PERCHE’ ANDREA LANDOLFI E’ STATO ASSOLTO? LE PAROLE DELL’AVVOCATO SERENA GASPERINI

 

Lo scorso 19 luglio la Corte d’Assise del Tribunale di Viterbo, ha assolto Andrea Landolfi dalle accuse di omicidio volontario e omissione di soccorso in merito alla morte di Sestina Arcuri, deceduta il 6 febbraio 2019 in ospedale a seguito delle ferite riportate nella notte tra il 3 e 4 febbraio a Ronciglione, durante una caduta accidentale dalle scale -come ha sempre sostenuto Landolfi – o dopo essere stata gettata giù dal parapetto delle scale dall’uomo, come invece ha sempre sostenuto la Procura che aveva chiesto per lui una condanna a 25 anni.

 

La sentenza ha escluso l’omicidio, assolvendo Andrea Landolfi e rimettendolo in libertà dopo due anni di carcere.

La sentenza ha fatto molto discutere, scatenando anche violente polemiche sul web, che hanno visto i due legali di Landolfi, Serena Gasperini e Daniele Fabrizi oggetto di insulti e minacce.

Una sentenza che ha ovviamente lasciato insoddisfatta la famiglia di Sestina Arcuri che ha parlato di una decisione totalmente inaspettata e ha già annunciato il ricorso in Appello tramite il suo legale Vincenzo Luccisano che ha commentato così la sentenza:

“Non è assoluzione piena ma per insufficienza di prove, hanno creduto che lui abbia chiamato solo alle 5.30, perché lei stava male, ma i fatti sono accaduti molto prima. Però lo condannano a 4 anni per lesioni alla nonna”.  ( da Il Messaggero, Morte di Sestina Arcuri, la famiglia:”Una sentenza totalmente inaspettata”)

Come accade sempre più spesso in processi per omicidio che diventano fenomeni mediatici, seguiti con attenzione dall’opinione pubblica, quando si arriva a una sentenza che ribalta le tesi accusatorie della Procura la gente, che non ha potuto accedere agli atti e seguire le udienze, fatica a comprendere quanto sia accaduto.

Per questo ho deciso di chiedere proprio all’avvocato Serena Gasperini di raccontare in questa intervista che cosa abbia portato la Corte ad assolvere il suo assistito Andrea Landolfi.

Le motivazioni dei giudici saranno note solo a ottobre quando verranno indicativamente depositate, ma è evidente che i dubbi e le osservazioni sollevate dalla difesa abbiano convinto la Corte che gli elementi contro Landolfi non erano sufficienti e portare a una sua condanna. Per questo le parole dell’avvocato Gasperini, per quanto siano le parole del legale della difesa, hanno un valore importante in questa circostanza.

Una premessa, prima della lettura dell’intervista: conosco Serena Gasperini da diversi anni, si tratta di una professionista che non ha mai temuto di assumere posizioni e tutele legali ‘scomode’, impopolari. Così come non ha mai temuto di sostenere tesi, da giurista, controcorrente, anche a costo di trovarsi poi al centro di roventi polemiche.  Personalmente la ritengo una professionista molto seria e capace, tanto da essermi rivolto a lei come mia legale in alcune circostanze. Lo dico prima che qualcuno dei tanti leoni da tastiera e haters vari, sollevino la questione.

I nostri rapporti non hanno mai impedito, ad entrambi, di muoverci sul rispettivo piano professionale con la massima serietà e serenità, anche quando ci siamo trovati con giudizi ed opinioni non condivise, come dire, su fronti opposti. E con la stessa serietà etica abbiamo fatto questa intervista.

Un’intervista dove ho cercato di capire cosa sia accaduto durante il processo.

 

Fabio Lombardi –  Avvocato Gasperini, la sentenza ha fatto molto discutere, anche con degli strascichi spiacevoli – come capita sempre più spesso nei processi mediatici – sul web. Molte accuse e molte critiche a voi come legali della difesa e anche ad alcuni consulenti

Avvocato Serena Gasperini – Si guarda, se fossero state critiche, come spesso mi accade anche quando commento altri casi di cronaca – ovviamente sempre sul piano tecnico – le avrei accolte favorevolmente. Anche critiche aspre o negative. Vedi, ci sono soggetti intelligenti che criticano, però ti pongono anche delle domande, alle quali io rispondo sempre molto volentieri. E spesso e volentieri le risposte che fornisco ai soggetti probabilmente culturalmente più elevati e intelligenti, implicano delle riflessioni.

Poi ci sono gli imbecilli, che non hanno il minimo livello culturale giuridico, ma anche ‘sociale’ – diciamo così –  che invece si pensano degli altissimi giuristi, ingegneri, psicologi, criminologi, giudici…insomma sanno tutto loro, e offendono. Quindi le critiche sì, le offese no.

Addirittura a noi come legali hanno augurato che a nostra figlia accadesse la medesima cosa, hanno detto che abbiamo festeggiato sulla morte di Sestina… e mi chiedo solo il pensiero, che hanno avuto loro, come gli è arrivato. Immagino che forse quello è ciò che loro avrebbero fatto, perché vedere negli altri un’azione impensabile mi fa ritenere che quello è il loro pensiero. Vedono negli altri ciò che loro pensano, la loro natura la vedono negli altri.

Ci sono state offese anche sul piano professionale, hanno detto che festeggiavamo appunto sulla morte di Sestina, quando noi abbiamo festeggiato una vittoria professionale, perché è stato un processo durissimo, perché Andrea era già stato ‘condannato’ fin dal giorno della sua iscrizione nel registro degli indagati.

Cioè Sestina aveva perso la vita, e siccome c’era un uomo in casa, allora la ragazza doveva aver perso la vita solo ed esclusivamente per la mano omicida dell’uomo, punto. Senza se e senza ma.

Le carte però dicevano tutt’altro, e non è stato facile perché noi abbiamo avuto anche per un lungo periodo, la stampa contro. Perché avevano disegnato Andrea come un mostro. Operazione facile, perché era un pugile, un ragazzo giovane con il proprio carattere, e anche qualche intemperanza, ma voglio dire, non so chi si può permettere di pensare di non aver avuto un’intemperanza in gioventù…quindi gli si addiceva benissimo il ruolo da mostro.

Questo ruolo ha cominciato a crollare solo quando i giornalisti locali hanno avuto l’autorizzazione a restare in aula per tutte le udienze, che duravano 8 ore di fila. A quel punto loro stessi hanno iniziato ad ascoltare e ad avere sotto gli occhi gli elementi che portava l’accusa: nulli, zero. E anche di vedere ciò che le carte affermavano: ovvero un incidente, un tragico incidente che ha devastato entrambe le famiglie. A quel punto hanno cominciato a raccontare realmente quello che avveniva in aula, quindi i fatti del processo.

La sentenza non è piaciuta perché ovviamente Andrea doveva essere colpevole, specialmente in questo momento storico nel quale è impensabile che un uomo, di fronte alla morte di una donna possa non essere responsabile.

Quindi su Facebook – tant’è vero che adesso, avendo tutti i nominativi sporgeremo con Andrea querela per diffamazione – scrivevano ‘assassino’ e parole irripetibili, e nei nostri confronti altrettanto. Veramente uno spiacevole pezzo di umanità che purtroppo abbiamo e che purtroppo trova voce sui social. Inoltre ci sono alcuni soggetti, ci sono degli stalker miei e di Roberta Bruzzone in particolare, che hanno avuto modo in questa occasione di aggregare altri haters e di incitarli ancora di più. Veramente una cosa spiacevole.

Non che mi tocchi, mi rattristo semplicemente perché mi rendo conto di quanto sia puerile il cervello della gente, e questo mi preoccupa per il futuro, non per me, ma per la vita futura di tutti noi sì: se questi sono i soggetti che circolano, povera Italia.

 

 

Fabio Lombardi – Non è la prima volta, anche sua personale come legale, che si trova nell’occhio del ciclone perché magari assume delle difese, chiamiamole ‘scomode’. Essere legale della difesa diventa difficile nei processi mediatici che rischiano di essere condizionati dall’opinione pubblica. Anche perché c’è sempre di più la tendenza, da parte dei media e soprattutto dei social, nel riportare le notizie e formare l’opinione pubblica, all’appiattimento sul narrato della Procura. Narrato che non sempre poi viene confermato nel corso del processo, perché poi accade, e ci sono esempi anche abbastanza noti, che le procure possano essere smentite.

Avvocato Serena Gasperini – Sì, allora… io ho avuto modo di esprimermi, in modo tecnico, da penalista e quindi da giurista, nei confronti ad esempio del processo Vannini. Ho espresso il mio parere tecnico ritenendo che la sentenza più corretta fosse quella del secondo grado e quindi dell’omicidio colposo, motivandolo, rispettando sempre il dolore della mamma di Marco, che è inimmaginabile e insopportabile, quindi senza mancare di rispetto né a lei, né a Marco, ci mancherebbe…Perdere un figlio e a un’età così giovane è una cosa insopportabile. Ma io da penalista ritenevo che la sentenza corretta fosse quella dell’omicidio colposo e che i colleghi, quando lamentavano l’applicazione di questa legge, che era un’applicazione in nome del sentimento popolare e non in nome della legge vera e propria, avessero ragione. Mi trovavano assolutamente concorde, perché io ritengo che oggi i Ciontoli abbiano questa pena altissima anche perché la magistratura ha sentito il peso del popolo italiano, cosa che non avrebbe dovuto fare.

E anche in quel caso mi sono vista scrivere, da alcuni soggetti in modo critico chiedendomi perché la pensassi così. Glie l’ho spiegato e mi hanno detto: ‘però non sarebbe giusto’, e comprendevo la loro difficoltà, ma si è trattato di confronti rispettosi. Altri invece hanno cominciato a offendere e ad augurare la stessa sorte ai miei più cari familiari.

Un’altra vicenda dove sono stata io il difensore insieme a Daniele Fabrizi, assistendo il carabiniere di Firenze che era stato accusato di stupro, e anche lì, in particolar modo perché sono una donna, tra un po’ mi auguravano di essere… anzi, addirittura in una trasmissione mi è stato chiesto dalla Ruta che esperienza avessi per poter trattare i processi di stupro e se fossi mai stata violentata. E quindi guarda… io ho poi fatto una battuta su Facebook: che uno non è che diventa ortopedico perché gli si è rotto il ginocchio, no?

Altra faccenda, un altro stupro a Catania… sempre la solita storia e sempre i soliti haters imbecilli che non avendo la minima contezza né di aspetti giuridici, né del fascicolo, se la prendono con noi difensori.

Dico sempre che noi difensori veniamo prima bistrattati e schifati, poi quando il guaio pesante arriva in casa allora siamo gli osannati: meno male che esistiamo noi, meno male che noi ci siamo, perché se no sarebbe la fine. Quindi a questo punto auguro un po’ a tutti di dover avere a che fare con un penalista, così poi vedi che scendono a miti consigli.

Invece per quanto riguarda gli atti della Procura e i giornalisti…sì, la Procura fa uscire o comunque fornisce delle indicazioni precise, che portano il pensiero e la linea accusatoria, poi quando però si apre il fascicolo e si riscontra che c’è un testimone che dice una cosa e si scopre che quel testimone è una persona con deficit, oppure scopri che un bambino che aveva detto determinate cose poi viene tenuto sotto consulenza per due ore e viene fatto di tutto per cercare di fargli modificare il racconto… e allora lì capisci che le cose prendono un’altra piega. Ti accorgi che ci sono due testimoni, uno che non indica un orario e che quindi si presta alla lettura della Procura e poi invece scopri che c’è un altro testimone che ti indica un orario preciso che però va contro la tesi accusatoria e allora quello si fa finta che non esista. Ecco, quando si vengono a scoprire queste cose, poi ovviamente i giudici capiscono.

 

Fabio Lombardi – Ecco ora lei si riferisce al processo Landolfi. E allora partiamo dalla fine, dalla sentenza di assoluzione da entrambe le accuse, omicidio volontario e omissione di soccorso. Ad esempio l’avvocato di parte civile Luccisano ha dichiarato che non si tratta di un’assoluzione piena, ma di un’assoluzione per insufficienza di prove. Ha ragione? ( da Il Messaggero, Morte di Sestina Arcuri, la famiglia:”Una sentenza totalmente inaspettata”)

Avvocato Serena Gasperini – Allora, l’assoluzione è perché il fatto non sussiste e ai sensi del articolo 530, secondo comma, che è quando non c’è prova. Cioè non c’è la prova che Andrea abbia ucciso o abbia gettato giù Sestina. Mi pare la formula più idonea visto e considerato che è la Procura che deve portare le prove per dimostrare che Andrea ha ucciso Sestina. Quindi mi sembra la formula più corretta: non ci sono elementi e non ci sono prove che mi possano portare a condannare Andrea. Io non so, forse il collega non ha molta esperienza in ambito penale, ma di sentenze ai sensi del secondo comma, anche nei casi di omicidio ce ne sono eccome, d’altra parte la prova o c’è o non c’è.

 

Fabio Lombardi – Andiamo a vedere allora tutti gli elementi indiziari che erano usciti a mano a mano sui giornali, che erano stati resi pubblici, anche per chi magari ha seguito con minore attenzione il processo. Sestina muore il 6 febbraio, a seguito di un evento accaduto tra il 3 e 4 febbraio, intorno alle 2 di notte. Uno dei punti che sono stati sollevati è la tardiva chiamata al 118 alle 05.30, da cui l’accusa di omissione di soccorso. Come mai tutto questo tempo prima di rendersi conto che la situazione richiedeva un intervento medico? Perché è chiaro che qui il richiamo anche al caso Vannini, a livello di opinione pubblica, è stato immediato.

Avvocato Serena Gasperini – Intanto la telefonata al 118 di Andrea è delle 05.58, quindi ancora più tardi.  Alle 02.00 Sestina e Andrea rientrano a casa, e a quel punto avviene l’evento tragico. La Procura ha voluto ipotizzare che Sestina rimanga sempre nel punto della caduta, perché avrebbe avuto immediatamente dei problemi. E quindi, dato che Andrea chiama alle 05.58, per loro è un intervento tardivo.

Questa è la versione della Procura: Sestina cade alle 02.00, ed è quasi incosciente da subito, ma lui chiama i soccorsi molto più tardi. Questa è la linea della Procura, punto.

Casualmente però cosa accade? Che alle 02.00 rientrano e c’è questa caduta, ma dalle 02.00 alle 05.58 Sestina cammina per l’appartamento, parla, vomita, e lamenta solo il mal di schiena. Andrea la vuole portare al Pronto Soccorso, e infatti ascoltando bene l’audio della telefonata al 118, Andrea lo dice: “la stavo portando ma…” e poi viene interrotto dall’operatore. Quindi già nella chiamata dice ‘io volevo venire prima’.

Ma Sestina lamenta solo dolore alla schiena, e siccome l’indomani mattina Andrea aveva un intervento al Policlinico Umberto I, lei dice: “Guarda, è inutile che andiamo adesso, tra poche ore, alle 06.00, dobbiamo alzarci per andare in ospedale, a quel punto mi faccio poi vedere lì.”

Cosa accade quindi? Per tutte queste ore… Sestina poi vomita, e siccome il vomito ha odore di alcol – dato confermato anche dal 118 che poi interviene – Andrea pensa che il vomito sia causato dallo scombussolamento della caduta e dal fatto che la sera avevano bevuto vino. Lo ha ritenuto uno scombussolamento di stomaco, dovuto allo spavento, alla caduta e al vino.

Poi Sestina parlava e lamentava solo il dolore alla schiena. E tutto questo fino alle 05.45.

Vi dico questo orario che è preciso, perché la vicina – e questo è il riferimento che facevo prima al testimone importante – ad un certo punto, confermando le dichiarazioni di Andrea date nell’immediatezza dei fatti, sente lui che dice: “Oh, sono Andrea, non M.(il nome del figlio piccolo di Andrea ndr)” e lei che dice “Mi fai male”.

Quello è perché Andrea in quel momento scopre che Sestina non lo riconosce, cioè c’è il primo segnale che qualcosa non va: invece di chiamarlo Andrea lo chiama con il nome del bambino, lo chiama M. . Quello è il momento in cui Andrea capisce che il problema che lamentava alla schiena Sestina non è l’unica conseguenza della caduta, perché lei non lo riconosce più. E che lei inizia a dare i numeri.

A quel punto Andrea si preoccupa, perché quello è il primo segnale di allarme vero, e chiama alle 05.58 l’ambulanza. Quindi non c’è alcuna omissione di soccorso perché Andrea coglie questo segnale alle 05.45, come ci conferma la vicina che lo sente parlare forte, perché probabilmente la prende e gli dice ‘sono Andrea non sono M.’ e forse l’ha stretta alle braccia, forse l’ha anche scossa per dirle insomma, ‘ci sei?’, ‘ma stai scherzando? Che stai facendo?’ E lei risponde “Mi fai male”.

Quello è l’allarme. Quella è la prima volta in cui c’è il segno che c’è qualcosa che non va. E lui chiama l’ambulanza. Veste il bambino, lo prepara, cambia Sestina perché si era sporcata di vomito i vestiti, le mette il pigiama e chiama il 118. Dov’è l’omissione?

Se si vuole seguire la linea della Procura, che fa accadere questo evento mortale alle 02.00, che fa ipotizzare senza avere il supporto delle testimonianze, che alle 02.00 Sestina si ferisce e alle 02.00 Sestina è incosciente, allora siamo d’accordo. Ma se fino alle 05.45 c’è traccia, perché poi ci sono le piccolissime tracce ematiche di Sestina che fanno vedere che è andata sul letto, che ha perso sangue lì dall’orecchio, che poi è scesa, e che ha camminato per casa, significa che Sestina era in piedi, che deambulava, che aveva avuto questo gocciolio, e che però parlava.

TRACCE DA GOCCIOLAMENTO SU PAVIMETO

TRACCE DA GOCCIOLAMENTO IN ZONA CAMINO

TRACCE DA GOCCIOLAMENTO IN BAGNO

TRACCE DA GOCCIOLAMENTO VERSO LA CAMERA DA LETTO

TRACCE DA GOCCIOLAMENTO AI PIEDI DEL LETTO

TRACCE DI SANGUE SUL CUSCINO DELLA CAMERA

 

Quindi fino alle 05.45 lei parlava e c’era soltanto il problema del colpo alla schiena, fine.

Solo alle 05.45 – e ce lo conferma la vicina – Andrea si rende conto che Sestina non lo riconosce e quindi alle 05.58 lancia l’allarme.

Questa è la ricostruzione fornita dalla difesa sulla base degli atti del fascicolo. Non è che noi abbiamo introdotto elementi nuovi.

Questa testimone era della Procura! Che l’ha indicata tra i testi ma non l’ha chiamata a deporre in aula.

Ha citato invece un altro testimone che non dava indicazioni di orario e che ha sentito la frase: “Stai zitta stronza”.  Senza indicare con precisione quando, quella notte, l’avrebbe sentita. Una frase che Andrea potrebbe aver pronunciato subito dopo la caduta, arrabbiato, rispondendo male a Sestina. Anche io probabilmente, se c’è qualcuno che mi spinge mentre do la schiena alle scale e mi fa rotolare giù, e mi faccio male anche io, poi potrei dire ‘ma stai zitta stronza’ che ci stavamo ammazzando.

Però il teste fondamentale, con un orario preciso, che avrebbe fatto cadere immediatamente l’accusa dell’omissione di soccorso, quello, non viene scelto tra i testi da portare davanti alla Corte da parte della Procura.

 

Fabio Lombardi – Andrea è stato comunque condannato a 4 anni per le lesioni inflitte alla nonna la sera della tragedia, e questa condanna è indicata dalla parte civile come una contraddizione rispetto alla sua assoluzione.( da Il Messaggero, Morte di Sestina Arcuri, la famiglia:”Una sentenza totalmente inaspettata”)

Avvocato Serena Gasperini – Andrea ha spiegato cosa sia accaduto. Non è che ha negato, ha ammesso di aver dato una botta alla nonna, e di averlo fatto certamente non volontariamente, perché le ha dato una spinta per allontanarla. Calcoliamo anche che la nonna, come ha sempre detto anche lei, era caduta un paio di giorni prima, e si era già fatta male alle costole. Probabilmente la botta di Andrea, questa mano che l’ha allontanata, l’ha spinta, l’ha spostata, è facile immaginare sia stata data con vigore perché lei si stava avvicinando subito dopo la caduta per tirarli su.  Ma la nonna ha nove stent, e quindi ci sarebbe rimasta, lui l’ha allontanata.

È probabile che Andrea fosse arrabbiato dopo che Sestina l’aveva spinta per le scale, mi sembra una cosa ipotizzabile, naturale e normale. Quindi forse le ha anche dato questa spinta sulle costole che – come dice la nonna – erano già lesionate, e la spinta è stata forte. L’ha detto, Andrea: “Non è che ho dato delle botte a mia nonna, l’ho spinta, l’ho colpita per allontanarla. Non le volevo far del male”, e però poi lei ha sentito dolore. Lui lo ha ammesso, non ha mai negato questa cosa.

Per noi è stato un evento non volontario, ora non so come le abbiano qualificate e come mai. Certo una condanna a 4 anni è corretta per delle lesioni gravi come qualificazione. Forse perché in effetti poi la signora, non per le lesioni di Andrea secondo noi, ma per quelle pregresse, è risultato avesse le costole incrinate. Leggeremo nelle motivazioni della sentenza il ragionamento che ha fatto la Corte, può darsi anche che ci convincano. Per noi il nesso causale non c’era. Teniamo conto che le lesioni sono state riscontrate dopo 20 giorni, e occorre tenere conto anche che la signora ha diverse patologie che intaccano proprio le ossa. Ci sono possibili correlazioni tra queste patologie e i danni riportati, anche a causa di osteoporosi.

 

Lombardi Fabio – Andrea Landolfi viene arrestato 7 mesi dopo i fatti e già in quel momento nasce un contrasto tra la Procura, che chiedeva le misure cautelari, e il Gip che non ha ritenuto ci fossero elementi e indizi sufficienti per giustificare l’incarcerazione. Insomma, dubbi sono sorti da subito.

Avvocato Serena Gasperini – Altro che non c’erano indizi! Il Gip ha studiato così bene le carte che ha spiegato che non solo non c’erano indizi, ma che si trattava di un incidente.

Perché tutti gli elementi che noi abbiamo poi portato all’attenzione della Corte d’Assise erano gli stessi che aveva già analizzato ed evidenziato il Gip. Che infatti aveva detto: qua non c’è alcun omicidio, si tratta di una tragica fatalità, un incidente. È lo stesso Gip che sottolinea come sia stato il bambino – da subito –  a dire che Andrea e Sestina erano abbracciati e avevano ‘le facce belle’ e che lei ha spinto il papà mentre lui dava le spalle alle scale.

 

Lombardi Fabio – Comunque, dopo che il Gip rigetta la richiesta di misure cautelari, la Procura ricorre al Tribunale del Riesame e ottiene l’incarcerazione di Andrea e la Cassazione poi dichiara inammissibile il ricorso della difesa del ragazzo. Si motivano le misure per possibile inquinamento delle prove, per gli elementi granitici a carico e soprattutto per la valutazione di un trauma cranico di Sestina non da rotolamento da scale ma da caduta diretta dall’alto, come se lui l’avesse sollevata e gettata giù, richiamando a sostegno la testimonianza del figlio, mentre la nonna ha sempre confermato la dinamica dell’incidente. ( Corriere della sera – Omicidio Maria Sestina Arcuri, Cassazione:il fidanzato deve essere arrestato)

Avvocato Serena Gasperini – Prima di tutto, il figlio di Andrea nella sua prima testimonianza, quella resa immediatamente e registrata dalla madre, non dice affatto che ‘il papà ha buttato giù Sestina’. Dice che Sestina ha spinto papà e che sono caduti tutti e due fino al camino. Addirittura mette il dito per far vedere dove sono caduti, ovvero alla fine del camino.

La frattura non è affatto vero che è da precipitazione perché a ben vedere, il consulente – e unico consulente della Procura – il dottor Farneti, quando fa il sopralluogo simula la caduta di Sestina proprio per le scale, e non ‘dalle scale’, cioè dal parapetto. E non solo, quando continua ad analizzare la scena per ben tre volte – ovviamente tutto videoregistrato e documentato – esclude la caduta dall’alto.

Quindi è proprio il consulente della Procura che, entrato sulla scena dell’evento, viste le scale, fa la ricostruzione con la sua assistente ipotizzando il rotolamento. Tant’è vero che chiama il Pubblico Ministero e gli dice: “Guardi, la caduta è questa”.

Il Consulente della Procura simula e valuta il rotolamento

 

 

 

 

Il Pubblico Ministero però appare dal video molto contrariato, tanto che sollecita il proprio consulente a non fare valutazioni.

Non fare valutazioni? E cosa dovrebbe fare il consulente se non valutare la dinamica dell’accaduto?

Ma le valutazioni verranno poi fatte a tavolino. Chiaro?

Dopo che accade questo, il consulente scompare e la Procura decide di dare mandato investigativo al Ris dei Carabinieri. Ris che fanno una ricostruzione 3D facendo una simulazione: quella ipotizzata dal Pubblico Ministero e solo quella.

Tant’è che quando la Corte in aula chiede se hanno valutato altre ipotesi, la risposta è che loro hanno risposto ai quesiti posti dalla Procura.

Ma la loro simulazione durante il dibattimento viene smentita.  Perché quella simulazione è idonea a una pallina, non ad un corpo gettato dall’alto. Non tiene conto della fisicità di braccia e gambe, di inevitabili impatti con mobili etc… ma non solo, per far arrivare quella ‘pallina’ nel punto in cui la Procura vuole che arrivi, quella ‘pallina’ deve essere spinta a oltre 25 km/h, cioè deve avere la spinta di un motorino.

Foto della relazione tecnica della difesa che mostra come nella zona di caduta  dall’alto, come ipotizzato dalla Procura, ci fossero una cassapanca e degli oggetti appesi a parete che non sarebbero stati investiti dal corpo di Sestina.

 

 

 

 

 

 

 

La visione dall’alto dello spazio di caduta diSestina se fosse stata scaraventata dal parapetto, che mostra come la ragazza avrebbe dovuto necessariamente impattare con la cassapanca o con il muro, dove non ci sono stracce di impatto o sfregamento.

 

 

 

 

Proiezione che mostra come cadendo nello spazio dal parapetto Sestina avrebbe necessariemnte impattato contro il muro/spigolo del soffitto del piano terra.

 

 

 

 

 

 

 

Noi invece abbiamo dimostrato come, intanto non ci potesse essere alcuna forza impressa da Andrea su Sestina pari a 25 km/h per farle fare quel volo, e come la frattura sia invece il frutto dell’impatto probabile di Sestina sul muro frontale lungo le scale.

Un impatto che ha doppia energia, perché Andrea dopo essere stato spinto e cadendo all’indietro si aggrappa a Sestina, e quindi la ‘scocca’ come una freccia. L’energia della sua caduta, la ‘passa’ a Sestina. Sestina ha doppia velocità: quella della sua stessa caduta e quella impressa da Andrea.

Sestina purtroppo, mentre Andrea cade e si aggrappa al braccio della ragazza, è come se diventasse una freccia di un arco, che viene proiettata sul muro. E il colpo alla nuca che Sestina subisce, e che poi si rivelerà il più grave e la causa della morte, e subdolo come tutti i traumi cranici, è un colpo molto forte su un piano – il muro – anelastico. Perché come è il pavimento anelastico, cioè il punto d’impatto ipotizzato dalla Procura, allo stesso modo lo è il muro.

Il nostro consulente ha dimostrato che la caduta dalle scale raccontata da Andrea è possibile. Ha dimostrato cioè che i due corpi potevano rotolare per entrambe le rampe di scale.

 

Cosa invece esclusa dalla Procura, che ha sempre sostenuto che Sestina era stata gettata, perché alla seconda rampa non ci potevano arrivare dal punto di caduta indicato da Andrea, dalla nonna e dal figlio nell’immediatezza.

E invece il nostro ingegnere Giuseppe Monfreda con lo stesso software utilizzato dal Ris, e con un ulteriore approfondimento che è l’applicazione dei manichini bio-fedeli, cioè con altezza, peso e fattezze di Andrea e Sestina, e imprimendo una forza fisica calcolata con vettori, ha dimostrato come i ragazzi, cadendo, potevano imboccare la seconda rampa.

I segni della caduta secondo il racconto di Andrea: sfregamenti sulla parete nel punto di inizio caduta compatibili con i vestiti e le scarpe suoi e di Sestina.

 

E nel momento in cui diamo la prova che si imbocca la seconda rampa, è chiaro che la precipitazione, quella con una spinta di 25 km/h, è esclusa.

Quindi noi abbiamo anche fornito questa ulteriore prova.

E il bambino, come dicevo prima, non ha affatto detto ‘l’ha buttata giù’.  Quel ‘buttata giù’ a un certo punto è arrivato dopo quasi due ore di esame di un minore, un bambino di 5 anni, da parte di una consulente della Procura.

Una consulenza che ha violato tutti i protocolii e tutte le regole e tutte le normative di conduzione dell’escussione di un bambino, come ho evidenziato durante la mia arringa davanti alla Corte.

 

Lombardi Fabio – Questo è stato riconosciuto dalla Corte?

Avvocato Serena Gasperini -Guarda, io l’ho detto a chiare lettere. Il bambino non è più potuto essere esaminato, davanti alla Corte, per i ‘danni’ potremmo dire, causati dalle precedenti audizioni. Il giorno in cui avremmo dovuto sentirlo in aula una psicologa che stava seguendo il bambino ha inviato un documento alla Corte d’Assise dicendo che lui era sfiduciato e temeva le domande degli adulti, e si chiudeva.

Ora, gli unici adulti che il bambino ha incontrato e che gli hanno fatto domande, sono state la madre all’inizio, e poi la consulente della Procura. Il primo incontro della consulente con il bambino, un bambino di 5 anni, è durato quasi due ore, senza interruzioni. Con un bambino che diceva alla consulente ‘basta’, e che non voleva parlare. Un bambino che veniva incalzato, perché veniva detto che Andrea e Sestina avevano litigato, quando non era vero, perché il bambino questa cosa non l’ha mai detta. Occorre fare molta attenzione quando si esamina un bambino, se si introducono ipotesi che non sono emerse da lui, perché poi il bambino va in confusione. E per accontentarti il bambino ti dice tutto quello che vuoi, basta che lo lasci stare.

Questo bambino è stato per altre 5 volte sottoposto ad incontri sempre con la medesima consulente. Il bambino, dopo il primo incontro, la volta successiva che l’ha vista, la prima cosa che le ha detto è stata: “No, altre tre ore con te no”.

Io in aula ho stigmatizzato questo approccio fuori dai protocolli. Questo è quello che la Procura ha fatto a questo bambino.

 

Lombardi Fabio – Avete criticato duramente il lavoro della consulente insomma.

Avvocato Serena Gasperini – Non solo il suo. Un’altra consulente della Procura è riuscita a certificare e a dichiarare che un ragazzo con deficit medio, con 47 di quoziente intellettivo, e invalido civile al 60%, che non ha neanche la patente e non lavora, e che dice che lui è amico di Marco Mengoni perché è stato alla stessa scuola elementare… era capacissimo di intendere e che le sue dichiarazioni erano lineari, precise e attendibili.

Dichiarazioni ottenute in modo discutibile, diciamo. Con un ragazzo con quei deficit che era preoccupato di dover venire in aula cui è stato detto che se aggiungeva ancora un pezzettino avrebbe potuto evitarlo. Se non erro gli è stato detto che quel pezzettino in più era qualcosa che lui non sapeva ma che però l’aveva pensata…lasciamo stare.

Dopo il mio controesame della consulente della Procura in aula, la Corte ha stabilito che questo teste fondamentale dell’accusa non sarebbe mai stato sentito se non previa Perizia.

È stata fatta la Perizia su incarico della Corte, e lo sapete qual è stato il risultato?

Che questo ragazzo, ovviamente in ambito processuale, è considerato un ragazzo manipolabile, e che la modalità della sua escussione non era congrua, la modalità d’esame svolto dalla Procura e dalla Consulente! E che questo ragazzo non ha capacità né specifiche, né generali. Chiaro?

Quindi la Procura ha mandato Andrea sotto misura cautelare grazie a questa testimonianza e alle relazioni di questi consulenti.

Capisci perché poi io in udienza durante la discussione ho detto: “io sono diventata radioattiva nelle udienze perché ho visto cose assurde”, e anche perché ho dichiarato al Messaggero “su questo processo forse sarebbe il caso che il Ministero della Giustizia e il CSM ci mettesse un attimo un occhio”.

Credo che sarebbe la cosa più corretta, perché quello che è stato fatto in questo processo e come sono state condotte le indagini, ma io questo l’ho detto in aula perché non avevo timore di quello che stavo dicendo e mi sono assunta le responsabilità di quello che dicevo, le condotte e le modalità delle indagini qua sono state gravissime. E quindi un occhio io ce lo metterei.

 

Lombardi Fabio – Quest’ultimo testimone era quello che ha raccontato della lite al Pub, per intenderci. ( Il Messaggero – Sestina Arcuri perizia sul testimone che ha ipotizzato scenata di gelosia. La Psichiatra:”Affetto da disabilità intellettiva )

Avvocato Serena Gasperini – Si, della lite al pub che non c’è mai stata. In tutti gli interrogatori condotti in fase di indagine dai Carabinieri di Ronciglione, nei verbali veniva scritto che secondo i testimoni Sestina piangeva. Quando poi i testimoni sono venuti in aula hanno detto che non avevano detto che piangeva, che aveva proprio le lacrime, perché nessuno ha visto le lacrime. L’hanno vista ammusonita.

Probabilmente perché Sestina si era un po’ ingelosita perché Andrea, che è un bel ragazzo, che probabilmente era divertito, era sciolto, avrà sorriso alla cameriera, o forse è stato troppo gentile, o forse le ha fatto una battuta… Sestina si è ingelosita, quella cosa l’ha infastidita.

Già nel pomeriggio avevano discusso per una questione sempre di gelosia, perché Sestina aveva pensato che Andrea andasse a vedere il profilo della mamma del figlio, dell’ex compagna, perché lui era ancora preso da questa donna.

Ecco, noi ci troviamo di fronte a una coppia nata da quattro mesi, fresca, giovane, che inizia a fare i conti con le ‘vite precedenti’, con le relazioni precedenti. Come succede normalmente in una coppia appena costituita.

 

Lombardi Fabio – Un altro degli elementi usciti anche sui media però era il fatto che Sestina la sera della presunta lite avesse fatto una ricerca per un B&B perché non voleva andare a dormire a casa della nonna.

Avvocato Serena Gasperini – Sì, sì, aveva fatto questa ricerca, ma cosa prova? È la prova che Andrea abbia tirato giù dalle scale Sestina? No, quella ricerca ci dà la conferma di un’arrabbiatura, che era appunto motivata da questa gelosia.

Bed & Breakfast al quale non va perché successivamente alla ricerca vediamo che i ragazzi salgono in macchina e se ne vanno, e abbiamo poi la testimonianza del bimbo che dice che quando erano su in cima alle scale ‘erano abbracciati e avevano le facce belle belle’.

 

Lombardi Fabio – L’ultimo elemento che era stato utilizzato contro Andrea sono state le testimonianze delle sue ex fidanzate, cioè il tentativo di dimostrare il suo carattere iroso e una sua inclinazione alla violenza. C’era stata anche una denuncia per violenza…Anche se lui era poi stato assolto perché il fatto non sussisteva. ( TusciaWEb – La ex fidanzata di Andrea Landolfi;”Mi ha picchiata,Tirato i capelli e riempita di morsi” ,  TusciaWEb – La ex fidanzata del pugile: “Andrea Landolfi quando beve diventa una belva” )

Serena Gasperini – Sì certo, ovviamente la Procura non avendo prove a supporto ha alimentato il sospetto, e quindi per alimentare il sospetto c’è stato bisogno di due fidanzate, una di 9 anni fa, e una di 6 anni fa, quindi veramente ‘vecchie’ fidanzate, e che peraltro quando poi sono venute in aula… una ha detto che sì, era vero che c’era stato un episodio, però era vero che il loro rapporto era molto fisico, che anche lei faceva così, che anche lei era molto fisica con Andrea. Il loro rapporto era così, molto fisico.

L’altra ragazza, che era stata sentita e che aveva dichiarato di averlo lasciato perché violento, si era dimenticata di raccontare che successivamente alla loro rottura, aveva scambiato dei messaggi con la zia e la sorella di Andrea dove lei si lamentava del fatto che voleva tornare con Andrea, che voleva stare con Andrea ma che purtroppo lui aveva nel cuore un’altra donna, e che quindi Andrea l’aveva lasciata.

Capito che cosa è emerso poi al dibattimento? Una situazione completamente diversa.

Quindi certo, quando non si hanno gli elementi, quando non si hanno le prove, si deve alimentare il sospetto.

E ovviamente Andrea che è un ragazzo atletico, prestante, un pugile, probabilmente anche con un carattere… ‘forte’? Non lo so, non saprei definirlo, perché non l’ho conosciuto prima, l’Andrea che ho conosciuto io è un ragazzo normalissimo, anzi devastato da due anni di carcerazione preventiva, non mi pare che fosse altro… quindi la Procura ha dovuto cercare di ‘raccattare’ qualche cosa che potesse supportare il sospetto, perché ovviamente prove non ce ne erano.

E ribadisco: se ci fossero state, visto che il collega di parte civile resta sorpreso del fatto che Andrea sia stato assolto ai sensi dell’articolo 530 secondo comma, sarebbero emerse davanti ai giudici.

Quando la prova c’è, non ce la fai a non farla emergere, è così forte, è così potente, che esce in ogni modo. Invece qui è emerso tutto il contrario: è emerso che c’erano un sacco di sospetti e che si è tentato di utilizzarli per arrivare a una condanna. Ma che non hanno retto poi in aula.

 

Lombardi Fabio – Ci sono stati anche due virgolettati di intercettazioni che sono stati pubblicati dai giornali. Uno della nonna di Andrea, che in Procura avrebbe detto la frase: “Certo, quando l’ha buttata giù…”

Avvocato Serena Gasperini – Anche lì, altro escamotage della Procura, per alimentare i sospetti. Quella frase presa così, senza aver inserito la frase prima, la frase dopo, tutto il contesto nel quale viene pronunciata, e cioè detta dopo l’escussione della signora da parte del Pm che le diceva: “Lei non mi dice la verità”, “Perché io lo so, perché l’ha buttata giù”, “Perché io lo so, perché lei mi sta dicendo cose non vere”… e la nonna ovviamente esce fuori e quando parla – e la conversazione si comprende benissimo – lei dice “ Eh sì certo, quando l’ha buttata giù, per forza, perché deve essere così” lamentandosi della modalità e delle accuse che la Procura rivolgeva a lei e ad Andrea.

Quindi certo, sei io dico: “Domani ammazzo Lombardi “, e tu prendi questa frase e me la piazzi dove vuoi, mi si può dire di tutto. Se però io ho detto: “Domani ammazzo Lombardi perché se non mette bene il mio cognome e mi scrive Casperini invece che Gasperini, perché me lo fanno tutti, stai a vedere!” tutto cambia. Se tu prendi tutto il pezzo allora capisci che io non ammazzerò Lombardi, che questa non è una minaccia ma un modo di dire che io sto usando perché io tengo molto al mio cognome.

Questo è stato fatto. La Procura ha preso quella frase, ha tolto, ha proprio omissato, non solo la frase prima e la frase dopo, ma anche il contesto della frase e le risposte che davano gli altri con cui la nonna stava conversando. Presa così e buttata in pasto ai giornali, certo che fa effetto. Però invece la frase aveva un significato specifico, perché la nonna si lamentava del fatto che la Procura non sentiva ragioni e che forzava in ogni modo affinché dicesse per forza che l’aveva buttata giù.

 

Lombardi Fabio – L’altra frase intercettata che invece era uscita sui giornali era di Andrea che dice alla nonna: “Se crolli tu, crollo io. Se cadi tu, cado io. È tutto un domino.”

Avvocato Serena Gasperini – Certo, ma guarda un po’, ma come… siamo conosciuti in Italia come una società basata tutta sulla famiglia, sull’unione familiare, che abbiamo figli mammoni, che non li lasciamo andare… che cosa dimostra questa frase?

Andrea ha come riferimento sua nonna, è cresciuto con la nonna. “Se crollo io, crolli te. Nonna forza.” E la nonna al nipote: “Forza, non crollare, non ti disperare.”

Che significa ‘se crolli tu crollo anche io’?

Sono un nipote e una nonna che sono cresciuti assieme, perché nonna Mirella ha cresciuto Andrea, perché Andrea è stato cresciuto da nonni, ha vissuto pochissimo con la mamma. La sua mamma è la nonna.

Quindi ad un figlio che viene processato e gli si costruisce l’immagine di mostro addosso, che è disperato, cosa dico? Si fanno forza reciprocamente, ecco che cosa è quella frase.

Però ripeto, siccome le prove non ci sono… ma Andrea doveva per forza essere l’assassino di Sestina.

Perché oggi quando una donna muore deve essere morta perché l’ha ammazzata un uomo, non c’è verso. Perché in questo momento storico gli incidenti non possono succedere. All’inverso sì, l’uomo può morire per un incidente in casa, la donna no. La donna è per forza vittima dell’uomo.

Questo era, e quindi la frase viene estrapolata e anche in questo caso senza contesto.  Quella conversazione sono le parole di un nipote, di una famiglia, di due membri di una famiglia devastati perché hanno la Procura contro, i giornali contro, perché lui è un ‘mostro’.

E non dimentichiamoci che Andrea ha perso il figlio. Perché il Pm per poter sentire il bambino ha scritto alla Procura per i Minori e gli ha fatto sospendere la patria potestà, chiaro? Perché così la madre era obbligata a far sentire il bambino, così il bambino lo potevano mettere nelle mani della consulente.

 

Lombardi Fabio – Cosa è successo quindi quella sera? Qual è la verità di Andrea e presumibilmente quella cui la Corte ha creduto assolvendolo?

Avvocato Serena Gasperini – Loro tornano a casa dopo il bar. Andrea sale le scale per preparare il bambino e metterlo a letto. Sestina resta giù e chiacchiera con la nonna e a lei racconta dell’episodio del pub.

Poi Sestina risale le scale insieme ad Andrea che era disceso, e si fermano sul pianerottolo.

Chiacchierano –  Andrea dice che parlavano di questa cosa, della gelosia –  e lui le dice che non gli interessa nessun’altra, che è lei la donna della sua vita, e poi si abbracciano, e questo è il momento in cui il bambino li vede sereni.

Si abbracciano e Sestina è proprio sul pianerottolo, sul gradino più alto per capirci, invece Andrea è sui gradini sotto, sul secondo o terzo, insomma, un po’ più in basso. Si abbracciano e Andrea racconta che a un certo punto fa una battuta, perché a quel punto si stavano coccolando, si era risolta la scaramuccia di gelosia, e lui all’orecchio scherzando le dice: “Però la cameriera non era male…”.

A quel punto Sestina, in modo scherzoso, gli dà una spinta mandandolo a quel paese. Come dire: ma vai a fare in c… .

Ma era gioiosa, anche Andrea lo dice, aveva il volto sorridente, era uno scherzo.

Però lui stava con le spalle alle scale, ovviamente, e perde l’equilibrio.

La nonna pochi minuti prima aveva già sentito lui dire “Oh, attenzione che mi fai cadere”. Cioè Andrea era in una posizione instabile evidentemente.

Poi lui cade, perde l’equilibrio su quella spinta scherzosa e va all’indietro. Sestina si protrae in avanti per prenderlo dal giacchetto -cosa che simula anche il bambino nel suo racconto- e in quel momento Andrea acchiappa il braccio di Sestina, si aggrappa, e se la tira dietro, facendola volare sul suo corpo.

Ed è questo il momento in cui Sestina acquista l’energia di forza, sommando quella di Andrea che cade e la trascina alla sua di sbilanciamento in avanti.

E quindi poi impatta, perché la ricostruzione lo ha dimostrato, impatta sul muro con la testa e dopo ancora continua la caduta verso gli ultimi gradini. Perché ormai quando impatta sul muro è già sulla svolta della scala, e infine arriva nella zona del camino.

Dopo di che fanno per alzarsi, la nonna va verso di loro e Andrea la sposta con questa manata, perché ovviamente è arrabbiato, probabilmente è qui che dice ‘ma cosa fai, ci stavamo ammazzando, ma ti pare che fai una cosa del genere’, insomma le frasi irose che sente il primo dei testimoni.

Poi la nonna prende un cencio per bagnare la testa a Sestina, un po’ d’acqua… cose così da primo intervento dopo una caduta e uno spavento.

La nonna a quel punto ha il dolore alla costola, è scossa per lo spavento perché li ha visti cadere e ha temuto il peggio, e – dato che per loro due non c’è una situazione di allarme –  decide di andare a farsi vedere lei.

Nel frattempo i ragazzi si preparano per andare a letto, si cambiano mi pare, lei lamenta il dolore alla schiena, Andrea le propone di andare al Pronto Soccorso ma lei gli dice di attendere da lì a poche ore quando sarebbero andati in ospedale.

Poi Sestina ha la nausea e vomita, però vomita vino, e quindi Andrea ritiene che il vomito sia legato a quello che avevano bevuto e allo scombussolamento per la caduta.

Vanno su fino al letto, lei si cambia perché si è sporcata, fino a quella fascia oraria tra le 5.30 o 5.40… parliamo di orari indicativi perché nessuno guarda l’orologio in quel momento, l’orario lo abbiamo ricostruito grazie alla testimonianza della vicina di casa, la testimone più importante – quella che la Procura non aveva citato al processo – che sente Andrea dire a Sestina che non lo riconosce che lui è Andrea e non M., il figlio. La donna fornisce un orario abbastanza preciso perché stava allattando e quindi come tutte le madri è precisa nell’orario delle poppate. A quel punto poi Andrea chiama il 118.

 

Questa la versione dei fatti raccontata da Andrea Landolfi, giudicato innocente lo scorso 19 luglio dopo aver scontato 2 anni di carcere in attesa del processo.

Questa la spiegazione, secondo il suo legale Serena Gasperini, del perché la Corte d’Assise di Viterbo alla fine ha scelto di rigettare le accuse mosse dalla Procura.

Per quanto si possa ritenere che il legale di Landolfi possa avere una visione di parte dei fatti accaduti la notte in cui Sestina Arcuri riportò le sue ferite mortali, o su quanto accaduto durante le indagini preliminari prima, e in aula durante il processo di primo grado poi, è fuor di dubbio che la Corte abbia certamente accolto alcune, se non tutte, le obbiezioni, le critiche, le osservazioni, le censure mosse dalla difesa, così come è fuor di dubbio che le granitiche certezze dell’impianto accusatorio non abbiano retto in dibattimento.

Certo si arriverà a un processo di secondo grado, e la Procura potrà provare a ribaltare la decisione presa poche settimane fa. Vedremo se ci riuscirà.

La famiglia di Sestina ritiene che la sentenza di primo grado sia un errore e che Andrea Landolfi abbia ucciso volontariamente la ragazza.

Ma ad oggi per la legge l’uomo è invece innocente, non il responsabile di quella morte.

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