA STABILITO LA GIUSTIZIA ITALIANA.

E AVERE IL CORAGGIO DI PORTARE QUELLA VERITA’ SANCITA DA UN GIUDICE ANCHE A GONNESA.

Perché ha ragione l’Assessore quando dice che questo paese è stato fortemente colpito dalla vicenda di Manuel e Valentina. Quello che sembra dimenticare però è che a lacerare Gonnesa, ad avvelenare la comunità, a creare una condizione di tensione durata anni, non è stata la vicenda di per sé stessa, l’aggressione a Valentina e la morte di Manuel, ragazzo nato e cresciuto in quella cittadina, e conosciuto da tutti, anche nei suoi lati più oscuri emersi durante le indagini, come tutti i suoi precedenti penali.

Ad avvelenare il clima sono stati anni di una versione diversa dei fatti di quella notte raccontata dalla famiglia Piredda, e in particolare dalla madre del ragazzo Roberta Mamusa. Una versione dei fatti che raccontava di come l’assassina fosse Valentina, e la vittima Manuel. Una versione che si è basata su un castello di notizie false o parziali, manipolate, o inventate. O ancora ipotesi inverosimili. Tutte smentite dalle indagini della Procura e dal confronto in aula davanti al Giudice.

E che Roberta Mamusa sia sta artefice di questa campagna di informazioni non corrette lo dimostrano almeno due sentenze, una delle quali l’ha vista condannata per diffamazione. Mentre ancora deve essere detta l’ultima parola su una denuncia nei suoi confronti per persecuzione nei confronti di Valentina Pitzalis.

Quindi se Gonnesa ha dei veleni da smaltire, non sono quelli che avrebbe portato Roberta Bruzzone con la presentazione del suo libro. Ed è bene ricordarlo, quello era il tema della serata, il suo libro, e non esclusivamente la vicenda Pitzalis.

MA SE ANCHE SI FOSSE PARLATO DELLA VICENDA PITZALIS, CARO ASSESSORE, FORSE ALLA COMUNITA’ DI GONNESA AVREBBE FATTO BENE CONOSCERE LA VERITA‘.

Forse questa sarebbe stata un’occasione importante per fa sì che qualcuno venisse a raccontare cosa è stato veramente stabilito da un Tribunale, anche a quanti non hanno avuto occasione di informarsi e ancora prendono per vere versioni che vere non sono.

 

 

Mi piacerebbe poi capire cosa ha spinto l’amministrazione della città a cambiare opinione in modo così repentino, dopo aver dato mesi prima il proprio avvallo e consenso alla serata del festival con Roberta Bruzzone. Non esistevano all’epoca i problemi che sono poi emersi così forti?

Quando si parla di annullare un evento per motivi di ordine pubblico poi, in genere, si teme che possano verificarsi contestazioni in piazza. E’ questo che la famiglia Piredda ha ipotizzato? Che avrebbero organizzato una contestazione?

Lo chiedo perché non capisco.

Immagino di no, certo che se fosse andata così lei avrebbe denunciato pubblicamente, e alla magistratura, un simile atteggiamento da parte della famiglia Piredda.

Quale altra ragione potrebbe dunque aver preoccupato l’amministrazione per motivi di ordine pubblico? Motivi che poi dovevano essere potenzialmente gravi, tali da non essere tenuti sotto controllo con la presenza dei Carabinieri di zona.

 

Ora tutto questo prendendo per buone le motivazioni dell’Assessore, perchè diversamente si dovrebbe pensare che non ci fosse alcun rischio reale e che a spingere l’amministrazione ad annullare la serata, sia stata esclusivamente la richiesta della famiglia Piredda.

Che quindi la decisione si stata di opportunità, una decisione politica.

Fatto questo che sarebbe ancora più grave intendiamoci. Perché vorrebbe dire che una richiesta presentata dalla madre dell’uomo che ha cercato di uccidere Valentina Pitzalis, già condannata per diffamzione nei confronti di quest’ultima, accusatrice di una vittima cui ha dato dell’assassina, e che ha invitato più volte la Pitzalis a costituirsi e molto altro, ha sulla pubblica amministrazione di Gonnesa un ascendente tale da portare all’nnullamento di una conferenza/presentazione di una nota criminologa e professionista come Roberta Bruzzone.

Bruzzone colpevole di una sola cosa: di aver sostenuto l’innocenza di Valentina Pitzalis e di averla sostenuta nella sua battaglia legale.

Perché se fosse vera quest’ultima versione, vorrebbe dire che Roberta Mamusa ha di fatto il potere di decidere chi può venire a parlare a Gonnesa, di impedire di parlare a chiunque non sostenga le tesi a lei gradite. In barba a quanto deciso dalla legge.

 

 

 

Spero inoltre che l’Assessore abbia letto l’articolo fino in fondo, e abbia così scoperto che la famiglia Piredda ha contattato anche le amministrazioni locali delle altre località dove Roberta Bruzzone doveva parlare, Portoscuso e Calasetta, chiedendo anche a queste di annullare le manifestazioni. Richieste che fortunatamente sono state respinte e i due eventi si sono svolti regolarmente con una presenza massiccia di pubblico.

Il tentativo di fermare la Bruzzone anche nelle altre date e negli altri comuni è la più palese dimostrazione che non era certo per tutelare la comunità di Gonnesa, caro Assessore, che la famiglia Piredda si è mossa, ma molto più semplicemente per cercare di mettere a tacere la criminologa, per non far circolare in quella zona la verità sul caso Pitzalis.

Del resto conosciamo bene i modi della famiglia Piredda, che in passato per cercare di evitare che Valentina Pitzalis svolgesse la sua attività divulgativa nelle scuole e in eventi pubblici aveva lanciato veri e propri appelli perché venisse segnalato ogni singolo evento, in modo da poter intervenire per cercare di convincere gli organizzatori ad annullarlo.

Per non parlare delle numerose denunce fatte a chiunque abbia osato prendere le difese di Valentina sui social o sui giornali, come quelle contro questo blog e contro me personalmente. Denunce già archiviate o sotto valutazione di un giudice dopo la richiesta di archiviazione.

Tutto per metterci a tacere, per impedire che dicessimo la verità.

Caro Assessore questi sono i metodi della famiglia Piredda. Alcuni pubblici amministratori li hanno rifiutati,  come il vicesindaco di Calasetta Roberto Sinzu che ha dichiarato:

“Qui si tratta della volontà di voler imporre il silenzio, anche questa è una forma di violenza che non può essere accettata.”

 

Lei invece, caro Assessore, ha detto sì.

 

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